Le elezioni di midterm che hanno consegnato ai repubblicani la maggioranza in entrambi i rami del Congresso, rappresentano un atto di sfiducia del popolo americano nei confronti della politica di Obama che probabilmente va al di là degli stessi demeriti del presidente ma che lo costringerà a soluzioni di compromesso nell'ultima fase del suo mandato. Ad esempio è verosimile che verrà accantonata la riforma fiscale con cui Obama cercava di produrre un effetto redistributivo delle ricchezze a favore delle classi sociali svantaggiate. I repubblicani dal canto loro dovranno agire mostrando il loro volto responsabile e rassicurante in vista delle elezioni presidenziali del 2016: un segnale in questo senso viene già dal profilo complessivo degli eletti del Grand old party in cui risulta fortemente ridimensionata la componente più estremista del Tea Party.
I democratici sono stati penalizzati per le incertezze mostrate dal presidente nella gestione delle crisi globali ( dalla Libia, alla Siria e l'Iraq, ). Ma è sopratutto l'economia al centro dei pensieri degli americani e nonostante il PIL Usa registri un tasso di crescita elevato ( + 3.5% nel terzo trimestre), tale aumento di ricchezza non riesce a tradursi in un miglioramento del benessere dell'americano medio: il tasso disoccupazione sceso al 5,8% non deve ingannare perchè la maggior parte dei posti di lavoro creati sono precari, dequalificati e malpagati e meno della metà degli adulti ha un lavoro a tempo pieno. Molto significativo è il dato del tasso di partecipazione della forza lavoro sotto al 63%, al minimo degli ultimi trent'anni a indicare che oltre un terzo dei potenziali lavoratori è oramai scoraggiato e non cerca nemmeno più un'occupazione.
La politica espansiva monetaria attuata dalla Federal Rserve con il quantitative easing ha messo in circolo più denaro che però è andato a ingrossare le file del grande capitalismo, con effetti marginali sulla produttività reale e sul lavoro. Una controindicazione di cui dovrebbe tenere conto anche l'Europa nel suo tentativo di uscire dalla crisi
Stati Uniti: il lavoro all'origine del tracollo democratico nelle elezioni di midterm
Obama contro l'Isis, pensando alle elezioni di mid-term
Rivolgendosi alla nazione per presentare la campagna volta ad annientare l'Isis, Obama ha tenuto a evidenziare le differenze con le operazioni militari del suo predecessore. Al contrario di Bush, Obama cercherà di coinvolgere il maggior numero di Stati in una coalizione internazionale ( a partire dall'Arabia saudita), e verrà fatto un marginale utilizzo di truppe di terra , impiegate esclusivamente in attività di supporto, senza alcun diretto coinvolgimento in azioni belliche.
Rassicurare gli americani e distanziarsi politicamente dai repubblicani: una strategia che guarda anche alle prossime elezioni di mid-term
Ha poi sottolineato la necessità di rinforzare i ribelli moderati che combattono in Siria. Ma non è chiaro come ci riuscirà concretamente visto che queste forze sono state marginalizzate proprio dagli estremisti.
C'è poi il nodo dei rapporti con il presidente siriano Assad: Obama ha ribadito che non ci si può fidare di lui nella lotta al terrorismo ma combattere l'Isis significa indirettamente dare un aiuto al presidente siriano. Nel sottolineare come Assad abbia perso legittimità presso il suo popolo, questa volta non ha però invocato la sua estromissione dal potere. Dietro questa prudenza c'è l'auspicio di un accordo politico con i ribelli, per far fronte comune contro l'Isis?
Le conseguenze dell'omicidio dell'ambasciatore Usa in Libia. A rischio Obama e la sua politica estera
L'attentato al consolato americano di Bengasi costato la vita all'ambasciatore in Libia John Christopher Stevens mette in difficoltà Obama: si tratta di un colpo alla sua politica di distensione con i paesi islamici e all'autorevolezza della sua figura di comandante in capo degli Stati Uniti. Il presidente di fatto non è stato in grado di difendere l'incolumità di suoi connazionali che risiedevano in una porzione di territorio americano e questo lo pone in difficoltà di fronte ai prevedibili attacchi repubblicani in vista delle prossime elezioni presidenziali.
Con ciò non intendo minimamente avallare le fantasie complottiste che circolano sul web : la gestione politica del dopo Gheddafi ha permesso che zone chiavi della Libia fossero sempre di più soggette all'influenza di gruppi fondamentalisti, forse legati anche ad al-Qaeda, che hanno organizzato e sobillato la rivolta antiamericana di Bengasi
Di fronte a tale scenario c'è la tentazione di attribuire le responsabilità dell'attacco a un film che dipinge il profeta dell'islam Maometto come un pedofilo donnaiolo, di cui circolano stralci su Internet.
E' evidente che quel video di infima qualità è stato solo un pretesto per scatenare le violenze tanto più che Stevens veniva riconosciuto come un propugnatore del dialogo e del rispetto tra le diverse culture e religioni.
Per difenderci dal terrorismo senza cadere nell'isteria dobbiamo distinguere chi nell'islam propugna odio e violenza da chi cerca il dialogo. Occorre essere inflessibili con i primi, aperti e amichevoli con i secondi. Al contrario mostrare condiscendenza verso chi diffonde fanatismo e intolleranza non aiuta l'Occidente a preservare la sua libertà e rischia di fare il gioco di chi ha interesse a trasformare la primavera araba nell'inverno dell'integralismo religioso.
Il rischio default e l'accordo sul tetto del debito ( debt ceiling) negli Stati Uniti: origine e conseguenze.
Negli Stati Uniti il Tesoro può emettere obbligazioni entro un certo tetto di debito del bilancio dello Stato,stabilito dal Congresso. Questa procedura del "tetto del debito"è stata introdotta nel 1917, durante la prima guerra mondiale; in precedenza era addirittura più severa perché il Tesoro per ogni singola emissione doveva ricevere un apposita autorizzazione dal Congresso. Il tetto del debito fissato in 14300 miliardi di dollari è stato superato nel 2011, quindi il Tesoro non aveva più potere di emettere titoli di debito: occorreva che il Congresso rialzasse il tetto del debito, altrimenti, senza più il finazniamento proveniente dai titoli di Stato ci sarebbe stato il default ovverosia l'incapacità da parte dell'amministrazione USA nel far fronte alle proprie spese.
Poichè la Camera è a maggioranza repubblicana, il presidente americano ha dovuto trovare un compromesso affinchè il Congresso autorizzasse l'innalzamento del debito. Nell'accordo bipartisan è previsto un immediato innalzamento del tetto del debito per 900 miliardi dietro garanzia di un corrispondente taglio della spesa; una seconda tranche di debito potrà essere prevista seguendo il seguente schema: una commissione paritetica Camera-Senato dovrà predisporre entro il giorno del Ringraziamento un ulteriore piano di tagli per 1500 miliardi di dollari. Se il Congresso lo approverà, il Tesoro potrà diporre di un altro rialzo del tetto del debito di parti importo. In caso contrario il debt ceiling aumenterà di 1200 miiardi di euro e verrà predispoto un corrispondente taglio della spesa proveniente per metà dal budget militare.
Obama è riuscito ad avere il default, salvando la sua riforma sanitaria, ma si è dovuto piegare alle richieste repubblicane ( in particolare del Tea Party) di non innalzare le tasse ai redditi più alti. Ma non è sicuro che l'accordo sia sufficiente a evitare il downgrade del debito pubblico americano da parte delle agenzie di rating che chiedevano un taglio delle spese di 4000 miliardi di dollari più alto da quello garantito da Obama ( 2400 miliardi).
Tra Bin Laden e Libia: confronto tra Stati Uniti e Italia sulla politica estera
Negli Stati Uniti il presidente che ha ordinato l'uccisione del mandante del più grave attentato terroristico di quel Paese riconosce cavallerescamente i meriti del predecessore di diverso schieramento e viene accolto con onori bipartisan dal Congresso.
In Italia nella gestione delle relazioni con il vicino di casa libico si passa dalla politica del baciamano a una mozione approvata dal parlamento in cui si stabiliscono i bombardamenti a scadenza e a costo zero. Le opposizioni rispondono in ordine sparso con tre mozioni separate.
Negli Stati Uniti la politica estera è una cosa seria, rappresenta i superiori interessi della nazione e per questo vola più in alto degli schieramenti. In Italia la politica estera è un teatrino, fatta da chi come la Lega vorrebbe la secessione del Paese e si pulirebbe il culo sulla bandiera, sacrificata ai bizantinismi e agli interessi di piccolo cabotaggio dei vari partiti e partitini. basta e avanza per capire la differenza di rispetto che i due Paesi hanno in ambito internazionale.
Lameduck Obama si rilancia con il trattato Start e la legge sui diritti gay nell'esercito
Obama rialza la testa dopo la sconfitta elettorale delle elezioni di mid term. Dopo aver sposato la linea repubblicana sugli sgravi fiscali , il presidente prima firma la revoca della legge che proibiva ai gay dichiarati di prestare servizio militare ( il don't ask don't tell approvato da Clinton) ; quindi ottiene la ratifica dal Senato del trattato Start sulla non proliferazione nucleare. Decisiva la pressione esercitata dal segretario alla difesa Gates e dal capo di Stato maggiore congiunto Mike Mullen
Un colpo di coda prima del nuovo assetto del Congresso che da gennaio vedrà i democratici minoranza alla Camera dei rappresentanti. Questi successi personali non eliminano d'incanto i problemi sopratutto in campo economico ma forse consentiranno "all'anatra zoppa" Obama di affrontare la seconda fase del suo mandato con più slancio
I repubblicani minacciano di non ratificare il trattato START
Brutta tegola per Obama: i repubblicani minacciano di non dare l'appoggio alla ratifica del nuovo trattato Start se non riceveranno assicurazioni su investimenti a favore dell'arsenale atomico esistente.
La nuova versione dello Start prevede per Russia e USA un limite 1.550 tra testate e bombe nucleari.
Per la ratifica sono necessari i 2/3 dei voti del Senato ( 67 senatori)
Con il rinnovo del Congresso i democratici vedranno ridotta la loro maggiorannza da 59 a 51 senatori.
Per Obama, è il primo passo da anatra zoppa
Le elezioni di Mid Term lanciano il Tea Party e bocciano Obama. Bilancio in chiaroscuro di due anni alla Casa Bianca
In America lo chiamano "anatra zoppa" ( lame duck): è il presidente che non dispone di una maggioranza al Congresso. Se le elezioni di mid term non hanno gambizzato "politicamente" Obama di certo lo rendono claudicante per il resto del mandato. I democratici perdono nettamente la maggioranza alla Camera e mantengono un risicato vantaggio al Senato. Il partito del no dei repubblicani ha vinto grazie alle pulsioni populistiche del Tea party.
D'altronde a metà mandato Obama non poteva offrire risultati esaltanti al suo elettorato. La politica economica affidata ai vari Robert Rubin, Larry Summers
e al segretario del tesoro Geihtner, uomuni che erano già nello staff di Clinton caratterizzato dall'aver dato il via allo sfrenato liberismo finanziario che ha poi portato al disastro economico. Era davvero arduo pensare che queste persone potessero essere in grado di stimolare la crescita: e difatti Obama in questi due anni si è trascinato nell'incertezza sull'uso delle risorse pubbliche per salvare le banche oppure per finanziare la produzione e e l'industria.
La riforma sanitaria consentirà a 30 milioni di americani di avere l'assicurazione garantita, ma non ha raggiunto l'obiettivo dichiarato dell'opzione pubblica e i suoi elevati costi restano indigesti a un opinione pubblica scossa dalla crisi.
La green Economy era uno dei cavalli di battaglia del programma obamiano. Il Presidente su questo punto si è però mosso in maniera contradditoria , ad esempio con l'autorizzazione della trivellazioni petrolifere off-shore poche settimane prima del disastro ambientale del Golfo del Messico.
Infine come comandante in capo ha dovuto fronteggiare i malumori dei vertici militari, culminati con l'allontanamento di McCrystal, per una strategia afghana da molti ritenuta inadeguata.
Ora Obama dovrà contrattare il suo programma con un Congresso per molti punti ostile. Ma il suo interlocutore non sarà, come per Clinton, il classico partito repubblicano, con cui vi potevano essere margini di manovra per intavolare un compromesso. Gli uomini emergenti nell'elefante repubblicano sono Rand Paul e Marco Rubio che devono il loro successo alla capacità di cavalcare il malcontento popolare, con slogan che incitano a basse tasse e a un governo debole. E che non hanno alcuna intenzione di collaborare con Obama. Gli Stati Uniti dovranno affrontare i prossimi due anni e cercare di risollevarsi dalla crisi con la prospettiva non certo esaltante di un presidente debole e un Congresso diviso.
Obama ha portato il debito pubblico americano in due anni dal 70% a sfiorare il 100% del PIL con deficit annui a doppia cifra percentuale. Alla Casa Bianca già si preannuncia il Change per il 2012?
Con l'accordo tra Al Maliqi e al Sadr l'Iraq si avvicina a Teheran
Secondo il giornale britannico Guardian ci sarebbe l'Iran dietro l'accordo che garantirebbe al primo ministro uscente Nuri Al Maliqi l'appoggio per un secondo mandato da parte del leader sciita Moqtada al Sadr. Secondo indiscrezioni ai sadristi potrebbe essere affidato addirittura uno dei ministeri chiave, (Interni o sicurezza) .
L'intesa, raggiunta con il coinvolgimento di Siria ed Hezbollah libanesi, trova conferma nella recente visita di Al Maliqi a Teheran. Una trattativa partita non casualmente solo dopo che gli americani se ne sono andati dall'Iraq.
Non è detto comunque che anche in questo modo al Maliqi possa raggiungere la maggioranza di 163 seggi nel Parlamento necessaria per il ostegno al governo. Ma se ciò dovesse avvenire si tratterebbe di un acclarato fallimento degli obiettivi geostrategici occidentali: non solo il governo al Maliqi si sta caratterizzando per un certo autoritarismo ( mentre l'obiettivo sbandierato dagli americani era quello di esportare la democrazia), ma l'accordo con Al Sadr non corripsonde ai desiderata di Washington che sostengono un intesa con il moderato Iyad Allawi. Paradossalemtne l'impegno militare statunitense rischia avere come epilogo la trasformazione dell'Iraq in un protettorato degli ayatollah iraniani
Gli Americani non amano più Obama? E Bob Woodward stronca il presidente
Secondo il Transatlantic trend il 78% degli europei approva la politica di Obama. Ma in patria le cose vanno male: molti sondaggi danno la popolarità del presidente in caduta. Meno della metà degli americano hanno ancora fiducia in lui
Un sintomo di questo malessere lo danno alcuni membri del suo staff che abbandonano la barche che sembra affondare: Peter Orszag, il direttore dell'ufficio budget, Christina Romer, capo dei consiglieri economici,. Larry Summers, assistente del ministro del tesoro Geithner e uno degli artefici della politica economica del governo. E per ultimo il supervisore del piano salva-banche, Herbert Allison lascerà il suo incarico
Bob Woodward, il giornalista del Watergate, nel suo ultimo libro "Obama's War" racconta i dissidi all'interno dell'amministrazione Usa in cui domina l'anarchia e delinea un ritratto di un presidente titubante e incapace di comandare
Per la crescita Obama punta sui lavori pubblici. L'Europa assiste immobile
Per affrontare la crisi economica Obama ha annunciato un piano di lavori pubblici per 50 miliardi di investimenti in sei anni e sgravi fiscali alle imprese che permettano loro di scaricare dalle tasse tutti gli investimenti in impianti ed attrezzature previsti nel 2011. Le reazioni degli economisti americani sono contrastanti. Tra i favorevoli c'è il premio Nobel per l'economia Krugman che da da tempo invita il presidente a seguire l'esempio di Franklin Delano Roosevelt e che vorrebbe che l'intervento dela spesa pubblica fosse ancora più deciso. Di certo in America assistiamo a una ripresa del modello keynesiano. Personalmente penso che sia sempre meglio dell'atteggiamento immobile dell'unione Europea e di molti suoi stati membri, preoccupati più della stabilità di bilancio che di dare nuovo impulso alla crescita.
I coloni israeliani si frappongono a una pace tra Abu Mazen e Netanyahu
Mancano pochi giorni all'incontro tra Obama, Netanyahu e Abu Mazen per cercare di riaprire i negoziati per la pace tra Israele e Palestina ed è già evidente come l'impresa di arrivare a una soluzione si presenti davvero in salita. La questione degli insediamenti si presenta come cruciale e Abu Mazen mette le mani avanti, violando implicitamente l'agreeement di non dettare precondizioni al negoziato. Con riferimento alla imminente fine della moratoria di dieci mesi per la costruzione di nuovi insediamenti il presidente palestinese dice: "Se Israele decide di mantenere la colonizzazione in Cisgiordania e a Gerusalemme Est la responsabilità del fallimento dei negoziati sarà esclusivamente sua.". Se Netanyahu non rinnoverà la moratoria i colloqui potranno dirsi falliti ancor prima di cominciare.
Come McChrystal, Petraeus critica la strategia di Obama sul ritiro in Afghanistan
In un'intervista alla NBC il comandante delle forze alleate USA-NATO in Afghanistan, generale Petraeus, si è dichiarato contrario a un ritiro delle truppe dal paese asiatico in tempi rapidi e su larga scala. Petraeus ha anche detto che proverà a convincere Obama delle necessità di posticipare la data del ritiro. Si ripropone sia pure con toni decisamente più equilibrati, uno dei motivi di contrasto strategico che il presidente americano aveva già avuto con il predecessore di Petraeus, generale McChrystal e che erano costati a quest'ultimo la rimozione dall'incarico.
La posizione di Petraeus è comprensibile: dal punto di vista militare annunciare con anticipo la data di ritiro indurrà i Talebani a resistere con ancor maggior piglio e invece scoraggerà le popolazioni locali ad appoggiare i soldati Usa nel timore di un possibile ritorno con ritorsioni degli insorgenti islamisti. Un eventualità per nulla remota visto che il compito di garantire la sicurezza dopo l'abbandono del terreno da parte delle forze alleate, dovrebbe toccare all'esercito di Karzai, a tutt'oggi decisamente inadeguata a svolgere da sola tale compito.
Sia McChrystal che Petraeus erano stati scelti da Obama: un'eventuale allontanamento di entrambi potrebbe avere delle gravi ripercussioni sulla sua immagine, già ora tutt'altro che inattaccabile, di valido comandante in capo
La moschea vicino a Ground Zero divide gli Stati Uniti
L'America si divide sull'eventualità che un Centro culturale islamico venga costruito vicino a Ground Zero. A favore si è dichiarato lo stesso Obama. Ma secondo un sondaggio della CNN il 70% degli americani è contrario e critica la presa di posizione del suo presidente.
Molteplici sfaccettature rendono questa vicenda controversa. Anzitutto vi è la necessità di non associar un attentato terroristico efferato come quello contro le torri Gemelle a un'appartenenza religiosa. Nel mondo esistono un miliardo di musulmani e la maggior parte di essi non sono certo sostenitori di Al Qaeda. Inoltre una opposizione di principio costituirebbe una violazione del principio della libertà religiosa e difatti il sindaco di New York ha affermato che sarebbe un triste giorno Per l'America "impedire la la costruzione di una moschea a due isolati dal luogo in cui è stato lanciato un attacco alla libertà".
Peraltro è un fatto che gli attentatori dell'11 settembre fossero integralisti islamici. E le perplessità di una quota consistente dell'opinione pubblica testimoniano che un problema di opportunità politica esiste. Ciò potrebbe indurre a ritenere che un idea partita con il nobile intento di promuovere la tolleranza tra culture diverse potrebbe rivelarsi controproducente.
Nel g 20 di Toronto Obama dice no a più poteri alle banche centrali
Durante il g 20 di Toronto si è deciso che i Paesi membri dovranno dimezzare il loro deficit entro il 2013. Se attuata sarebbe una misura importante. Va però ricordato che spesso ciò che viene deciso non viene effettivamente realizzato dai singoli Stati e che riunioni come il g8 e il g20 sono occasioni in cui i leader politici cercano di lustrare la loro immagine più o meno appannato a scapito dell'assunzione di impegni vincolanti. In questo senso sarebbe stato fondamentale trovare un accordo per restituire alle banche centrali maggiori poteri di controllo sull'attività delle banche, ma a ciò si è opposto Obama e la delegazione americana nonostante le pressioni europee
Disarmo nucleare. Start-2: prove di disgelo tra Usa e Russia
la firma del trattato sul disarmo nucleare start 2 da parte dei presidenti russo e americano ha un importanza sopratutto politica. Lo Start 2 sostituisce il precedente accordo scaduto da alcune settimane. La riduzione degli arsenali sarà modesta: Usa e Russai limitano a 1550 il numero di testate atomiche dei rispettivi arsenali, il 74% rispetto a quanto previsto dallo Start 1. L'accordo è rilevante perché reintroduce il principio verifica bilaterale del rispetto degli accordi, un punto sul quale Bush si era sempre opposto, mentre ora Obama inverte la tendenza. L'accordo favorisce il disgelo tra Usa e Russia anche se Mosca attende un passo indietro di Washington sullo scudo antimissile.
Obama, il petroliere ecologista: si alle perforazioni off-shore in cambio del Piano Verde
Obama da il suo via libera alle perforazioni petrolifere off-shore sulla costa atlantica in una zona che va dalla Virginia in giù fino alla Florida con la parte più a est del Golfo del Messico, ponendo fine a una moratoria esistente da vent'anni. Una politica molto simile a quella fatta da Bush figlio; la strategia del presidente americano è quella di dare queste concessioni per convincere una parte dei senatori democratici e repubblicani indecisi nell'approvare il suo piano di stimolo alle energie ecologicamente compatibili, che senza il sostegno dei repubblicani indipendenti come Liebermann non potrebbe mai passare. Una scommessa politica che ovviamente divide: i governatori repubblicani della Virginia e della Louisiana applaudono, mentre gli esponenti più liberal gridano al tradimento
Obama va anche incontro alle poszioni attualmente maggioritaria nell'opinione pubblica americana. Secondo un recente sondaggio il 63% degli americani sono favorevoli al maggior sfruttamento delle risorse naturali di gas e petrolio per avviarsi verso l'indipendenza energetica.
La riforma sanitaria di Obama : trionfo o suicidio politico?
Obama porta a casa il primo grande successo del suo mandato presidenziale con l'approvazione della riforma sanitaria da parte della Camera dei rappresentanti; il presidente ora ratificherà il testo senza gli ultimi emendamenti; questi ultimi per essere approvati dovranno ripassare al vaglio dal Senato anche se per essi sarà sufficiente la maggioranza semplice dei 51 senatori che dovrebbe essere solo una formalità; il nuovo health care non istituisce un sistema sanitario nazionale sul modello europeo ma costituisce comunque un epocale innovazione rispetto alla tradizionale mentalità americana perché fornisce facilitazioni e sgravi per sottoscrivere una assicurazione privata; riduce i costi delle assicurazioni private; infine le aziende con dipendenti superiori a 50 unità dovranno aiutare gli impiegati ad assicurarsi.
Per raggiungere l'obiettivo ha dovuto vincere le resistenze dei deputati democratici antiabortisti emanando un executive order con cui si stabiliva che l'aborto non sarebbe stato pagato con i soldi pubblici.
I repubblicani promettono battaglia per le elezioni di novembre sul costo della riforma940 miliardi di dollari da coprirsi con tagli al medicare e con ulteriori tasse. Molti americani potrebbero non capire perché il presidente ha scelto di occuparsi di sanità in un momento in cui la priorità è il rilancio dell'economia e la creazione di nuovi posti di lavoro. E il rischio immediato di questa incomprensione per Obama è quello di perdere la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, e ciò lo condannerebbe a vivacchiare per il resto del suo mandato sulla scia di quanto accadde già a Clinton.
Obama sulla graticola dopo il fallito attentato di Detroit
Il fallito attentato del terrorista nigeriano sul volo Amsterdam-Detroit manda su tutte le furie Obamna. Il presidente americano ha parlato genericamente di errori di intelligence ma in molti pensano che egli si riferisse alla CIA che pur avendo ricevuto molti segnali dell'imminenza di un attacco di Al Qaeda si è lasciata cogliere totalmente di sorpresa
Le responsabilità dell'amministrazione Obama sono minime non avendo sostanzialmente avuto il tempo necessario a modificare l'apparato di sicurezza ereditato dal predecessore. Ma non vi èd ubbio che l'episodio avrà conseguenza politiche: il presidentre democratico si trova esposto dall'accusa essere "soft on terrorism". E sono i repubblicani, Dick cheney in testa, a condurre la campagna celo scredita. Gli organizzatori degli attentati prima di trovarsi dello Yemen erano a Gunatanamo fino a due anni fa. E proprio lo Yemen potrebbe essere il bersaglio di prossimi raid dell'aviazione americana contro i campi di addestramento di Al Qaeda
Obama ha il magic number per far approvare dal Senato la riforma sanitaria e superare l'ostruzionismo (filibustering)
Giovedì si terrà nel senato americano un importante voto verso l'approvazione delle riforma sanitaria, uno dei perni del programma di Obama. Se come sembra certo che se il provvedimento raggiungerà con una mozione (cloture) i 60 voti (magic number) favorevoli verrà superato l'ostacolo dell'ostruzionismo (filibustering) che avrebbe potuto prolungare il dibattito ad oltranza rinviando continuamente il momento del voto. Il passo successivo sarà la convocazione di una commissione bicamerale per trovare una versione comune alle proposte di legge approvate dai due rami del Congresso e che differiscono in particolari non di poco contro ( ad esempio la Camera ha approvato la public option, l'assicurazione pubblica mentre sembra destinata a prevalere il testo del Senato che invece la esclude. una volta trovato l'accordo il testo comune verrà ripresentato al Congresso per la definitiva approvazione. Se con la public option verrà meno uno dei pilastri del progetto obamiano di health care rimae in piedi il divieto per l'assicurazione di rifiutare
la copertura qualora uno perda il lavoro e nel caso uno si ammali ( c.d condzioni preeesistenti) e l'obbligo di reinvestire l'80% dei ricavi in programmi di assistenza medica.












