Se la Corea del Nord lancia missili balistici che sorvolano il Giappone e procede nell'effettuare esperimenti nucleari con ordigni sempre più potenti non è certo per una insensata volontà di mostrare i muscoli. Al contrario alla base della strategia di Kim Jong-un vi sono calcoli tanto spregiudicati quanto logici .
Anzitutto il dittatore nordcoreano è convinto che dotarsi dell'arma atomica garantirà la sopravvivenza al suo regime, costituendo un deterrente contro eventuali aggressioni esterne. E con buona ragione: non a caso il suo programma nucleare ha subito un accelerazione negli ultimi anni dopo gli avvenimenti che hanno portato alla destituzione e alla morte di Saddam Hussein e Gheddafi i quali dopo aver accarezzato anch'essi l'idea dell'atomica hanno poi rinunciato all'idea. Kim è probabilmente convinto che questa rinuncia sia all'origine della loro disgrazia e intende premunirsi per non fare la loro fine.
Kim lancia un messaggio anche agli Stati che lo proteggono, in primis Cina e Russia. Pechino ha fortemente stigmatizzato le ultime iniziative nordcoreane e molti osservatori sospettano che i cinesi da tempo stiano cercando un modo per sbarazzarsi di un alleato diventato troppo scomodo e difficile da gestire. La Corea del Nord però è oramai in grado di gestire la sua tecnologia atomica in modo autonomo e se si aggiunge che possiede già armi convenzionali chimiche sufficienti per provocare milioni di morti nei Paesi vicini, Kim sembra avvertire che qualora i suoi “amici” cerchino di scaricarlo, lui sarà pronto a usare tutti i mezzi per difendersi.
Se all'esterno la Corea del Nord si avvale del sostegno cinese, al suo interno la colonna portante del potere di Kim è l'apparato militare. Ogni risorsa della Corea del Nord è rivolta a potenziare e sue capacità belliche e Kim intende rendere il suo legame con i vertici militari sempre più forte anche sul piano simbolico.
L'assicurazione sulla vita di Kim Jong-un
Trump, il TPP e la sfida aperta alla Cina
Trump considera la Cina uno dei principali ostacoli alla piena ripresa economica americana. Tuttavia conferma di voler mettere nel cassetto il TPP ,il trattato commerciale transpacifico che comprendeva 12 Paesi con esclusione della Cina che sembra dunque essere lo Stato che potrebbe maggiormente avvantaggiarsi da questa decisione del presidente eletto.
Per la verità l'utilità economica del TPP per gli Stati Uniti è stata messa in discussione in quanto il trattato sarebbe troppo complesso e farraginoso per portare effettivi vantaggi. I problemi della denuncia del trattato potrebbero nascere sul piano dei rapporti con Paesi come Giappone e Australia che non hanno nascosto la propria delusione per la decisione di Trump.
Pechino mostra comunque di voler approfittare della situazione di stallo, con un'azione su più fronti: mentre il presidente Xi Jinping si reca in America Latina per migliorare le relazioni diplomatiche con quell'area, la Cina propone un proprio accordo commerciale, la Regional Comprehensive Economic Partnership, esteso a 15 Paesi con esclusione degli Stati Uniti, e sul piano della propaganda cerca di presentare il cambio di rotta di Trump come una prova di inaffidabilità del presidente e della stessa democrazia americana.
Dal canto suo Trump sembra voler cambiare la strategia di Obama basata sui trattati di ampio respiro, indirizzandosi verso accordi commerciali bilaterali per stabilire dei rapporti di forza anche sul piano politico. Anche la Cina utilizzava l'arma degli accordi bilaterali in senso non solo commerciale, e dunque per quanto apparentemente possa gioire per l'abbandono del TPP, in realtà avverte le mosse americane come una minaccia diretta alle sue ambizioni di potenza regionale e globale. L'attivismo di Pechino è dunque anche un messaggio indiretto agli Stati Uniti per cercare di indurre Trump a più miti consigli facendogli capire che se un rapporto di maggiore collaborazione è vantaggioso per entrambi i Paesi, in ogni caso non ci sarebbero timori a raccogliere il guanto di sfida lanciato da Washington.
A Hong Kong i giovani chiedono democrazia e autonomia da Pechino
I migliaia di giovani di Occupy Central manifestano perchè il capo dell'esecutivo di Kong Kong sia eletto a suffragio universale e senza alcuna interferenza da parte di Pechino. Ma la Cina è di diverso avviso e ha stabilito che il capo dell'esecutivo venga scelto dagli elettori tra una rosa di tre nomi preselezionati da un comitato elettorale in larga parte composto da uomini vicini al regime cinese.
Hong Kong è un ex colonia britannica che è ritornata sotto il controllo cinese nel 1997 a seguito di un accordo siglato nel 1984 tra Cina e Gran Bretagna. La Cina ha accettato di governare Hong Kong per 50 anni secondo il principio "un Paese, due sistemi" grazie al quale la città gode di un notevole grado di autonomia con un proprio sistema giuridico e una serie di libertà per i residenti sconosciute al resto della Cina, tra cui il diritto a riunirsi e esprimere liberamente il proprio pensiero. Nella Basic-Law , la mini costituzione in vigore a Kong Kong, il sistema elettorale non è regolato esplicitamente ma è previsto l'impegno a introdurre il suffragio universale. I manifestanti ritengono che il nuovo sistema elettorale sia un tentativo delle autorità cinesi di frenare l'evoluzione in senso democratico del sistema politico di Hong Hong e di ridurne gli spazi di autonomia da Pechino.
Il potere finanziario della Cina sopprimerà la democrazia?
Mario Monti si è recato in Estremo Oriente con il dichiarato obiettivo di riuscire ad attrarre da quella regione investimenti verso il nostro Paese. E il presidente cinese Hu Jintao ha strizzato l'occhio ai desiderata del nostro premier promettendo il prossimo avvento in Italia di massicci capitali. L'economista Monti si muove sul presupposto che sviluppare intensi rapporti con un gigante economico come la Cina costituisca un'occasione per stimolare la crescita italiana. Ma si affacciano anche inside politiche a far da contraltare ai vantaggi economici.
L'ingresso della Cina nell'organizzazzione mondiale del commercio venne favorito anche nella convinzione che un apertura di quella nazione al mercato globale avrebbe stimolato anche la diffusione dei diritti civili e politici a beneficio dell popolo cinese. Da allora sono passati 11 anni e le speranze di un'apertura democratica della Cina si sono rivelate illusorie: allo sviluppo economico non si è accompagnata una crescita delle libertà democratiche e il partito comunista cinese continua a reprimere violentemente ogni manifestazione di dissenso interno verso i suoi sistemi di gestione del potere.
Per di più i rapporti di forza si sono invertiti in breve tempo e la Cina da territorio di conquista si è tramutato in un colosso in grado di imporre la sua influenza finanziaria e politica al più alto livello con le tradizionali potenze ( compresi gli Stati Uniti) che si trovano sempre più spesso a dover giocare in difesa di fronte alla sua spregiudicata aggressività.
Per l'Italia favorire la penetrazione nella nostra realtà economico-finanziaria dei grandi capitali provenienti da regimi che con il rispetto dei diritti umani e del pluralismo democratico hanno poca a nessuna dimestichezza potrebbe risultare un processo arduo da controllare, comportando lo spiacevole corollario di una colonizzazione economica cui faccia conseguentemente seguito la svendita di quei diritti faticosamente conquistati dalle democrazie liberali. Un rischio di cui il Monti presidente del Consiglio dovrebbe tenere adeguatamente conto.
Se Gheddafi doma la rivolta ringrazi il terremoto in Giappone
Gli dei dell'atomo stanno con Gheddafi. Il terremto del Giappone ha contribuito a distogliere l'attenzione della comunità internazionale dalla questione libica e il rais ne ha approfittato per riconquistare posizioni. Le notizie dal fronte sono favorevole a Gheddafi e le forze di opposizione sembra abbiano poche possibilità di scampo. D'altronde stando alle analisi fatte da britannici e israeliani le forze filoregime hanno i mezzi più potenti ( aerei e elicotteri) e possono contare su forze meglio addestrate e equipaggiate a fronte dell'improvvisazione che regna tra i ribelli. Stroncata la resistenza in Tropolitania, Gheddafi sta puntando verso la Cirenaica, centro della rivolta. Bengasi è assediata dalle forze pro-regime, che stando alle cronaca, hanno preso il controllo di molti quartieri di Tobruk.
la comunità internazionale si è distinta per la sua inerzia: il Consiglio di sicurezza è bloccato dal veto di Cina e Russia diffidenti verso le ipotesi di no-fly zone; ma già oggi questo provvedimento potrebbe essere inutile. Il conflitto si sta decidendo sul terreno e non via aria e Gheddafi sta strangolando i rivoltosi ponendoli sotto assedio. L'Europa dal canto ne esce con l'ennesimo fallimento politico: solo Sarkozy si è schierato apertamente per il riconoscimento dei rivoltosi, con un'azione estemporanea e inutile. Ovviamente l'Italia sta alla finestra e osserva gli eventi. La vicinanza geografica richiederebbe un maggior spirito d'iniziativa da parte del nostro governo che evidentemente spero in qualche anima buona che gli risolva i problemi con lo scomodo vicino
Cina, Europa e Stati Uniti non trovano l'accordo per la ripresa economica
Washington ha registrato il fallimento del vertice del fondo Monetario internazionale. Europa, Stati Uniti e Cina aspettano ciascuno che siano gli altri a fare un passo per rilanciare la domanda dopo la crisi economica. Pechino non ha alcuna intenzione di procedere a rivalutare lo yuan come speravano gli Usa ( che fa lo stesso con il dollaro) perché vuole continuare ad esportare intensamente. L'Europa vuole continuare la linea dell'austerità ma l'euro forte è una conseguenza delle poltiche di svalutazione delle altre monete più che una virtù propria. Morale della favola: poco accordo tra i grandi, scarse prospettive per la ripresa economica a livello globale. Occorre ripensare le strutture dell'economia internazionale, nella consapevolezza che le politiche economiche per essere efficaci dovranno essere concertate tra gli Stati più importanti
Liu Xiabo, nobel per la pace. I rapporti tra Cina e Occidente sospesi tra affari e diritti umani
Il nobel per la pace 2010 è stato assegnato a Liu Xiabo, scrittore dissidente cinese, propugnatore di una risoluzione pacifica della questione tibetana e ispiratore della protesta di piazza Tienanmen e per questo condannato a 11 anni di carcere dal governo di Pechino.
Quello stesso governo che con l'Europa fa affari miliardari. Servirà questo Nobel a ricordare al Vecchio continente e all'Occidente che i diritti umani devono messi in cima all'agenda dei rapporti internazionali?
Iran: Lo strappo di Berlusconi isola sempre più il regime degli ayatollah
La manifestazione inscenata davanti alla nostra ambasciata a Teheran , presumibilmente da gruppi appartenenti ai miliziani Basiji fedeli ai Guardiani per la rivoluzione ( pasdaran) più che un aggressione è una reazione alla mutata strategia diplomatica del governo italiano nei confronti di quello iraniano. Perchè per l'Italia, secondo partner commerciale della repubblica islamica l'amicizia troppo stretta con l'Iran stava diventando un fardello troppo imbarazzante da portarsi dietro all'interno della comunità internazionale. Da qui la presa di distanze del nostro governo di fronte alla recente evoluzione di Teheran verso un regime autoritario, quasi totalitario manifestata nei tempi recenti a più riprese da Berlusconi con il duro discorso alla Knesset in cui si chiedevano più energiche sanzioni per l'Iran e si invitava la comunità internazionale a supportare l'opposizione dell'Onda Verde e con l'incontro con il segretario alla difesa americano Gates per lo scambio di tecnologie salva vita per i nostri soldati E infine dopo i fatti di ieri dalla decisione comunicata dal ministro degli esteri Frattini di non partecipare alle manifestazioni per l'anniversario della rivoluzione islamica
L'Iran d'altro canto continua a fare la voce grossa perchè conta sul mantenimento di un atteggiamento benevolo da parte di Pechino confermato dal recente accordo fornitura di gas per 50 anni. E più in generale dal grande 'interesse della Cina verso le risorse energetiche iraniane. Ma da questo punto di vista le cose potrebbero mutare anche a breve : se anche la Russia sembra non essere più disposta a proteggere Ahamdinejad e gli ayatollah, la Cina si troverebbe isolata a difendere dalle sanzioni un regime oramai screditato ; una posizione che evidentemente Pechino non può permettersi di ricoprire.
Il fallimento del vertice tra Cina e Stati Uniti non rievoca scenari di guerra fredda
Il vertice tra Cina e Stati Uniti si è risolto in un nulla di fatto su tutte le questioni fondamentali: le sanzioni all'Iran che vedono Hu Jintao diffidente, la posizione sulla conferenza sul clima di Copenhaghen, il rapporto tra dollaro e yuan con la sottovalutazione della moneta cinese che preoccupa da tempo il Tesoro americano. Obama è apparso in difficoltà , stretto tra l'esigenza di stabilire un rapporto duraturo con Pechino e la sua aspirazione multipolarismo.
Chi rievoca uno scenario simile alla guerra fredda con Stati Uniti e Cina leaders di un mondo nuovamente diviso in blocchi dimentica che ciò che manca nello scacchiere attuale sono proprio i blocchi rigidamente contrapposti: se la vecchia Unione Sovietica era l'irriducibile nemico che si sapeva non poteva essere ricondotta dalla propria parte, la Cina invece appare pienamente coinvolta nel sistema capitalistico globale ( pur con una struttura statuale autoritaria). E Obama agisce nella condivisibile convinzione che più Pechina sarà partecipe delle relazioni internazionali più questo aiuterà a mantenere il tavolo delle regole stabile. Il problema del presidente americano risiede nella difficoltà a intrattenere i rapporti bilaterali da una posizione di forza, visto che Washington appare sempre più dipendente dall'afflusso di finanze e merci cinesi.
Obama e Hu Jintao affossano l'accordo sul taglio delle emissioni di C02. E l'Europa fa la bella statuina
L'incontro di Singapore tra Obama e Hu Jintao ha segnato ciò che era abbastanza prevedibile: non vi è stato alcun accordo sul taglio delle emissioni di Co2. Ma è avvenuto di più e di peggio: Cina e Usa decidono che nella prossima convergenza ONU di Copenaghen sui cambiamenti climatici non si dovrà decidere nulla di rilevante ma al massimo ci si dovrà limitare a una sterile dichiarazione di intenti riguardo a generici e indefiniti obiettivi futuri. Obama non andrà neppure a Copenaghen. E l'Europa che non è stata neppure informata di quanto avveniva in Estremo Oriente al solito rimane alla finestra delle decisioni più importanti.
Dal G8 al G20: destinazione G2 tra Cina e USA. Con L'Europa in crisi d'identità
Il passaggio dal G8 al G 20 sembra solo un intermezzo per arrivare la vero traguardo: il G2 tra le due vere superpotenze planetarie, Cina e Stati Uniti
La Cina è già oggi la seconda potenza economica mondiale. A breve forse diventerà la prima. Essa detiene una gran quantità di titoli del tesoro americano. Dunque tiene per i sacri gingilli lo zio Sam. E L'Europa? appare inesorabilmente è tagliata fuori, tra pessimismo cosmico sul futuro e , incertezza su cosa fare da grandi, divisa al suo interno sulle strategie da adottare, adagiata placidamente su equilibri che fanno parte di un passato irrecuperabile
Le miniere della Mongolia ingolosiscono i Paesi più ricchi.
Mongolia, nel blocco sovietico fino al crollo del Muro di Berlino dopo le elezioni le maggio 2009 ha visto la vittoria del candidato dello schieramento democratico Tsakhiagiin Elbegdorj.Da un po' di tempo si vedono esponenti delle diplomazie dei paesi più ricchi transitare in questo Paese. la ragione di questo interesse risede nelle risorse minerarie di cui è ricchissimo il paese: le miniere di uranio sono sempre più strategiche per imprese russe canadesi e australiane. In maggio lo stesso premier russo Putin si era recato in Mongolia per avviare trattative sull'uranio in vista di un accordo per conto dell'azienda nucleare di Stato Rosatom
Le miniere di Rame del Gobi sono le più importanti dell'Asia. Si trovano a pochi chilometri dalla Cina. Ma il Contratto stipulato con Ivanhoe canadese e la Rio tinto australiana conferma l'ancoraggio della Mongolia a un sistema politico lontano da quello del dragone cinese. Una situazione foriera di nuove tensioni internazionali?
Si prevede che la crescita del PIL della Mongolia sarà la maggiore al mondo nei prossimi dieci anni. Il grande dilemma dell'economia mongola concerne il grande flusso di denaro preveniente dall'attività estrattiva non riesce a incanalare nello sviluppo di strutture produttive autoctone
Sarà capace la sua classe dirigente di creare servizi per la popolazione (la maggior parte dei mongoli sono pastori che vivono in condizioni estremamente critiche) o come spesso succede nei paesi in via di sviluppo l'inedita disponibilità di liquidità alimenterà processi di corruzione?
La visita del Dalai Lama a Taiwan complica i rapporti con la Cina
Il Dalai Lama si è recato a Taiwan per pregare per le vittime del tifone che ha colpito l'isola questo mese; è stato invitato dagli oppositori del''attuale presidente Ma Ying-jiu, che vorrebbero una rottura totale con Pechino; dall'altra parte abbiamo un presidente Ma accusato di aver affrontato l'emergenza tifone in maniera non adeguata; eletto per rivaccinarsi alla Cina Ma sta porta avanti la sua linea di distensione; Nella consapevolezza che Taiwan ha rapporti economici e commerciali troppo forti per rompere in maniera drastica con il governo di Pechino
La Cina si espande economicamente anche in America latina
Il dragone cinese avanza anche in America latina. nel 2000 l'interscambio economico aveva una valore di 10 miliardi di dollari; nel 2007 si è accresciuto fino a 102 miliardi; nel 2008 è giunto a 140 miliardi; per cpaire l'importanza dell'espansione economica cinese si tenga come metro di paragone gli usa attestati sui 350 miliardi di interscambio economico. I partner privilegiati della Cina sono sopratutto,Cile Messico e Brasile; Cina sta finanziando anche interventi tecnologici in America Latina: collabora ad esempio con la Petrobras, l'azienda petrolifero brasiliana per le trivellazioni off-shore nei giacimenti più difficili da sfruttare
Il sottomarino nucleare dell'India negli equilbri geopolitici dell'Asia
Mentre Stati Uniti e Russia lavorano ad un accordo per la riduzione degli armamenti nucleari,l'India ha varato a fine luglio il suo primo sottomarino a propulsione nucleare dotato di missili balistici dotati di testata atomica con una gittata di 700 chilometri. New Delhi possiede l'atomica dal 1974 ; ora l'India diviene il sesto Paese dopo Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna a possedere sottomarini nucleari. Gli equilibri militari della regione sono a rischio. Il governo del Pakistan ha criticato il varo del sommergibile indiano giudicandolo una minaccia alla pace. Ma il vero obiettivo dell'India è cominciare a eliminare il gap che la separa dall'arsenale atomico del vicino cinese.
L'India non ha firmato il tratto di non proliferazione nucleare.
Il fossile Nord Corea e il problema dell'arma nucleare alle potenze non democratiche
Perchè la Nord Corea ha realizzato un nuovo test nucleare sotterraneo? Anzitutto il regime di Kim-Jong-Il ha il suo pilastro nel sostegno dell'esercito. Questo tipo di azioni rafforzano il legame tra regime e classe militare. Inoltre Pyongyang ha fatto chiaramente intendere di ritenere superato il vecchio sistema di negoziazione multilaterale sulla vicenda nucleare e cerca di intessere un rapporto più stretto con l'America di Obama verificando se le aperture del presidente Usa siano reali o meno.
La Corea del Nord è un fossile politico. Se rimane in vita è perché gli interessi della regione dell'Est Asia lo permettono. Sia Cina che Giappone non vedono di buon occhio la riunificazione della Corea che creerebbe una terza potenza nell'area. Inoltre la Nord Corea è legata doppio filo con la Cina poiché i fondi del regime di Kim sono gestiti a Macao. Un eventuale crollo del regime farebbe emergere la catastrofe umanitaria in un cui la popolazione nordcoreana vive spingendo verso la frontiera cinese milioni di disperati. Un emergenza che Pechino farebbe fatica ad affrontare.
un ultima osservazione: i test nucleari nordcoreano si affiancano all'annuncio di Akhmadinejad di non voler più discutere il tema del nucleare iraniano con le potenze mondiali del 5+1. Una serie di avvenimenti che ripropongono il problema della gestione dell'arma atomica da parte degli Stati non democratici.
Cina: Wen Jiabao non detta ricette contro la crisi economica
Il primo ministro cinese Wen Jiabao nel suo discorso al Congresso del Popolo cinese ha deluso le aspettative di chi si attendeva ricette economiche e annunci di manovre per affrontare la crisi-. Nulla di questo è avvenuto. Wen si è limitato a promettere di mantenere la crescita all'8% e di creare 9 milioni di posti di lavoro, Ma la realtà del paese è ben diversa da quella esposta e anche in Cina si vedono gli effetti della crisi. E nonostante la massiccia propaganda diffonda capillarmente i resoconti del discorso di Wen, il paese appare disinteressarsi della apolitica, effetto della repressione, della censura e della conseguente mancanza di libertà di opinione.
La Clinton glissa sulle violazioni dei diritti umani in Cina
Durante la visita in estremo oriente ( la prima all'estero del suo mandato) il segretario di Stato Clinton ha detto che le controversie in materia di diritti umani "non possono interferire con la crisi economica mondiale, il cambiamento climatico e la sicurezza ".
Per l'ONG Human Rights Watch (HRW), è "un messaggio sbagliato al governo cinese,"
La Clinton è arrivata a Pechino e questa reticenza sul problema dei diritti umani è un segnale del desiderio americano nel non compromettere i rapporti con la Cina.
Amnesty International (AI) ha osservato che la dichiarazion della Clinton suggerisce che i diritti umani non saranno una priorità nel suo impegno diplomatico con la Cina ", e ha esortato il Segretario di Stato a dichiarare l'importanza di questa controversia nei rapporti bilaterali, prima di partire per Pechino.La superpotenza americana in crisi. Gli scenari geopolitici
la crisi dei mutui potrebbe segnare la fine dello strapotere americano. Tre gli scenari possibili nel medio periodo : un alleanza Stati Uniti-Cina che veda legati il mercato americano e la capacità produttiva cinese, con Pechino che detiene una parte cospicua del debito degli States; un quadro allargato a Europa e Cina volto alla creazione di un nuovo concordato internazionale stile Bretton Wooods con cui riscrivere le regole dell'economia e della finanza; infine il terzo scenario, quello del disordine con l'incapacità di ristabilire gli equilibri geopolitici, Da qui lo scatentarsi di nuove guerre e crisi.
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