sabato 11 dicembre 2010

Il dramma dei profughi eritrei sequestrati nel Sinai. La coscienza sporca dell'Occidente

Nel deserto del Sinai 250 profughi eritrei si trovano da mesi ostaggi di bande di predoni che chiedono 8000 dollari di riscatto per ciascuno di essi. Il governo egiziano, così solerte nel dare la caccia allo squalo che terrorizza i ricchi turisti di Sharm el Sheikh, non se ne occupa e la comunità internazionale appare muoversi con colpevole lentezza usando con molta parsimonia i deboli strumenti della diplomazia. Nel frattempo alcuni tra questi profughi sono stati uccisi, altri sarebbero stati venduti ad altre organizzazioni, probabilmente , dedite al traffico di organi.
L'Eritrea nella sua giovane esistenza di nazione indipendente ha conosciuto sopratutto guerre e regimi autocratici che reprimono i più elementari diritti della persona. Molti dei profughi sequestrati avrebbero diritto all'asilo politico; ma in Europa non ci sono mai arrivati anche a causa della politica repressiva antiimmigrazione perseguita dagli Stati che si affacciano nel bacino del Mediterraneo. Nella loro vicenda si specchia la cattiva coscienza delle ricche democrazie occidentali che li considerano degli indesiderati. Forse è proprio per questo che si preferisce lasciarli in balia della sorte.

2 commenti:

rosa ha detto...

Ma certo! Ovviamente è più semplice dimenticarsi dei profughi, ignorarli, per giunta gli ultimi degli ultimi, nati in un paese attraversato da anni di guerre.
Ritenuti alla stregua di schiavi da secoli, dai vicini popoli di origine araba e semita... e anche da noi bianchi, tra l'altro...

Meglio occuparsi dello squalo...no?

Namastè

storico ha detto...

Esatto Rosa
degli ultimi tra gli ultimi non frega niente ad alcuno :(