Svolta epocale per il Giappone: le elezioni politiche hanno sancito il trionfo del partito democratico, che acquisisce il potere dopo 54 anni di assoluto dominio del partito liberaldemocratico
Alla base della scelta di cambiamento la crisi economica che attanaglia il Paese già dagli anni 90 e che sta producendo i suoi massimi effetti in coincidenza con il dissesto finanziario globale: un terzo dei giovani giapponesi ha contratti precari e la disoccupazione è ai massimi storici dal dopoguerra ( 5,7%). I giovani sono stati i primi a sollecitare il ricambio della classe politica che da cinquant'anni ha governato il paese.
Il Giappone è un Paese sospeso tra attaccamento ai valori tradizionali e aspirazioni a mantenersi al passo con la modernità. Non bisogna quindi aspettarsi cambiamenti repentini. D'altronde il partito democratico è formato in gran parte da fuoriusciti del partito liberaldemocratico. E anche il suo leader e presidente in pectore Yukio Hatoyama, è un ex liberal democratico e nipote di ex primi ministri . Il familismo politico è una costante in Giapppone: basta considerare che i nonni degli attuali contendenti, Yukio Hatoyama e lo sconfitto Taro Aso, si erano già scontrati tra loro in competizioni elettorali negli anni 50.
Alla base del programma dei vincitori vi è una vaga politica fatta di incentivi e ammortizzatori sociali che diano sollievo alle tasche delle famiglie e facciano ripartire i consumi. In politica estere è previsto un prudente riavvicinamento alla Cina e un meno accentuato filoamericanismo
partito democratico
Con Yukio Hatoyama il Sol Levante svolta a sinistra
La Chiesa divisa: i contrasti Osservatore Romano - Avvenire, specchio delle tensioni tra Vaticano e CEI
Il direttore dell'osservatore Romano rivendica come un merito il non aver scritto nulla sulle vicende private le premier e definisce imprudenti le posizioni assunte da "L'Avvenire" sulla vita sessuale di Berlusconi e l'aver paragonato il naufragio degli eritrei alla Shoah. Vian ha inoltre sottolineato come i rapporti tra Santa Sede e governo siano ottimi.
E' evidente dunque una netta differenza tra la linea editoriale dei due giornali. Forse non solo un 'incidente di percorso, se si tiene conto dei contrasti tra il presidente della CEI, Bagnasco e il segretario di Stato Vaticano, cardinal Bertone. Quest'ultimo rivendica la gestione diretta da parte della santa Sede delle relazioni con i politici italiani ,incontrando l'opposizione di Bertone giacchè all'epoca del suo predecessore Ruini i rapporti Chiesa-politica italiana erano invece stati gestiti direttamente dalla Cei.
Dopo la strappo con la Lega e con la Chiesa dove va Gianfranco Fini?

Fini si è reso protagonista negli ultimi giorni di alcune esternazioni che hanno suscitato non poche polemiche. In primis si è dichiarato contrario a politiche vagamente razzistiche. Un riferimento alle tendenze xenofobe leghiste. Andrebbe però ricordato che la legge che si sta applicando sull'immigrazione porta anche il suo nome oltre a quello del leader del carroccio Bossi. Alcuni commentatori hanno osservatori che questa posizione sarebbe coerente con il ruolo super partes del presidente della Camera. Un interpretazione che appare poco credibile alla luce dell'impegno dichiarato da Fini a modificare la legge sul testamento biologico. Un attivismo incompatibile con il ruolo che compete al presidente della Camera di mero arbitro del corretto funzionamento dei lavori dell'assemblea.
E' evidente dunque che Fini non si muove su un un piano meramente istituzionale e che le motivazioni dei suoi interventi sono politiche. Alla base c'è un desiderio di differenziarsi nettamente dalla figura di Berlusconi. Acquisire una forte e autonoma posizione è il punto di partenza, Più difficile è capire quale sia la strategia di lungo periodo di Fini. A cosa vorrà approdare? Ad essere una sorta di coscienza critica del Pdl , attestato però in posizione però di netta minoranza nel partito? O addirittura si sta preparando a una futura separazione? E per confluire in quale formazione politica? Paradossalmente sembra l'unico a mettere d'accordo uno sgangherato partito democratico: perché non è pensabile a un Fini in atto di convertirsi a sinistra. Il fatto che abbia deciso di manifestare le sue posizioni proprio alla festa del PD di Genova però non aiuta a darsi una risposta alla fatal domanda: Fini è ancora di destra?
Le miniere della Mongolia ingolosiscono i Paesi più ricchi.
Mongolia, nel blocco sovietico fino al crollo del Muro di Berlino dopo le elezioni le maggio 2009 ha visto la vittoria del candidato dello schieramento democratico Tsakhiagiin Elbegdorj.Da un po' di tempo si vedono esponenti delle diplomazie dei paesi più ricchi transitare in questo Paese. la ragione di questo interesse risede nelle risorse minerarie di cui è ricchissimo il paese: le miniere di uranio sono sempre più strategiche per imprese russe canadesi e australiane. In maggio lo stesso premier russo Putin si era recato in Mongolia per avviare trattative sull'uranio in vista di un accordo per conto dell'azienda nucleare di Stato Rosatom
Le miniere di Rame del Gobi sono le più importanti dell'Asia. Si trovano a pochi chilometri dalla Cina. Ma il Contratto stipulato con Ivanhoe canadese e la Rio tinto australiana conferma l'ancoraggio della Mongolia a un sistema politico lontano da quello del dragone cinese. Una situazione foriera di nuove tensioni internazionali?
Si prevede che la crescita del PIL della Mongolia sarà la maggiore al mondo nei prossimi dieci anni. Il grande dilemma dell'economia mongola concerne il grande flusso di denaro preveniente dall'attività estrattiva non riesce a incanalare nello sviluppo di strutture produttive autoctone
Sarà capace la sua classe dirigente di creare servizi per la popolazione (la maggior parte dei mongoli sono pastori che vivono in condizioni estremamente critiche) o come spesso succede nei paesi in via di sviluppo l'inedita disponibilità di liquidità alimenterà processi di corruzione?
La querela a La repubblica e l'attacco al direttore dell'Avvenire Dino Boffo aprono la campagna d'autunno del Cavaliere contro la stampa
Prima la querela di Berlusconi a "La repubblica", reo di aver pubblicamente posto al premier domande impertinenti sulle sue relazioni con signorine compiacenti e sui favori, anche politici fatte ad alcune di loro. Quindi la campagna stampa fatta dal neo direttore del Giornale Vittorio Feltri contro il direttore de "L'Avvenire" Luigi Boffo e le sue disavventure giudiziarie, reo di aver dato al giornale dei vescovi una linea editoriale troppo critica nei confronti dei comportamenti di Papi-Silvio e di aver contestato la politica del governo nei confronti degli immigrati.
La campagna d'autunno del Cavaliere è cominciata. L'imperativo categorico dato ai suoi sgherri è far tacere le voci a lui contrarie. L'iniziativa personale contro La Repubblica e quella condotta contro Boffo tramite l'uomo di paglia Feltri suona contro un avvertimento minatorio nei confronti dei giornalisti che osassero continuare a fare il loro mestiere: a chi oserà muovergli delle critiche, Silvio lo spedirà in tribunale o provvederà, tramite i suoi fedeli lacchè, a sputtanarlo.
Si tratta di due mosse che rischiano di tramutarsi in un autogol di immagine per il Papi, a testimonianza che a Palazzo Grazioli le vicende di questi ultimi mesi hanno lasciato parecchi strascichi.
La visita del Dalai Lama a Taiwan complica i rapporti con la Cina
Il Dalai Lama si è recato a Taiwan per pregare per le vittime del tifone che ha colpito l'isola questo mese; è stato invitato dagli oppositori del''attuale presidente Ma Ying-jiu, che vorrebbero una rottura totale con Pechino; dall'altra parte abbiamo un presidente Ma accusato di aver affrontato l'emergenza tifone in maniera non adeguata; eletto per rivaccinarsi alla Cina Ma sta porta avanti la sua linea di distensione; Nella consapevolezza che Taiwan ha rapporti economici e commerciali troppo forti per rompere in maniera drastica con il governo di Pechino
L'America della Wal-Mart. Il futuro dell'Europa?
Da noi c'è la generazione 1000 euro . L'America ha quella da 250 dollari a settimana. E' L'america della Wal-Mart, la catena di grande distribuzione dove il turnover dei lavoratori è del 70% all'anno. Quelle delle mense dei poveri con stipendi da 7 $ all'ora. Oggi negli States, domani in Europa?
La Cina si espande economicamente anche in America latina
Il dragone cinese avanza anche in America latina. nel 2000 l'interscambio economico aveva una valore di 10 miliardi di dollari; nel 2007 si è accresciuto fino a 102 miliardi; nel 2008 è giunto a 140 miliardi; per cpaire l'importanza dell'espansione economica cinese si tenga come metro di paragone gli usa attestati sui 350 miliardi di interscambio economico. I partner privilegiati della Cina sono sopratutto,Cile Messico e Brasile; Cina sta finanziando anche interventi tecnologici in America Latina: collabora ad esempio con la Petrobras, l'azienda petrolifero brasiliana per le trivellazioni off-shore nei giacimenti più difficili da sfruttare
Gli Stati Uniti celebrano Ted Kennedy , sospesi tra pragmatismo e ideali di Nuova (o vecchia?) Frontiera
L'America piange Edward "Ted" Kennedy, il suo campione delle classi meno privilegiate. Tutte le questioni sociali più importanti trattate al Congresso da cinquant0anni a questa parte portavano la sua firma . Aveva contrastato con accanimento la guerra in Iraq di Bush. Inutilmente. La sua battaglia per la promozione della tutela sanitaria gratuita per quei 40 milioni di americani che non si potevano permettere di sottoscrivere una assicurazione lo aveva portata a schierarsi in prima fila a favore della riforma di Barack Obama. La sua scomparsa potrebbe togliere quell'energia determinante per il progetto presidenziale di Welfare. Per approvarlo occorrono 60 voti al Congresso; solo 48 sono sicuramente a favore. Senza L'appoggio del senatore del Massachusetts sarà difficile trovare i 12 mancanti. Gli stati Uniti non amano più le grandi dinastie: Hillary Clinton è stato bocciato in primis perché moglie di un ex presidente. Eppure nelle celebrazioni all' ultimo patriarca dei Kennedy, gli Usa appaiono sospresi tra il loro classico pramgmatismo e l'anelito per la Frontiera promessa da John e Robert, mai davvero raggiunta e sempre troppo rimpianta
Renzo e Umberto Bossi. Gli arcitaliani.
E' ignorante, razzista, maleducato e come tutti coloro dotati di scarso grano salis interpreta la propria arroganza come un espressione genuina di forte personalità. Parlo di Renzo Bossi, figlio del Senatur del Carroccio, già noto alle cronache per essere stato bocciato per due volte all'esame di maturità al Liceo scientifico e aver dato la colpa dei suo insuccesso ai pregiudizi dei professori. Dopo essere riuscito finalmente a diplomarsi ,ora il giovane virgulto padano si è distinto per essere il creatore di un gioco apparso su Facebook intitolato "Rimbalza il clandestino", consistente nel puntare il mouse sui canotti pieni di immigrati per respingerli indietro a colpi di clik. Superando una certa quota di natanti respinti si poteva passare a un livello successivo. Il gioco xenofobo è stato ben presto cancellato dal social network.
Renzo Bossi, aspira a seguire le orme del padre, e si vanta di essere un espressione di purissima razza padana. In realtà siamo di fronte a un concentrato dei peggiori vizi dell'italiano. Cosa c'è di più caratteristico della italiota mentalità, del ragazzo di condizione agiata strafottente di fronte alle regole del vivere civile nella consapevolezza che essere "figlio di papà" ti da diritto a una sorta di immunità? E anche il padre Umberto si comporta come il classico genitore italiano pronto a viziare e a difendere a spada tratta il proprio pargolo, come nel caso del ricorso al Tar contro la presunta ingiustizia dell'esame non superato salvo doversi arrendere dinanzi a tanta manifesta asineria. Renzo Bossi è costantemente presente su Tele Padania a fare sfoggio delle sue qualità. Classico esempio di italico familismo. Braccia rubate all'agricoltura. Con tanti ringraziamenti a papà.
Obama toglie gli interrogatori dei terroristi alla CIA. Ma la chiusura di Guantanamo è ancora in alto mare
Obama toglie alla Cia il compito di interrogare i sospetti terroristi affidando l'incarico a un gruppo speciale di esperti dell'FBI. Una decisione che fa seguito alle rivelazioni sui metodi poco ortodossi usati dalla Cia oer gli interrogatori, comprendenti torture fisiche e psicologiche ai danni dei prigionieri. Il presidente usa sembra voler continuare la sua battaglia per restituire agli Stati Uniti credibilità morale alla sua leadership internazionale. Un operazione cominciata sin dall'inizio del suo mandato con l'ordine di chiudere Guantanamo entro l'inizio del 2010. Tempi che però difficilmente saranno rispettati giacche non solo non si è completata la redazione dei fascicoli processuali sui terroristi e la raccolta delle relative prove, ma anche perché riuscire a trovare sistemazioni alternative per tutti i terroristi, molti dei quali potenzialmente molto pericolosi, è tutt'altro che facile. Un altra concessione al realismo offerta da Obama è stata la decisione di mantenere le commissioni militari incaricate di fare i processi ai terroristi durante l'amministrazione Bush, e da lui aspramente criticate in campagna elettorale
Nel mondiale di Bolt l'atletica italiana resta a "zero tituli"
Si sono conclusi i campionati mondiali di Atletica di Berlino. Non è difficile individuare il protagonista numero uno della manifestazione nella stratosferico Usain Bolt capace di ritoccare i suoi primati del mondo sui 100 e 200 metri con tempi incredibili ( 9.58 e 19.19) che portano la velocità ad un una nuova dimensione. Il tutto condito con un approccio alla gara scanzonato e dissacrante che fa di questo giamaicano un fenomeno non solo atletico ma anche mediatico. Se la Giamaica ha confermato il primato della velocità già mostrato a Pechino vicende entrambe le staffette, nel fondo a farla da padrone sono state le agili gazzelle degli altipiani africani ( vedi tutti i risultati ) Abbiamo avuto anche importanti controprestazioni : Isinbayeva nell'asta, la keniana Pamela Jelimo negli 800, la staffetta 4X100 americana per l'ennessima volta squalificata per cambio irregolare, e purtroppo anche il nostro Schwazer nella marcia. Ma è il complesso della nazionale azzurra ad affondare: per la prima volta la spedizione italiana chiude una rassegna iridata senza alcuna medaglia. Alcuni nostri atleti sono riusciti a fare delle ottime prestazioni. Vanno ricordati i quarti posti di Antonietta di Martino nell'alto femminile e di Giorgio Rubino nella 20 Km di marcia; il sesto posto ( insperato alla vigilia) di Elisa Cusma negli 800 e della nostra staffetta veloce, il settimo di un ritrovato Gibilisco e della altoatesina Weissteineir, prima delle umane in un 5000 dominato da keniane e etiope; gli ottavi posti di Claretti nel martello femminile e di De Luca nella 50 KM di marcia. Risultati individuali che non cancellano l'impressione di una complessiva mediocrità di un movimento abbandonato a se stesso con interi settori come quello del mezzofondo colpevolmente dimenticati. L'aspetto peggiore è che dalla federazione non sembrano emergere idee e soluzioni per uscire dal fondo in cui si è sprofondati. Questo a giudicare dal resoconto fatto dal presidente Fidal Arese ai microfoni Rai che ha valutato la spedizione come negativa solamente in funzione del mancato conseguimento di medaglie e che con sorprendente e banale moralismo imputa gli scarsi risultati alla debole tempra dei giovani d'oggi che non avrebbero voglia di allenarsi e soffrire. Certamente non solo a lui possono essere imputati gli scadenti risultati berlinesi, tuttavia sarebbe stato logico aspettarsi ben altri input da un presidente federale. A lui e al C.T Uguagliati l'atletica leggera italiana chiede risposte e fatti meno interlocutori di quelli sinora avuti nella loro gestione.
Il Superenalotto fa la fortuna dello Stato furbetto
L'Italia si affanna alla disperata ricerca del jackpot multimilionario del supenalotto. E' da gennaio che non si registra un 6. Infatti esiste una probabilità su 622 milioni di azzeccare la combinazione vincente. Tuttavia gli italiani mettono nel cassetto la razionalità e si fondono il cervello nell'elaborare improbabili e costosi sistemi , nella speranza di ottenere i favori della dea bendata. Lo Stato invece di scoraggiare l'insana passione del gioco che può portare sovente a rovinare delle esistenze, coltiva furbescamente questa illusione per fare cassa e produrre fatturati di diverse decine di miliardi l'anno. Sottolineando l'incoerenza del comportamento dei pubblici poteri il Codacons ha fatto ricorso chiedendo al Consiglio di Stato di sequestrare o spalmare il jackpot. E' auspicabile che la suprema magistratura mministeativa accolga la richiesta anche se sarebbe stato più corretto chiedere la cancellazione di un vero e proprio gioco d0azzardo legalizzato che rischia di rovinare intere famiglie.
L'Afghanistan al voto tra attentati dei Talebani e timori di brogli
Sono 17 milioni gli afghani aventi diritto che si recano alle urne per scegliere il nuovo presidente ; a vigilare sulla regolarità del voto 300000 soldati afghani e della nato. Ma le elezioni sono curate soprattutto dagli afghani, e sono sopratutto le truppe afghane a tenere la sicurezza. I talebani per limitare l'affluenza al voto hanno incrementato i loro attacchi terroristici e minacciano di tagliere le dita a coloro che andranno a votare. Per contro i candidati che si oppongono al favoritissimo presidente uscente Karzai temono che questi voglia modificare a proprio favore il risultato. I fedeli di Abdullah Abdullah, ex ministro degli esteri, e principale avversario di Karzai minacciano manifestazioni di piazza in caso di brogli. Difficile pensare d'altronde che nelle più sperdute regioni di questo immneso paese l'esito del voto non venga condizionato dallo strapotere delle logiche tribali e dal potere dei capi locali.
C'è grande attesa per le elezioni tra la popolazione: a testimoniarlo l'audience di 10 milioni di spettatori avuto dal dibattito televisivo che ha messo a confronto Hamid Karzai a due suoi rivali, Ghani and Bashardost. Se c'è chi andrà anche a votare per contro larghi strati della popolazione, delusa dalla mancata pacificazione sinora attuata dalle truppe Nato, sembra evocare il ritorno degli stessi talebani a riportare un ordine pubblico sinora mancante. La difficoltà di mantenere il controllo del territorio da parte delle forze alleate è finora il più grande problema. Senza questo presupposto parlare di vera ricostruzione dell'Afghanistan è impossibile: d'altronde oggi la Nato ha 60000 soldati nel Paese esattamente quanti ne impiegò nel Kosovo che è una regione molto più piccola, con una estensione corrispondente a una regione italiana di media grandezza.
Nel caso nessun candidato ottenga il 50%+1 dei consensi si procederà a un secondo turno di ballottaggio. Ma i risultati ufficiali arriveranno il 16 settembre , questo per permettere alla commissione elettorale di fare tutti i controlli contro eventuali irregolarità. Ciò significa che nel caso sia necessario ilo ballottaggio tra i due turni dovrebbe trascorrere un lungo lasso di tempo. E anche questo elemento potrebbe favorire possibili stravolgimenti nel risultato del voto.
La polemica di Bossi contro l'inno di Mameli , espediente per manifestare le velleità secessioniste della Lega
Il leader del Carroccio, Bossi non perde mai il vizio di lanciare bordate contro i simboli dell'Italia. L'ultimo bersaglio è l'Inno di Mameli reo secondo il Senatur di non essere cantato mentre tutti conoscerebbero il Va pensiero. Difficile credere che siano in molti a conoscere tutte le strofe del coro degli ebrei del Nabucco in particolare versi come "Di Sionne le torri atterrate.. O simile di Solima[2] ai fati". In realtà si tratta dell'ennesima trovata estemporanea volta a mettere in discussione l'unità nazionale. Da parte di una forza politica, La lega nord, incapace di muoversi al di là del terreno della protesta o di strambe proteste come quella della lezione di dialetto nelle scuole, del tutto fuori luogo per un paese come l'Italia fatto di studenti che faticano a masticare le ben più utili e formative lingue straniere, in primis l'inglese.












