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martedì 11 ottobre 2011

FT: Guerra diplomatica sul petrolio tra Italia e Malta

Guerra diplomatica tra Italia e Malta sugli idrocarburi: il nostro paese infatti sta elaborando una normativa che stabilirà i diritti territoriali della zona economica esclusiva su possibili giacimenti offshore di petrolio e gas in aree del Mar Ionio che sono rivendicate anche da malta. Secondo quanto scrive il Financial Times, l'Italia ha recentemente portato un "un'iniziativa" diplomatica di protesta attraverso il suo ambasciatore a Malta, contro la pubblicazione nel mese di agosto da parte del governo di La valletta di una gara d'appalto per l'esplorazione petrolifera in aree della piattaforma continentale nel Mar Ionio rivendicate dall'Italia.
L'Italia sostiene che la mossa di Malta ha violato "lo spirito e la lettera" della Convenzione del 1982 delle Nazioni Unite sul diritto del mare che impegna tutti gli Stati a raggiungere "soluzioni eque" nel delimitare le rispettive zone di influenza.

mercoledì 20 aprile 2011

Il dietrofront sul nucleare e il nulla della politica energetica in Italia

Il governo fa marcia indietro sul nucleare con un emendamento che abroga le norma sulla costruzioni di centrali a partire dal 2013. Un epilogo prevedibile dopo il disastro di Fukushima che ha fatto rimergere antiche paure risalenti a Chernobyl. In vista del prossimo referendum Berlusconi non ha voluto correre il rischio che il progetto nucleare fosse respinto dagli elettori: ciò avrebbe comportato un danno d'immagine difficile da minimizzare se non giocando d'anticipo.
Resta l'irrisolto di come impostare la nostra politica energetica: l'Italia resta il Paese europeo con il costo più alto dell'energia elettrica. In Un Paese manifatturiero come questo se non si esce da questa stato di handicap ogni dibattito su sviluppo produttivo e crescita economica rimane accademia. Lo scenario di una maggioranza che va avanti a forza di proclami e un opposizione incapace di proporre un piano energetico alternativo non può indurre all'ottimismo.

domenica 3 aprile 2011

Il futuro dell'Italia in Libia nel dopo Gheddafi

Anche se la risoluzione 1973 dellconsuglio di sicurezza ONU non lo prevede è chiaro che le forze di coalizione si sono spinte troppo avanti per pensare che la loro azione non abbia come scopo la detronizzazione di Gheddafi.
E per l'Italia come si mette? Viene dalla Libia il 25% del nostro petrolio e il 10% del gas. Gli accordi per il petrolio sono validi fino al 2042 e per il gas fino al 2047. Il governo provvisorio di Bengasi sostiene che non sono in discussione i contratti già stipulati. Nessuno degli Stati, nemmeno la Francia, ha intenzione di creare un precedente di mancato rispetto dei contratti energetici già stipulati. Però bisogna essere consapevoli che non potremo più pensare di avere con la Libia quella condizione privilegiata. Per questo bisognerebbe avere una posizione più netta e una partecipazione più attiva alla cacciata del dittatore e non accontentarsi di fornire qualche base militare e attendere gli eventi.

UPDATE: 4 APRILE. L'Italia ha compiuto un passo importante per uscire dall'ambiguità riconoscendo il governo dei ribelli e non escludendo la fornitura di armi.

Giappone: il terremoto fa danni per 300 miliardi di dollari

300 miliardi dollari: questo è la stima totale dei danni provocati dal terremoto e dal collasso della centrale nucleare in Giappone.
Dopo il disastro di Fukushima il Giappone discute sull'opportunità di proseguire sulla strada per il nucleare. Ma considerando che da questa fonte il Paese ricava il 50% del suo fabbisogno energetico non sarà affatto riconvertire. E il governo di Naoto Kan ipotizza la nazionalizzazione della Tepco, la società che gestiva l'impianto di Fukushima, che già in precedenti episodi critici ( il disastro di Tokaimura) aveva cercato di occultare le notizie.

domenica 20 marzo 2011

Obiezioni a Bossi, prudente amico di Gheddafi


Bossi sostiene che con Gheddafi occorreva essere più prudenti perché ora sulle nostre coste i profughi arriveranno a milioni e ci dovremo scordare il petrolio e il gas libico.
Mi viene da obiettare al Senatur che sarebbe stato ancora più prudente evitare di farsi fotografare nell'atto di baciare le mani al dittatore.
Ammettiamo pure che il rais resista al potere: dopo quello che ha fatto al suo popolo Gheddafi è oramai un reietto della comunità internazionale. E ciò lo renderà ancora più cattivo e cinico: e davvero credibile l'ipotesi di poter tornare a fare affari da lui come se niente fosse? E ciò dovrebbe avvenire a prezzo di quale ulteriore genuflessione ai suoi ricatti?
Se invece Gheddafi venisse detronizzato, come sarebbe meglio presentarsi al popolo libico: come coloro che hanno foraggiato il loro oppressore o che invece li hanno aiutati a liberarsene?

martedì 1 marzo 2011

Fotovoltaico: costi e benefici degli incentivi statali

Ci si divide sulla decisione del governo di tagliare drasticamente gli incentivi per l'installazione di pannelli fotovoltaici.
Secondo uno studio
de la voce.info il sistema degli incentivi comporta gravi oneri per la collettività: un impanto di 1 MW di potenza costa oltre 3 milioni di euro; funzionando per venti anni produrrà energia dal sole per un valore di 2 milioni di euro; in questo periodo lo Stato distribuirà agli investitori sussidi per oltre 9 milioni di euro. E'chiaro dunque che al di là delle valutazioni sul provvedimento governativo e delle previsioni sui futuri sviluppi del settore, l'attuale sistema di incentivi è troppo oneroso e inefficente per i contribuenti.

lunedì 5 aprile 2010

Obama, il petroliere ecologista: si alle perforazioni off-shore in cambio del Piano Verde

Obama da il suo via libera alle perforazioni petrolifere off-shore sulla costa atlantica in una zona che va dalla Virginia in giù fino alla Florida con la parte più a est del Golfo del Messico, ponendo fine a una moratoria esistente da vent'anni. Una politica molto simile a quella fatta da Bush figlio; la strategia del presidente americano è quella di dare queste concessioni per convincere una parte dei senatori democratici e repubblicani indecisi nell'approvare il suo piano di stimolo alle energie ecologicamente compatibili, che senza il sostegno dei repubblicani indipendenti come Liebermann non potrebbe mai passare. Una scommessa politica che ovviamente divide: i governatori repubblicani della Virginia e della Louisiana applaudono, mentre gli esponenti più liberal gridano al tradimento
Obama va anche incontro alle poszioni attualmente maggioritaria nell'opinione pubblica americana. Secondo un recente sondaggio il 63% degli americani sono favorevoli al maggior sfruttamento delle risorse naturali di gas e petrolio per avviarsi verso l'indipendenza energetica.

mercoledì 10 febbraio 2010

Iran: Lo strappo di Berlusconi isola sempre più il regime degli ayatollah


La manifestazione inscenata davanti alla nostra ambasciata a Teheran , presumibilmente da gruppi appartenenti ai miliziani Basiji fedeli ai Guardiani per la rivoluzione ( pasdaran) più che un aggressione è una reazione alla mutata strategia diplomatica del governo italiano nei confronti di quello iraniano. Perchè per l'Italia, secondo partner commerciale della repubblica islamica l'amicizia troppo stretta con l'Iran stava diventando un fardello troppo imbarazzante da portarsi dietro all'interno della comunità internazionale. Da qui la presa di distanze del nostro governo di fronte alla recente evoluzione di Teheran verso un regime autoritario, quasi totalitario manifestata nei tempi recenti a più riprese da Berlusconi con il duro discorso alla Knesset in cui si chiedevano più energiche sanzioni per l'Iran e si invitava la comunità internazionale a supportare l'opposizione dell'Onda Verde e con l'incontro con il segretario alla difesa americano Gates per lo scambio di tecnologie salva vita per i nostri soldati E infine dopo i fatti di ieri dalla decisione comunicata dal ministro degli esteri Frattini di non partecipare alle manifestazioni per l'anniversario della rivoluzione islamica
L'Iran d'altro canto continua a fare la voce grossa perchè conta sul mantenimento di un atteggiamento benevolo da parte di Pechino confermato dal recente accordo fornitura di gas per 50 anni. E più in generale dal grande 'interesse della Cina verso le risorse energetiche iraniane. Ma da questo punto di vista le cose potrebbero mutare anche a breve : se anche la Russia sembra non essere più disposta a proteggere Ahamdinejad e gli ayatollah, la Cina si troverebbe isolata a difendere dalle sanzioni un regime oramai screditato ; una posizione che evidentemente Pechino non può permettersi di ricoprire.

domenica 29 novembre 2009

Rubbia: per il futuro puntare sul solare. E per il presente?

Il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia in un intervista a Repubblica invita a puntare come fonte energetica sul solare termodinamico piuttosto che sul nucleare che continua ad avere gli stessi problemi di 40 anni fa in termini di resa e di smaltimento delle scorie. Un'opinione che farà felici gli ambientalisti ma che in realtà non da una soluzione ai problemi. Rubbia infatti guarda al futuro, e per il il futuro tutti sanno essere dei maghi. ma se si guarda alle previsioni fatte in passato si vede che Rubbia qualche difetto di veggenza lo aveva avuto giacchè solo pochi anni (2003) addietro puntava sul nucleare e sul carbone "puliti". Per il presente dobbiamo prendere atto che gli Stati Uniti continua a servirsi come fonti sopratutto di petrolio e nucleare e la Gran Bretagna di carbone e petrolio. Mentre la Spagna che è lo Stato più avanti riesce a coprire con le fonti rinnovabili circa il 20% della sua domanda di energia. per cui giusto guardare alle energie pulite con uno sguardo all'ambiente, ma senza dimenticarsi che per ora abbiamo ancora bisogno dei combustibili fossili e del nucleare.

giovedì 22 ottobre 2009

Le nuove speculazioni sul prezzo del petrolio figlie della mancata trasparenza nei mercati internazionali

L'aumento del prezzo del petrolio e il conseguente nuovo aumento della benzina alla pompa non ha alcuna relazione con la produzione. Infatti nel mondo ogni giorno c'è un eccesso di offerta di milioni di petrolio che non giustifica questa nuova impennata dei prezzi. La causa di tutto sono i mercati statunitensi del petrolio: da li si sviluppa il prezzo internazionale da cui dipende anche la situazione italiana. E' evidente che c'è una speculazione figlia di un mancata regolazione da parte delle autorità americane. Qualcuno ha parlato anche di tasse da introdurre sulla speculazione: una soluzione peggiore del male giacche le tasse tendono a ripercuotersi in aumento dei prezzi al consumo. E questo vale tanto di più in Italia dove le tasse sui carburanti incidono per la maggior parte del prezzo al consumatore finale. Ciò che è necessario fare e incrementare i controlli sulle quantità che si possono acquistare in queste Borse del petrolio e sul modo con cui si formano i prezzi in modo da garantire maggiore trasparenza.

sabato 8 agosto 2009

L'importanza del gasdotto South Stream nello scacchiere energetico europeo


La conclusione dell'accordo per la costruzione del gasdotto South Stream sottoscritto nei giorni scorsi ad Ankara da Erdogan e Putin rappresenta un importante tassello nella ricerca di mezzi di approvvigionamento energetico da parte dell'Europa. L'altro pipeline Nabucco dunque avrà un concorrente: con evidenti benefici per i paesi consumatori. Le necessità europee di gas incrementeranno nei prossimi anni: la domanda europea di gas si porterà di circa 500 miliardi di metri cubi di gas l’anno, a oltre 600; South Stream fornirà 62 miliardi all'anno, a cui si aggiungeranno i 30 di Nabucco. La Turchia come paese di transito di entrambi i gasdotti Nabucco e South Stream vedrà accresciuta al propria importanza nella geopolitica dell'energia. Ma anche l'Italia si mette in una posizione privilegiata: l'ENI è la società che assieme a Gazprom comparteciperà alla realizzazione di South Stream. Un ruolo tanto più importante visto che l'Italia produce gran parte della propria energia attraverso gas. Secondo i dati Terna ( la scietà che gestisce le infrastrutture) il 65% dell'energia termoelettrica prodotta in Italia ha la propria fonte nel gas naturale. Da qui la comprensibile euforia manifestata da Berlusconi. Quest'ultimo aspetto ci costringe a fare un breve conclusivo salto nelle beghe politiche di casa nostra. Berlusconi ha svolto un ruolo davvero decisivo per la firma dell'accordo come lui vorrebbe accreditare? Se si fa un passo indietro si nota come l'accordo ENI-Gazprorom risalisse al giugno 2007 al momento in cui al governo era Romano Prodi. Il cui ruolo non dovevo essere stato di secondo piano se la stessa Gazprom aveva chiesto a Prodi di divenire il presidente della neo nata società incaricata della costruzione, offerta poi declinata dall'ex premier. Un memorandum integrativo dell'intesa precedente è stato poi sottoscritto nel maggio 2009 alla presenza di Putin e Berlusconi. Va detto infine che la Reuters ha riportato indiscrezione provenienti dal governo turco secondo cui i meriti che si è auto-attribuito Berlusconi sono esagerati.

lunedì 2 marzo 2009

Energia nucleare: le opinioni a confronto di Carlo Rubbia e Tullio Regge

Ho trovato questo interessante filmato in cui due illustri fisici come Tullio Regge e il nobel carlo Rubbia si confrontano sul nucleare



Regge e Rubbia pur avendo due posizioni differenti entrambi concordano sulla necessità di diversificare sulla ricerca e sulle fonti con cui approvvigionarsi di energia

martedì 24 febbraio 2009

L'accordo con la Francia sul nucleare forse mette fine all'ideologia dell'integralismo ambientalista

Berlusconi ha raggiunto un accordo con il presidente francese Sarkozy per la costruzione in Italia di quattro centrali nucleari, la prima delle quali entrerà in funzione entro il 2020. le centrali nucleari saranno realizzate con una partnership Enel-Edf. Esse avranno una portenza complessiva di 6.4 e ptrebbero arrivare a produrre annualmente 56.064 GWh, il 16% del fabbisogno complessivo annuale del Paese ( pari a 339.928,2 GWh). Saranno prevedibili obiezioni all'insegna dell'ambientalismo, in particolare da sinistra, quella stessa parte politica responsabile di una gestione della politica energetica velleitaria per non parlare del fatto che il più grave disastro ambientale italiano è avvenuto in Campania con l'inerte complicità della giunta di sinistra Bassolino. Dallo sciagurato referendum che abolì il nucleare , fatto sull'onda emotiva del disastro di Chernobyl, il nostro paese è stato dominato da una mentalità pseudo-ambientalista che pretendeva di fare in modo che lo sviluppo industriale avesse impatto ambientale pari a zero. Con l'aggravante di avere sprecato importante conoscenze scientifiche che avrebbero permesso di fare della tecnologia nucleare italiana un prodotto di esportazione e che invece ci costringono ora ad appoggiarci alla Francia I risultati economici di questo atteggiamento sono dinanzi agli occhi di tutti. Se uno vuole continuare a sostenere questo tipo di idea di non sviluppo sostenibile deve andare a vivere da eremita sul cucuzzolo della montagna, dove non avrà problemi a vivere in una natura incontaminata. Ma non può pretendere di imporre la sua visione e farla subire all'intero sistema produttivo italiano che da decenni paga l'energia più cara d'Europa.