Ennhada, partito islamico moderato ha vinto le elezioni per l'assemblea costituente in Tunisia. Non è una sorpresa questa svolta islamica: nel regime repressivo di Ben Ali la moschea restava il principale luogo in cui poter maturare una qualche forma di opposizione. Secondo gli osservatori internazionali le elezioni si sono svolte secondo i crismi della democraticità. Ma Ennhada avrà la volontà di difendere questo processo democratico? Il grande interrogativo resta la compatibilità di questo islam moderato con il pluralismo. Nel frattempo si parla di modificare il codice della famiglia proibendo l'adozione. Piccoli segnali, ma pur sempre inquietanti.
Il leader di Ennhada Rachid Ghannouchi sostiene che la sharia sarà una della fonti del diritto. In libia il presidente del Consiglio Nazionale Transitorio (Cnt) Mustafa Jalil si è spinto ben oltre affermando che la nuova costituzione sarà ispirata principalmente alla legge islamica. Sull'Egitto ho già parlato del ruolo di primo piano assunto dai Fratelli Musulmani nella transizione e della difficoltà dei movimenti laici a far sentire la loro voce. Per la Tunisia è ancora troppo presto per esprimersie e bisognerà monitorare se le promesse di un "islam liberale" e rispettoso dei diritti delle donne verranno mantenute, ma in Libia ed Egitto l'evolversi della situazione non incoraggia le speranze dei fautori di una primavera araba all'insegna della laicità e delle libertà individuali.
L'autunno della primavera araba: l'islam politico del Cnt in Libia ed Ennhada in Tunisia
Immigrazione dal Nordafrica: le colpe del governo e il silenzio dell'Europa
Il governo italiano per allentare sul proprio territorio la pressione provocata dagli sbarchi dei clandestini provenienti dal Nordafrica ha cercato la soluzione dando ai migranti un permesso di soggiorno temporaneo che dovrebbe consentire loro di circolare liberamente per l'Unione Europea secondo i principi degli accordi di Schenghen.
La Francia al contrario obietta che questi permessi non sono conformi alle regole europee e ha annunciato che respingerà gli extracomunitari in possesso di questi documenti che dovessero cercare di attraversare la frontiera con l'Italia. Se come sostenuto da Parigi il governo italiano prima di concedere il permesso temporaneo non ha verificato che il migrante fosse incensurato, avesse i mezzi per sostenersi e un passaporto con cui essere identificato effettivamente verrebbero a mancare le condizioni di ingresso disciplinate dall’articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006.
Il governo ha invocato la direttiva 55/2001 che prevede la redistribuzione dei migranti tra i Paesi europei in casi di massiccio afflusso. In questo caso il problema è eminentemente politico: per attivare la solidarietà tra Stati membri è necessario che il Consiglio ( cioè gli Stati membri) si pronunci favorevolmente a maggioranza qualificata ma al momento solo Italia e Malta ritengono che vi siano le condizioni per l'applicazione della direttiva.
Ma dove il nostro governo si è gettato la zappa sui piedi è nel mancato recepimento della direttiva 115/2008 sul rimpatrio dei migranti perchè in contrasto con la legge 94/2009 che introduce il reato di immigrazione clandestina. E' diffcile essere apparire credibili nel chiedere la solidarietà dei partners comunitari quando ci si dimentica di recepire le norme europee sulla materia.
Nonostante tutto è auspicabile che le divisioni interne pur legittime tra maggioranza e opposizione non costituiscano un ostacolo a che l'Italia riesca si presenti a Bruxelles con un unica e autorevole voce: abbiamo interesse a rendere corresponsabile l'Europa del problema del flusso migratorio dal NordAfrica sopratutto qualora la sua intensità dovesse aumentare nel prossimo futuro.
Tunisia: dopo la caduta di Ben Ali i suoi satrapi cercano di tenere il potere
La protesta in Tunisia era cominciata come rivendicazione di disagio sociale da parte delle categorie più svantaggiate, ma anche in virtù della reazione rabbiosa seguita alle decine di vittime tra i manifestanti ha finito per travolgere il regime corrotto e repressivo. Il presidente Ben Ali, accortosi di non riuscire più a governare il malcoltento, ordinava alla polizia di cessare di sparare alla folla e cercava con un colpo di coda di rimanere al potere promettendo riforme, libertà di stampa e che non si sarebbe ricandidato nelle prossime elezioni previste tra tre anni. Il precipitare degli eventi lo ha costretto a una fuga precipitosa in Arabia Saudita dopo 23 anni di dominio incontrastato grazie anche alla complicità dei potenti vicini Francia e Italia che fino all'ultimo hanno cercato ottusamente di difenderlo vedendovi un argine al proliferare dell'islamismo in quel Paese.
Tuttavia la democrazia non si inventa in un giorno e il rischio che alla vecchia dittatura, si sostituisca un nuovo apparato di potere che riproduca la stessa corruzione e i medesimi sistemi repressivi è forte. Questi dubbi sembrano confermati dal fatto che la costituzione che ha sorretto giuridicamente la dittatura di Ben Ali rimane in piedi e che nel nuovo governo di unità presieduto dall'ex primo ministro e prtavoce di Ben Ali , Gannouchinazionale i ministeri chiave, ( esteri, interni, difesa) sono in mano ad esponenti legati al vecchio regime.
Tunisia e Algeria in subbuglio per il caro vita. La faccia crudele della globalizzazione
Basta una carestia dell'annata agricola in Russia con conseguente aumento dei prezzo del grano per avere riflessi in zone lontane migliaia di chilometri nel pianeta. Le rivolte in Tunisia e Algeria di questi giorni che hanno provocato morti, non sono dovuti alla religione come spesso siamo abituati a sentire in quelle zone, ma alla fame. Il caroprezzi dei beni di prima necessità ha colpito le classi più disagiate di quei Paesi che sono scesi nelle piazze a protestare perché faticano ad acquistare il necessario per nutrirsi. E' il volto spietato della globalizzazione. A cui si aggiunge la prepotenza del potere locale: in Tunisia è un singolo episodio che scatena la ribellione collettiva: un giovane venditore ambulante abusivo di frutta e verdura che già fatica a sbarcare il lunario, si vede sequestrare la sua merce dall'occhiuta polizia e per protesta si da fuoco. La notizia circola e la rabbia dei disoccupati, anche laureati, monta fino a divenire contestazione al regime politico.
Tunisia: vittoria plebiscitaria per Ben Ali con l'opposizione ridotta al silenzio
Le elezioni in Tunisia hanno registrato la vittoria scontata del presidente uscente Ben Ali con una percentuale dell'89% dei consensi . Basterebbe il risultato plebiscitario per far capire che il voto non si è tenuto in maniera regolare. Reporters sans frontiers ha pubblicato un dossier in cui illustra le innumerevoli violazioni alla libertà di stampa che rendono impossibile all'opposizione la diffusione delle proprie idee sui media.
Ben Ali, al potere dal 1987, ha 73 anni e la Costituzione prevede un limitr di età di 75 anni per governare. ma l'escamotage è già pronto: probabilmente il potere passerà potere alla moglie o a qualcuno del suo entourage.












