A chi attribuire la paternità degli attentati che a Damasco hanno provocato oltre 40 morti e centinaia di feriti? Sono stati organizzati da Al qaeda come sostiene il governo siriano, oppure commissionati dallo stesso presidente Assad come sostengono gli oppositori? Un'ipotesi quest'ultima tutt'altro che priva di senso vista la spregiudicatezza del regime siriano che da mesi reprime con metodica ferocia le manifestazioni di dissenso ( secondo l'ONU a novembre si era registrati già 3500 morti tra gli oppositori).
Resta la condizione di sempre maggiore isolamento in cui versa Bashar Assad con numerosi Stati della regione mediorientale ( tra tutti Turchia e Giordania) che lo hanno invitato a dimettersi e la Lega Araba che ha votato delle sanzioni e ha inviato degli osservatori proprio questa settimana per verificare la situazione. Le arroganti sicurezze del dittatore siriano stanno venendo meno e non è escluso che possa aver giocato la carta del sanguinoso depistaggio come estremo tentativo di mantenersi ancorato al potere.
Gli attentati di Damasco e l'isolamento diplomatico di Bashar Assad
La morte di Kim Jong-il: i possibili scenari per la Corea del Nord e per i vicini asiatici
Scene di disperazione nella Corea del Nord per la morte del caro leader Kim Jong-il, uno dei dittatori più retrogradi del pianeta. Eppure probabilmente lo schock dei nordcoreani per la perdita della loro guida politica è sincera: si tratta di un popolo indottrinato che non ha conosciuto dalla seconda guerra mondiale altro che la dinastia dei Kim e per di più indebolito da condizioni di vita e sanitarie terribili , aggravatesi dopo la carestia del 1995, e pertanto incapace di qualsiasi indipendente reazione organizzata.
L'erede designato è il figlio terzogenito di Kim Jong-il, Kim Jong-un di cui si sa pochissimo e che si ritiene non abbia nemmeno 30 anni. Data la giovene età sarà probabilmentre eterodiretto dallo zio Jang Song-taek, vice presidente dellla comissione nazionale di difesa, vero centro nodale del sistema nordcoreano, carica considerata per importanza seconda sola a quella del Leader supremo. Proprio all'interno delle forze armate si gioca il destino del Paese con il rischio di rese dei conti e lotte intestine e con la possibilità di rivolte tra i soldati che stanno appena un po meno peggio del resto della popolazione di cui condividono comunque la precarietà nelle condzioni di vita. Visti i bellicosi precedenti, c'è anche la preoccupazione che la instabilità interna porti a azioni di forza verso l'esterno con lancio di missili o altre azioni militari rivolte in particolare ai danni dei vicini sudcoreani e giapponesi con i primi che hanno messo le loro forze armare in stato d'allerta mentre a Tokyo il governo ha tenuto una riunione di emergenza
Infine le possibilità di una svolta riformista che attenui l'isolamento del Paese anche se non possono essere escluse restano assai improbabili, almeno nell'immediato, in virtù delle dinamiche interne a un'elite familiare che mira esclusivamentre al mantenimento del potere.
Asta frequenze tv: il trappolone della Lega al governo Monti e la vendetta contro il Cavaliere
Il governo Monti ha accolto un ordine del giorno dell'Idv e della Lega in cui si impegna "ad annullare l'assegnazione gratuita delle frequenze tv e a sostituirla con asta a titolo oneroso". Si tratta di un'impegno doveroso con cui forse si potrà alleggerire la pressione sul contribuente tartassato. Ma è un'impegno per nulla scontato perché contrasta con gli interessi di Berlusconi che non ha esitato a definire "un'imboscata" l'iniziativa leghista. Il Carroccio con un abile mossa politica cerca di prendere due piccioni con una fava: fare lo sgambetto a Monti e proporsi come interprete del malcontento popolare per la manovra economica "lacrime e sanuge". Il governo Monti per parte sua ha dei vincoli dettati dagli interessi delle maggioranze parlamentari che lo sostengono: se l'asta si facesse davvero, il Cavaliere potrebbe cogliere l'occasione per staccare la spina all'esecutivo ma dovrebbe poi spiegare agli Italiani perchè, in tempi di crisi, l'erario dovrebbe rinunciare a un introito ( una tantum) oscillante tra i 2 e i 16 miliardi per favorire i soliti noti.
Tobin tax: pro e contro della tassa sulle transazioni finanziarie
Si vocifera della possibilità di introdurre nella manovra economica la Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie e lo stesso Mario Monti ha esplicitamente aperto a tale prospettiva. La Tobin tax venne ipotizzata negli anni 70 dall'economista James Tobin ( che è stato professore a Yale proprio di Monti) allo scopo di stabilizzare i mercati, tutelandoli dagli eccessi speculativi. Con tale imposta inoltre l'erario potrebbe raccogliere parecchi miliardi di euro che consentirebbero al governo di alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio e meno abbiente. Ma ci sono anche delle controindicazioni sull'uso della Tobin tax per fare cassa, giacchè essa potrebbe risolversi in un incitamento alla fuga dei capitali rendendo di fatto più povero il Paese che la applica; un rischio che molti economisti ritengono sopravvalutato anche se è probabile che la Tobin Tax produrrebbe i suoi migliori risultati se concordata a livello sovranazionale ( si ipotizzava ad esempio che la sua gestione venisse affidata alle Nazioni Unite) o quantomeno promossa dall'Unione Europea.
Tuttavia ci sono anche studiosi come Francesco Giavazzi che sono totalmente contrari all'applicazione della Tobin tax in quanto frenerebbe la circolazione della liquidità incrementando la variabilità dei mercati, innescando effetti economici depressivi. C'è un precedente storico che sostiene questo tipo di argomentazioni: la Svezia introdusse negli anni 80 una tassa sulle transazioni finanziarie che portò pochi soldi al fisco e provocò un drammatico crollo del volume delle negoziazioni che tornarono a livelli normali quando l'imposta venne abolita nel 1991.
La tragedia di Francesco Pinna e il respiro di Jovanotti e della Fornero
Il destino di Francesco Pinna: morire da precario a 20 anni per 5 euro l'ora, schiacciato dal crollo di impalcature allestite per un concerto di Jovanotti. Morire per un tozzo di pane per far divertire gli altri.
Lorenzo Jovanotti dal suo account twitter: "questa tragedia mi toglie il fiato". Faccia un bel respiro e rifletta sulla sicurezza di chi lavora nei cantieri dei suoi concerti.
Al ministro Elsa Fornero: le morti bianche sul lavoro sono un emergenza nazionale tanto quanto le pensioni e i conti pubblici. A lei l'ingrato ma doveroso compito di operare per prevenirle, cercando di riuscire dove la politica per indifferenza e incompetenza ha fallito
Il brodino anticrisi dell'Europa: Unione fiscale e fondo salva Stati gestito dalla BCE
Dal consiglio europeo di Bruxelles si attendevano misure coraggiose per affrontare di petto la crisi economica: occorreva intraprendere i primi passi per creare un unione politica, ponendo fine all'anomalia di una moneta senza Stato, e affidare un ruolo più incisivo alla banca centrale europea come prestatore di ultima istanza ai governi e garante del debito pubblico degli Stati. E invece con l'impegno per il pareggio di bilancio e il fondo salva stati ( FESF) gestito dalla Banca centrale europea, ma entro i limiti delle disponibilità finanziarie prefissate dagli Stati membri, ancora una volta assistiamo alla montagna che partorisce il topolino. Al di là del fatto che la Gran Bretagna non abbia aderito aderito a questo accordo il vero problema è che l'Europa resta ancorata al rigore sui conti pubblici imposto dai tedeschi ( che non è esattamente il massimo in tempi di recessione) offrendo di se stessa l'immagine dell'impaurito agnello che si offre al lupo della speculazione.
La manovra economica di Monti: troppe tasse , poca crescita
La manovra di emergenza del governo Monti ha un impatto totale di 34 miliardi lordi ( di cui 20 netti destinati al deficit), la maggior parte dei quali provengono da tasse. Un insieme di provvedimenti che rischiano di avere un'impatto recessivo in particolare per quelle imposte che colpiranno direttamente i consumi (l'Iva se entrerà a regime a partire dal secondo semestre 2012, e l'accise sulla benzina in un Paese in cui il trasporto avviene su gomma). Pur essendoci un netto passo in avanti rispetto alla politica economica del governo Berlusconi si poteva fare meglio intervenendo con più tagli alla spesa ( rappresentati sopratutto dalla riforma pensionistica). Troppo poco anche sul fronte della crescita limitata alla deducibilità Irap delle nuove assunzioni per under 35 e donne. Progressi in tema di lotta all'evasione fiscale con la tracciabilità dei pagamenti superiori ai 1000 euro affiancata dalla possibilità per il fisco di esaminare i movimenti dei conti correnti.
La riforma delle pensioni di Elsa Fornero essenziale per il futuro dei giovani
Della riforma ci sono anche elementi che fanno storcere il naso come il blocco delle indicizzazioni per le pensioni al di sopra dei 936 euro ( in Commissione parlamentare è stato proposto di innalzare il limite a 1400 euro). Inoltre visto che la stretta attuale è dovuta a decenni di lassismo non sarebbe stato scandaloso chiedere un contributo a coloro che si sono avvantaggiati del generoso sistema retributivo e delle baby pensioni. Ma era questa la direzione da seguire per un Paese che invecchia e in cui il carico di produrre beni e servizi sarà sulle spalle di sempre meno lavoratori, quei giovani che così possono avere ancora una prospettiva di futuro.
L'aggressione squadrista a Giannino è la sconfitta della libera circolazione di idee
Il giornalista Oscar Giannino è stato aggredito alla Statale di Milano con lanci di pomodori da un gruppo di squadristi che si spacciano per studenti ed è stato costretto suo malgrado a lasciare l'ateneo senza poter prununicare l'intervento
La cosa più triste è che i facinorosi delinquenti hanno raggiunto il loro obiettivo.
Giannino sa difendersi benissimo da solo con la forza delle sue idee, ma anche se non avrebbe bisogno la solidarietà gli è dovuta. Piuttosto sono gli studenti civili, anche coloro che non condividono le idee di Giannino, che hanno perso. Quando a qualcuno viene impedito con la forza di esprimere le proprie idee, perdono qualcosa tutti coloro che credono che la libertà sia innanzitutto confronto tra idee differenti, ma perdono sopratutto i giovani che della libera circolazione delle idee hanno bisogno come il pane per acquisire piena consapevolezza di se. Gli studenti della Statale reinvitino Giannino a parlare e isolino la minoranza violenta: è l'unico modo per riappropriarsi della libertà a loro sottratta.
Servizio pubblico di Michele Santoro orfano di Berlusconi
Dopo essere partito con il botto, Servizio Pubblico di Michele Santoro si sta gradualmente ridimensionando: la prima puntata aveva fatto quasi tre milioni di spettatori e il 12% di share salvo poi perdere progressivamente audience nei successivi appuntamenti. La puntata di giovedì 1 dicembre ha tenuto incollati due milioni di spettatori, quasi un terzo in meno rispetto all'esordio.
Servizio Pubblico risulta ripetitivo, ricalcando troppo da vicino lo schema di Anno Zero. Ma sopratutto il venir meno al governo dell'odiato Cavaliere toglie molti motivi per seguire il talk politico antiberlusconiano per eccellenza. Per risollervare le sorti del suo auditel la banda Santoro banda dovrà trovarsi alla svelta un nuovo nemico che le consenta di ergersi nuovamente a unica paladina della libera informazione.
La vendetta boomerang: Concita De Gregorio, l'Unità e Emma Bonino
Concita de Gregorio ha rivelato che nelle elezioni regionali del Lazio il Pd avrebbe boicottato il suo candidato Emma Bonino per far vincere Renata Polverini, esponente del centrodestra vicina a Gianfranco Fini in modo da consolidare il progetto di alleanza con il Terzo Polo. La De Gregorio che al tempo dei fatti era direttore dell'Unità, ha detto che ricevette questa confidenza da un altissimo dirigente del partito. Ora si toglie il sassolino dalla scarpa, pochi mesi dopo aver lasciato con qualche contrasto la direzione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci.
Si dice che la vendetta sia un piatto da consumare freddo; in questo caso trovo che si tratti di un boomerang per la professionalità della De Gregorio. Se l'indiscrezione non è vera, si tratterebbe di una notizia inventata, cosa che un giornalista non dovrebbe mai fare: ma l'unico modo per dimostrarne la veridicità è rivelare la fonte cioè il nome del dirigente del PD che invece la De Gregorio ha voluto mantenere nell'anonimato. Se al contrario si trattava di qualcosa di vero, un giornalista, e ancor più un direttore, avrebbe dovuto portarla a conoscenza dei suoi lettori. Ma la De Gregorio ha spiegato questa presunta reticenza con motivazioni che sanno di arrampicata sugli specchi. Ha detto che pubblicare quella notizia avrebbe costituito un danno nell'ottica del giornalista responsabile. In tal caso la De Gregorio si sarebbe presa una bella tirata d'orecchi da Enzo Biagi secondo cui il vero editore di riferimento è chi legge il giornale. La De Gregorio ha anche sostenuto che non poteva pubblicare una rivelazione confidenziale, salvo poi smentirsi nei fatti abbandonando questo genere di scrupolo (???) pochi mesi dopo essere stata congedata dalla direzione dell'Unità.
Insomma in ogni caso una rivelazione da prendere con le molle perchè fatta con colpevole ritardo e con una tempistica che rivela il secondo fine di vendicarsi, e per questi motivi degna di attenzione più per il comportamento non proprio inappuntabile dell'autrice che per la notizia in se.
(fonte youtube: radioeco di Pisa)
In Egitto i giovani si riprendono piazza Tahrir. Il ruolo dell'esercito e le ambiguità dei Fratelli Musulmani
I giovani egiziani che credono nella democrazia si ritrovano di nuovo, come all'inizio dell'anno, in piazza Tahrir per riappropriarsi della rivoluzione a loro scippata dai militari che invece cercano di mantenere il potere e i propri decennali privilegi. I manifestanti chiedono che il Consiglio Supremo delle forze armate guidato dal maresciallo Tantawi ceda a un governo civile di unità nazionale l’interim del potere che detiene attualmente; ma i militari non sono disposti a lasciare e dopo essersi scusati per la sanguinosa repressione delle proteste hanno rilanciato nominando primo ministro Kamal Ganzouri un vecchio collaboratore del deposto rais Mubarak. Al centro dell'attenzione di chi protesta c'è anche la regolarità delle imminenti le elezioni parlamentari: dal 28 novembre all'inizio di gennaio in tre giornate consecutive verrà rinnovata la camera bassa; successivamente in altre tre tornate fino a marzo gli egiziani voteranno per la camera alta; quindi il parlamento eleggerà un'assemblea costituente che dovrà redigere la nuova legge fondamentale del paese e infine entro giugno si procederà all'elezione del nuovo presidente: un processo lungo e farraginoso che si teme sia stato progettato proprio per dilazionare la transizione del potere a favore dell'esercito.
Da sottolineare l'ambiguo atteggiamento dei Fratelli musulmani che avevano dato il via alle proteste perchè volevano le elezioni subito ( i sondaggi danno la coalizione dei partiti islamisti in testa con il 50% dei consensi) ma poi temendo di venire scavalcati dai gruppi più liberali hanno abbandonato le manifestazioni di piazza per trattare direttamente con i militari.
Il conflitto di interessi di Corrado Passera, la pecora nera del governo Monti
La compagine del governo Monti è composta da personalità di riconosciuta competenza. Tuttavia c'è chi potrebbe essere considerato la pecora nera dell'esecutivo: si tratta del nuovo superministro dello Sviluppo economico e delle infrastrutture Corrado Passera già amministratore delegato di banca Intesa San Paolo, il primo istituto bancario italiano per numero di clienti. Nonostante le sue dimissioni da Intesa, Passera si porta dietro alcune questioni che creano un conflitto con il corretto adempimento dell'incarico istituzionale appena assunto. A proposito di infrastutture, Passera ha favorito la creazione di un gruppo ferroviario privato, la Nuovo Trasporto Viaggiatori che è stata quotata in Borsa poco tempo prima che diventasse ministro. Passera non è più l'amministratore di Banca Intesa, ma ne possedeva azioni e stock option fino a poco tempo fa. Banca Intesa ha interessi sostanziali nelle telecomunicazioni, in media, energia e trasporti: tutti settori di competenza del nuovo 'super-ministro.
E giusto giudicare Corrado Passera sulla base del suo operato da ministro. Ma è allo stesso tempo doveroso che lui nel frattempo elimini ogni ragione di conflitto di interessi e venda o affidi a un fiduciario indipendenti le azioni delle società che potrebbero dare origine a tale contrapposizione.
Yemen: Saleh lascia il potere dopo 33 anni. Le incognite della transizione
Il presidente dello Yemen Ali Abdullah Saleh ha firmato nella capitale saudita Riad un accordo per lasciare il potere dopo 33 anni di ininterrotto dominio. Un altro dittatore che cede il passo al rinnovamento della primavera araba? alcuni elementi lo fanno dubitare . L'accordo garantisce a Saleh l'immunità, nonostante la contrarietà dell'opposizione che avrebbe voluto sottoporlo a processo. Inoltre Saleh rimarrà per 90 giorni al potere come presidente onorario lasciando al suo vice il compito di indire nuove elezioni. Saleh quando si rivolge al suo popolo invitandolo all'unità , non parla da sconfitto: sembra di trovarsi di fronte ad esercizi di equilibrismo di un personaggio spregiudicato sempre sopravissuto alle azioni dei rivali e che intende continuare a giocare un ruolo attivo nella vita politica del Paese, anche se privato del ruolo di comando.
Restano forti le incognite per un paese poverissimo segnato dalla carestia e dalla mancanza d'acqua e di petrolio. Resteranno da affrontare i dissidi tribali e le divisioni tra nord e sud nonchè la forte presenza di Al Qaeda: tutte situazioni sinora sfruttate e alimentate da Saleh per rimanere al potere.
In Spagna i popolari di Mariano Rajoy vincono le elezioni. Ma restano le incognite della crisi economica
Il partito popolare guidato da Mariano Rajoy, ha vinto le elezioni parlamentari in Spagna con la garanzia di formare il nuovo governo con una netta maggioranza nella camera bassa ( 186 seggi circa su 350). I risultati ufficiali sono praticamente completi e danno al PP il 44% dei voti contro il 29% dei socialisti. L'esito del voto era quasi scontato: la Spagna deve affrontare una pesantissima crisi economica che il governo socialista di Zapatero non è riuscita ad arginare con il deficit dello Stato al 9,3% ( dato del 2010) e oltre 5 milioni di disoccupati. Ma si hanno molti dubbi sul fatto che Rajoy sia in grado di attuare una politica economica che permetta al Paese di uscire dal tunnel tanto più se si considera che la bolla immobiliare che ha originato il collasso economico spagnolo ha preso piede al tempo del governo del popolare Aznar.Le prime reazioni negative dei mercati confermano questa complessiva sfiducia: la borsa di Madrid è partita con il segno meno e il tasso di interesse dei Bonos, i titoli di stato iberici, è in netto rialzo.












