Ancora una volta i conservatori inglesi hanno sbagliato le mosse. Cameron aveva indetto il referendum sull'Europa nella convinzione di poter ottenere un mandato più solido e si ritrovò la Brexit e le dimissioni da premier. Chi ha preso il suo posto, Theresa May, ha sciolto in anticipo il Parlamento allo scopo di ottenere con nuove elezioni una maggioranza più forte che le consentisse di negoziare da posizioni di forza l'uscita britannica dall'Unione Europea. Il risultato delle urne è stato disastroso: con 318 seggi ora la May ha perso la maggioranza e per governare avrà bisogno dell'appoggio dei 10 parlamentari unionisti nord-irlandesi, con la fronda interna rinvigorita e pronta a chiedere la sua testa alla prima occasione utile.
L'altro dato elettorale più rilevante è la concentrazione del voto attorno ai due grandi partiti tradizionali: conservatori e laburisti hanno ottenuto oltre l'80% dei consensi e in particolare il Labour di jeremy Corbyn, che partiva da posizioni considerate dagli osservatori vetero-socialiste e molto precarie, e ha invece mostrato di saper condurre una campagna elettorale appassionata, seducendo i giovani e raggiungendo la quota del 40% dei voti, appena il 2% in meno dei Tories. Da registrare il netto calo dei nazionalisti scozzesi che perdono 21 seggi; ma sopratutto il crollo dei nazionalisti dell'UKIP passati dal 12,6% del 2015, a un misero 1,8%: la loro funzione politica sembra essersi esaurita dopo il voto sulla Brexit e i relativi consensi si sono quasi tutti trasferiti verso i conservatori.
I guai dei tories: dopo Cameron anche Theresa May inciampa sulle urne
Con Ed Miliband il Labour si impenna nei sondaggi.
Ed Miliband sciocca la politica inglese. Secondo un sondaggio di Yougov commissionato per il Sun dopo l'elezione del nuovo segretario, i laburisti hanno superato nei consensi i conservatori sia pure di una spanna (40 contro 39%). E' la prima volta che accade dal 2007.
E' il segno che l'opinione pubblica vede di buon occhio una soluzione di sinistra per la crisi economica. Resta da capire se non si tratti di una reazione umorale e contingente. Il problema è sapere quale ricetta saprà offrire Ed dopo gli insuccessi di Gordon Brown per coniugare ripresa e attenzione alla salute dei conti pubblici.
Ed Miliband nuovo segretario dei laburisti. Fine dell'era Blair?
Scegliendo il browniano Ed Miliband, come nuovo segretario, il Labour Party sembra voleva archiviare l'era Blair, incarnata dal fratello di Ed, David, che fino all'ultimo gli ha contesto il ruolo di comando. Il sistema di votazione estremamente complesso con deputati, sindacalisti e militanti di base, posti in tre collegi separati alle prime tornate aveva visto in vantaggio David. Ma Ed ha prevalso assommando le seconde preferenze dopo l'eliminazione degli altri candidati nei precdeneti turni. Decisivo l'appoggio dei sindacati ad Ed Miliband. E secondo molti "Red Ed" ( Ed il Rosso per le sue posizioni fortemetne di sinistra) sarà ostaggio di chi gli ha consegnato la leadership.
Resta la spaccatura interna e rumors sostengono che David per evitarla, sia disposto a ritirarsi dalla vita politica. Ma sopratutto emergono i dubbi su dove condurrà un nuovo corso che rischia di presentarsi come una copia sbiadita di quanto già proposto da Gordon Brown. Il Sunday Telegraph scriveva che il partito ha scelto il Miliband peggiore. In questo modo per alcuni osservatori Cameron ha già vinto le prossime elezioni. Di fronte al pericolo rosso si avrà il risultato di compattare la coalizione tra liberaldemocratici e conservatori: si ha il timore che Ed conduca il Labour verso posizioni massimaliste in campo economico contro i tagli necessari per ripianare il bilancio. Per vincere la diffidenza circa una politica economica filomarxista Ed potrebbe offrire al più moderato fratello David un posto nel governo ombra come cancelliere dello scacchiere.












