martedì 21 aprile 2009

Il fallimento annunciato della conferenza ONU sul razzismo di Ginevra

Era abbastanza prevedibile che la conferenza ONU sul razzismo di Ginevra ( la c.d Durban II) si trasformasse in una tribuna in cui personaggi dal pedigree tutt'altro che immacolato in tema di diritti umani si mettessero a utilizzare la questione razziale come un arma politica da brandire contro Stati da additare come criminali. L'orazione antisemita del presidente iraniano Ahmadinejad in cui si paragonava il sionismo al razzismo e si contestava il diritto stesso ad esistere dello stato ebraico "nato avendo come pretesto il risarcimento è la logica conseguenza dell'atteggiamento arrendevole di quelle diplomazie che si sono messe al tavolo senza chiarire preventivamente le regole con cui dovevano svolgersi i lavori. Sono proprio questi ultimi i grandi sconfitti dell'evento mentre vincitore è lo stesso Ahmadinejad che si è fatto un ottima propaganda interna in vista delle prossime elezioni e e quei Stati che annusando l'aria che tirava hanno deciso di non prendere parte alla conferenza, rifiutandosi di prestare il fianco alla demagogia degli intolleranti.
Pur essendo stata così negativa nel suo svolgimento, la conferenza sul razzismo ci lascia in eredità alcuni insegnamenti da tenere a mente per il futuro:

1)Il razzismo è al pari della democrazia un argomento di valore emotivamente pregnante ma di difficile catalogazione: tutti si dicono democratici, antirazzisti e pro diritti umani. Un po' più difficile è trovare criteri per la verifica di chi effettivamente lo sia e chi invece usi queste parole solo a scopo di propaganda. Proprio per questo suo contenuto valoriale sfuggente il tema del razzismo mal si presta intrinsecamente a una conferenza politica che rimane il regno dell'opinabile.
2) Di fronte all'uso strumentale fatto di questa conferenza, l'ONU ( e in primis il suo segretario Ban Ki- Moon)ha avuto un atteggiamento del tutto inadeguato di arbitro neutrale che operava in un contesto senza regole da far applicare, Ma d'altronde l'ONU riunisce tutti gli Stati del mondo, molti dei quali non hanno alcun rispetto per le regole che si sono dati per il funzionamento di questa organizzazione e per i valori che dovrebbero esserne alla base. Fino a quando avranno pari dignità stati che hanno interiorizzato nel proprio tessuto sociale il pluralismo e l'intangibilità dei diritti della persona con Stati apertamente autoritari e illiberali allora le Nazioni Unite continueranno ad avere il ruolo di una scatola vuota da poter riempire all'occasione con tutto e il contrario di tutto.
3)le argomentazioni portate avanti da ahmadinejad contro Israele hanno inquietanti punti contatto con quanto sostengono molti teorici dell'antisionismo. Se su un piano astratto è perfettamente legittimo avere riserve sull'opportunità che uno stato ebraico sia creato in un luogo abitato in precedenza da arabi ed essendo circondato da Stati con popolazione a maggioranza musulmani, tutta via sul piano concreto della situazione geopolitica attuale non sfugge come proprio questa similarità di contenuti consenta di utilizzare l'antisionismo per scopi di propaganda antisemita
4) E' solo un caso che a non abbandonare l'aula durante il discorso Ahmadinejad sia stato il rappresentante del Vaticano? Uno Stato che durante il pontificato di Benedetto XVI ha avuto rapporti tutt'altro che rilassati con Israele? Lo Stato del capo della Chiesa cattolica alleato con la teocrazia degli ayatollah? Magari si tratta solo di una suggestione. Certamente uno scivolone sul piano dell'immagine per la Santa Sede che amerebbe proporsi a promotrice autorevole dei diritti umani.

2 commenti:

silvio di giorgio ha detto...

ci troviamo d'accordo. la cosa buffa è che il vaticano non ha abbandonato i lavori perchè ahmadinejad in QUESTA occasione non ha negato l'olocausto. geniale, non credi?

storico ha detto...

grazie del commento silvio
questa motivazione della santa sede mi era sfuggita..... notevole esempio di contorsionismo diplomatico