La Polonia cambia rotta e nelle presidenziali si orienta verso il candidato filo europeo Komorowski. Sconfitto con uno scarto inferiore al previsto ( circa 4 punti percentuali) Jaroslaw Kaczynski, candidato del partito nazional conservatore ed euroscettico, fratello di Lech presidente uscente scomparso nel tragico incidente aereo dello scorso aprile.
Il voto conferma una Polonia divisa tra un elettorato urbano più liberale e uno rurale più conservatore che ha privilegiato Kaczynski. meno determinante invee il voto cattolkico che presumibilmente si è diviso in due nonostante l'appoggio dell'episcopato a Kaczynski.
Komorowski è un moderato che ha detto di privilegiare il dialogo. Lascerà spazio al governo in politica estera: non ci sarà dunque quello scontro tra presidente e primo ministro che sussisteva in precedenza. Spingerà per l'entrata della Polonia nell'Euro. Difficilmente ci sarà anche uno scontro con la Russia come è avvenuto con Kaczynski e si andrà alla ricerca di relazioni più amichevoli con Mosca ma senza subordinarle alla difesa degli interessi nazionali
Polonia: vince Komorowski ma il Paese resta diviso
L'equilibrismo di Putin: condanna il patto Ribbentrop - Molotov ma non rinnega il passato
In occasione delle celebrazioni per il 70° anniversario dell'inizio della Seconda guerra mondiale Putin ha condannato il patto Rippentrop-Molotov con cui Germania e Urss si divisero le spoglie della Polonia. Un gesto che vuol essere di apertura e amicizia verso i polacchi che non dimenticano certo l'oppressivo regime sovietico.
Ma non si può certo pensare che l'ex agente del KGB si sia convertito sulla via di Damasco e sia disposto a rinnegare il suo passato. Il premier russo infatti non ha perso occasione per lanciare contemporaneamente una stilettata alle potenze occidentali dichiarando che il Patto di Monaco pose fine a "tutte le speranze di formare un fronte comune nella lotta contro il fascismo". Un mossa in linea con il giustificazionismo dominante tra gli storici russi che ancora oggi considerano le mosse di Stalin come inevitabili alla luce dei cedimenti nei confronti del Terzo Reich imputabili proprio dall'Occidente.












