Non è il web il responsabile della triste vicenda di Tiziana Cantone, la giovane donna suicidatasi per l'impossibilità di sottrarsi al linciaggio morale scatenatosi su forum e social network a seguito della pubblicazione in rete di un suo video a luci rosse. E' ipocrita scaricare sulla potenza del mezzo le colpe delle persone che ne fanno un cattivo uso. Ci sono evidenti responsabilità individuali che non possono e non devono essere annacquate dalle analisi pseudosociologiche fiorenti su vecchi e nuovi media. Coloro che hanno diffuso su Internet quel video senza il consenso della ragazza e coloro che creando pagine web dedicate ad insultarla ne hanno rilanciato l'effetto virale, saranno probabilmente chiamati a risponderne davanti a un aula di tribunale. E' necessario interrrogarsi sull'educazione a un uso consapevole di web e social. Ma è sopratutto doveroso rilanciare l'importanza dell'educazione a tutto tondo, rimettendo al centro dei nostri valori la dignità della persona umana. Rispetto e dignità che un'assoluta mancanza di umanità hanno sottratto a Tiziana negli ultimi mesi di vita. E che un senso di pietà dovrebbe restituirle ora che l'irreparabile si è tragicamente compiuto.
Report, i rischi dei social network e le critiche pelose dei guru del web.
Milena Gabanelli ha dedicato una puntata del suo programma Report alle minacce che un uso non consapevole di Internet può riservare alla privacy e alla stessa sicurezza delle persone. Come prevedibile da alcuni settori del web sono partite critiche severissime in cui si accusa la Gabanelli di aver affrontato l'argomento in maniera superficiale e allarmistica. Legittimo criticare, peccato che quando si passa dai giudizi di valore al merito delle obiezioni siano proprio quest'ultime a colpire negativamente per pregiudizio e superficialità. Alcuni esempi di queste illuminate reprimende: l'"esperto" Ernesto Assante accusa la Gabanelli e la curatrice del servizio Stefania Rimini di non aver parlato delle opportunità che Internet fornisce di una comunicazione e informazione più libera. In realtà proprio all'esordio della puntata le potenzialità della Rete vengono evidenziate citando esempi positivi di condivisione gratuita e dal basso delle conoscenze come Wikipedia e Liber Liber, ma poi si sottolinea anche la necessità di analizzare i rischi che il web può presentare. Approfondire queste problematiche reali secondo Assante è " volontà di mettere tutto in cattiva luce, compreso YouTube" ( perchè Youtube ha il dono dell'infallibilità?). Molto meglio continuare a minimizzare, tacere: Il sommo sacerdote del web Assante avrebbe preferito una versione di Report cerchiobottista in cui, come i talk show tv , all'opinione critica deve far seguito per par condicio quella più rassicurante? E' singolare osservare come il perbenismo dei talk show tv che i guru della Rete giustamente aborrono, diventa auspicabile non appena è il loro orticello a divenire oggetto di indiscreta attenzione.
Secondo Anna Masera su La Stampa si sarebbe trattato della classica inchiesta allarmistica che però non dice come liberarsi dei pericoli. Obiezione all'obiezione: a parte che la Gabanelli suggerisce alcuni accorgimenti ( usare password diverse per differenti account e scegliere combinazioni alfanumeriche complesse) il miglior modo per liberarsi e difendersi dai rischi è conoscerli , non sottacerli.
Un'altra pregnante osservazione viene da Matteo Bordone sulla rivista del settore Wired: a suo dire le insidie esposte da Report sono ben note ai giovani e l'unica cosa che viene fatta è "mettere genericamente in guardia il pubblico" infilando "una serie di sciocchezze e banalità". Forse Bordone era distratto quando veniva intervistata l'avvocato esperta di crimini informatici Marisa Marraffino che citava numerosi casi di condanne per diffamazione via internet, in particolare un quindicenne sanzionato con una multa di 15 mila euro per aver parlato male della sua ex ragazza con un commento su Facebook. O forse per lui affrontare una causa civile o penale è una banalità.
In definitiva non è un caso che le osservazioni più piccate siano giunte proprio dai guru del Web che con un atteggiamento tra l'omertoso e lo snobistico, hanno per lo più scelto la strada di demonizzare chi faceva informazione sui lati più oscuri del cyberspazio trascurando nel merito i fatti esposti, evidentemente perché si aveva ben poco di sostanzioso da rilevare. Le truffe informatiche, l'utilizzo disinvolto dei dati personali da parte di alcuni colossi del settore sono una realtà : con buona pace delle scomuniche dei sacerdoti del 2.0, la Gabanelli invitando a un uso responsabile e prudente dei social network, ha avvicinato il grande pubblico alla scoperta delle grandi potenzialità e opportunità che offre quotidianamente Internet.
Avere paura della verità scomoda scoperchiata da Report non serve a chi considera il web uno strumento per essere più liberi, serve a chi vuole autoproclamarsi nume tutelare di una casta riservata a pochi eletti smanettoni.
Censura e Vulgata su Wikipedia: vietato parlare di guerra civile italiana
Emanuele Mastrangelo, redattore del sito "Storia in Rete" lancia gravi accuse di censura nei confronti di Wikipedia. Mastrangelo denuncia di essere stato bannato come redattore dagli amministratori dell'enciclopedia più famosa di Internet per aver tentato di dare risalto all'interpretazione della lotta di Liberazione in Italia come "guerra civile". Va ricordato che si tratta di un filone storiografico che presenta autorevoli sostenitori come ad esempio De Felice e Carlo Pavone. La versione dei gestori di Wikipedia Italia, ricavabile dalla pagina dedicata al "processo" è che Mastrangelo sarebbe stato bannato per aver riportato scorrettamente le fonti. In realtà se si legge la voce "Resistenza italiana" su Wikipedia si nota che qualsiasi riferimento all'interpretazione storica della guerra civile italiana del 43-45 è assente, registrandosi solo una posizione critica in una nota. Nè vi è presente un lemma appositamente dedicato.
In poche parole la posizione di Mastrangelo trova delle conferme: su Wikipedia per ragioni probabilmente ideologiche non si parla di "guerra civile italiana". E chi tenta di proporre l'argomento viene considerato indesiderato e allontanato.
Un episodio grave tenuto conto dell'importanza del sito che compare spesso in cima ai risultati sui motori di ricerca e a cui si rivolgono moltissimi giovani studenti per i loro approfondimenti.
L'idea di Wikipedia come enciclopedia in cui è possibile liberamente contribuire va difesa nella sua validità, ma perchè rimanga fedele alla sua missione occorre liberarla delle persone che ne sfruttano la popolarità per proporre una visione ideologizzata della storia e censorea dei punti di vista non allineati alla Vulgata.
La sconfitta di Berlusconi sulle intercettazioni. Ma per i blogger resta il bavaglio
L'emendamento governativo al ddl sulle intercettazioni elimina alcune tra le restrizioni più contrastate da magistratura e stampa. Verrà esteso a 15 giorni il periodo di proroga per ulteriori intercettazioni; è stato inoltre eliminato il divieto totale alla loro pubblicazione durante l'indagine preliminare. Potranno essere diffusi i contenuti dei testi connessi alle indagini dopo valutazione fatta in udienza dal gip. Resta però il carcere per le registrazione modello d'Addario, considerate fraudolente dal progetto di legge.
Si tratta di una vittoria politica di Fini e del suo gruppo all'interno del PDL. Berlusconi messo all'angolo dalla opposizione a oltranza di giudici e giornalisti ha dovuto cedere, non senza nascondere il proprio disappunto. In questa lotta tra poteri forti, i pesci piccoli non ne hanno ricavato beneficio: rimane infatti l'obbligo di pubblicare le rettifiche per il blogger entro 48 ore. Per noi formichine, soverchiato dall'arroganza dei giganti della censura il bavaglio rimane.
La condanna di Google per violazione della privacy: i limiti della libertà sul web ( e non solo)
Si grida al rischio censura sulla Rete dopo la sentenza del tribunale di Milano che ha condannato per violazione della privacy tre dirigenti del colosso americano Google per non aver impedito la diffusione su Youtube di un video che riprendeva le violenze subite da un minore autistico da parte di compagni di scuola.
Ritengo assolutamente fuori luogo lo stracciarsi le vesti senza aver prima letto le motivazioni della sentenza ( che non sono state ancora depositate). E' opportuno ricordare che il video è stato pubblicato su Youtube nel settembre 2006 e rimosso dopo un mese ( non subito come afferma erroneamente Alessandro Plateroti sul Sole 24 ore) . Se risulterà che il giudice sarà riuscito a dimostrare che Google poteva era a conoscenza dell'esistenza di quel video e non lha eliminato dal suo servizio di hosting per superficiale trascuratezza allora la sentenza sarà ineccepibile. Perchè i condannati hanno violato una norma penale e nessuna libertà, nemmeno quella di opinione è assoluta; essa trova un suo limite nella tutela dei diritti degli altri, sopratutto in casi come questi in cui le vittime sono soggetti deboli e indifesi.
La ricetta illiberale di Maroni contro la violenza politica: mettere il bavaglio al web e alla piazza
Alcuni settori del centro destra sembrano voler strumentalizzare l'aggressione subita a Berlusconi per ridurre la libertà d'espressione in questo Paese. Ecco il ministro dell'interno Maroni annunciare un prossimo decreto che permetterà l'oscuramento dei siti web che incitano alla violenza e che estenderà anche alle manifestazioni di piazza le norme vigenti per gli stadi di calcio. Il leader dell'UDC Casini ha giustamente rilevato come non serva l'introduzione di leggi illiberali; è sufficiente applicare quelle che già ci sono e che chiariscono inequivocabilmente il discrimine tra la critica dura e l'apologia e l'istigazione alla violenza, sancendo quest'ultima come reato
L'ultimo pensiero va alla pericolosità del titolo di oggi de "Il Giornale: " ERA TUTTO ORGANIZZATO Altro che gesto isolato di un folle". Qui si sta andando fuori di melone. Bisognerebbe tornare a riflettere sul peso delle parole che si usano
In Germania si progetta la tassa su Internet. L'ultima idea per eliminare la libertà del web
L'ultimo attentato alla libertà del web viene dalla Germania dove 16 governatori di Lander si stanno accordando con il governo della Merkel per inserire un canone per la connessione a Internet sul modello di quello già esistente per radio e televisione. Le giustificazioni con cui si cerca di far digerire all'opinione pubblica il provvedimento draconiano sono varie e tutte patetiche: si va dalla necessità di risarcire gli editori dai danni economici causati provocati dalla circolazione nella Rete di musica, video e immagini in violazione dei diritti d'autore al reperimento di fondi per finanziare lo sviluppo della banda larga. Una tassa del genere appare invece l'ultimo escamotage per rendere più controllabile dall'alto il web; invece di ridurlo, essa aumenta il digital divide rendendo Intenrnet un bene di lusso ( se già non lo fosse ora) che si potranno permettere solo i ricchi, mentre il web dovrebbe essere portato al rango di un bene diffuso e da diffondere perchè capace di aumentare la disponibilità di informazione per il grande pubblico, facilitare il lavoro e i rapporti con la pubblica amministrazione. Per ora una simile proposta non circola ancora in Italia, ma c'è da giurare che è solo questine di tempo visto l'innato illiberalismo che permea la nostra classe politica. Occorre che il popolo di Internet si mantenga vigile dunque
Spatuzza e il No-B Day : la strana alleanza contro Berlusconi
L'attesa messianica delle clamorose rivelazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza è andata delusa: il tutto si è ridotto a una dichiarazione riportata dal boss Graviano che nel 94 gli avrebbe confidato che "quello di canale 5 ( Silvio Berlusconi) "tramite un altro nostro paesano" ( Marcello dell'Utri) aveva messo l'intero Paese in mano alla mafia. Spatuzza sinora non è stato in grado di fornire alcun riscontro a questa sua verità. Ciò però è sufficiente ai magistrati inquirenti per consideralo collaboratore prezioso e al comunista Ferrero per invocare le dimissioni del presidente del Consiglio : "la manifestazione di domani del No Berlusconi Day che proprio le dimissioni di Berlusconi chiede dovrebbe - secondo Ferrero- diventare la richiesta di ogni persona e cittadino di buon senso" E difatti oltre alle dimissioni del Premier l'altro slogan lanciato dalla manifestazione nata e promossa su Internet è " Berlusconi, fatti processare!!". Da qui il forte legame tra Spatuzza, mafioso autore di decine diefferati omicidi e il No B Day: quello dell'antiberlusconismo e dell'uso politico della giustizia per fare fuori l'avversario politico. I manifestanti sono alla ricerca di un Italia alternativa a quella del Cavaliere, ma in realtà cadono negli errori che la sinistra ha fatto in questi ultimi quindici anni e che alimentando la diffidenza del cittadino neutrale hanno finito per ottenere l'effetto opposto di consegnare il Paese a Berlusconi. Nel No-B Day sopravvive la vecchia tentazione di sovvertire tramite i giudici il verdetto delle elezioni democratiche. "Meno male che Spatuzza c'è" scandiva un manifestante: e il pentito Spatuzza idealmente sta in testa al corteo.
A Internet il Nobel per la Pace? Se la tecnologia è più importante delle persone....
La proposta lanciata dalla rivista Wired Italia di dare il premio Nobel per la pace per il 2010 a Internet sembra figlia di un entusiasmo tecnologico abbastanza ingenuo e dunque mi convince assai poco. Internet è un mezzo di comunicazione e come tale può avere riflessi positivi o negativi a seconda dell'uso che ne viene fatto. Sicuramente favorisce l'avvicinamento di persone e culture, ma può anche servire da tramite per la diffusione di ideologie di morte. In questo senso va ricordato il gran proliferare di siti che sostengono ideologie antisemite o razziste e l'utilizzo che della Rete fanno i terroristi per mantenersi in contatto e fare propaganda alla propria attività. Siamo dunque di fronte a un post positivismo in cui Internet svolge quella funzione di promotore di un idea di inarrestabile progresso che già a suo tempo venne attribuita alla scienza. Ma enfatizzare il ruolo del mezzo di comunicazione a tal punto da proporre l'assegnazione del Nobel, non rischia di mettere in secondo piano i messaggi che vi vengono veicolati e di togliere responsabilità alle persone che ne fanno uso?
I decerebrati del gruppo Facebook "Uccidiamo Berlusconi", alleati dei fautori della censura su Internet
"Uccidiamo Berlusconi" è il nome del gruppo presente sul Facebook composto da dodicimila cretini che si sono ritrovati sul celebre social network uniti dal comune desiderio voler vedere il Papi dalla faccia della terra. Si tratta di una folla capace di riempire una curva di uno stadio di calcio: se è vero dunque che per la stragrande maggioranza di loro la violenza rimarrà confinato solamente a livello di una intenzione espressa tramite tastiera del PC, tuttavia non è possibile escludere che tra quelle dodicimila teste dotate di scarsa materia grigia ci sia qualcuna che invece possa prendere sul serio l'invito. L'inchiesta aperta dalla magistratura appare quindi doverosa.
Si può essere critici verso Berlusconi ( come il sottoscritto) senza però arrivare all'incitazione delle violenza. Ovviamente poi ci sono quelli di Repubblica che a firma di Vittorio Zambardino sostengono che le minacce non sono una minaccia per il presidente. Ora le questioni sono due: o Zambardino conosce i profili di tutti gli iscritti a quel gruppo , e allora farebbe meglio a condividere le sue conoscenze con l'autorità giudiziaria, oppure (ed è la cosa più probabile) parla a vanvera seguendo la linea antiberlusconiana a priori, imposta dall'editore.
La demenziale iniziativa del gruppo "Uccidiamo Berlusconi" ha inoltre l'aggravante di dare nuovo fiato a coloro che in entrambi gli schieramenti politici vorrebbero mettere la museruola alla libertà della rete. Si mettano il cuore in pace però i censori della Rete: per contrastare queste degenerazioni è sufficiente far applicare le sanzioni civili e penali già previste dalla legge.
Yoani Sanchez, la blogger di Generazione Y che racconta la vita quotidiana nella Cuba di Castro

Yoani Sanchez è una blogger cubana che nel suo blog Generation Y descrive la vita quotidiana nell'isola dei fratelli Castro. Yoani Sanchez non è una opinionista politica. E' sopratutto una straordinaria narratrice dei piccoli episodi di tutti i giorni della vita della Cuba castrista. Ciò nonostante è osteggiata dal governo che non gli permette di avere una sua connessione Internet ( a Cuba bisogna fare domanda allo Stato per averla) e dunque scrive le pagine del suo blog dalle connessioni negli albergi o comunque in semiclandestinità. La Sanchez ben difficilmente può recarsi all'estero per presenziare ai premi che gli vengono assegnati: recentemente gli è stato rifiutato il premesso di uscita per ritirare un premo giornalistico alla Columbia University. Yoani ha detto di sentirsi come una bambina che deve chiedere il permesso al papà per uscire di casa
Le pay per news di Rupert Murdoch: sfida alla libertà informativa su Internet?
Il magnate australiano Rupert Murdoch ha annunciato che a novembre il sito del Sunday Times sarà a pagamento e che entro giugno 2010 tutti i contenuti delle testate web del suo gruppo News Corporation saranno accessibili solo agli utenti che pagheranno. Ci si interroga se una simile offensiva lanciata da un colosso mondiale dei media possa mettere in discussione il principio della libera fruizione dei contenuti su Internet, creando una cesura economica tra chi ha le disponibilità per permettersi un informazione di qualità e chi dovrà invece accontentarsi di un servizio scadente e con linee editoriale faziose, tendenti più alla propaganda che alla vera informazione. C'è da dire che i precedenti tentativi di fornire info a pagamento si sono rivelati un fallimento, ma è evidente che i siti web di informazione fanno sempre più fatica a reperire le risorse necessarie a sopravvivere dunque l'idea delle pay-per-news torna a prendere piede.
Si tratta di un banco di prova anche per valutare la capacità della Rete di costruire una rete informativa dal basso diffusa e credibile, di cui il citizen journalism è stato l'anteprima.
La condanna di Pirate bay e l'inarrestabile filosofia della libera diffusione della cultura.
Il tribunale di Stoccolma condanna i quattro responsabili di Pirate Bay, uno dei più famosi siti di scambio di file tramite peer to peer, a un anno di reclusione ea un risarcimento di 30 milioni di corone alle major dalla Sony alla Warner Bros, che si eranono dichiarate danneggiate dai download fatti attraverso il sito in violazione del copyright. I curatori di Pirate bay avevano inutilmente respinto ogni addebito poiché essi non avevano la proprietà materiale dei file scambiati. L'accusa ha controbattuto con la tesi ( rivelatasi vincente nel processo) secondo cui la colpa risedeva nell'aver messo a disposizione il mezzo con la consapevolezza che esso sarebbe stato usato da terze persone per fare file sharing illegalmente.
La sentenza a rigor di diritto è inattaccabile: la proprietà intellettuale è giusto che venga tutelata. Tuttavia è criticabile che le multinazionali della musica abbiano ancora una volta scelto la strada della repressione di un fenomeno mostrando di non comprenderne le matrici culturali. Lo scambio di file tramite peer to peer non è solo uno strumento attraverso cui combattere i prezzi troppo alti di video e musica ( e su questo si continua a non fare un adeguato esame di coscienza) ma anche una filosofia volta a promuovere l'allargamento delle conoscenze e delle culture a un pubblico il più vasto possibile e una fruizione più consapevole dando all'utente possibilità scelta attraverso uno scambio non più verticalmente gestito dall'alto, ma in un rapporto alla pari (peer to peer appunto) tra chi fruisce e chi mette a disposizione la conoscenza. Questa filosofia di condivisione orizzontale è sempre esistita, ma lo sviluppo delle tecnologia della comunicazione ne ha allargato però gli orizzonti in maniera irreversibile e non più controllabile. Se le multinazionali sceglieranno di tutelarsi con la repressione e non modificando il loro stile di business saranno destinate a essere spazzate via da questo tsunami di libertà
Facebook sotto attacco di hacker alla ricerca di dati personali
La sicurezza di Facebook è a rischio. Nell'ultima settimana il celebre social network ha subito parecchi attacchi da parte di hacker in cerca di dati sensibili degli utenti. Il mezzo è quello di sfruttare i contatti acquisiti tramite le amicizie fatte nel circuito per rubare i dati degli iscritti. Un altro sistema è quello di creare un applicazione da immettere in Facebook che contenga codici maligni. Lo sprovveduto utente che la utilizzi rischia di essere alla mercé del pirata informatico. E' da un po' di tempo che si parla delle vulnerabilità di Facebook. Un occasione utile per ricordare che anche nel modo virtuale come bisogna utilizzare le stesse norme di condotta prudenziale valide per la vita reale: in primis non dare troppa confidenza agli sconosciuti
Il V-day: a braccetto potenza di Internet e demagogia
il successo popolare v-day deve far riflettere chi si occupa di politica sulla potenza della rete. L'evento organizzato da Beppe Grillo è partito dal suo blog ed è stato promosso quasi esclusivamente su Internet tra l'indifferenza per non dire l'ostracismo degli altri sistemi mediatici. Emerge una volglia di partecipazione del'opinione pubblica che si lega a una crecente irritazione verso le forme più tradizionali di conduzione e gestione della politica. Sui contenuti proposti và registrata una alternanza tra questioni condivisibili, come quella del parlamento pulito off limits per chi ha subito una sentenza di condanna penale e proposte demagogiche come quella di un limite di due mandati per i parlamentari. Non si capisce perchè chi ha dimostrato competenza nella sua attività politica sul campo non possa più tutelare l'interesse generale proprio quando l'acquisita esperienza gli renderebbe più facile muoversi con profitto nel funzionamento delle isituzioni. E poi si presevera nel diffondere la menzogna della legge Biagi come origine del precariato: abbiamo già dimostrato in un precedente post l'insussistenza di questa accusa per cui rimandiamodirettamente ad esso. Il rischio di una deriva populistica esiste: ma se i politici di professione fanno ridere loro malgrado(o piangere a seconda dei punti vista) non deve sorprendere che la scena possa venire occupata da un comico.












