Ammaliato dalla sirene dei sondaggi elettorali che lo danno vincente, Salvini ha deciso di far scoppiare la crisi di governo in pieno agosto. Ma forse il leader leghista non ha fatto i conti con l'istinto di sopravvivenza delle altre forze politiche. A ventilare l'ipotesi di un governo istituzionale è stato per primo Matteo Renzi, consapevole che un ritorno in tempi brevi alle urne lo vedrebbe totalmente impreparato, e soccombente anche nei rapporti di forza all'interno del suo partito. D'altro canto i Cinque Stelle non hanno alcuna intenzione di rinunciare alla loro posizione di preminenza nell'attuale Parlamento, e per questo, al di là delle smentite ufficiali. sarebbero anche disposti a prendere in considerazione un accordo con i vecchi “nemici” del Partito Democratico. E' lecito domandarsi però come un patto tra grillini e dem possa reggere nel tempo alle prove del governo. Contrastare l'ascesa di Salvini non può essere l'unica motivazione dello stare insieme al potere. Immigrazione, sviluppo economico, giustizia, ambiente, Europa: sono troppi i temi in cui le rispettive visioni appaiono poco conciliabili, quando invece occorrerebbe avere un chiaro progetto comune per guidare l'Italia.
La crisi del governo Conte. Verso alleanza Cinque Stelle e Pd contro Salvini?
I minibot leghisti: moneta, debito o carta straccia?
I geniali economisti della Lega avrebbero trovato la soluzione per pagare i debiti della pubblica amministrazione alle imprese: i minibot. Cosa dovrebbero essere in concreto questi minibot ancora non è dato sapere in quanto non esiste un progetto organico sulla materia, ragion per cui per capirci qualcosa bisogna basarsi sulle indiscrezioni e sulle mezze parole. Si tratterebbe di un titolo infruttifero e a breve scadenza che al contrario dei normali tutoli di Stato ormai dematerializzati, dovrebbe essere stampato come la moneta con importi di piccolo o piccolissimo taglio ( da 10 a 100 euro).
Qualora fosse un surrogato della moneta come molti sospettano, trascurando l'aspetto della natura illegale di una moneta alternativa all'euro, bisognerebbe chiedersi chi si fiderebbe ad acccettarlo come mezzo di pagamento. Se i vari Salvini, Borghi, Bagnai, Giorgetti e tutti i signori della Lega sono così sicuri dell'efficacia dei minibot convertano il loro stipendio da parlamentari e tutti i loro risparmi in minibot e provino a farci la spesa e pagarci le bollette. Poi vediamo l'effetto che fa. Nel frattempo non ci si deve sorprendere se gli imprenditori a cui vorrebbero rifilarli oppongano qualche resistenza all'idea.
Il Tav Torino-Lione e il compito di un governo responsabile
Il Tav Torino-Lione è diventato come la nazionale di calcio: in Italia come abbiamo milioni di commissari tecnici pronti a discettare sulla formazione e il modulo migliori con cui schierare la squadra azzurra, allo stesso modo molti connazionali si sono scoperti ingegneri esperti di alta velocità ferroviaria pronti a elaborare sofisticate analisi sul tema. Il sottoscritto confessa immediatamente di non avere le competenze per valutare se, con le ultime e più recenti modifiche proposte, l'opera in questione sia o meno utile né tanto meno per discutere la fondatezza tecnica delle relative analisi costi-benefici.
Ciò premesso si deve rilevare come il Tav sia diventato sopratutto una questione politica e dunque spetta a chi ha la responsabilità dell'indirizzo politico assumere una posizione chiara. Invece proprio su tale aspetto va evidenziato come la compagine di governo stia fornendo uno spettacolo mortificante con Lega e Cinque Stelle tanto pronte a rivendicare con forza sulla stampa e sui social la bontà delle proprie opposte rispettive visioni, quanto incapaci di proporre una sintesi da tradurre poi in impegni concreti.
Comunque la si pensi, il Tav è un opera di rilevante peso strategico che si fonda su un trattato internazionale siglato con la Francia, ragion per cui la scelta di farla o meno avrà in ogni caso pesanti ricadute dal punto di vista economico, ambientale e delle relazioni che il nostro Paese spenderà a livello internazionale ed europeo. In definitiva è in gioco l'affidabilità e la credibilità dell'Italia, anche sul piano dei rapporti internazionali. Non è più tempo per i tatticismi e i giochini di bassa propaganda per cercare di guadagnare un po' di consenso in vista delle prossime elezioni. E' il momento di fare una scelta chiara e motivata. E' arrivato il momento in cui un governo serio deve decidere.
Dal 4 marzo al governo Conte. Pagella di una crisi istituzionale sfiorata.
Dopo quasi tre mesi vissuti sull'orlo di una crisi di nervi, l'Italia ha finalmente un governo in grado di poter operare nella pienezza delle sue funzioni. In un'altalena emotiva fatta di tatticismi, rilanci propagandistici, crisi istituzionali minacciate ma poi scongiurate, e con la prospettiva costante di un immediato ritorno alle urne è emersa con forza la figura di Sergio Mattarella.
Il presidente della Repubblica ha esercitato il suo ruolo alternando il bastone e la carota, mostrando pazienza per consentire alle forze politiche di trovare le necessarie convergenze, ma non esitando ad agitare lo spauracchio del governo tecnico per stimolarle ad assumersi le proprie responsabilità di fronte al Paese. L'episodio più controverso, su cui si sono divisi osservatori e costituzionalisti, è stato quello del rifiuto della nomina del professor Savona a ministro dell'economia a causa delle sue posizioni fortemente euroscettiche. A mio parere in tale circostanza la fermezza di Mattarella era opportuna: il presidente della Repubblica è il garante della solidità dell'ordinamento di cui l'euro è elemento strutturale. Se si voleva mettere in discussione la nostra partecipazione alla moneta unica europea bisognava farlo a partire dalla campagna elettorale,aprendo un dibattito in cui l'opinione pubblica potesse valutare in modo approfondito le conseguenze di una scelta così importante. Il piano per uscire all'improvviso dall'euro di cui il professor Savona è coautore non è compatibile con la necessità che l'Italia abbia sul tema una posizione chiara e trasparente. Le ambiguità e le incertezze possono costare molto caro , visto il pesante debito pubblico italiano e la necessità di chiedere in presto circa 400 miliardi all'anno per finanziare il funzionamento della macchina statale, a partire da servizi essenziali come la scuola, la sanità e l'ordine pubblico. Piuttosto, di fronte a una crisi così caotica il Quirinale avrebbe forse potuto essere più puntuale sul piano della comunicazione in modo da togliere qualsiasi alibi ai politici, ma nel complesso il presidente della Repubblica ha saputo garantire stabilità e autorevolezza alle istituzioni e per questo come voto si merita un bel 8.
Da segnalare anche il ruolo giocato da Carlo Cottarelli, che nella scomoda veste di presidente incaricato per pochi giorni, ha agito con discrezione e eleganza, e nel congedarsi ha ringraziato sottolineando come qualsiasi governo politico fosse meglio di un governo tecnico che traghettasse l'Italia di nuovo alle elezioni. A lui per aver mostrato uno spirito da servitore dello Stato: voto 9.
Matteo Salvini si è mosso con l'abilità di un consumato negoziatore e pur partendo da quasi la metà dei voti dei Cinque Stelle è riuscito a ritagliarsi un ruolo pesante nella squadra di governo, riservando alla Lega la scelta di ministeri chiave come gli Interni e l'Economia. Fino all'ultimo è rimasto tentato dall'opzione elettorale per monetizzare il consenso che i sondaggi davano in netta ascesa. Resta l'impressione che per lui sarà molto complicato il passaggio dalla modalità propaganda h24 a quella dello statista. Per lui voto 6,5.
Luigi Di Maio è l'autore dell'impeachement allo yogurt, scaduto 48 ore dopo essere stato proposto. Una delle scene più grottesche della storia repubblicana, dove la farsa si fa comunque preferire alla tragedia. Accortosi dello scivolone è tornato a Canossa, offrendo collaborazione a Mattarella e salvandosi in extremis con la proposta di dirottare Savona ad altro ministero. Dopo essersi mosso bene in campagna elettorale ha gestito male il post-voto. Confusionario: voto 5
Giorgia Meloni: anche lei è partita in quarta con la richiesta di impeachement per poi invertire la rotta, forse nella vana speranza di trovare all'ultimo momento uno spazio nel nascente governo. Ha replicato di Maio, con l'aggravante dell'irrilevanza. Voto 4.
Giuseppe Conte: professore e avvocato senza alcuna esperienza di incarichi politici e amministrativi, si ritrova ad essere presidente del Consiglio in un governo con due vicepresidenti piuttosto ingombranti. E' auspicabile che possa esercitare il suo ruolo come richiesto dall'articolo 95 Costituzione che gli conferisce la responsabilità della direzione della politica del governo. Saprà dirigere, o verrà diretto da Salvini e Di Maio? Nell'attesa di scoprirlo per lui un 6 di incoraggiamento.
Silvio Berlusconi: non ha nascosto il disagio per aver ceduto a Salvini la guida della coalizione di centro destra e alla fine ha dato il suo via libera alla Lega per l'alleanza di governo con i pentastellati. Ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco nella consapevolezza che un ritorno immediato al voto avrebbe fortemente penalizzato Forza Italia. Cerca di prendere tempo per sopravvivere politicamente. Voto 5,5
Partito Democratico: ostaggio delle solite divisioni interne, ha rinunciato ad esercitare qualsiasi ruolo nella crisi. Al momento la strategia politica elaborata dai suoi dirigenti è quella di mangiare i pop-corn. Voto: non pervenuto.
L'appello di Mattarella contro la legislatura abortita
Dinanzi al gioco irresponsabile dei veti incrociati di cui la classe politica si è resa protagonista paralizzando le istituzioni, Mattarella ha rammentato i gravi rischi derivanti per il Paese da un immediato ricorso alle urne e ha contestualmente proposto una via d'uscita.
Il presidente della Repubblica ha sottolineato come andando al voto mantenendo inalterata l'attuale legge elettorale vi sarebbe un'elevata probabilità di replicare l'attuale stallo politico. Inoltre si restringerebbero i tempi per portare a discussione entro l'anno la legge di bilancio e disinnescare l'aumento dell'Iva e delle accise che avrebbe effetti recessivi per la nostra economia. Per di più un eventuale esercizio provvisorio esporrebbe le finanze pubbliche italiane ai rischi di attacco della speculazione finanziaria sui mercati internazionali. Infine l'assenza di un governo nel pieno esercizio delle sue funzioni condannerebbe l'Italia ad assistere da spettatrice alle decisioni da prendere nelle sedi internazionali e di Unione Europea, in particolare su temi caldi quali l'immigrazione e il nuovo bilancio europeo.
Mattarella ha offerto ai partiti l'alternativa di un governo di garanzia composto da personalità di spicco fuori dai giochi politici, che duri il tempo necessario a far approvare la legge di bilancio e che nel frattempo lasci salva la possibilità per gli schieramenti in Parlamento di trovare intese per costituire un governo pienamente politico.
L'immediato e sdegnoso rifiuto opposto da Cinque Stelle, Lega e Fratelli d'Italia all'iniziativa del Quirinale e il contestuale appello per un immediato ritorno al voto sono tristemente coerenti con il clima politico generale in cui la propaganda di parte appare soverchiare ogni logica di interesse nazionale. L'arte della mediazione viene travolta da un'indisponibilità al compromesso a sua volta funzionale a una narrazione del cambiamento che confligge però con una realtà politica immobile.
Le forze politiche che non riescono a far funzionare il Parlamento e non sono capaci di dare al Paese un governo tradiscono nei fatti quel mandato popolare che a parole dichiarano di voler rispettare con la loro inconcludente intransigenza. Qualora si concretizzasse lo scenario di nuove elezioni è dunque auspicabile che l'opinione pubblica eserciti con forza il proprio ruolo e chieda conto alla politica del fallimento di una legislatura mai nata.
La politica dei veti incrociati e la realtà del Paese
Salvini vorrebbe fare un governo con i Cinque stelle che però non intendono in alcun modo allearsi con Forza Italia. Berlusconi a sua volta guarda al Partito Democratico, ma è costretto a fare i conti con l'assoluta contrarietà leghista a rivolgersi allo schieramento verso le cui politiche ha fatto strenua opposizione in questi ultimi sette anni.
Sono trascorsi cinqquanta giorni dalle elezioni politiche ma la politica italiana si contorce su se stessa, sopraffatta dai veti incrociati, con un Parlamento immobilizzato dall'impossibilità di formare le commissioni, in attesa di conoscere gli equilibri tra maggioranza e opposizione ancora da definire, in un clima di perenne campagna elettorale amplificata dalle consultazioni regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia.
Il presidente Mattarella richiama le forze politiche alla responsabilità di dare un esecutivo all'Italia, rammentando le incombenze dei fragili conti pubblici e la necessità di essere pronti ad affrontare le sfide internazionali ed europee. Sinora le sollecitazioni del Quirinale non hanno sortito effetto e così si allarga la distanza tra le istituzioni e le esigenze del Paese reale
Salvini e Berlusconi, alleati diffidenti
Le elezioni per i presidenti delle due Camere hanno messo a serio rischio l'unità del centrodestra: l'intransigenza iniziale di Forza Italia sul nome di Paolo Romani come candidato alla presidenza del Senato, veniva superata dall'iniziativa di Salvini che senza consultarsi con gli alleati proponeva l'alternativa di Anna Maria Bernini. Il comunicato di Berlusconi che parlava apertamente di atto ostile e smascheramento dell'alleanza di governo tra Lega e Cinque Stelle sembrava poter condurre a una clamorosa e definitiva rottura. Poi le trattative notturne hanno portato a un riavvicinamento e alla convergenza sulla figura della Maria Elisabetta Alberti Casellati, poi eletta al più alto scranno di Palazzo Madama.
Si tratta di un episodio che tuttavia conferma le diffidenze esistenti tra Salvini e Berlusconi, con il giovane leader leghista scalpitante alla conquista di una leadership sempre più consolidata e l'ex cavaliere restio ad accettare un ruolo di secondo piano nella coalizione e timoroso di venire ulteriormente disarcionato dalle vigorose spallate dell'alleato. Resta da capire quanto potrà durare e rimanere solida una convivenza politica che già ad inizio legislatura manifesta evidenti scricchiolii.
Nel campo pentastellato Di Maio assistendo alle altrui scaramucce si è mosso con l'abilità di un consumato tattico: intuendo le iniziali resistenze ha dapprima proposto come cavallo di Troia il nome di Fraccaro per la presidenza della Camera, per poi puntare decisamente e con successo su Roberto Fico in teoria meno gradito agli avversari per il suo carattere movimentista, ma ben sapendo che la destra aveva interesse a chiudere i giochi nel timore che un eccessivo allungamento dei tempi portasse a bruciare tutti i propri candidati al Senato e a un contestale avvicinamento tra Cinque Stelle e Partito democratico.
Ora che le forze poltiche si sono annusate si apre la ben più importante partita per il governo del Paese, ma non è detto che gli accordi e i veti sinora proposti possano presentarsi inalterati. Anche perché sulla scena comparirà un nuovo determinante attore: il presidente della Repubblica Mattarella, la cui azione maieutica potrebbe risultare decisiva nel determinare il prossimo inquilino di Palazzo Chigi.
Rebus governabilità per l'Italia post voto
Il principale verdetto delle elezioni politiche 2018 è l'assenza di una chiara maggioranza parlamentare. Era ampiamente prevedibile che questo potesse essere l'esito delle urne, in virtù dell'attuale assetto tripolare del sistema politico italiano e di una legge elettorale con un impianto prevalentemente proporzionale che favoriva un'ulteriore dispersione dei voti e dei seggi. Di conseguenza occorrerà un intenso lavoro di mediazione tra i partiti sotto la regia del presidente della Repubblica affinché si possa formare un governo capace di presentarsi alle Camere per chiedere la fiducia. Il successo della Lega mette Salvini alla guida del centro destra ma non sarà facile trovare i circa 50 deputati e 20 senatori mancanti. Se si guarda ai numeri il compito dovrebbe essere ancora più complicato per il Movimento Cinque stelle che nonostante la grossa affermazione con oltre il 30% dei consensi, dovrebbe andare alla ricerca di almeno altri 90 deputati e 40 senatori. L'incertezza dello scenario potrebbe restituire un ruolo decisivo ai parlamentari di un Partito Democratico pur pesantemente ridimensionato. E' forte la prospettiva di un lungo periodo di ingovernabilità: per un Paese fragile come l'Italia, reduce da una pesante crisi economica, si tratta di un rischio che forse non ci si può permettere.












