lunedì 14 dicembre 2009

L'aggressione a Berlusconi e l'obbligo di una solidarietà senza se e senza ma


La brutale aggressione subita da Berlusconi ad opera di uno squilibrato esigeva una solidarietà piena e incondizionata da parte della generalità dell'opinione pubblica e delle forze politiche. Invece occorre riscontrare con rammarico come anche in questa circostanza siano emersi alcuni rilevanti distinguo. Su tutti quelli di Rosi Bindi secondo cui Berlusconi non "deve fare la vittima», perché è«uno degli artefici del clima violento» e di Antonio di Pietro che a caldo aveva affermato che Berlusconi istigava alla violenza e nel suo blog titola un articolo con un eloquente "chi semina vento , raccoglie tempesta". Non c'è da stupirsi dunque che con esempi di questi calibro fiocchino sui social network come Facebook gruppi che inneggiano a Massimo Tartaglia come a un eroe. Fortunatamente anche dagli ambienti critici verso il Cavaliere giungono parole di saggezza e moderazione. Nel suo editoriale il direttore de La repubblica Ezio Mauro sottolinea la necessità che oggi amici e avversari, siano solidali con Berlusconi perché "l'atto gravissimo in se può incubare una stagione tragica già sperimentata". Si riparta dalle sue parole, mantenendo per salda la distinzione tra il diritto-dovere di critica ( sovente esercitata contro l'operato di Berlusconi anche in questo blog) e l'odio verso l'avversario politico

7 commenti:

cusio ha detto...

Berlusconi ha raccolto solo quello che ha seminato. Sono anni che per difendersi sapendo di essere indifendibile, attacca e demonizza l'avversario (chi ha iniziato e continua tuttora con la storia dei "comunisti"?) e prima o poi ti becchi quello che si beccano tutti i dittatori.
Poco importa che Silvio sia acclamato da mezza Italia, anche il duce lo era, non è di certo il numero di supporters che fanno la distinzione tra politico e dittatore, ma i modi comunicativi e il comportamento, e silvio berlusconi ha entrambi quelli del dittatore

storico ha detto...

cusio dovrebbe vergognarsi di quello che ha scritto; ma ovviamente lei è incapace di provare vergogna.

è grazie a quelli come lei che confondono l'odio politico con la critica civile e argomentata che ci sono episodi come questi. lei è tra coloro che hanno armato la mano di Tartaglia

il fatto che a lei poco importi che Berlusconi abbia il voto di mezza Italia è la conferma di una sua lacunosa concezione dei valori della democrazia. avere il sostegno popolare tramite libere elezioni ( cosa che non era accaduta per Mussolini; si studi la storia) è l'elemento discriminante fondamentale riguardante il possesso legittimo potere

Jack ha detto...

Storico stai facendo lo stesso errore di Cusio: criticare con argomentazioni sostanzialmente di parte, non fa che aggravare l'esito del dibattito. Ragionare a mente fredda e chiedere un parere - anche se critico - si chiama democrazia, se non si può dire ciò che si vuole, nei modi civili naturalmente, ma si cerca solo di portare il discorso sul proprio punto di vista, beh, in quel caso per me non è più democrazia ma solo inciviltà.
L'aggressione avvenuta ieri è da considerare un vile atto personale di uno sconsiderato, portarla alla lotta politica come stanno facendo oggi i giornali di destra è da irresponsabili. Non metterti in mezzo pure tu, se mi posso permettere di darti un consiglio...

McG ha detto...

Sono totalmente in accordo con quanto dici, Storico: è una questione di civiltà. Se ce n'è riamsta ancora un poco, non possiamo godere delle disgrazie altrui, anche se lo intendiamo come avversario.
Va tuttavia soppesato l'avvenimento in maniera corretta, perchè l'analisi è incentrata solamente sull'odio politico. Senza cadere nella tentazione di giudicare, infatti è possibile spiegare il fenomeno.
Personalmente ad esempio, se la causa fosse solo il clima d'odio, non trovo importante chi abbia dato via a questa campagna d'odio di certo nessuno, tanto meno Berlusconi e i suoi media hanno fatto nulla di concreto per rientrare in un dialogo, anzi.
Però a colpire è stata la mano di un soggetto con scompensi psichici non la mano di una persona presunta "normale", quindi mi chiedo se tutti questi elementi politici non decadano, ovvero se davvero qualcosa o qualcuno al di fuori della follia abbia armato la mano del Tartaglia.
Ovvio, le mie non sono conclusioni, ma dubbi.

storico ha detto...

@ Jack

"Storico stai facendo lo stesso errore di Cusio: criticare con argomentazioni sostanzialmente di parte, non fa che aggravare l'esito del dibattito."

Jack le mie argomentazioni non sono assolutamente partigiane. Anzi, se vai a leggere i miei articoli postati su Berlusconi ( che si possono consultare cliccando sull'omonimo tag) ti renderai conto che nel complesso sono fortemente critico nei confronti dell'operato del Cavaliere al governo e più in generale della sua concezione della politica e delle istituzioni.
Ma proprio rivendico la possibilità di condurre una critica dura e schietta senza lasciarsi trascinare dall'odio politico o personale.

@ McG: sono completamente d'accordo quando sottolinei che Berlusconi e seguaci non si sono certo distinti per una dialettica improntata a toni moderati civili. Comprendo anche i tuoi dubbi relativi alla genesi del folle gesto che però presentano un rischio. Poiché ad agire è stato una persona con problemi psichici, questo può essere un alibi per coloro che fomentano il clima d'odio nel proseguire con la stessa tecnica. Si creerebbe il precedente per cui d'ora in poi chi compierà gesti violenti potrà venir qualificato come mente malata assolvendo in questo modo le teste pensanti che creano il retroterra ideologico favorevole a tali.

McG ha detto...

Dopo aver ascoltato varie voci, ho maturato l'idea che effettivamente ad armare la mano del folle sia stato comunque il clima di irresponsabile demonizzazione dell'avversario, cosa che sottolineo è avvenuta in modo sconsiderato da ambedue le parti (anzi se proprio devo dirla tutta, Feltri è l'alfiere di questo tipo di "informazione").
Questo non può dunque giustificare la violenza; la può tuttavia spiegare.
Diversa, per me, è la follia che oltre a spiegare, giustifica il gesto: d'altra parte non sarebbe il primo caso di delitto commesso da persona non in grado di intendere e volere e, forse, a differenza di altri almeno questo è un caso conclamato.
Vorrei che però non venissero fraintese le mie parole qui sopra: la follia in quanto tale è giustificazione lei stessa degli atti che fa compiere, per questo è doveroso per chi si considera "normale" fare in modo di non armarla.

storico ha detto...

McG
condivido pienamente le tue sagge parole.