Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato la risoluzione n° 1973 che autorizza la no-fly zone in Libia e l'uso della forza per proteggere i civili. Non viene consentita l'invasione per detronizzare il rais libico.
Se Gheddafi doma la rivolta ringrazi il terremoto in Giappone
Gli dei dell'atomo stanno con Gheddafi. Il terremto del Giappone ha contribuito a distogliere l'attenzione della comunità internazionale dalla questione libica e il rais ne ha approfittato per riconquistare posizioni. Le notizie dal fronte sono favorevole a Gheddafi e le forze di opposizione sembra abbiano poche possibilità di scampo. D'altronde stando alle analisi fatte da britannici e israeliani le forze filoregime hanno i mezzi più potenti ( aerei e elicotteri) e possono contare su forze meglio addestrate e equipaggiate a fronte dell'improvvisazione che regna tra i ribelli. Stroncata la resistenza in Tropolitania, Gheddafi sta puntando verso la Cirenaica, centro della rivolta. Bengasi è assediata dalle forze pro-regime, che stando alle cronaca, hanno preso il controllo di molti quartieri di Tobruk.
la comunità internazionale si è distinta per la sua inerzia: il Consiglio di sicurezza è bloccato dal veto di Cina e Russia diffidenti verso le ipotesi di no-fly zone; ma già oggi questo provvedimento potrebbe essere inutile. Il conflitto si sta decidendo sul terreno e non via aria e Gheddafi sta strangolando i rivoltosi ponendoli sotto assedio. L'Europa dal canto ne esce con l'ennesimo fallimento politico: solo Sarkozy si è schierato apertamente per il riconoscimento dei rivoltosi, con un'azione estemporanea e inutile. Ovviamente l'Italia sta alla finestra e osserva gli eventi. La vicinanza geografica richiederebbe un maggior spirito d'iniziativa da parte del nostro governo che evidentemente spero in qualche anima buona che gli risolva i problemi con lo scomodo vicino
La Libia sospesa tra l'anarchia somala e prospettive di un nuovo Iraq
Si è venduta la pelle dell'orso Gheddafi prima di averlo ucciso. In Libia le truppe del rais contrattaccano e sembrano riuscire non solo a fermare l'avanzata dei ribelli ma anche a riguadagnare posizioni. Oramai la situazione si sta evolvendo verso la guerra civile e la disorganizzazione e divisione tra le forze di opposzione, in cui l'elemento tribale gioca un ruolo determinante, rende assai elevato il rischio di un involuzione verso uno scenario anarchico di tipo somalo. Anzi l'ultimatum lanciato a Gheddafi sembra un segnale di debolezza che non nasconde la frustrazione per non essere riusciti a dare la spallata decisiva al dittatore.
Se fino ad ora non si è concretizzata l'ipotesi di una no Fly zone per proteggere la popolazione dai bomabrdamenti delle forze proGheddafi, ciò è dovuto al timore che si sarebbe potuto dare un appiglio a qualche azione islamista in chiave antioocidentale volta a destabilizare regimi quello giordano , saudita e marocchino considerati argini moderati contro l'avanzare del fanatismo jihadista. Sarebbe necessario un mandato ONU con conseguente accordo tra le potente sinora mancato. La situazione sul campo è mutata rispetto a quando la resa di Gheddafi sembrava imminente: ora l'intervento potrebbe decidere le sorti della contesa. con le prosettiva per nulla incoraggiante per le forze occidentali di dover gestire sul campo, come in Iraq, una transizione non breve.
Quando l'Occidente tollerava Gheddafi in nome del dio petrolio
Finalmente l'ONU ha deciso di assumere delle sanzioni contro Gheddafi: la risoluzione 1970 votata ieri prevede il blocco dei beni del colonnello e dei suoi familiari, l'embargo sulla vendita della armi alla Libia, e la possibilità che il rais possa essere chiamato a rispondere davanti alla Corte dell'Aja delle violenze commesse ai danni della popolazione.
Una blanda presa di posizione ma sempre meglio del nulla assoluto che si era registrato fino ad ora. Nè ci si deve sorprendere di tanta reticenza visto che alcuni Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza per cercare di spartirsi la torta delle risorse energetiche libiche nel corso degli anni hanno avuto un atteggiamento sin troppo tollerante verso il colonnello . la Francia ha venduto quegli aerei Mirage che oribabilmente sono stati utilizzati per bombardare i manifestanti antiregime. la Gran Bretagna nel 2009 ha liberato l'agente libico Abdelbaset al Megrahi, colui che ha compiuto l'attentato di Lockerbie, accampando ragioni umanitarie rivelatasi menzognere. Gli Stati Uniti che nel 1986 avevano cercato di uccidere Gheddafi, una volta che questi rinunciò ad armarsi con il nucleare tolsero la Libia dalla lista dei c.d "Stati canaglia".
Molti Paesi occidentali quando si tratta di fare lucrosi affari hanno chiuso un occhio di fronte ai misfatti di Gheddafi facendo buona compagnia al baciamano di Berlusconi
Rapporti tesi tra Usa e Israele su Gerusalemme est
Tra Stati Uniti e Israele c'è una tensione che non si respirava da decenni. Al congresso dell'AIPAC potente lobby filoisraeliana degli Stati Uniti Hillary Clinton ha ribadito che lo status quo tra palestinesi e israeliani è insostenibile; pronta la Replica del primo ministro israeliano Nethanyahu : "Gerusalemme è la nostra capitale". Nethanyahu si recherà da Obama chiedendo di intensificare la pressione per nuove sanzioni contro l'Iran in sede ONU. Obama, forte sul piano interno del successo sulla riforma sanitaria, è probabile che ribadisca come la costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme est è illegale sulla scia di quanto già espresso dall'ONU e dal quartetto.
Il summit sul clima di Copenaghen si chiude in discordia
Dalla conferenza Onu sul clima di Copenaghen esce con un testo non vincolante nè sul piano politico né su quello giuridico: nient'altro che l'esternazione sterile di buone intenzioni. Si riconosce che occorrerà operare per evitare che la temperatura nei prossimi decenni aumenterà oltre i due gradi; è stato stilato un fondo di 30 miliardi di dollari per favorire lo sviluppo sostenibile entro il 2012 e di 100 miliardi entro il 2020; ma viene eliminato ogni riferimento al taglio del 50% delle emissioni entro il 2050. Quest'ultimo è il punto in cui Cina e India hanno messo sotto scacco il resto del mondo. Gli Stati Uniti non si rammaricano troppo: il destino del vertice era già stato determinato nell'incontro a due con la Cina in cui ci si era accordati per mantenere lo status quo e dunque Obama non può certo sorprendersi del suo esito finale, visto che ha creato le premesse dell'affossamento. Per l'ennesima volta i particolarismi egoistici degli Stati fanno dimenticare che il pianeta non lo si riceve in eredità dai nostri padri ma in prestito dai nostri figli.
Obama e Hu Jintao affossano l'accordo sul taglio delle emissioni di C02. E l'Europa fa la bella statuina
L'incontro di Singapore tra Obama e Hu Jintao ha segnato ciò che era abbastanza prevedibile: non vi è stato alcun accordo sul taglio delle emissioni di Co2. Ma è avvenuto di più e di peggio: Cina e Usa decidono che nella prossima convergenza ONU di Copenaghen sui cambiamenti climatici non si dovrà decidere nulla di rilevante ma al massimo ci si dovrà limitare a una sterile dichiarazione di intenti riguardo a generici e indefiniti obiettivi futuri. Obama non andrà neppure a Copenaghen. E l'Europa che non è stata neppure informata di quanto avveniva in Estremo Oriente al solito rimane alla finestra delle decisioni più importanti.
Le conseguenze della risoluzione 1887: Obama e Ahmadinejad divisi sul nucleare
La risoluzione 1887 esprime l'aspirazione del consiglio di sicurezza ONU a un mondo libero da armi di distruzione di massa . Una volontà non certo nuova , già presente ai tempi di Reaagn e Gorbaciov, e ora inserita in un discorso più ampio che tocca il disarmo nucleare e la non proliferazione nucleare. Obama ne è il principale promotore basandosi sull'assunto "una guerra nucleare non può essere vinta"
La Risoluzione introduce alcune importanti novità: uno stato non in regola con la non proliferazione non può servirsi dell'art 10 del trattato che prevede la possibilità di denunciarlo con un preavviso di tre mesi; assai rilevante dal punto di vista geopolitico il fatto che sia stata approvata all'unanimità anche dagli stati non nucleari; la natura asimmetrica dei trattati aveva prodotto nei "no nuclear weapons States" uno scetticismo nei confronti degli Stati che avevano il diritto di possedere le armi ( Russia e Stati Uniti hanno il 90% delle armi nucleari), che ora sembra poter avviarsi a un superamento.
La risoluzione ha anche effetti nell'immediato. Incrementa l'isolamento di stati come Corea del Nord e Iran. E proprio Teheran ieri ha annunciato ciò che già i satelliti spia avevano già evidenziato: la costruzione di un altro impianto nucleare a Qom. Una novità che scalfisce la validità delle posizioni di Cina e Russia contrarie ad emettere nuove sanzioni ai danni dell'Iran.
Il fallimento annunciato della conferenza ONU sul razzismo di Ginevra
Era abbastanza prevedibile che la conferenza ONU sul razzismo di Ginevra ( la c.d Durban II) si trasformasse in una tribuna in cui personaggi dal pedigree tutt'altro che immacolato in tema di diritti umani si mettessero a utilizzare la questione razziale come un arma politica da brandire contro Stati da additare come criminali. L'orazione antisemita del presidente iraniano Ahmadinejad in cui si paragonava il sionismo al razzismo e si contestava il diritto stesso ad esistere dello stato ebraico "nato avendo come pretesto il risarcimento è la logica conseguenza dell'atteggiamento arrendevole di quelle diplomazie che si sono messe al tavolo senza chiarire preventivamente le regole con cui dovevano svolgersi i lavori. Sono proprio questi ultimi i grandi sconfitti dell'evento mentre vincitore è lo stesso Ahmadinejad che si è fatto un ottima propaganda interna in vista delle prossime elezioni e e quei Stati che annusando l'aria che tirava hanno deciso di non prendere parte alla conferenza, rifiutandosi di prestare il fianco alla demagogia degli intolleranti.
Pur essendo stata così negativa nel suo svolgimento, la conferenza sul razzismo ci lascia in eredità alcuni insegnamenti da tenere a mente per il futuro:
1)Il razzismo è al pari della democrazia un argomento di valore emotivamente pregnante ma di difficile catalogazione: tutti si dicono democratici, antirazzisti e pro diritti umani. Un po' più difficile è trovare criteri per la verifica di chi effettivamente lo sia e chi invece usi queste parole solo a scopo di propaganda. Proprio per questo suo contenuto valoriale sfuggente il tema del razzismo mal si presta intrinsecamente a una conferenza politica che rimane il regno dell'opinabile.
2) Di fronte all'uso strumentale fatto di questa conferenza, l'ONU ( e in primis il suo segretario Ban Ki- Moon)ha avuto un atteggiamento del tutto inadeguato di arbitro neutrale che operava in un contesto senza regole da far applicare, Ma d'altronde l'ONU riunisce tutti gli Stati del mondo, molti dei quali non hanno alcun rispetto per le regole che si sono dati per il funzionamento di questa organizzazione e per i valori che dovrebbero esserne alla base. Fino a quando avranno pari dignità stati che hanno interiorizzato nel proprio tessuto sociale il pluralismo e l'intangibilità dei diritti della persona con Stati apertamente autoritari e illiberali allora le Nazioni Unite continueranno ad avere il ruolo di una scatola vuota da poter riempire all'occasione con tutto e il contrario di tutto.
3)le argomentazioni portate avanti da ahmadinejad contro Israele hanno inquietanti punti contatto con quanto sostengono molti teorici dell'antisionismo. Se su un piano astratto è perfettamente legittimo avere riserve sull'opportunità che uno stato ebraico sia creato in un luogo abitato in precedenza da arabi ed essendo circondato da Stati con popolazione a maggioranza musulmani, tutta via sul piano concreto della situazione geopolitica attuale non sfugge come proprio questa similarità di contenuti consenta di utilizzare l'antisionismo per scopi di propaganda antisemita
4) E' solo un caso che a non abbandonare l'aula durante il discorso Ahmadinejad sia stato il rappresentante del Vaticano? Uno Stato che durante il pontificato di Benedetto XVI ha avuto rapporti tutt'altro che rilassati con Israele? Lo Stato del capo della Chiesa cattolica alleato con la teocrazia degli ayatollah? Magari si tratta solo di una suggestione. Certamente uno scivolone sul piano dell'immagine per la Santa Sede che amerebbe proporsi a promotrice autorevole dei diritti umani.
L'Unione Europea segue la linea italiana: boicottaggio della conferenza sul razzismo se rimarranno le accuse antisemite contro Israele
Finalmente l'Unione Europea si è decisa ad assumere una posizione sul controverso testo del documento preparatorio della conferenza ONU di Ginevra : qualora non si proceda a modificare la parte incriminata che accusava Israele di attuare una politica razzista nei confronti dei palestinesi i 27 minacciano di disertare in blocco i lavori della conferenza. L'Europa ha abbandonato l'attendismo diplomatico delle ultime settimane per portare avanti una linea forte ma necessaria. Erano chiari gli intenti antisemiti degli Stati arabi che avevano promosso l'inserimento delle accuse ad Israele. Esitare ulteriormente avrebbe dato un segnale di legittimazione alla lor campagna politica volta ad isolare Israele, trattando lo Stato ebraico alla stregua di una nazione canaglia. Una tesi sostenuta da paesi come Iran, Siria, Libia, Cina e Sudan ad esempio che non possono insegnare nulla a nessuna in materia di diritti umani. Ma che a causa di un'incredibile inerzia della comunità rischiava di fare breccia internazionale. Il ruolo dell'Italia è stato decisivo nel ribaltare questo scenario e per una volta si può a giusto titolo andare fieri del comportamento assunto dalla nostra diplomazia. Rifiutando categoricamente sin dall'inizio l'originaria formulazione del documento dell'ONU e annunciando con grande risolutezza l'intenzione di boicottare la conferenza qualora non vi fossero stati significativi cambiamenti il Ministero degli esteri ha dato una scossa energica che ha destato dal torpore gli altri paesi del vecchio continente.
Rimangono da fare due brevi considerazioni. Anzitutto non si può assistere con preoccupazione all'uso politico che a livello internazionale ( ma anche nazionale) si fa della questione del razzismo come arma polemica da usare contro l'avversario di turno. Un atteggiamento pericoloso perché tende a banalizzare un elemento che riguarda il livello di civiltà su cui improntare la convivenza gtra le persone e che invece andrebbe affrontato con molta più delicatezza. Infine non ci sarebbe da sorprendersi se in Italia qualche esponente antiberlusconiano della nostra sinistra accusasse l'Europa di essere sionista e prona allo strapotere massmediatico del Cavaliere: ma queste ultime considerazioni fortunatamente attengono agli angusti spazi della politica nostrana.
La Corea del Nord lancia un satellite. Ma si teme sia stato un test missilistico
la Corea del nord ha annunciato il lancio di u satellite di telecomunicazioni . la notizia è stata colta con viva preoccupazione da parte della Cortea del Sud che teme che dietro il lancio si nasconda un test che preluda allo sviluppo di missili a lungo raggio Taepodong-2. Anche l'Onu non nasconde questi timori. Il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha detto durante una conferenza stampa: "Sono preoccupato per la recente decisione del Nord Corea di lanciare un satellite, o missili a lungo raggio. Potrebbe minacciare la pace e la stabilità della regione"
Durban II: quando il razzismo diventa arma politica per sdoganare l'antisemitismo
Si sperava di non dover assistere a una replica della vergognosa conferenza delle Nazioni Unite per il razzismo di Durban che nel 2001 si trasformò in una corsa al linciaggio contro Israele e con il sionismo paragonato a una forma di razzismo. E invece visto il documento preparatorio alla seconda edizione di tale conferenza prevista a Ginevra sembra che si riuscirà a fare persino peggio. nel testo redatto sotto la regia di stato notoriamente antisemiti come Siria e Iran , si legge che la politica di Israele nei territori palestinesi costituisce «una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l'umanità e una forma contemporanea di apartheid». Che le azioni israeliane contro i palestinesi violino il diritto umanitario è per alcuni aspetti vero. D'altronde anche quando Hamas lanciava i razzi sulle città con l'obiettivo di colpire civili e mandava kamikaze a farsi esplodere in autobus e bar quelle azioni a maggior ragione costituivano una violazione e palese del diritto umanitario è "una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza". Inoltre non dovrebbe essere un'assemblea politica come quella dell'ONU a stabilire cosa siano i crimini contro l'umanità ma una corte internazionale appositamente costituita. Il fatto che uno stato usi la sede delle Nazioni Unite per condannare come razzista e criminale un'altro Stato di cui non condivide la politica chiarisce che i fini degli estensori di quel documento. . Infine la terza accusa rivolta ad Israele: quella di aver creato una forma di apartheid. Chi ha buona memoria non farà fatica a ricordare che prima del c.d apartheid i nemici di Israele inviavano i loro kamikaze a farsi saltare in aria ai danni dei civili inermi israeliani. Ma per chi non fosse convinto ecco la frase che toglie ogni dubbio: Israele è "una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza". Non la politica di Israele p dunque II vero bersaglio di chi ha redatto il documento, ma la stessa esistenza di quello Stato a dover essere censurata, o meglio la stessa presenza di un popolo ebraico a venire messa in discussione. Siamo all'antisionismo mascherato, dietro cui si cela antisemitismo e odio verso chi è altro e non dovrebbe esistere. Non sorprende che la regia di quest'operazione sia di Siria e Iran, nemici giurati di Israele, definito dalla guida suprema iraniana, l'ayatollah Khamenei "un cancro" da estirpare. In definitiva bene hanno fatto Stati Uniti, Canada e Italia a non prestare il fianco a queste deprecabili intenzioni e a d annunicare la non partecipazione alla conferenza sul razzismo qualora il tono del documento nei confronti di Israele rimanga invariato.
L'ennesima bugia anticlericale: è falso che la Chiesa voglia il reato di omosessualità
L'anticlericalismo è una brutta bestia e per alimentarlo si ricorre alle peggiori e più infamanti bugie. Da lunedì si sta diffondendo la notizia falsa che la Chiesa, per bocca del suo osservatore alle Nazioni Unite, mons. Migliore, si sarebbe opposta a un progetto che vorrebbe depenalizzare in tutto il mondo il reato di omossessaulità. In realtà le parole di Migliore sono inequivcabili e qui meritano di essre riportate: «Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale», ha risposto monsignor Migliore, citando il Catechismo della Chiesa cattolica «che dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione». «Ma qui - ha aggiunto - la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».
Ciò che il Vaticano non condivide non è dunque che venga proposta l'eliminazione del reato di omosessualità, ma il fatto che all'interno di quella stesa proposta sia contenuta una condanna di quegli Stati che non mettono giuridicamente le unioni omosessuali sullo stesso piano dei matrimoni tradizionali.
La differnza è evidente: una cosa è dire legittimamente che i gay come persone vanno rispettate ma che le loro unioni non possono essere parificate, altra cosa è aaffermare ( come è stato falsamente attribuito a mons. Migliore che i gay debbono essere spediti in galera.
Lo stesso portavoce vaticano padre Federico Lombardi, intervistato da Andrea Tornielli, smentisce chiaramente questa interpretazione faziosa e malevola delle parole di Mons Migliore
«L’intervista dell’Osservatore permanente della Santa sede presso le Nazioni Unite, letta integralmente, dice cose chiare e del tutto condivisibili».
Oltretevere c’è forse chi vuole condannare alla pena capitale i gay, come purtroppo accade in qualche Paese fondamentalista? È vero?
«Ovviamente no. Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali, come qualcuno vorrebbe far credere. I noti principi del rispetto dei diritti fondamentali della persona e del rifiuto di ogni ingiusta discriminazione - che sono sanciti a chiare lettere nello stesso Catechismo della Chiesa cattolica - escludono evidentemente non solo la pena di morte, ma tutte le legislazioni penali violente o discriminatorie nei confronti degli omosessuali».
E allora perché questa opposizione alla dichiarazione proposta dalla Francia?
«Qui si tratta di altro, non solo di “depenalizzare l’omosessualità” come è stato scritto, ma di introdurre una dichiarazione di valore politico che si può riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma - non solo legale, ma anche relativa alla vita di gruppi sociali o religiosi - che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, può venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell’uomo».
Che cosa vi preoccupa allora?
«Una dichiarazione di quel genere può diventare chiaramente strumento di pressione o discriminazione nei confronti di chi, solo per fare un esempio molto chiaro, considera il matrimonio fra uomo e donna la forma fondamentale e originaria della vita sociale e come tale da privilegiare. Non per nulla meno di cinquanta Stati membri delle Nazioni unite hanno aderito alla proposta in questione, mentre più di 150 non vi hanno aderito. La Santa sede non è sola».
In Birmania il regime uccide. E all'ONU tutto tace.
decine di morti tra i i manifestanti caccia ai reporter occidentali per impedirli di raccontare ciò che stà accadendo ( un cronosta giapponese è stato ucciso), retate notturne della polizianei monesteri buddisti per punire i monaci che guidano da giorni la protesta. In Myanmar il governo più brutale e corrotto del pianeta resta in piedi grazie alla protezione della Cina (tienanmen insegna..) e l'Onu ovviamente il virtù del vedto di Pechino non può chr limitarsi ad improduttive dichiarazioni di condanna. Solo la protesta dell'opinione pubblica sembra poter scuotere la'patia delle cancellerie mondiali.












