Clandestini curdi sbarcati in Calbria dopo aver viaggito in uno yacht di Lusso
La nuova attività imprenditoriale di Falvio Briatore dopo la cacciata dalla Formula 1?
Briatore scafista?
Recuperare alla Buona Novella i Finiani moderati
Recuperare i finiani moderati. E' questo l'ultimo ordine emanato dal Cavaliere ai suoi pretoriani. Berlusconi crede davvero alla possibilità di riportare all'ovile alcune pecorelle smarrite per ricostituire la maggioranza? Molto più probabilmente si tratta di una mossa nella guerra di logoramento attuata contro il presidente della Camera. Personalmente propendo per la seconda ipotesi.
Il premier sembra propenso a puntare tutto su elezioni anticipate. Nel frattempo continuerà a sondare le posizioni di Napolitano. E servendosi dell'opera dei suoi Fedeli giornalisti, diffonderà presso l'opinione pubblica il ritratto di un Fini novello Giuda Iscariota
Come McChrystal, Petraeus critica la strategia di Obama sul ritiro in Afghanistan
In un'intervista alla NBC il comandante delle forze alleate USA-NATO in Afghanistan, generale Petraeus, si è dichiarato contrario a un ritiro delle truppe dal paese asiatico in tempi rapidi e su larga scala. Petraeus ha anche detto che proverà a convincere Obama delle necessità di posticipare la data del ritiro. Si ripropone sia pure con toni decisamente più equilibrati, uno dei motivi di contrasto strategico che il presidente americano aveva già avuto con il predecessore di Petraeus, generale McChrystal e che erano costati a quest'ultimo la rimozione dall'incarico.
La posizione di Petraeus è comprensibile: dal punto di vista militare annunciare con anticipo la data di ritiro indurrà i Talebani a resistere con ancor maggior piglio e invece scoraggerà le popolazioni locali ad appoggiare i soldati Usa nel timore di un possibile ritorno con ritorsioni degli insorgenti islamisti. Un eventualità per nulla remota visto che il compito di garantire la sicurezza dopo l'abbandono del terreno da parte delle forze alleate, dovrebbe toccare all'esercito di Karzai, a tutt'oggi decisamente inadeguata a svolgere da sola tale compito.
Sia McChrystal che Petraeus erano stati scelti da Obama: un'eventuale allontanamento di entrambi potrebbe avere delle gravi ripercussioni sulla sua immagine, già ora tutt'altro che inattaccabile, di valido comandante in capo
La moschea vicino a Ground Zero divide gli Stati Uniti
L'America si divide sull'eventualità che un Centro culturale islamico venga costruito vicino a Ground Zero. A favore si è dichiarato lo stesso Obama. Ma secondo un sondaggio della CNN il 70% degli americani è contrario e critica la presa di posizione del suo presidente.
Molteplici sfaccettature rendono questa vicenda controversa. Anzitutto vi è la necessità di non associar un attentato terroristico efferato come quello contro le torri Gemelle a un'appartenenza religiosa. Nel mondo esistono un miliardo di musulmani e la maggior parte di essi non sono certo sostenitori di Al Qaeda. Inoltre una opposizione di principio costituirebbe una violazione del principio della libertà religiosa e difatti il sindaco di New York ha affermato che sarebbe un triste giorno Per l'America "impedire la la costruzione di una moschea a due isolati dal luogo in cui è stato lanciato un attacco alla libertà".
Peraltro è un fatto che gli attentatori dell'11 settembre fossero integralisti islamici. E le perplessità di una quota consistente dell'opinione pubblica testimoniano che un problema di opportunità politica esiste. Ciò potrebbe indurre a ritenere che un idea partita con il nobile intento di promuovere la tolleranza tra culture diverse potrebbe rivelarsi controproducente.
Fineide : De Manzoni attacca, Travaglio liscia
la Fineide sulla casa di Montecarlo si rivela interessante anche per come i giornali la raccontano: marco Travaglio attacca il Giornale alludendo a una possibile marcia indietro di Feltri & C., grandi accusatori del presidente della Camera. Nel suo blog scrive: "Da un editoriale del vicedirettore dal cognome francamente eccessivo, Massimo de’ Manzoni, si intuisce che alla storia della Scavolini recapitata da Roma a Montecarlo non crede più nemmeno il quotidiano berlusconiano e ora prepara la ritirata con un’ipotesi davvero succulenta: “All’ultimo momento Fini e signora hanno cambiato idea, dirottando la cucina in un’altra magione”, forse perché s’erano “accorti che era troppo grande per l’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte”.
De Manzoni replica sottolineando che l'ipotesi della cucina dirottata da Montecarlo in altra sede perché troppo grande è di Benedetto della Vedova, un fedelissimo di Fini.
Nell'articolo incriminato di De Manzoni si legge " All’ultimo momento Fini e signora hanno cambiato idea, dirottando la cucina in altra magione, come lascia capire la nota passata all’Ansa? Si sono forse accorti che era troppo grande per l’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, come inopinatamente sostiene Benedetto Della Vedova (ma che ne sa lui? Non stava con Pannella ai tempi in cui lo stato maggiore di An faceva sopralluoghi nel principato di Monaco? Ci si è recato in seguito? Quando? Con chi? E chi gli ha aperto la porta? Mah...)?. Questo al momento non lo sappiamo."
Dunque effettivamente il pensiero che Travaglio attribuisce a De Manzoni in realtà è un tentativo di Della Vedova di giustificare il comportamento di Fini. Ma sul presidente della Camera, nonostante gli sforzi dei suoi discepoli, però i dubbi rimangono irrisolti
Contro le accuse di tradimento Napolitano difende le prerogative del Quirinale
La reazione di Napolitano alle esternazioni del deputato PDL Bianconi che in un intervista al Giornale aveva accusato il presidente di tradire la Costituzione è dura ma assolutamente opportuna. Il Quirinale ricorda che qualora si ritenga che il presidente della Repubblica compia atto di tradimento si ha la possibilità di chiederne la condanna secondo la procedura prevista dall'art 90 della Carta . Altrimenti la parole di Bianconi " resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni, al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del presidente della Repubblica e di conseguenti processi alle intenzioni". Una difesa forte delle prerogative istituzionali che impongono al capo dello Stato di muoversi solo in caso di acclarata crisi di governo e di verificare l'esistenza di possibili alternative maggioranze in Parlamento.
Infatti al contrario di quanto affermano i pretoriani del Cavaliere la formazione di governi che non prevedano Berlusconi al governo qualora vi sia la fiducia di una maggioranza parlamentare non sarebbe affatto contro la Costituzione. Non basta introdurre il nome del capo della coalizione nella scheda elettorale per determinare l'elezione diretta del capo dell'esecutivo, spogliare le assemblee del loro ruolo legittimante l'azione governativa e trasformare il sistema del nostro Stato da parlamentare e presidenziale. Per attuare questa modifica nella forma di governo occorre operare una revisione della Costituzione secondo le procedure previste. Il rispetto delle regole e degli equilibri tra poteri è elemento fondante di una democrazia. Evocare fantomatiche costituzioni materiali in deroga di quanto previsto dal dettato della Carta è un modo di subordinare a mere logiche eversive di potere il patto di convivenza civile e di minarne la forza.
Travaglio, Napolitano e la libertà di stampa
"è ora che cessi una campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale qual è quella volta a delegittimare il Presidente di un ramo del Parlamento e la stessa funzione essenziale che egli è chiamato ad assolvere per la continuità dell'attività legislativa."
Così si esprimeva Napolitano nell'intervista rilasciata a l'Unità sul tentativo di delegittimnazione del ruolo istituzionale ricoperto da Gianfranco Fini. Marco Travaglio nel blog che cura per il Fatto Quotidiano interpretava le parole del presidente della Repubblica come un attacco alla libertà di stampa: " nessuno, men che meno lei, può decidere cosa devono scrivere o non scrivere i giornali".
Ora è lecito anche non essere d'accordo con il richiamo del Quirinale. In questo caso invece mi pare che Travaglio indotto dalla sua scarsa simpatia verso Napolitano ne ricostruisca il pensiero in maniera per lo meno disinvolta. Il presidente della Repubblica non rivolge alcun richiamo ai giornali nè bisogna ignorare ( come Travaglio fa ) che la compagna delegittimante era partita dal PDL ( un partito , non un giornale) che nei mesi precedenti aveva chiesto ripetutamente a Fini di dimettersi dal suo incarico. Così come occorre ricordare che la prosecuzione della campagna per mezzo stampa venne evocata esplicitamente dal parlamentare PDL Stracquadanio.
Contro Fini, Feltri lancia l'offensiva in stile Boffo
Nel PDL si auspicava che l'eretico Fini facesse la fine di Boffo. Vittorio Feltri come prevedibile non ha perso tempo e "il Giornale" è in prima fila nell'offensiva contro Fini per la questione della casa di Montecarlo. Le prove che Fini era a conoscenza che l'appartamento in questione era posseduto dal cognato Giancarlo Tulliani risiederebbero in una fattura di acquisto per mobili e nella testimonianza di un ex dipendente del centro arredamenti in cui è avvenuta la compravendita degli arredi.
La copia della fattura è stata pubblicata dal Giornale sia nell'edizione cartacea che in quella on line: da essa emerge vendita di mobili intestata a un "Tulliani", ma tale documento non è in grado di dimostrare né l'identità precisa dell'acquirente né tantomeno che gli arredi fossero destinati alla casa di Montecarlo.
Questi dubbi dovrebbero nelle intenzione de "il Giornale" dovrebbero essere risolti dalla testimonianza di Davide Russo un impiegato del Centro Arredi Castellucci che avrebbe visto Fini e Elisabetta Tulliani recarsi più volte in negozio per discutere di preventivi e progetti. Anche questo elemento è tutt'altro che deicsiivo: Davide Russo infatti si dichiara quasi sicuro che il progetto di arredo di cui si occupavano i colleghi riguardasse proprio l'appartamento di Montecarlo, nonostante non abbia seguito direttamente l'affare.
A rendere dubbia l'attendibilità della testimonianza vi è però un fatto rilevante: Davide Russo si è dimesso dal suo impiego due giorni prima delle sue rivelazioni al Giornale. "Io mi sono svincolato proprio per non coinvolgere" l'azienda sostiene Russo: rinunciare a un buon posto di lavoro sopratutto in questi tempi di crisi, è unna motivazione che non mi convince completamente:
Insomma i dubbi sulla vicenda restano. E finché Fini non offrirà una versione sufficientemente convincente per dirardarli, Vittorio Feltri potrà proseguire nella sua campagna , sulla falsa riga di quanto già fatto per il direttore de "l'Avvenire" Boffo.
Prima offensiva contro Fini. I dubbi sulla casa di Montecarlo affittata a Giancarlo Tulliani.
Comincia il fuoco di fila contro il dissidente Fini: oggetto della contingente polemica un appartamento a Montecarlo donato in eredità ad Alleanza Nazionale da una simpatizzante del partito per poi venire venduto pochi anni dopo a una società offshore e passare in affitto a Giancarlo Tulliani, fratello della compegna del presidente della Camera, Elisabetta.
Nella nota in cui espone la sua versione dei fatti, Fini precisa che comunque la vicenda si concluda in sede giudiziale, non sono entrati in gioco soldi e beni pubblici. Una sottolineatura doverosa ma i dubbi permangono anche dopo i chiarimenti offerti da Fini.
Anzitutto per la vendita dell'immobile si è ricorso a delle società immobiliari offshore, una procedura notoriamente usata per cercare di non rendere rintracciabili i capitali al fisco.
in secondo luogo se Fini non era al corrente dell'identità del compratore che si cela dietro la società offshore, essa dovrebbe essere conosciuta almeno dal senatore Francesco Pontone, delegato da Fini alla firma dell'atto di vendita. Perchè Pontone non viene sollecitato a dissolvere le nebbie su questo aspetto?
In terzo luogo la precisazione di Fini sul valore dell'immobile stimato in quattrocentomilioni di lire non appare esauriente. Chi fece la valutazione? Infatti nonostante tutte le i spese per la ristrutturazione il prezzo di 30000 euro ricavato da AN per l'immobile viene giudicato dagli esperti di Montecarlo sensibilmente inferiore al suo valore effettivo.
Infine il ruolo di Giancarlo Tulliani: nella ricostruzione di Fini apprendiamo che nel 2008 fu lui a comunicargli dell'esistenza di un possibile acquirente per l'appartamento che dopo poco tempo lo stesso Tuliani avrebbe acquisito in locazione. Una notizia che Fini dice di aver allora accolto con disappunto. E' lo stesso stato d'animo di tutti coloro che ora gli chiedono di fare maggiore chiarezza: su questo il presidentre della Camera si gioca buona parte della credibilità nella sua battaglia sulla questione morale.
Fini alla prova Caliendo
Il caso Caliendo, il sottosegretario coinvolto nell'indagine per la presunta loggia segreta P3, su cui il Pd è intenzionato a presentare in Parlamento la sfiducia, sarà il primo banco di prova della tenuta della nuova formazione di Fini "Futuro e Libertà".
Il presidente della Camera proprio pochi giorni prima dell'allontanamento del PDL aveva dichiarato inopportuno che chi fosse indagato mantenesse incarichi nel partito. Coerentemente tale pregiudiziale dovrebbe valere ancor di più per incarichi istituzionali e indurre i finiani a votare contro la permanenza di Caliendo nell'esecutivo.
Una linea intransigente presenta però delle controindicazioni per Fini. Qualora Caliendo venisse sfiduciato , Berlusconi potrebbe decidere di ricorrere immediatamente alle elezioni. Un eventualità che danneggerebbe il progetto "Futuro e Libertà" che ha ancora bisogno di tempo per acquisire solidità inglobando nuovi parlamentari, intensificando i contatti con le altre formazioni politiche in vista di nuove alleanze, e cercando di acquisire consenso presso l'opinione pubblica.
Inoltre i numeri in Parlamento di cui dispone Fini sono ancora risicati ( 33 deputati e 10 senatori) e qualora lo schierarsi contro Caliendo non fosse sufficiente per ottenere la sfiducia , l'operazione si tradurrebbe in una manifestazione della sua debolezza politica.
La situazione contingente potrebbe indurre a una prudenza tattica Fini, che d'altronde sulla vicenda, pur dichiarando di sapere come agire, non scopre le sue carte, forse per indurre Berlusconi a fare autonomamente un passo indietro con l'allontanamento di Caliendo. Ricorrendo all'astensione i finiani si distinguerebbero comunque dai loro ex compagni di partito senza mettere in discussione il sostegno al governo. Nel primo braccio di ferro tra i due potrebbero contare più i nervi che i muscoli.
Il divorzio tra Fini e Berlusconi e la nascità di Futuro e Libertà
Si chiama Futuro e Libertà il frutto della relazione tra i due leader del fu Partito dell'Amore. Dunque La rottura tra Fini e Berlusconi stavolta è definitiva. Il documento approvato dall'ufficio di presidenza del PDL in cui si dichiarano le posizioni di Fini incompatibili con quelle del partito, il deferimento ai probiviri di tre deputati ( Bocchino, Granata, Briguglio) fedeli al presidente della Camera segna l'escalation di una tensione tra i due cofondatori del PDl che si trascinava da mesi. I deputati frondisti fonderanno un gruppo autonomo alla Camera: il passo minacciato mesi fa in occasione della riunione della direzione del Pdl ora diventa realtà. Berlusconi non ne esce bene: emerge nitida l'impressione di un leader che non accetti il dissenso e cacci via coloro che la pensino in modo diverso da lui. E se a pensarla in questo modo è un berlusconiano doc come Giuliano Ferrara allora per il Cavaliere non si prospettano giorni sereni: l'appoggio al governo dei dissenzienti rimane, ma sarà valutato volta per volta sulla base di prgetti concreti. Le risorse del premier sono comunque ancora tali da consentirgli di sperare di rivolgere a suo favore una situazione non facile. La base che lo ama acriticamente probabilmente è a ancora solida ma resta da allontanare il retrogusto amaro di un provvedimento di stampo sovietico ai danni dell'opposizione interna.
Wikileaks mette a nudo il Pentagono
Gran parte delle di ciò che è contenuto nei documenti riservati sulla guerra afghana pubblicati da Wikileaks era stato già denunciato e dunque non c'è nessun contenuto particolarmente nuovo. Ora però non ci potrà essere una verità ufficiale che smentisce la crudezza di quel conflitto . Il Pentagono è costretto ad ammettere le vittime civili, i venti episodi di fuoco amico sinora tenuti nascosti, le operazioni coperte, gli errori dei droni, il timore che le comunicazione vengano intercettate e che via sia un collegamento tra Talebani e settori dei servizi segreti, I rapporti difficili con il Pakistan, i cui servizi segreti fanno il doppio gioco nonostante essi siano lautamente foraggiati dal contribuente americano. Tutto ciò con lo sfondo dell'amministrazione Obama in cui trionfa l'anarchia delle gole profonde a inquietare l'oponione pubblica americana già scossa dalla vicende della marea di petrolio del golfo del Messico e dagli strascichi della crisi economico-finanziaria.
La sconfitta di Berlusconi sulle intercettazioni. Ma per i blogger resta il bavaglio
L'emendamento governativo al ddl sulle intercettazioni elimina alcune tra le restrizioni più contrastate da magistratura e stampa. Verrà esteso a 15 giorni il periodo di proroga per ulteriori intercettazioni; è stato inoltre eliminato il divieto totale alla loro pubblicazione durante l'indagine preliminare. Potranno essere diffusi i contenuti dei testi connessi alle indagini dopo valutazione fatta in udienza dal gip. Resta però il carcere per le registrazione modello d'Addario, considerate fraudolente dal progetto di legge.
Si tratta di una vittoria politica di Fini e del suo gruppo all'interno del PDL. Berlusconi messo all'angolo dalla opposizione a oltranza di giudici e giornalisti ha dovuto cedere, non senza nascondere il proprio disappunto. In questa lotta tra poteri forti, i pesci piccoli non ne hanno ricavato beneficio: rimane infatti l'obbligo di pubblicare le rettifiche per il blogger entro 48 ore. Per noi formichine, soverchiato dall'arroganza dei giganti della censura il bavaglio rimane.
Polonia: vince Komorowski ma il Paese resta diviso
La Polonia cambia rotta e nelle presidenziali si orienta verso il candidato filo europeo Komorowski. Sconfitto con uno scarto inferiore al previsto ( circa 4 punti percentuali) Jaroslaw Kaczynski, candidato del partito nazional conservatore ed euroscettico, fratello di Lech presidente uscente scomparso nel tragico incidente aereo dello scorso aprile.
Il voto conferma una Polonia divisa tra un elettorato urbano più liberale e uno rurale più conservatore che ha privilegiato Kaczynski. meno determinante invee il voto cattolkico che presumibilmente si è diviso in due nonostante l'appoggio dell'episcopato a Kaczynski.
Komorowski è un moderato che ha detto di privilegiare il dialogo. Lascerà spazio al governo in politica estera: non ci sarà dunque quello scontro tra presidente e primo ministro che sussisteva in precedenza. Spingerà per l'entrata della Polonia nell'Euro. Difficilmente ci sarà anche uno scontro con la Russia come è avvenuto con Kaczynski e si andrà alla ricerca di relazioni più amichevoli con Mosca ma senza subordinarle alla difesa degli interessi nazionali
Aldo Brancher il ministro mordi e fuggi . Dal legittimo impedimento al legittimo impedito
Aldo Brancher annuncia in aula di tribunale le sue dimissioni da ministro del Decentramento e della Sussidiarietà. Un incarico assunto appena 17 giorni fa e privo di competenze specifiche ( e di relativi dicasteri) di cui il diretto interessato aveva subito approfittato per invocare il legittimo impedimento nel processo Antonveneta che lo vede imputato per ricettazione e appropriazione indebita. Contro di lui si erano rivolti gli strali del poplo leghista, irritato anche nei confronti della propria dirigenza sospettata di essere complice di un tentativo di garantire l'impunità a dubbi personaggi sotto le mentite spoglie della "sacra" causa del federalismo.
Berlusconi ha detto di condividere la scelta di Brancher di fare un passo indietro. Fiutando aria di tempesta il Cavaliere ha prontamente fatto marcia indietro su una nomina da lui effettuata e avvallata.












