mercoledì 13 aprile 2011

Report, i rischi dei social network e le critiche pelose dei guru del web.


Milena Gabanelli ha dedicato una puntata del suo programma Report alle minacce che un uso non consapevole di Internet può riservare alla privacy e alla stessa sicurezza delle persone. Come prevedibile da alcuni settori del web sono partite critiche severissime in cui si accusa la Gabanelli di aver affrontato l'argomento in maniera superficiale e allarmistica. Legittimo criticare, peccato che quando si passa dai giudizi di valore al merito delle obiezioni siano proprio quest'ultime a colpire negativamente per pregiudizio e superficialità. Alcuni esempi di queste illuminate reprimende: l'"esperto" Ernesto Assante accusa la Gabanelli e la curatrice del servizio Stefania Rimini di non aver parlato delle opportunità che Internet fornisce di una comunicazione e informazione più libera. In realtà proprio all'esordio della puntata le potenzialità della Rete vengono evidenziate citando esempi positivi di condivisione gratuita e dal basso delle conoscenze come Wikipedia e Liber Liber, ma poi si sottolinea anche la necessità di analizzare i rischi che il web può presentare. Approfondire queste problematiche reali secondo Assante è " volontà di mettere tutto in cattiva luce, compreso YouTube" ( perchè Youtube ha il dono dell'infallibilità?). Molto meglio continuare a minimizzare, tacere: Il sommo sacerdote del web Assante avrebbe preferito una versione di Report cerchiobottista in cui, come i talk show tv , all'opinione critica deve far seguito per par condicio quella più rassicurante? E' singolare osservare come il perbenismo dei talk show tv che i guru della Rete giustamente aborrono, diventa auspicabile non appena è il loro orticello a divenire oggetto di indiscreta attenzione.
Secondo Anna Masera su La Stampa si sarebbe trattato della classica inchiesta allarmistica che però non dice come liberarsi dei pericoli. Obiezione all'obiezione: a parte che la Gabanelli suggerisce alcuni accorgimenti ( usare password diverse per differenti account e scegliere combinazioni alfanumeriche complesse) il miglior modo per liberarsi e difendersi dai rischi è conoscerli , non sottacerli.
Un'altra pregnante osservazione viene da Matteo Bordone sulla rivista del settore Wired: a suo dire le insidie esposte da Report sono ben note ai giovani e l'unica cosa che viene fatta è "mettere genericamente in guardia il pubblico" infilando "una serie di sciocchezze e banalità". Forse Bordone era distratto quando veniva intervistata l'avvocato esperta di crimini informatici Marisa Marraffino che citava numerosi casi di condanne per diffamazione via internet, in particolare un quindicenne sanzionato con una multa di 15 mila euro per aver parlato male della sua ex ragazza con un commento su Facebook. O forse per lui affrontare una causa civile o penale è una banalità.
In definitiva non è un caso che le osservazioni più piccate siano giunte proprio dai guru del Web che con un atteggiamento tra l'omertoso e lo snobistico, hanno per lo più scelto la strada di demonizzare chi faceva informazione sui lati più oscuri del cyberspazio trascurando nel merito i fatti esposti, evidentemente perché si aveva ben poco di sostanzioso da rilevare. Le truffe informatiche, l'utilizzo disinvolto dei dati personali da parte di alcuni colossi del settore sono una realtà : con buona pace delle scomuniche dei sacerdoti del 2.0, la Gabanelli invitando a un uso responsabile e prudente dei social network, ha avvicinato il grande pubblico alla scoperta delle grandi potenzialità e opportunità che offre quotidianamente Internet.
Avere paura della verità scomoda scoperchiata da Report non serve a chi considera il web uno strumento per essere più liberi, serve a chi vuole autoproclamarsi nume tutelare di una casta riservata a pochi eletti smanettoni.

4 commenti:

Bruno ha detto...

Come ho detto sul mio blog criticare la puntata senza riconoscerne i meriti in fatto di divulgazione significa guardare il dito e non la luna, significa non capire che internet sta diventando la tivvù duepuntozero, dove gli utenti consumano contenuti prodotti da loro stessi, senza incontrarsi l'un l'altro. Contemporaneamente non riconoscere gli errori "giornalistici" (troppi argomenti tutti accennati superficialmente) significa non accorgersi che anche per chi un pochino se ne intende di social network, ad sense, phishing, privatezza, p2p, copyright eccetera eccetera, è un'impresa non perdere il filo.

storico ha detto...

per me l'argomento della privacy è stato affrontato in modo adeguato per quanto ciò sia possibile in una trasmissione tv di due ore. Intanto si è messa la pulce dell'orecchio a molti neofiti del web che se voranno potranno andarsi a cercare ulteriori approfondimenti. :)

Alessandro ha detto...

A me piace il confronto, quindi per la par condicio:

http://prosumer-tech.blogspot.com/2011/04/milena-gabanelli-il-prodotto-sei-tu.html

Ciao!

storico ha detto...

La verità scomoda fa paura solo a chi non ama la libertà

Il miglior modo per evitare le paure è quello di informare anche sui rischi per favorire un uso di Internet più consapevole. Ma questo imporrebbe di parlare senza reticenze che è ciò che ha fatto Report. Purtroppo una parte della blogosfera italiana ha reagito a queste verità con paura. Pessimo sintomo!!!