Napoli come ogni estate è sepolta dall'immondizia e deve assistere all'immancabile rimpallo di responsabilità tra istituzioni: il sindaco neoeletto De Magitris evoca la presenza della camorra nel pilotare l'emergenza rifiuti( e probabilmente non ha tutti i torti) e accusa provincia, regione e governo di essere assenti. Ovviamente i chimati in causa respingono le accuse al mittente. Per capire di chi sono le responsabilità bisogna guardare alla titolarità delle competenze. Il Comune deve occuparsi della raccolta dei rifiuti e la provincia deve metter a disposizione i siti in cui scaricarli. Evidentemente entrambi sono gravemente inadempienti. Va detto che la regione in caso di emergenza dovrebbe organizzare il trasferimento dei rifiti nelle altre province. La magistratura ha indagato il presidente Caldoro in carica da poco più di un anno, per epidemia colposa; probabilmente secondo i giudici partenopei nel decennio della gestione Bassolino-Iervolino la spazzatura emanava profumo di lavanda. E il governo? Qui la voce grossa la Lega che cavalcando un argomento di facile presa sul suo elettorato si oppone ad ogni tipo di decreto che scarichi sulle altre Regioni la spazzatura campana. D'altronde De Magistris si era fatto la campagna elettorale sostenendo che non c'era bisogno del termovalizzatore: i napoletani lo hanno preso alla lettera e risolvono il problema bruciando la monnezza nelle strade e spandendo diossina nell'aria.
Pisapia e De Magistris giustizieri del berlusconismo?
Per il centro destra il risultato del ballottaggio delle amministrative è stata ben peggiore del primo turno: Milano, Napoli, Cagliari Trieste perdute. Un'autentica Caporetto dai risolti chiaramente politici. A Milano Berlusconi era sceso in prima persona in campo evidenziando la rilevanza nazionale del risultato; far fuori la spazzatura da Napoli era stato uno dei cavalli di battaglia dell'azione comunicativa del governo e i napoletani hanno risposto con un plebiscito per l'ex magistrato De Magistris; Cagliari, feudo della destra da quasi vent'anni è divenuto terra di conquista per il vendoliano Zedda.
Si tratta dell'esordio di un declino ineluttabile per il Cavaliere? Difficile a dirsi. Mai dare per spacciato Berlusconi che in molte occasioni ha dato prova di saper risorgere dalle sue ceneri , novella araba fenice. Ma il rovescio stavolta è pesante da soportare ed è il segnale chiaro di un elettorato stanco di una politica di annunci ottimistici che stride con le quotidiane difficoltà socio-economiche in cui versa il Paese. Il recupero del consenso da parte del premier passa obbligatoriamente per una profonda revisione dell'azione di governo nei due anni che restano da qui alla fine della legislatura. E non è detto che sia sufficientea modificare gli umori dell'opinione pubblica.
D'altro canto la sinistra deve essere consapevole che le sue contingenti vittorie sono sopratutto frutto dei demeriti dell'avversario. Il PD è il partito chiave della coalizione ma per vincere è stato costretto a ricorrere a esponenti dell'IDV e di SEL. Mentre bersani nel chiuso delle stanze del partito diffondeva via etere un analisi tencica del voto, Vendola appariva il vero trionfatore in piazza del Duomo; Una marcata differenza nel modo di comunicare il successo che fa il paio con le divergenze programmatiche tra le varie anime della sinistra che in vista dell'assalto a Palazzo Chigi devono ancora dimostrare di saper giungere a un'efficace sintesi.












