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martedì 21 agosto 2012

I cervelli in fuga producono brevetti per un miliardo di euro all'anno

Secondo uno studio dell’Istituto per la Competitività (I-Com) valgono oltre un miliardo di euro i brevetti prodotti nell'ultimo anno dai 50 migliori ricercatori italiani costretti ad emigrare. Brevetti depositati all'estero e che il nostro sistema produttivo si vede sfuggire a causa della mancanza di investimenti nella ricerca con un'università in mano ai baroni che non valorizza certo il merito e i giovani talenti. Questo è il prezzo da pagare a decenni di politiche miopi che continuano a negare l'utilità e il valore ( anche economico) degli investimenti in conoscenza.
D'altronde i nostri cervelli in fuga, se fossero rimasti in Italia non avrebbero mai trovato le occasioni per mettere a frutto il loro ingegno e giungere alle scoperte poi brevettate.

giovedì 26 gennaio 2012

L'abolizione del valore legale della laurea e le priorità dell'università

Insistenti voci di corridoio parlano di un imminente decreto del governo Monti che eliminerebbe il valore legale della laurea. Nell'intenzione del proponente si tratterebbe di una misura volta a eliminare una rigidità che attualmente mette sullo stesso piano gli atenei in cui si fa ricerca e didattica seriamente, e i diplomifici sorti negli ultimi decenni per dare il pezzo di carta anche agli asini, purché avessero i soldi per pagarselo.
Ma chi ha creato i presupposti per questa giungla accademica è stato proprio lo Stato che non si è mai impegnato nel dettare e ne far rispettare standard minimi di qualità per la creazione di corsi universitari. Da qui il proliferare delle università telematiche con inesistente attività di ricerca, dei corsi di laurea con piani di studio improbabili frequentati da uno-due studenti, dei nepotismi e dei trucchi nell'assegnazione delle cattedre. Quanto la laurea sia svalutata lo sanno bene i giovani che si affacciano al mondo del lavoro.
Ma siamo proprio sicuri che nelle condizioni pietose in cui versa il sistema universitario italiano abolire il valore legale della laurea rappresenti una soluzione? O forse aumentando ulteriormente la discrezionalità non si mortificherebbe ancora di più il merito favorendo ulteriori abusi e clientele nei concorsi pubblici? Se un candidato effettua le prove meglio di tutti ma ha la sventura di non essersi potuto permettere un università di eccellenza, perché dovrebbe perdere il concorso a favore di chi si è dimostrato meno preparato ma ha acquisito punteggio in virtù dell'ateneo di provenienza?
Ad ogni modo si può anche arrivare ad abolire il valore legale della laurea, ma avrà senso farlo solo dopo aver seriamente affrontato i problemi interni al mondo universitario a partire dall'assegnazione meritocratica delle risorse pubbliche. A un governo dei professori è doveroso chiedere molto di più proprio su questi temi: eliminare con un tratto di penna il valore legale dei titoli equivale a lavarsene le mani.

mercoledì 2 marzo 2011

Germania: Zu Guttenberg, si dimette il ministro copione. E In Italia come funziona?

In Germania il ministro della difesa Zu Guttenberg da le dimissioni dopo che si è scoperto che aveva copiato la tesi di dottorato. Titolo che poi gli è stato revocato dall'università. Non solo il giovane politico dovrà difendersi dall'accusa di essere stato raccomandato per poter essere ammesso al corso da un professore appartenente al suo stesso partito , la CSU bavarese,
In Italia invece sulla pigrizia dei copioni ci hanno fatto un industria: con 1200 euro in poche giorni ti preconfezionano la tesi di laurea.

domenica 26 dicembre 2010

L'università della Gelmini: valutare il merito nodo cruciale della riforma

la riforma Gelmini dell'università è legge. Vi propongo un mio giudizio personale sui principali punti di novità

limite di 6 anni al mandato dei rettori, che non possono più essere rieletti.
la non rielezione è positiva per evitare il consoldidarsi dei clinetelismi interni che hanno fatto da tempo disastri . Ma usufruendo dell'autonomia è possibile che le varie università stabiliscano delle deroghe nei loro statuti


introdotta l'abilitazione nazionale come condizione per divenire professore associato e ordinario.
i concorsi locali in Italia hanno favorito il consolidamento del potere dei baroni. La norma vorrebbe essere un tentativo di arginare questo malcostume. Tuttavia l'introduzione del sistema della chiamata locale rischia di comprometterne l'efficacia

I ricercatori avranno solo incarichi a tempo determinato.
Viene abolita la figura del ricercatore a tempo indeterminato. La durata massima del contratto per i ricercatori sarà di sei anni, al termine dei quali dovranno passare l'abilitazione per diventare professori associati. Chi non vi riuscirà dovrà cercarsi per forza una nuova professione. La norma nasce con l'obiettivo di eliminare la situazione di prolungata marginalità in cui si trovano i ricercatori nell'assetto universitario . Ma poichè la maggior parte dei concorsi previsti servono a stabilizzare chi nell'università ci lavora già, le possibilità per i nuovi ricercatori rischiano di ridursi ulteriormente.


inserimento di tre esterni nel cda degli atenei.
era davvero auspicabile l'introduzione degli esterni per un confronto con la società e gli interessi al di fuori dell'università; le migliori università al mondo , quelle inglesi e americane, seguono proprio questo criterio di gestione per porre un freno all'autoreferenzialità accademica e coloro che si oppongono all'introduzione di questa norma lo fanno con l'evidente secondo fine di mantenere lo status quo; il problema è che occorrebbero ben più di tre membri esterni perchè di fatto il consiglio di amministrazione rimane in mano agli interni e dunque non c'è la necessaria indipendenza nella valutazione del raggiungimento degli obiettivi prefissati.

valutazione meritocratica dei professori e degli atenei.
Questo è il nodo cruciale della riforma universitaria: distribuire la risorse in base alla effettiva produttività scientifica degli atenei e dei ricercatori è elemento fondamentale per far fare un salto di qualità al sistema accademico italiano. Molto dipenderà dalla serietà con cui verrà portato avanti questo sistema di valutazione,senza il quale tutte le altre novità introdotte dalla Gelmini avranno ben poco significato. Anche perché solo se vi verranno premiati i migliori studiosi, l'università potrà chiedere con credibilità maggiori risorse allo Stato, cioè ai cittadini contribuenti.


In definitiva nè i giudizi lusinghieri dei sostenitori che la considerano rivoluzionaria , nè le critiche di chi all'opposto invece vi vede un attentato all'istituzione universitaria colgono la reale portata di una riforma soastanzialmente monca che contiene elementi di dirigismo e non abolisce, come sarebbe auspicabile, il valore legale del titolo di studio. Tuttavia come sottolinea il professor Giovanni Sabbatucci , è arduo reputarla un peggioramento rispetto al desolante stato in cui versa il sistema accademico italiano.

mercoledì 1 dicembre 2010

Luci e ombre della riforma Gelmini e di chi la contesta


Mi risulta difficile esprimere un giudizio netto sulla riforma dell'università realizzata dal ministro Gelmini, perchè in essa convivono aspetti postivi, in alcuni casi di radicale innovazione, e elementi negativi. I tagli al fondo di finanziamento ordinario, pur ridimensionati dal maxi emendamento alla legge di stabilità (la ex finanziaria), sono ingenti e andranno ad aumentare negli anni successivi. Ed è diffcile pensare di fare ricerca di qualità senza risorse economiche adeguate.
Sull'altro piatto della bilancia va messo il rilievo che la Gelmini ha dato al merito sia nella distribuzione dei fondi sia nei criteri di selezione dei ricercatori che nell'avanzamento delle carriere. E' la prima volta che il principio meritocratico si affaccia con vera incisività in un sistema dove solo una minoranza di chi fa ricerca e didattica possiede i requisiti scientifici per i ruoli che ricopre.
Il problema è che chi contesta la Gelmini mi ha fatto un'impressione ancora peggiore. Non ho scorto nelle loro proteste un progetto alternativo di università ma piuttosto un arroccarsi nella difesa dello status quo che è il vero cancro del sistema accademico italiano. Mi è risultato ugualmente stonato vedere dalla stessa parte della barricata studenti, baroni e politici che ora stanno all'oppoosizione ma che quando avevano responsabilità di governo hanno contribuito a tenere gli atenei in uno stato comatoso.
Forse la possibilità di poter finalmente dividere i destini di oppressi e oppressori è un buon motivo per appoggiare, pur con tutti i suoi limiti, questa riforma

venerdì 19 novembre 2010

Andrea pronostica e indovina i vincitori dei concorsi universitari truccati.

Andrea, giovane ricercatore di matematica emigrato all'estero raccoglie nel suo blog i pronostici sui vincitori dei concorsi universitari. Per la serie " ti piace vincere facile", nella maggioranza dei casi ci si azzecca. Anche perché i vincitori in barba a qualsiasi criterio di valutazione meritocratica dei titoli,sono quasi sempre i candidati interni ( il c.d intellectual inbreeding valutato negativamente a livello internazionale.
Complimenti a lui per aver portato riscontri dettagliati sulle clientele e i nepotismi che ruotano attorno ai concorsi universitari.
Sarebbe doverosa una iniziativa politica bipartisan per arginare questo sistema corrotto. E non risulterebbe sgradito anche un moto di indignazione visibile da parte di tutti coloro che all'interno degli atenei italiani operano con rettitudine a competenza.
Forse però è chiedere troppo. Equivarrebbe a pretendere che l'Italia sia diversa da quello che è.

sabato 23 ottobre 2010

Concorsopoli e il caso Alessandro Orsini, sociologo bravo ma non raccomandato

L'ultima vittima di Universitopoli è Alessandro Orsini, giovane sociologo che non riesce a vincere una cattedra universitaria in Italia, perchè le commissioni regolarmente scartano il suo brillante curriculum pieno di pubblicazioni scientifiche all'estero preferendo nominare candidati locali. Si tratta dell'ennesimo caso che mostra come i concorsi in Italia non solo non garantiscano la trasparenza delle nomine ma finiscano per legittimare gli abusi e le raccomandazioni.

Non sarebbe meglio sostituire queste procedure con una cooptazione trasparente in cui ci si assuma la responsabilità delle scelte fatte? In pratica il direttore e il consiglio di dipartimento si scelgono in autonomia i ricercatori ma se la struttura messa in piedi non produce una soddifacente qualità della ricerca, fanno le valigie i professori responsabili delle scelte con i rispettivi collaboratori

giovedì 23 settembre 2010

La classifica dei migliori scienziati italiani

Segnalo questa interessante ricerca condotta da Mauro degli Esposti e Luca Boscolo sui migliori scienziati italiani. Il criterio seguito è quello dell'indice bibliometrico h, un indice sisntetico con cui si rileva la frequenza e la rilevanza delle citazioni ottenute dalle pubblicazioni dai singoli studiosi.

I primo nove in classifica sono dei medici. Al decimo posto si piazza il primo degli studiosi di scienze sociali, l'economista Alberto Alesina. Il primo chimico Vincenzo Balzani e il primo fisico Giorgio Parisi si trovano rispettivamente al 31° e al 43° posto. L'unico politologo presente è Giovanni Sartori, 532°.

Meritocrazia padana all'Università

In due emendamenti al piano regionale di sviluppo La lega Nord ha richiesto un diritto di prelazione per gli studenti lombardi nei test di ingresso all'università e una quota di programmi scolastici padani.
Il prossimo passo sarà il giuramento di fedeltà alla sacra ampolla del Po da parte di docenti universitari e scolastici del Nord

mercoledì 1 luglio 2009

Il caso Rita Clementi. La fuga dei cervelli causata dalla mafia accademica italiana


Rita Clementi , la ricercatrice dell'università di Pavia che ha polemicamente scritto al presidente Napolitano per annunciare che avrebbe lasciato l'Italia per gli Stati Uniti per essersi dovuta scontrare con il baronato accademico che non riconosce il merito, ha mantenuto la sua promessa e ha lasciato l'Italia.
In realtà la sua denuncia non dovrebbe sorprendere: basterebbe aver letto la circostanziata analisi che il professor Roberto Perotti fa nel suoi libro "l'università truccata" sui sistemi familistici e clientelari di gestione dell'università per capire che quanto riportato dalla dottoressa Clementi non è che una goccia nel mare del malaffare accademico. Tuttavia c'è ancora chi fa finta di cascare dalle nuvole: A Pavia , ateneo in cui la Clementi ha operato e in cui è stata bocciata due volte, non hanno gradito le esternazioni della ricercatrice reputandole lesive della reputazione dell'istituto.
C'è poco da indignarsi però, perché Rita Clementi ha ragione da vendere. Esistono dei criteri internazionali di valutazione della produttività della ricerca basati sul numero di pubblicazione e di citazioni ottenute in riveste scientifiche internazionali. Essi sono espressi in indici. I più famosi sono l'indice h e l'indice g. Utilizzando il software "Publish or perish" si possono calcolare automaticamente tali indici basandosi sul database di Google scholar. Ebbene Rita Clementi (indice h=11; indice g=24) registra valori bibliometrici migliori sia di Roberto Ciccone (h=7;g=11) che di Valeria Calcaterra (h=9;g=16), i candidati che le commissioni d'esame gli hanno per due volte preferito ai concorsi.
E qui torniamo al problema generale più volte esposto: i concorsi hanno palesemente fallito. In essi regna la discrezionalità generatrice di abusi e l'irresponsabilità a discapito di criteri che premino il merito, il grande assente dal panorama accademico italiano.

venerdì 20 marzo 2009

Gli studenti guerriglieri di Brunetta e la solidarietà intermittente della sinistra alla polizia

Il ministro Renato Brunetta commentando gli scontri de La sapienza tra studenti e polizia ha definito il movimento dell'Onda composta da "ragazzotti che si credono guerriglieri". immediata la reazione sdegnata dell'opposizione che accusa Brunetta di fomentare gli animi e di "utilizzare espressioni da piccola duce".
Inutile dire che Brunetta ha sbagliato nel generalizzare dando a tutti gli studenti che manifestano la patente di guerriglieri. Ma anche il centro sinistra ha perso un occasione per prendere le distanze dalle violenze compiute dagli studenti a lei più prossimi ideologicamente. A meno che non si considera legittimo durante delle manifestazioni non autorizzate forzare i blocchi delle forze dell'ordine e lanciare contro di loro sassi. C'è una contraddizione tra la sinistra che dice di voler tutelare i poliziotti contro i tagli al bilancio del governo e quella che tace quando dei ragazzi cercano lo scontro contro chi compie il proprio dovere di tutore dell'ordine pubblico.

sabato 3 gennaio 2009

Gli studenti dicono no alla lezione del professor Valerio Morucci

Una cattiva e una buona notizia. Quella cattiva riguarda l'invito fatto da Giorgio Mariani, professore di letteratura angloamericana, all'ex terrorista rosso Valerio Morucci per venire a parlare a "La Sapienza". Una decisione che aveva subito incontrato l'opposizione di docenti e soprattuto degli studenti. La bella notizia riguarda proprio il ruolo degli studenti , decisivo per impedire che la progettata conferenza del professor Morucci, specializzatosi nella celebre università delle Brigate Roose potesse svolgersi. Una lezione di civiltà data dai ragazzi a qualche cattedratico troppo disinvolto.

martedì 11 novembre 2008

I mali dell'università/4. l concorsi truccati

Un elemento che ha bloccato fortemente l'affermazione del merito nell'università è il sistema con cui sono organizzati i concorsi. Oggi è altamente probabile che i concorsi siano vinti dal "prescelto" dell'università a scapito di una valutazione che premi chi ha i titoli migliori. Infatti la maggioranza dei membri della commissione sono degli interni, e i due membri esterni sono eletti in modo da poter essere graditi all'università che bandisce il concorso. Non esiste possibilità di scoprire dall'esterno e dunque solamente in due casi ( che com'è ovvio)si verificano assai raramente si possono scoprire gli imbrogli : o uno dei menri decide di ribellarsi al fatto compiuto denunciando il concorso truccato, oppure vien fatto un errore clamoroso di ingenuità come nel caso del concorso truccato alla facoltà di Sociologia de La Sapienza in cui venne lasciato per iscritto in anticipo il nominativo del futuro vincitore.

sabato 1 novembre 2008

i mali dell'università/3. la progressione indiscriminata delle carriere

A fronte di una riduzione delle risorse destinate all'università gli atenei hanno spesso risposto in questi anni destinando le risorse non alla valorizzazione dei giovani ricercatori e della ricerca ma alla progressione delle carriere dei professori. Dal 1999 al 2006 son stati promossi 13000 docenti e creati 26000 idonei. Il giochetto della moltiplicazione dei posti disponibili costa allo Stato 300 milioni all'anno. I nuovi concorsi banditi prima del 30 giugno creeereano un ulteriore surplus di quasi 200 milioni annui.
A questa logica non hanno resistito nemmeno le dieci università che si sono proclamate di eccellenza, tra cui Bologna, i Politecnici di Milano e Torino, Padova, Milano Bicocca, hanno bandito 497 concorsi, per un totale di quasi mille idonei, il 28 per cento del totale, in buona parte concentrati presso i Politecnici di Milano (94 concorsi e 188 idoneità) e Torino (81 concorsi e 162 idoneità). Nemmeno le università private hanno saputo resistere alla tentazione delle due idoneità: l’Università Cattolica, ad esempio, ha bandito complessivamente 27 concorsi.

QUI SI PUò COTROLLARE LA SITUAZIONE COMPLESIVVA DEI BANDI EMESSI



Il sito la voce.info ci spiega la politica con cui i nostri atenei gestiscono i concorsi CLICCA QUA
Perché gli atenei si sono affrettati a bandire i concorsi entro il 30 giugno? La risposta è semplice: perché con due idoneità si hanno maggiori probabilità di promuovere i candidati interni, indipendentemente dal merito. Facendo finta di non sapere che la seconda idoneità verrà prima o poi premiata da un altro ateneo, che inserirà l’idoneo nei propri ruoli, con il conseguente innalzamento della spesa. Così, con il meccanismo delle due idoneità entreranno in servizio 3.556 nuovi docenti, circa il 10 per cento dell’attuale corpo docente (ordinari e associati); magari non subito, perché il blocco parziale del turn-over rallenterà le immissioni in ruolo.

Va sottolineato che la doppia idoneità ( la possibilità cioè di bandire concorsi di idoneità per il doppio dei posti disponibili) era stata eliminata dal ministro Moratti e poi reintrodotto da un emendamento alla finanziaria del 2008 ( maggioranza di centro sinistra). Ora il governo con la legge 133 lo reiliminerebbe. Mi chiedo come mai allora non vi furono proteste e non si scese in piazza. :hmm:

Come funziona la doppia idoneità? ce lo spiega Gianni Trovati su il Sole 24 ore del 25 febbraio 2008

Un concorso per un posto da professore crea due idonei. E il secondo idoneo crea la cattedra. Con questo meccanismo, in meno di sette anni sono stati promossi 13mila docenti, aumentando i costi annui del personale di 300 milioni. E la legge di conversione del milleproroghe fa vivere il sistema anche nel 2008. Per capire i motivi basta guardare al passato, caratterizzato da atenei trasformati in «idoneifici»: bandiscono il concorso, individuano i vincitori, e li rispediscono nella sede di appartenenza con la promozione in tasca.

All'Università della Calabria nel 2006 servivano davvero i due nuovi ordinari di lingua inglese nominati per la facoltà di economia? No. Infatti uno dei due è stato subito chiamato dall'Università di Torino, proprio dove insegnava già come associato. Nella stessa facoltà (scienze politiche) in cui operava un membro della commissione di concorso. E all'Università della Val d'Aosta erano indispensabili, due anni prima, due nuovi ordinari di pedagogia sperimentale? Non sembra, visto che uno dei due è stato subito chiamato a Bologna. Anche lui insegnava già all'Alma Mater. Anche lui ha incontrato un collega di facoltà nella commissione che l'ha "incoronato" ordinario.

I due esempi sono scelti a caso fra i migliaia che si sono verificati negli ultimi anni. E che si riproporranno anche nel 2008, perchè un emendamento nella legge di conversione al milleproroghe, al voto del Senato la prossima settimana, sposta al 2009 la fine di questo nonsense, decretata fin dal 2005 da Letizia Moratti (si veda Il Sole 24 Ore del 20 e 21 febbraio). Gli atenei, anche se hanno superato i tetti di spesa per le assunzioni, potranno continuare a bandire concorsi che individuano un numero doppio di «idonei» rispetto ai posti disponibili. Insomma, nel 2008 stop al reclutamento, ma via libera alle promozioni.

Il meccanismo è fantasioso ma lineare: l'università A non ha risorse per bandire un posto, ma un suo ricercatore, o un professore associato, fa in modo di essere dichiarato idoneo a un concorso nell'Università B: torna a "casa", l'ateneo crea la nuova cattedra e il gioco è fatto.

Gioco semplice ma caro, soprattutto nel 2008, quando passerà l'ultimo (?) treno dei concorsi vecchio stile: la promozione ad associato costa a regime in media 20mila euro l'anno, e quella a ordinario almeno 30mila. Stimando (molto prudenzialmente) mille posti da ordinario e mille da associato messi a concorso, e quindi altrettanti passaggi di cartiera, l'extracosto è di almeno 50 milioni l'anno. All'inizio, perchè ai livelli più alti anche gli "scatti" sono più generosi. La Copertura? Un mistero. Le motivazioni? Evidenti.

A chiarirle basta quanto è successo dal 1999 al 2006. In sette anni e mezzo sono stati messi a concorso 13.232 posti da associato o da ordinario, e sono stati creati 26.004 idonei: nel 98,3% dei casi i concorsi hanno nominato idonei senza che l'ateneo avesse il posto per loro. E dove sono finiti questi professori "in potenza"? Quasi tutti nella stessa università dove insegnavano prima, ma con una stelletta in più. Un vero colpo di fortuna, capitato a tre neo-associati su quattro e addirittura al 90% di chi è arrivato al gradino di ordinario. Un colpo anche per i costi annui del personale, cresciuti di quasi 300 milioni solo per questa ragione.

L'idoneità multipla era stata introdotta una tantum nel '99 per superare un'emergenza. Ma lo strumento ha appassionato, e come spesso capita (ricordate l'esame di maturità sperimentale durato trent'anni?) è diventato regola. Trasformando molti atenei in catene di montaggio per gli idonei altrui: bandiscono il concorso, la commissione individua gli idonei, e loro non chiamano nessuno. Tra 2000 e 2005 è capitato 363 volte, denuncia (inascoltato) nei suoi rapporti annuali il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario. E c'è chi si trasforma in un «idoneificio» per conto terzi: il 100% degli idonei nominati a Foggia è partito verso altri lidi, e così il 93% dei promossi a Salerno e l'88% di quelli che hanno gareggiato alla Telematica Guglielmo Marconi. Che poi è stata presa da una furia concorsuale: 60 idonei nominati negli ultimi due anni, mentre i docenti di ruolo rimangono solo due.

Come spesso capita con le norme travisate, il tutto ha un corollario paradossale. Per centrare i «requisiti minimi» per accedere all'offerta formativa, ogni corso di laurea dovrà entro due anni raggiungere un livello minimo di docenza, quattro professori di ruolo per ogni anno di corso. Il decreto che ha fissato i parametri ha introdotto una regola di apparente buon senso: i concorsi, è il ragionamento, dimostrano l'intenzione di incrementare la docenza, e quindi i posti banditi rientreranno nel calcolo dei requisiti. E gli «idoneifici» non avranno problemi a ottenere il bollino.

* FUORI CONTROLLO - Tra il 2000 e il 2005 le promozioni facili hanno aumentato di 300 milioni i costi annui del personale. Nuovi incrementi nel 2008. Bipartisan. In Parlamento tutti d'accordo nell'allungare la vita del «trucco». Conto terzi. A Foggia nessuno dei nominati ha proseguito la caniera nell'ateneo.

Gli studenti che protestano hanno in mente la scuola o la politica?


Gli scontri di Piazza Navona durante la manifestazione Anti Gelmini sono l'indice della politicizzazione della protesta. Fascisti contro comunisti come negli anno 70. A darsi reciprocamente le botte e ad attribuirsi le responsabilità di quanto accaduto. Il giornale La Repubblica non ha perso tempo a cercare di attribuire l'origine degli scontri a quelli di destra. In realtà le foto presentate sul sito Internet mostrano solo la confusione della zuffa. E ovviamente anche quel furbone di Beppe Grillo non ha perso tempo ad inzuppare il pane della polemica presentando un video di un presunto collaboratore della polizia infiltrato nel corteo,per creare disordini. Peccato che il presunto poliziotto nonfosse altro che un simpatizzante di destra anch'esso manifestante contro il decreto Gelmini.

mercoledì 29 ottobre 2008

I mali dell'università./2 I privilegi economici dei baroni.

I professori italiani guadagnano in media più di quelli inglesi 48.300 dollari l’anno, contro la media di 46.000 dollari dell'Inghilterra. Ma ancora più inqietante è il paragone con gli Stati Uniti. Da noi un ordinario con 25 anni di servizio può raggiungere uno stipendio superiore a quello del 95% dei professori americani, indipendentemente dalle pubblicazioni scientifiche. Il rapporto dello stipendio tra ordinari e ricercatori è negli Stati Uniti di 1,5 a 1; in Italia è di 4,5 a 1: dunque i baroni si mangiano il grosso della torta e lasciano ai giovani ricercatori le briciole

domenica 26 ottobre 2008

I mali dell'università. Il business dei laureati precoci

Le università italiane più laureato producono più contributi si beccano. Da qui l'incremento espoenziali di coloro che si laureano in anticipo risprtto al piano di studi regolare: i «precoci» tra il 2006 e il 2007, stando alla banca dati del ministero dell'Università, sono cresciuti del 57% arrivando ad essere 11.874: pari al 6,83% del totale. Da qui la svalutazione del valore della laurea. Poi ci sono alcuni atenei che in questa operazione di fabbricazione dei titoli ein questa operazione non hanno alcun pudore: a Chieti sono usciti nel 2007 la bellezza di 5.718 studenti con laurea triennale. In maggioranza (53%) immatricolati, stando ai dati, nell'anno accademico 2005-2006 o dopo. Il che fa pensare che si siano laureati in due anni o addirittura in pochi mesi. Quanto all'ateneo di Siena, i precoci nel 2007 sono risultati 1.918 su un totale di 4.060 «triennali»: il 47,2%.
Per il resto rimando all'articolo di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

venerdì 24 ottobre 2008

La privatizzazione delle università: verità o balla?

basta leggere gli articolo della 133/2008 per capre che la storia del governo che vuol privatizzare le università non è vera.

Articolo 16 comma 1:
In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.

Articolo 16 Comma 4.
Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.


Come si può notare la legge non obbliga ma da la facoltà alle università di diventare fondazioni. E stabilisce che esse non possono diventare enti commerciali ne redistribuire utili. Lo scopo è quello di fornire loro gli strumenti giuridici propri del diritto privato in modo da aggirare anche alcuni vincoli pubblicistici che coprono i baroni, consentendo una maggiore concorrenza tra le università e di diversificare la selezione di personale docente e dei ricercatori attingendo con più facilità anche a quelle professionalità formatesi al di fuori delle università

venerdì 19 settembre 2008

La laurea italiana svalutata

Arrivo a conoscere con sorpresa che la laurea italiana è ormai svalutata: quasi un terzo dei laureati ottiene 110 e lode. A fronte di una tale facilità ad ottenere voti alti come si fa a stabilire quali siano effettivamente meritati e quali no? in questo modo si ritarda ulteriormente la selezione e la si rinvia ai criteri selvaggi del marcato. occorre rivalutare la difficoltà del percorso di studi e non lo si fa certo riducendo l'università a un diplomificio.....

mercoledì 10 settembre 2008

OCSE e università: rapporto 2008

L'Ocse mette l'università italiana agli ultimi posti: gli studenti italiani già lo sapevano. L'inefficenza delle strutture accademiche nostrane la sperimentano da anni.