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sabato 15 settembre 2012

Matteo Renzi coglie il vero spirito delle primarie

Matteo Renzi

I dirigenti del Pd pensano a spartirsi il bottino prima di aver vinto la guerra. D'Alema, Veltroni, Fioroni e compagnia sono già d'accordo con Bersani che una vola al governo si spartiranno tra loro ministeri e scranni di presidente delle due Camere. Matteo Renzi però non è d'accordo e candidandosi alle primarie ha annunciato che se vincerà, verrà dato il benservito a tutti i vertici del partito che in questi anni hanno avuto la corresponsabiità di far vincere Berlusconi contribuendo a gettare l'Italia nel baratro. Ma ha anche assicurato una collaborazione leale con Bersani qualora sia lui a vincere.
La consistenza della candidatura e della proposta di governo di Renzi è tutta da verificare. Tuttavia al sindaco di Firenze possono essere già attribuiti due meriti. Ha reso queste primarie una vera competizione politica. E'un salto di qualità rispetto alle primarie concepite da Prodi che sostanzialmente servivano solo a designare formalmente una leadership nei fatti già incontrastata. Di conseguenza Renzi ha trasferito in Italia un po' delle spirito della autentiche primarie americane in cui i contendenti prima si scannano tra di loro in una lotta senza esclusione di colpi, ma una volta che è emerso il vincitore, tutti, compresi gli sconfitti delle primarie, si mettono a sua disposizione per consentirgli di portare avanti al meglio la sfida elettorale e concrettizare l'eventuale programma di di governo. Esattamente il contrario di quanto finora successo nel centro-sinsitra dove i nodi e le divisioni emergevano irrisolti quando arrivava il momento di confrontarsi in concreto con i problemi del Paese, e il perenne scontro tra opposte fazioni paralizzava l'azione di governo.

lunedì 31 ottobre 2011

Il metodo Obama divide Matteo Renzi, Vendola e Bersani

In America Obama e la Clinton si sono scannati durante la campagna elettorale salvo poi lavorare insieme una volta conquistata la Casa Bianca. In Italia la sinistra e il partito Democratico che pure avrebbero l'aspirazione di ricalcare le orme del presidente statunitense, nei fatti si sono sempre comportati in maniera diametralmente opposta: la grande unità d'intenti per sconfiggere il comune nemico berlusconiano ha sempre lasciato il posto, una volta al potere, a una litigiosità quotidiana e all'incapacità di superare i particolarismi per realizzare un progetto comune. Gli esiti delle due esperienze di governo con Prodi sono note a tutti.
Per questo le punzecchiature di Matteo Renzi alla classe dirigente di sinistra sono molto positive: il programma politico con cui intenderebbe proporsi a livello nazionale è ancora un mistero, ma il sindaco di Firenze ha pienamente ragione quando reclama un confronto duro e serrato all'interno della sua coalizione che metta allo scoperto i problemi e le differenze in modo da arrivare sui contenuti a una salutare resa dei conti interna: è la condizione necessaria per poi concentrarsi nella definizione e realizzazione di un programma di alternativa al governo. Un approccio che dovrebbe portare alla definizione di una solida leadership d ma che purtroppo trova il suo principale ostacolo nella logica burocratica di difesa delle rendite di posizione che anima i tanti, troppi signorotti del centrosinistra.

venerdì 13 maggio 2011

Nel test elettorale di Milano Berlusconi mette in gioco la sua leadership



Berlusconi ha definito le amministrative per il rinnovo del consiglio comunale a Milano un test nazionale. Il motivo per cui il Cavaliere si è sbilanciato tanto risiede nella centralità del capoluogo meneghino per l'asse di potere tra PDL e Lega. Non è un mistero che Bossi volesse un candidato sindaco leghista e un'eventuale sconfitta della Moratti darebbe motivo al Carroccio di alzare la posta. D'altronde la Lega da tempo sta cercando di assumere posizioni autonome in Lombardia dove in decine di comuni ha presentato liste separate dal PDL. Se la capitale economica d'Italia dovesse rimanere al centrodestra Berlusconi vederebbe ulteriormente puntellata la propria indiscussa leadership nella coalizione. In caso contrario è inevitabile che emergano le recriminazioni padane. Il nervosismo provocato dalla posta in gioco gioca brutti scherzi ai Berluscones con la gaffe della Moratti che accusava in maniera infondata l'avversario di sinistra Pisapia di essere stato condannato per furto d'auto. Una caduta di stile che probabilmente non sarà decisiva per l'esito del voto ma che testimonia della rilevanza che in casa PDL attribuiscano all'appuntamento elettorale.