Si stanno realizzando le temute ritorsioni del presidente sudanese al Bashir alla decisione della Corte penale internazionale di spiccare un mandato di arresto contro di lui per le atrocità commesse nel Darfur. Al Bashir ha ordinato l'espulsione dal Sudan di tredici ONG, tra cui Care e save the Children, con la fantasiosa accusa di aver cospirato contro i sudanesi. Le Nazioni Unite hanno reagito al solito in ordine sparso: la Francia chiedeva di votare in Consiglio di Sicurezza una dichiarazione non vincolante che condannava l'atteggiamento del Sudan, ma tale iniziativa trovava l'ostruzionismo di Libia e Cina, alleate di Khartoum. Gli stati uniti dopo la decisione della CPI avevano diffuso un comunicato sfumato: "Gli Stati Uniti sono fortemente impegnati per il perseguimento della pace in Sudan e ritiene che coloro che hanno commesso atrocità deve essere ritenuto responsabile per i loro crimini". Dopo l'avvenuta espulsione delle ONG washington ha cercato di premere per la ,loro riamissione sul governo sudanese ma di certo il sostegno di Pechino consente per ora a al Bashir a mentenere ferma la sua posizione
Darfur: il Sudan espelle 13 ONG. Comunità internazionale divisa
Sudan: il mandato di arresto a Bashir può aiutare a risolvere il problema Darfur?
La Corte Penale internazionale ha spiccato un mandato di arresto ai danni del presidente del Sudan Omal Al Bashir per crimini di guerra e contro l'umanità in relazione alla guerra civile nel Darfur. E' stata invece respinta l'accusa più grave di genocidio. Bashir già mesi fa si è rifiutato di consegnare due sospetti di genocidio: il ministro per gli affari umanitari, Ahmad Harun, e uno dei capi delle feroci milizie filogovernative, i janjaweed, Ali Khashayb.
Si temono rappresaglie sia contro le missioni umanitarie occidentali sia dei janjaweed contro i cvili del Darfur. Si parla anche di reazione violente di popolo ma si sà che queste reazioni in questi paesi possono essere ampiamente orchestrate.
Occore infine ricordare che bashir è a capo di un govern di unità nazionale che fa seguito alla pace tra Nord e Sud del paese. Deligittimando Bashir si rischia anche di delegittimare questo processo di pace che ha creato dieci volte più vittime rispetto al Darfur. E questo rischio di riprender un nuovo conflitto è la frande critica fatta all'operato della CPI
Darfur: il capo dei ribelli giura che deporrà il presidente del Sudan al Bashir se la CPI ne chiederà l'arresto
In un'intervista al quotidiano inglese The Times, Khalil Ibrahim,il leader del gruppo ribelle del Darfur Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem) ha dichiarato che il suo movimento raddoppierà gli sforzi per deporre il presidente del Sudan al Bashir qualora la CPI spiccasse un mandato di arresto ai suoi danni: "Se verrà emesso un mandato di arresto - dice Khalil Ibrahim - per noi sarà la fine della legittimità di Bashir come Presidente del Sudan. Faremo di tutto per rovesciarlo. Se non collaborerà con la Cpi, la guerra si intensificherà"
Secondo l'accusa del Procuratore generale della Cpi, Luis Moreno-Ocampo, che a luglio aveva chiesto alla corte di emettere un mandato di arresto contro Bashir, per genocidio, crimini contro l'umanità , crimini di guerra il Presidente sudanese "ha pianificato e messo in atto un piano per distruggere gran parte dei Fur, Masalit e Zaghawa (gruppi etnici africani del Darfur, che vuol dire, appunto terra dei Fur, ndr), sulla base della loro appartenenza etnica". "I membri di questi tre gruppi, storicamente importanti in Darfur, contestarono la marginalizzazione della provincia e si ribellarono al Bashir che non riuscendo a sconfiggere il movimento armato, quindi si rivolse contro la popolazione. I suoi motivi erano ampiamente politici. Il suo alibi era la 'controguerriglia'. Il suo intento era il genocidio'"












