La nomina di Federica Mogherini ad Alto rappresentante della politica estera dell'Unione europea è stato rappresentato come un successo dell'Italia e del premier Renzi. Bisognerebbe però chiedersi sopratutto se il profilo della Mogherini sia adatto all'incarico.
Il suo curriculum fimora non è cero straordinario: prima di divenire ministro degli esteri nel governo Renzi, la Mogherini si era occupata di relazioni internazionali per il Partito Democratico.
Considerando che l'Alto rappresentante svolge per lo più un ruolo di coordinamento della politica estera concertata dai governi degli Stati membri per essere incisivo occorrerebbe una personalità con un peso specifico che in questo momento alla Mogherini manca. È auspicable che da nuovo capo della diplomazia riesca ad acquisire la necessaria autorevolezza non tanto e non solo per il prestigio dell'Italia, ma sopratutto perché l'Europa deve parlare con una voce sola e forte.
Mogherini a capo della diplomazia europea: ma è la persona giusta?
Ucraina: soldati russi sconfinano, volontari combattono con i separatisti
Dieci soldati russi che avevano sconfinato sono stati arrestati nell'est dell'Ucraina. Per il presidente russo Vladimir Putin "si erano persi".
Il leader della Repubblica popolare di Donetsk, Alexander Zakharchenko ha detto che l'esercito russo è in realtà coinvolto nei combattimenti in terra straniera. Parlando di 4000 volontari russi che lavorano a fianco dei separatisti di Donetsk, egli riconosce apertamente la presenza tra loro di soldati "che combattono al nostro fianco, militari in congedo, che sono venuti qui, piuttosto che prendersi una vacanza, in modo da combattere per la nostra libertà. "
Il segretario generale dell'ONU, Rasmussen ha chiesto alla Russia di "cessare le sue azioni illegali".
Il ruolo politico di Hamas nella nuova tregua israelo-palestinese
Dopo 50 giorni di guerra, israeliani e palestinesi hanno siglato l'ennesima tregua a tempo determinato. Hamas e il governo israeliano cantano entrambi vittoria ma la realtà è che si tratta di un compromesso dovuto al logoramento delle forze in campo: la popolazione di Gaza stremata dal sangue e dalla distruzione subita, quella israeliana preoccupata che le scuole ricominciassero sotto la minaccia dei razzi di Hamas. Alcune restrizioni al commercio e agli spostamenti a Gaza saranno allentate ma ( non abolite) in modo da consentire ai palestinesi di importare grandi quantità di cemento e di altri materiali da costruzione per iniziare uno sforzo gigantesco di ricostruzione.Se la tregua resiste le parti si riuniranno il mese prossimo per negoziare le questioni più spinose, come la costruzione di un aeroporto a Gaza e la smilitarizzazione di Hamas.
Sul piano politico forse chi ha ottenuto di più è però proprio Hamas: è vero che la sua forza militare è stata seriamente colpita, ma occorre ricordare che il negoziato vede come parte il governo di unità nazionale palestinese di cui fa parte proprio Hamas. Si tratta di un riconoscimento sia pure indiretto del ruolo di Hamas: solo poco tempo fa una concessione impensabile da parte di Israele.
Stabilizzazione precari della scuola. Come funziona all'estero?
Il ministro dell'istruzione Giannini ha annunciato un maxi-piano di assunzioni in pianta stabile di 100000 precari nei prossimi tre anni. ma come si assumono gli insegnati negli altri Paesi Europei?
A tal proposito segnalo un'interessante articolo a firma di Francesco Rocchi.
In particolare mi sembra degna di particolare riflessione la seguente considerazione
In definitiva, in quasi tutti questi paesi (con un sistema scolastico di migliore qualità n.d.r) , sia pure in maniere diverse e con l’importante eccezione della Germania, le scuole godono di grande autonomia e sono le prime responsabili della scelta del proprio personale docente. Ognuno dei sistemi qui descritti impone, nel riconoscere agli insegnanti lo status di insegnante abilitato, dei requisiti minimi comuni che assicurino una coerenza di fondo al sistema scolastico, ma nelle procedure di assunzione assume una importanza particolare anche il curriculum personale del docente, cui viene chiesto, in sostanza, di essere in grado di affrontare la situazione specifica in cui si troverà ad operare.Responsabilizzazione delle singole scuole nella scelta degli insegnanti, e verifica della concreta capacità del docente di adattarsi allo specifico contesto in cui dovrà operare. Due criteri che mi sembrano importanti per selezionare bravi insegnanti per i nostri ragazzi
Montebourg contro Hollande: la sinistra francese si spacca sull'economia
In Italia Arnaud Montebourg è balzato all'onore delle cronache per l'elogio della politica economica anticrisi di Matteo Renzi. Ma queste dichiarazioni erano parte di un più ampio ragionamento in cui l'oramai ex ministro dell'economia transalpino criticava apertamente il governo di cui ancora faceva parte perchè, a suo dire, troppo debole nei confronti della politica dell'austerity proposta dalla Ue e dalla Merkel. Parole che hanno diviso l'opinione pubblica francese tra chi condivideva le critiche al rigore e chi invece osservava lo strano ruolo di un ministro dell'economia che non solo indeboliva il proprio governo ma criticava la politica economica di cui era corresponsabile.
Logica conseguenza di questa uscita è stata l'esclusione di Montebourg dall'esecutivo a seguito del rimpasto proposto dal primo ministro Valls e condiviso dal presidente Hollande. Quest'ultimo è il vero bersaglio della critica: Montebourg sembra determinato a presentarsi alla prossime primarie socialiste per l'Eliseo. Ma quest'attacco accresce le difficoltà dei socialisti - e quindi anche sue- di fronte all'avanzata della destra estrema di Marine Le Pen.
Montebourg in Francia si è distinto come un feroce critico della globalizzazione ed è stato l'artefice di una norma che permette allo Stato francese di porre un veto nei confronti degli investimenti esteri in settori strategici. La sua politica economica vuole mettere al centro la crescita anche a costo di un rilassamento dei conti pubblici e del controllo sul deficit.
Il proselitismo dell'Isis sfida i valori dell'Occidente
Sarebbero oltre 4000 i britannici nelle fila deIl'ISIS, il gruppo jihadista autore della macabra uccisione del giornalista James Foley. Lo stesso boia di Foley sarebbe un britannico che nel video della decapitazione parla con un forte accento del sud dell'Inghilterra. A tal proposito si è acceso nel Regno Unito il dibattito sul proselitismo operato dall'estremismo islamico tra i propri cittadini. Intervistato dall'Independent il professor Anthony Glees dell'Università di Buckingham evidenzia come le idologie estremiste islamiste sono state in grado di diffondersi con relativa facilità nel Regno Unito sotto la vopertura della 'religione', della , libertà di parola' e del 'multiculturalismo' " Un piccolo numero di musulmani britannici hanno subito il lavaggio del cervello da parte dei cosiddetti predicatori, dai valori occidentali e sono stati convinti che devono uccidere per creare un califfato globale ".
La sfida più insidiosa che questi estremismi lanciano alle società occidentali è alla loro capacità di far coesistere sicurezza, tolleranza e libertà di espressione.
Aumentare il prezzo del quotidiano: la strategia tafazziana degli editori
Nel 2010 il prezzo dei quotidiani in edicola si attestava a 1 euro.In pochi anni però si sono avuti una serie continua di aumenti che hanno fatto decollare il prezzo fino a 1,50 euro per La Stampa,La Nazione, il Resto del Carlino, il Sole 24 ore e a 1,40 euro per Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport e Repubblica. La strategia degli editori è chiara in tutta la sua masochistica assurdità: se diminuiscono le copie vendute e gli introiti pubblicitari la soluzione trovata è quella di aumentare continuamente il prezzo del giornale in edicola. Un modo singolare per fidelizzare i pochi lettori rimasti.
La svolta di Renzi, buona ma precaria
Se riuscisse davvero a mantenere quanto ha annunciato ieri, Matteo Renzi potrebbe davvero avere cominciato a far svoltare il Paese verso l'uscita da anni di crisi. Ma rimane più di qualche dubbio sulle risorse necessarie per avere le adeguate coperture finanziarie. Entro maggio ci sarà il taglio di 10 miliardi del cuneo fiscale con la restituzione in busta paga di circa 1000 euro annui per i lavoratori dipendenti con redditi medio bassi ( con stipendi fino a 1500 euro circa). I finanziamenti dovrebbero venire con 7 miliardi dalla spending review; ma qui i conti già non tornano perchè il commissario Cottarelli aveva detto che per il 2014 sarebbero stati a disposizione solo 3 miliardi. Il resto dovrebbe venire dal risparmio sul deficit e sull'abbassamento dello spread: risorse che però per definizione non possono definirsi strutturali, dato che che non si può avere la certezza che il deficit e gli interessi sul debito rimangano sempre bassi.
Poi c'è il taglio del 10% sull'IRAP da finanziare con l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 26%: ma anche in questo caso se la propensione agli investimenti finanziari dovesse diminuire per il maggior carico fiscale ci troveremo senza copertura. Renzi ha fatto la scelta di destinare la maggior parte dei soldi ai dipendenti a scapito delle imprese. Le motivazioni di ricerca del consenso elettorale a poche settimane dalle europee sono evidenti e forse per favorire una migliore ripresa economica sarebbe stato opportuno un maggiore occhio di riguardo al mando produttivo che crea posti di lavoro. Comunque almeno siamo di fronte a una scelta chiara e netta che non disperde le poche risorse in mille rivoli come è stato fatto fino al recente passato.
Su questi e altri provvedimenti ( dai pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, al piano casa, allo jobs act) occorrerà conoscere i dettagli per valutare con più consapevolezza. Ma mi sento di dare credito al tentativo di ancorarsi alla ripresa già in atto ne resto dell'Europa. E' da augurarsi dunque che le misure presentate vengano in gran parte a concretizzarsi
Dietro le quote rosa la battaglia della Casta per le poltrone in Parlamento
La questione delle quote rosa in parlamento è espressione di un mero conflitto di potere all'interno della Casta politica: le parlamentari donne le vogliono perchè così avrebbero più opportunità per mantenersi attaccate alla poltrona, e gli uomini le osteggiano per lo stesso istinto di sopravvivenza politica, non certo per misoginia.
La vera parità di genere si fa con buone leggi che favoriscano l'adeguato inserimento delle donne nel lavoro, per migliorare la compatibilità tra il ruolo di lavoratrice e quello di donna, moglie o madre all'interno della famiglie, e con una battaglia culturale che promuova il rispetto della donna in tutti gli ambiti della vita sociale e che demolisca gli stereotipi che ancora oggi ne ostacolano la piena affermazione e dignità.
E' ovvio che servirebbe anche una consistente quota di donne che siedano in Parlamento. Ma sarebbe auspicabile sopratutto che a rappresentarci ci fosse un altro tipo di donna: competente, autorevole, autenticamente emancipata, non certo le attuali parlamentari che per conquistarsi un posto al sole hanno per lo più scelto la strada dell'adulazione verso i capi dei rispettivi partiti. E per favorire ciò, occorrerebbe una ben diversa legge elettorale, non certo quel pastrocchio dell'Italicum che si sta andando ad approvare.
L'Italicum solo alla Camera: escamotage per evitare il voto
La scelta di far entrare in vigore solo alla Camera la nuova legge elettorale - il c.d Italicum- in attesa di attuare la trasformazione del Senato in una camera non elettiva, rende impraticabile l'ipotesi di tornare al voto prima che venga realizzata tale riforma costituzionale. Si tratta di una mostruosità politico-giuridica; ciononostante i suoi sostenitori affermano che si è trattata di una scelta obbligata perchè sarebbe stato impossibile votare per due eventuali ballottaggi. Tale giustificazione è del tutto insensata visto che applicando l'Italicum anche al Senato nel migliore dei casi avremmo avuto una maggioranza con numeri molto ampi in entrambi i rami del parlamento, e nel peggiore dei casi si sarebbe dovuto far ricorso alle larghe intese, esattamente come è avvenuto con i governi Monti e Letta.
Al contrario le cose peggiorerebbero e di molto se la riforma del Senato non dovesse andare in porto: in questo caso al premio di maggioranza previsto alla Camera per la coalizione vincente, si contrapporrebbe un Senato eletto con metodo proporzionale puro - cioè il vecchio sistema del Porcellum depurato dalle parti cassate dalla Corte Costituzionale. La conseguenza sarebbe una frammentazione ancora più marcata di quella che abbiamo conosciuto finora, con una miriade di piccoli partitini con percentuali di consenso infinitesimali che avrebbero la possibilità di entrare al Senato, e di consguenza la probabile necessità per il governo di appoggiarsi anche su molti di loro per avere la maggioranza.
Tra l'altro non è affatto certo che si riesca davvero ad eliminare il Semato elettivo e il bicameralismo perfetto: il processo di revisione costituzionale richiede tempo e due passaggi in ciascun ramo del Parlamento per essere approvato. Nel frattempo c'è da attendersi che molti senatori cercheranno con ogni stratagemma di affossare quel progetto che qualora approvato significherebbe il loro suicidio politico.
La proposta autogoal di Delrio di tassare i Bot
L'idea di aumentare la tassazione sui rendimenti dei Bot ( attualmente al 12,5%) proposta dal sottosegretario Delrio è alquanto inopportuna: colpirà sopratutto le famiglie e i piccoli risparmiatori, mentre i grandi investitori hanno la possibilità di acquistare i titoli emessi all'estero, in particolare in Lussemburgo dove c'è una tassazione più favorevole. Inoltre la maggiore tassazione porterebbe a un innalzamento dei tassi di interesse richiesti dal mercato, per cui potrebbe persino rivelarsi una misura in perdita per le casse pubbliche. Ma anche l'annuncio ( sia pur smentito da Renzi) potrebbe avere effetti, sia pure contenuti, di rialzo dei tassi al momento delle nuove aste per collocare i titoli. Di membri del governo che si mettono a fare dichiarazioni in libertà su temi così delicati non se ne sente proprio il bisogno. Se il buon giorno si vede dal mattino, l'esordio non è certo di quelli incoraggianti
Letta-Renzi a Palazzo Chigi. Staffetta in stile democristiano
Il bilancio del governo Letta è stato molto deludente: pur potendo disporre di margini di manovra ben maggiori di chi l'ha proceduto grazie all'uscita dalla procedura di infrazione comunitaria e all'abbassamento dei tassi di interesse sul debito pubblico, sono stati prodotti risultati ben modesti sia sul piano delle riforme che della politica economica, aumentando l'IVA al 22%, incartandosi sull'IMU, non riuscendo ad incidere sul cuneo fiscale e sulla spending review.
La sua sostituzione era dunque opportuna ma lasciano molto perplesse le modalità da manovra di palazzo con cui ciò è stato fatto da Matteo Renzi: dopo aver assicurato a gennaio il suo sostegno a Letta con l'ormai celeberrima frase "Enrico stai sereno", venti giorni dopo il segretario del PD gli dava lo sfratto da Palazzo Chigi per insediarvisi a sua volta come nuovo inquilino. E poichè spesso la forma diventa sostanza non c'è da stupirsi se gli alleati di Renzi al governo, abbiano accolto la staffetta con iniziale diffidenza. Speriamo almeno che la sua smisurata ambizione porti a risultati misurabili e positivi per gli italiani.
L'acqua calda di Friedman su Monti e Napolitano
Nell'estate del 2011 in un contesto globale di grave crisi finanziaria avevamo un governo in cui il presidente del Consiglio Berlusconi e il suo ministro dell'economia Tremonti litigavano su come portare avanti la politica economica del governo. I due si sopportano a stento e Berlusconi più tardi lo avrebbe accusato di tramare contro di lui per farlo dimettere. A giugno la banca centrale europea chiede misure che consentano al nostro Paese di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. Ma la sfiducia dei mercati internazionali nei confronti dell'Italia cresce , si cominciano a svendere in maniera massiccia i nostri titoli di Stato, impariamo il significato del temine spread i cui livelli cominciano ad alzarsi dai 160 punti di fine giugno fino ai 350 punti di metà luglio. Le misure italiane per arginare la speculazione vengono considerate insufficenti dalla BCE che il 6 agosto invia al governo una lettera che pur in un linguaggio diplomatico mette nero su bianco gli obiettivi che l'Italia deve obbligatoriamente raggiungere tra cui il pareggio di bilancio anticipato al 2013, l'introduzione di norme più stringenti sui licenziamenti, liberalizzazione dei servizi pubblici e delle professioni. Gli interessi sui nostri titoli continuano a salire fino ad arrivare all'8 novembre quando il rendiconto dello Stato viene approvato grazie ai soli voti dell'opposizione e lo spread raggiunge la quota record di 575 punti.
Un Paese ostaggio della speculazione finanziaria, con un governo senza maggioranza e succube degli eventi. In questa drammatica situazione il presidente della Repubblica sondò già in estate la disponibilità di Mario Monti a diventare in caso di necessità presidente del Consiglio. Secondo il giornalista Alan Friedman questi contatti riportati nel suo libro, sarebbero una clamorosa rivelazione che riscrive la storia recente italiana. Per me invece è una non notizia,data l'evidente inadeguatezza del governo Berlusconi e il dovere del Presidente della Repubblica di trovare alternative per fare uscire l'Italia dal pantano e per garantire la continuità della legislatura. Senza dimenticare che Monti ha ricevuto la fiducia per il suo governo dal Parlamento, non da Napolitano. Ma l'esercizio della memoria non è mai stato particolarmente coltivato in Italia e dunque non stupisce che non ci si ricordi cosa accadeva in quella difficilissima estate del 2011.
Il decreto sulle quote di Bankitalia: una fregatura per il contribuente
Sono stato spesso critico nei confronti del Movimento 5 Stelle ma il linciaggio mediatico che sta subendo in questi giorni mi sembra un tentativo di nascondere fatti molto gravi all'attenzione dell'opinione pubblica. La gazzarra inscenata dai grillini alla Camera dopo la votazione del decreto Imu-Bankitalia è certamente censurabile ma non si deve ignorare il fatto che nel merito essi si opponevano alla ricapitalizzazione con le riserve statuarie della quote di Banca d'Italia in mano alle banche private, un operazione che è stata definita una "porcata" dagli autorevoli economisti di NoisefromAmerika, non certo sospettabili di collusione con i pentastellati.
Lo scopo del contestato provvedimento sarebbe quello di ricapitalizzare le banche italiane in modo da renderle più aderenti agli standard di Basilea 2 richiesti dalle autorità europee e di assicurare, attraverso la tassazione della plusvalenza derivata dall'aumento di capitale sulle quote di Bankitalia, un entrata fiscale stimabile in circa 1-1,15 miliardi di euro con cui si andrebbe a coprire il mancato ricavo erariale derivante dalla cancellazione della seconda rata IMU.
Il punto cruciale sta nel fatto che l'aumento di capitale per 7,5 miliardi di euro delle quote di bankitalia in mano anche alle banche private viene finanziato tramite le riserve statuarie, che sono pubbliche in quanto frutto dei ricavi ottenuti dalle attività che la banca centrale svolge in monopolio, come ad esempio il battere moneta. Questo denaro non arriverà direttamente alle banche ma verrà scritto come immissioni di nuovo capitale sui loro bilanci. Potrebbe rimanere come mera operazione contabile se non fosse per due fondamentali particolari:
1) i dividendi cui le banche azioniste hanno diritto, che possono arrivare fino a un tetto massimo del 6% del nuovo valore nominale delle quote. Attualmente il dividendo previsto è di circa l'1% e finchè il capitale era rimasto a 156mila euro, per il Tesoro si trattava di sborsare poche migliaia di euro l'anno. Ma con la nuova ricapitalizzazione i dividendi da versare crescerebbero in modo esponenziale. Il calcolo è presto fatto: le banche potrebbero ricevere circa 70 milioni con il dividendo attuale all'1% e fino a un massimo di 450 milioni l'anno, un vero regalo in quanto la rendita è proveniente da attività con cui i banchieri privati non hanno nulla a che fare.
2) le quote azionarie di Bankitalia diventano trasferibili e con la nuova legge che prevede per le banche private una partecipazione azionaria massima del 3% le quote in eccesso dovranno essere rivendute. Quale sarà il prezzo che l'acquirente dovrà sborsare non si sa: sarà il mercato a stabilirlo. Il problema è che l'acquirente probabilmente sarà il Tesoro che dovrà dunque sborsare soldi pubblici alle banche per riprendersi le quote ricapitalizzate con le sue riserve.
In definitiva per ricavare subito una somma sicura il governo ha esposto il contribuente al rischio di dover pagare cifre molto ingenti in futuro.
Assai discutibile è anche il modo con cui si è giunti all'approvazione del decreto tramite la cosidetta "ghigliottina", sistema con cui il presidente della Camera Boldirini ha proceduto all'immediata votazione del decreto, rendendo vano l'ostruzionismo dei grillini che cercavano di allungare il dibattito fino alla mezzanotte, termine a partire dal quale il decreto sarebbe decaduto per mancata conversione in legge entro i 60 giorni utili. La ghigliottina è prevista dal regolamento del Senato ma non da quello della Camera e nell'utilizzarla in assenza di una norma scritta che la prevedesse ci si è fatti scudo sull'interpretazione per analogia da parte della presidenza dell'Assemblea. Un'autentica forzatura delle procedure a favore del governo portata avanti da chi avrebbe il dovere di essere al di sopra delle parti.
Ma il polverone scatenato con la rissa in Parlamento scatenata dalla protesta dei 5 stelle cade proprio a fagiolo: del danno per i contribuenti provocato dal decreto Bankitalia e delle modalità con cui è stato fatto divenire legge evidentemente non è opportuno parlare troppo.
Il declino politico di Mario Monti
La figura di Mario Monti è l'esempio paradigmatico di come l'uomo di Stato spesso non riesca ad andare d'accordo con l'uomo politico. Nella sua attività da presidente del Consiglio Monti ha fatto cose molto migliori di chi lo ha preceduto, salvaguardando i conti pubblici dalla crescita dei tassi di interesse sul debito che rischiava di alzarsi in maniera incontrollata, introducendo una riforma pensionistica che pur imperfetta e con il grave costo sociale degli esodati ha reso il sistema previdenziale sostenibile con il passaggio definitivo al contributivo e con l'eliminazione delle pensioni di anzianità, e restituendo all'Italia prestigio internazionale.
Monti ha fatto quel lavoro sporco, lasciato in arretrato dai politici di professione in cerca di facile e immediato consenso. Le sue misure erano impopolari tanto più in un contesto di crisi economica. In più la scelta di compagni di viaggio oramai logorati come Casini e Fini non ha giovato a rendere appetibile il suo progetto politico. Al momento del voto gli italiani hanno scelto o i tradizionali schieramenti o l'alternativa protestataria di Grillo. Successivamente il suo movimento Scelta Civica si è anche mostrato litigioso all'interno e incapace di tradurre le idee in iniziative concrete e coerenti. Il Monti politico è apparso subito un leader abortito: a disagio e incapace di integrarsi con i maneggi dei palazzi romani, ha finito per venire inesorabilmente marginalizzato anche nel suo partito. Ora ritorna a Bruxelles: si occuperà di progettare un sistema per finanziare le istituzioni comunitarie con tasse e risorse proprie












