venerdì 12 giugno 2009

Bono e Bill Gates criticano l'Italia: "non mantiene l'impegno di aiutare l'Africa"

Secondo un rapporto della "One", l'associazione che combatte la povertà fondata da Bono degli U2 e sostenuta da Bob Geldof, Desmond Tutu e Bill Gates Italia E francia non adempiono agli impegni siglati al G8 di Gleneaglesdi di raddoppiare gli aiuti per l'Africa. Secondo Tutu a oggi l'Italia ha fornito solo il 3% dell'incremento degli aiuti promesso all'Africa quando il primo ministro Berlusconi firmò la dichiarazione di Gleneagles nel 2005. Una grana di immagine per l'Italia che guida il G8,anche se è certo che a l'Aquila l'attenzione non sarà certo concentrata sull'Africa ma sulla crisi economica.
Resta però il dubbio se non sia necessario trovare nuovi sistemi per aiutare i paesi sottosviluppati che vadano al di là dei meri trasferimenti monetari che alla fine rischiano di disperdersi in mille rivoli senza arrivare a chi ne ha davvero bisogno. E' questa la poszione ad esempio della Comunità di Sant'Egidio molto attiva con progetti di aiuto concreti in Africa. Anche se va riconosciuto a Bono e Geldolf di essersi mossi anch'essi in una direzione simile con programmi di aiuto specifici. ( per esempio sull'AIDS).

La visita in pompa magna di Gheddafi e il velleitarismo della politica mediterranea dell'Italia


Gheddafi è stato accolto in Italia con tutti gli onori. Gli è stato concesso di parlare a Palazzo Giustiniani, sede della presidenza del Senato. A dire il vero ha straparlato paragonando gli Stati Uniti a Osama Bin Laden. Sarà curioso vedere di quali contorsionismi verbali si servirà Berlusconi per giustificarsi di fronte ad Obama che lo incontrerà tra pochi giorni, dopo che da mesi il Cavaliere faceva anticamera. Comunque bisogna giudicare queste vicende con realismo: abbiamo bisogni del petrolio e del gas libico e la collaborazione di Tripoli ci è indispensabile per contrastare l'immigrazione clandestina. E infatti anche Baffino D'Alema ha detto di non scandalizzarsi per la visita in pompa magna del rais libico , oggi saldamente al potere nel suo paese in virtù di: 1) la forza della sua ideologia 2) la disponibilità di rendite petrolifera 3) controllo di polizia e politico negli interstizi dei poteri tribali che Gheddafi conduce da quarant'anni. Occorrerebbe però anche evitare di calarsi le braghe ( 5 miliardi di dollari di risarcimenti per danni coloniali sono tanti) e non dimenticarsi che Gheddafi è stato uno dei fiancheggiatori dei più sanguinosi attentati terroristici degli anni ottanta, è stato colui che ha cacciato tutti gli italiani residenti dalla Libia per non parlare dei pogrom ai danni degli ebrei. La comunità ebraica tripolina comprendeva oltre quarantamila persone, dopo le persecuzioni venne cancellata e i suoi membri costretti a una tragica diaspora all'estero. Ancora oggi il colonnello è alla testa dei leader arabi che rifiutano di riconoscere lo Stato di Israele
Tutto questo per porre anche l'accento opportunità fondare non solo con la Libia la nostra politica di relazioni con l'altra sponda del Mare Nostrum.
Andrebbe ripristinata la politica mediterranea che vedeva l'Italia giocare un ruolo di primo piano nell'era democristiana ( Andreotti ne era un convinto fautore) e anche di Craxi che aveva rapporti privilegiati con il nord africa ( vedi Tunisia) e Medio Oriente ( vedi Palestina).Il Mediterraneo nel frattempo è in continuo sviluppo e il Nord Africa registra incrementi annui del PIL incrementa del 4-5%: in quelle zone si diffondono investimenti cinesi, indiani, brasiliani, ma non italiani. Esiste un problema culturale di antico pregiudizio verso i possibili ritorni economici dall'Africa e una atavica tendenza a guardare al di là delle Alpi. Ancora più gravi sono i problema infrastrutturale i nostri porti non sono attrezzati, non abbiamo ferrovie adeguate culturale. A Rotterdam intercettano queste merci che provengono dal Maghreb destinazione Nord Europa anche se arrivano due tre giorni più tardi rispetto a quanto non succederebbe per esempio a Genova. Sono occasioni commerciali che ci lasciamo sfuggire e, nonostante i i media enfatizzino l'importanza della visita Gheddafi, all'orizzonte non si vede una politica organica che possa invertire la tendenza.

mercoledì 10 giugno 2009

L'exploit della Serracchiani sintomo della richiesta di cambiamento della base del Partito Democratico


Deborah Serracchiani, giovane avvocato di 38 anni di Udine ottiene in Friuli Venezia Giulia più preferenze anche di Berlusconi (73.910 contro 64.286 del Cavaliere). La Serrachiani dopo una gavetta nelle istituzioni e nella direzione locale del PD è assurta all'onore delle cronache nazionali con discorso appassionato e fortemente critico verso la dirigenza del partito e proprio per questo accolto da una standing ovation da parte di una base fortemente incazzata . Franceschini ne comprende le doti comunicative e decide di farle fare il grande balzo verso Strasburgo. Intuizione vincente a giudicare dall'esito elettorale. L'exploit della Sarracchiani è indice di un desiderio della base di dare una svecchiata alla struttura del partito dando il benservito a quei dirigenti che da 15 anni . La batosta delle amministrative mostra anche come la ripulita debba essere incominciata dalle realtà locali dove sopravvivono molti cacicchi (per dirla con Zagrebelsky) con ambizioni da ras fascisti. La pluralità è la forza del PDe di Serracchiani se ne possono trovare in tutte le zone dello stivale : se Franceschini vuole dare a quel partito un futuro di alternativa di governo dovrà mostrare attenzione alle forze giovani emergenti che scalpitano sinora frenati da interessi particolaristici e rendite di posizione accumulatesi ad ogni livello negli ultimi anni.

martedì 9 giugno 2009

Berlusconi dice il no al referendum elettorale. Le ragioni di una retromarcia


Il risultato delle europee pesa sugli equilibri del centro destra e crea ulteriori divisioni al suo interno. O meglio mette in evidenza il sempre maggiore isolamento di Fini, legato in questo caso alla conferma della sua intenzione di andare a votare per il Si al prossimo referendum. Al contrario Berlusconi dopo il risultato delle europee ha mutato la sua posizione decidendo di non appoggiare più il movimento referendario. Il Cavaliere sperava di ottenere un risultato elettorale superiore al 40%. In quel caso avrebbe potuto presentarsi con le carte in regola per fare una massiccia campagna a favore dell'attribuzione del premio di maggioranza alla lista più votata ( che in modo da svincolarsi dall'abbraccio alle volte soffocante della Lega. Il brusco ridimensionamento lo costringe a mantenere una posizione più cauta: con il 35% ottenuto il 6 e 7 giugno ottenere il successo correndo da solo sarebbe assai più problematico: non solo ciò porterebbe a un divorzio non ricomponibile con Bossi, ma vi sarebbe la concreta prospettiva di un trasferimento della Lega o di parte dei suoi voti ( una riedizione del Ribaltone del 94) o in alternativa si favorirebbe la riunione in un unica lista delle forze di centro destra. Ecco dunque che con l'attuale rapporto di forze nella maggioranza, il Porcellum rimane la legge elettorale più idonea a mantenere una salda alleanza di governo avente come perno il Carroccio. Non per nulla quella legge fu approvata dal Leghista Calderoli, che la definì con sarcastico autocompiacimento "una porcata", realizzata su misura per tutelare gli interessi padani mantenendo sotto controllo il Cavaliere a cui rimane garantito il potere necessario per coltivare i suoi interessi personali

lunedì 8 giugno 2009

Dopo le elezioni l'Europa si scopre spostata a destra

Il Vecchio Continente dopo le elezioni si scopre nettamente spostato a destra. In tutti i maggiori paesi la sinistra subisce nette sconfitte e in Gran Bretagna e Spagna gli insuccessi di laburisti e PSOE suonano come una decisa sanzione dell'elettorato nei confronti dei governi in carica. IL PPE diventa nettamente il primo gruppo parlamentare nell'Europarlamento: oltre cento seggi separarono popolari e socialisti ( 265 seggi a 162) e anche i liberali tradizionale ago della bilancio a Bruxelles. Dunque il nuovo parlamento che sarà chiamato a approvare la nomina del nuovo presidente della Commissione torni a confermare un esponenete di centro destra, forse lo stesso Barroso
Il governo francese e quello tedesco sono stati premiati perché visti come stati protettori e garanti della stabilità economica. La sinistra invece è stata giudicata dall'elettorato non in grado di dare ricette valide contro la crisi. In un periodo di crisi bisogno si cerca sicurezza e all'elettorato propenda verso le soluzioni conservatrici. Non sono mancate addirittura le affermazioni della destra radicale dichiaratamente euroscettica ( ad es. in Olanda e in Austria) e questo dovrebbe essere oggetto di riflessione da parte delle forze filoeuropee che non riescono ancora a far recepire le istituzioni comunitarie come vicine alle esigenze della popolazioni e meno tecnocratiche.

Elezioni europee: in Italia emerge il voto di protesta. Berlusconi in calo

Calano PDL e PD, in vistosa ascesa Lega e Italia dei valori. Il voto italiano per le europee non registra grandi spostamenti di elettori da una colazione all'altra ma registra il successo dei partiti capaci di incanalare maggiormente il disagio popolare nei confronti delle proposte delle maggiori forze politiche. Berlusconi sconta l'effetto Noemi e vede ridimensionata la sua aspirazione di superare il 40% dei voti, attentandosi invece su un ben più modesto 35%. Ma nemmeno il Pd può gioire: non si è avuto il temuto crollo ma l'arretramento rispetto alle politiche è visibile. tenendo contro del fatto a differenza del 2008 i democratici correvano separati dai radicali, si registra comunque un calo del 3%. Il calo berlusconiano, su cui influisce il massiccio astensionismo della roccaforte siciliana, è in parte compensato a destra dal successo leghista che sfonda quota 10%. fa piuttosto impressione che un partito tradizionalmente scettico verso i migrtanti ottenga un exploit elettorale proprio nel contesto delle elezioni europee. Per l'altro partito protestatario, L'Italia dei valori il trionfo va al di la di ogni più rosea aspettativa: il partito di Di Pietro vede premiare la sua connotazione radicalmente anti berlusconiana, quasi raddoppiando la sua percentuale in rapporto a un anno fa ( dal 4,5 all'85). L'Udc vede premiata una campagna elettorale sobria e attenta ai contenuti con un buon successo che lo attesta attorno al 6.5% ( contro il 5,6% del 2008 Si conferma la tendenza alla semplificazione del quadro politico: tutte le altre formazioni non superano la soglia di sbarramento del 4%. da registrare però un recupero di consenso della sinistra radicale che però a causa delle divisioni interne tra Rifondazione e i Sinistra e Libertà di vendola non avrà rappresentanti a BruXelles.

venerdì 5 giugno 2009

Il discorso de Il Cairo e le priorità di Obama in politica estera

Obama riduce al minimo la visita in Germania e in Francia, e viene sospeso l'incontro con Berlusconi programmato per il 15 giugno. Le Priorità dell'America sono oggi la crisi economica e Afghanistan e l'Europa non è al centro dell'attenzione dell'agenda attuale di Washington. Il centro geopolitico di Washington è il Medio oriente e in particolare il Pakistan. Il discorso pronunciato a Il Cairo di grande apertura senza però che si sia indietreggiato sull'obiettivo di sconfiggere il terrorismo di Al Qaeda va inserito in questa strategia complessiva dell'amministrazione americana

Le riforme del Cavaliere: quando tra il dire e il fare non c'è il mare ma le profondità degli abissi

Berlusconi vorrebbe un parlamento con meno parlamentari. Con la maggioranza che ha non ha che da agire! Berlusconi vorrebbe un esecutivo dotato di maggiori poteri: perchè npon attua quelle riforme che politologi e costituzionalisti gli vanno da nni suggerendo( sfiducia costruttiva, eliminazione dell'inamovibilità dei ministri che possaano essere così rimossi dal premier senza passare per il Parlamento?
La risposta a questi interrogativi risiede nel fatto che il Cavaliere si sia mostrato sempre molto attento a curare i propri interessi personali ma molto meno interessato a operare in funzione dell'interesse generale. Che cosa c'è d'altronde da aspettarsi da chi , pur di impedire all'avversario di governareha fatto approvare una legge elettorale che impedisce al cittadino di esprimere le proprie preferenze ( leggi Porcellum) ?

giovedì 4 giugno 2009

In Iran duro dibattito televisivo tra Ahkmadinejad e Mousavi

Per la prima volta nella storia dell'Iran il presidente uscente si è dovuto confrontare in un dibattito con lo sfidante dell'opposizione. E tra il conservatore moderato Mousavi e Ahmadinejad ci sono state scintille. Mousavi ha rivolto al suo avversario durissime critiche in particolare sulla politica nucleare che a suo dire ha isolato l'Iran proponendo in alternativa un dialogo con gli europei e l'Occidente. Inoltre ha contestato le leggi ingiuste contro le donne e riguardo alla posizione assunta sull'Olocausto: "Abbiamo visto i danni che ha subito il paese quando ha parlato contro l'Olocausto che va considerato comunque un crimine. Ha dato una cattiva immagine del nostro paese all'estero". Le elezioni presidenziali si volgeranno il 12 giugno. Ahkmadinejad vine considerato favorito ma se non dovesse riuscire a spuntarla al primo turno la sua situazione potrebbe complicarsi.

mercoledì 3 giugno 2009

Gran Bretagna: Lo scandalo rimborsi segnerà la fine politica di Gordon Brown?


Politici che usano fondi pubblici per pagarsi i mutui , per fare telefonate private, per acquistare film porno e amenità varie . Lo scandalo dei rimborsi che sta investendo il Parlamento sta trascinando nel baratro il governo Gordon Brown che sta gestendo questa crisi etica molto peggio degli alti leader di partito. Nell'occhio del ciclone il dimissionario ministro dell'Interno Jacqui Smith, il cui marito per noleggiare dvd porno aveva attinto ai fondi del conto spese ministeriale . Ha ugualmente abbandonato l'incarico il ministro per le Comunità locali Hazel Blears che dopo aver venduto la sua seconda casa, l'aveva dichiarata come prima per evitare di pagare le tasse. Inoltre ha ottenuto dei rimborsi per tre diverse proprietà in un solo anno. Altri ministri e sottosegretari potrebbero fare la stessa fine. Secondo i sondaggi in vista delle prossime elezioni europee e amministrative il Labour è accreditato solamente del 18% dei suffragi: un crollo che lo porterebbe a essere solo i quarto partito in Gran Bretagna.
Gordon Brown non è mai stato amato fino in fondo nemmeno tra i laburistri: non essendo eletto primo ministro ma subentrato a Blair e già dunque considerato poco legittimato ad assumere tale carica . Il Guardian, giornale di riferimento della sinistra, ne chiede esplicitamente le dimissioni per consentire al Labour di dare avvio a un nuovo progetto politico.
Il tutto si assomma alla delusione con cui Gordon Brown sta affrontando la crisi economica, dopo che era stato visto come l'uomo adatto per trovare le misure idonee ad affrontare la crisi. Nel primo trimestre del 2009 il PIL del Regno unito ha segnato una flessione del 4,1%

La memoria di Ken Saro Wiwa fa tremare le multinazionali del petrolio


Ken Saro Wiwa era un attivista ambientalista nigeriano che si batteva contro i disastri ecologici compiuti dalle multinazionali del petrolio nel delta del Niger. Saro Wiwa fu impiccato nel 1995 dopo essere stato condannato da un tribunale militare locale che gli negò un adeguata difesda e la possibilità di ricorrere in apello. In questi giorni si è aperto a New York un processo contro la Shell. Secondo l'accusa sarebbe stata la compagnia inglese a fare pressioni sulle autorità locali per mettere a tacere definitivamente Saro Wiwa. I consigli di amministrazione delle compagnie petrolifere sudano freddo: se la Shell venisse riconosciuta colpevole, il verdetto costituirebbe un importante precedente che potrebbe indurre l'industria petrolifera a rivedere le proprie politiche finora seguite nei paesi in via di sviluppo

L'odissea della Birmania e l'ennesimo processo farsa contro Aung San Suu Kyi

Aung San Suu Kyi
Il Myanmar ( ex Birmania) è uno degli Stati più autocratici al mondo, in mano a una dittatura militare che da decenni ha isolato il paese dal resto della comunità internazionale. Il leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, con la sua lotta non violenta ispirata ai metodi di Gandhi, è il simbolo di un popolo che cerca di riacquistare il diritto alla libertà. Da oltre venti anni agli arresti domiciliari Aung è stata nuovamente messa sotto processo per avere cercato di sottrarsi a questa misura.
In realtà si tratta dell'ennesima farsa messa in atto dalla Giunta con il pretesto del tentativo di un americano mormone, John William Yethaw, di raggiungere a nuoto la casa di Aung, Una messinscena volta a eliminare l'unico credibile rivale , anche in vista delle elezioni previste per il 2010. Un processo iregolare e per di più svolto sinora a porte chiuse. Solo Amnesty International ha chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che affronti il problema birmano."Il governo di Myanmar deve liberare Aung San Suu Kyi una volta per tutte, senza condizioni e senza ripristino degli arresti domiciliari", ha dichiarato Benjamin Zaracki, esperto di Amnesty International per il Myanmar.

martedì 2 giugno 2009

Obama apre di nuovo al dialogo con l'Iran

In un intervista alla BBC alla viglia del suo viaggio in Medio Oriente in Europa il presidente americano Obama auspica l'apertura di un dialogo diplomatico con l'Iran. Si tratta dell'ennesima apertura a Teheran dopo il famoso messaggio video inviato in occasione del capodanno iraniano.
Questo tentativo di avvicinamento nasce dalla consapevolezza che l'Iran, paese di 70 milioni di abitanti con ambizioni di leadership regionale, è una pedina fondamentale nell'equilibrio geopolitico mediorientale in virtù sia del suo ruolo chiave nella gestione degli idrocarburi, che della posizione geografica particolarmente delicata nella vicenda irachena e afghana. Gli interessi sarebbero reciproci: da una parte il miglioramento della situazione dei diritti umani e una minore ostilità di Teheran verso l'occidente, dall'altro il pieno inserimento dell'Iran nella comunità internazionale.

Il dittatore Kim designa suo figlio come successore alla guida della Corea del Nord


Stando a quanto riportato da un giornale sudcoreano il dittatore nordcoreano Kim Jong-il avrebbe designato come successore alla guida dello stato comunista il figlio minore Kim Jong-un. Di lui non si hanno fotografie recenti e le notizie biografiche sonoi incerte e scarse: sarebbe nato nell'84, educato in Svizzera fino ai 18 anni per poi ritornare a Pyongyang. La notizia è stata rivelata in un momento ideale per rafforzare il regime dopo le recenti polemiche sui test nucleari compiuti dalla Corea del Nord. Il problema della giovane età del secondogenito di Kim costituirebbe un problema per un paese a maggioranza confuciana e in cui l'aspetto dell'esperienza anagrafica riveste un ruolo importante: per questo si ipotizza che la successione non avvenga in maniera diretta ama attraverso un interregno gestito dal cognato di Kim

I limiti al potere di Re Silvio e la salute di una democrazia


Piovono le critiche su Berlusconni dall'estero: Frankfurter Allgemeine Zeitung ( che lo paragona al dio Giove), Times, Financial Times pongono l'accento sui problemi personali del Cavaliere e sulla vicenda dei voli di Stato in cui Silvio avrebbe fatto viaggiare suoi amici come il cantautore napoletano Apicella. La risposta berlusconiana non si è fatta attendere: si tratta di giornali imbeccati dalla sinistra. Il nostro presidente del Consiglio non coglie occasione per manifestare il suo fastidio nei confronti della libera stampa. Più in generale non ama tutto ciò che può costituire un limite al suo potere: a un livello ben più altro e istituzionale il parlamento per lui è "pletorico" ( magari lo sarebbe meno se lui evitasse di candidarvi il velinume), la magistratura che osa aprire indagini nei suoi confronti è politicizzata, e se il Quirinale osa non firmare i suoi decreti come avvenne nel caso di Eluana Englaro, si minaccia il ricorso al popolo per modificare d'impeto la Costituzione. La solidità degli istituti di controllo rendono forte una democrazia. Il che re vuole essere legibus solutus ne compromette lo stato di salute