lunedì 15 marzo 2010

Alle regionali francesi vincono i socialisti e crolla la destra di Sarkozy. Le conseguenze per la politica dell'Eliseo


La sconfitta di Sarkozy e del suo partito, l'UMP, alle regionali francesi è du quelle pesanti: è il peggior risultato per la destra di governo dalla fondazione della V repubblica. Rovescio acuito acuito dal buon riscontro del fronte nazionale, il partito filofascista, di Jean Marie le Pen. L'affermazione socialista raggiunge punte che non si toccavano da 20 anni; il contestuale buon risultato dei verdi consente di intravedere la possibile costituzione un alternativa di governo a sinistra. L'altra faccia della medaglia riguarda le concessioni che i socialisti dovranno fare agli ecologisti sul piano dei programmi, riproponendo una compatibilità che già in passato si è presentata problematica.
Se le dimensioni del rovescio della destra inducono a pensare che l'elettorato abbia voluto dare al voto anche il significato di una sanzione all'operato del presidente Sarkozy, tuttavia ritengo sbagliato caricare di eccessivi significati politici il voto amministrativo francese. Tanto più in considerazione del fatto che le elezioni locali vengono vinte regolarmente dai socialisti dal 1993. Essi sono già al governo nella maggior parte delle regioni metropolitane ma si sono mostrati incapaci tradurre questo predominio locale in un consenso verso i loro programmi politici nazionali.
Infine la vittoria di Segolene Royal nella regione del Poitou-Charentes potrebbe rilanciarne le ambizioni nazionali in vista di una possibile nuova candidatura presidenziale, insidiando la leadership in casa socialista del segretario Martine Aubry

domenica 14 marzo 2010

Berlusconi chiede a Innocenzi (Agcom) di chiudere Annozero. il ruolo della politica e quello della magistratura

Le intercettazioni pubblicate dal Fatto Quodiano che proverebbero le pressioni esercitate dal presidente del Consiglio Berlusconi al membro della autorità garante per la comunicazioni Innocenzi Botti per far chiudere le trasmissioni Annozero e Ballarò sono il classico segreto di Pulcinella. Da una parte abbiamo Berlusconi che non ha mai fatto mistero di considerare quel tipo di trasmissioni dei processi in TV e che dunque per questo andrebbero chiusi. Dall'altra abbiamo un membro di un'autorità che di indipendente ha solo il nome giacché le nomine sono gestite dal Parlamento e dallo stesso presidente del Consiglio. Nello specifico Innocenzi Botti è un ex parlamentare di Forza Italia nonché sottosegretario del governo Berlusconi dal 2001 al 2005. Dunque non è per nulla sorprendente se Berlusconi manifesta in privato opinioni più volte espresse in pubblico e se Innocenzi, che occupa quel ruolo proprio perché indicato dal suo partito, si mostra sensibile alle lagnanze del suo leader politico. Poi c'è il terzo uomo Minzolini, direttore di un TG1 da sempre ostaggio della lottizzazione politica e dunque oggi come ieri espressione di chi detiene le redini del comando. I magistrati di Trani, titolari dell'inchiesta, ipotizzano un reato di concussione. Premesso che è doveroso che i giudici procedano nell'accertamento dei fatti, è mia personalissima opinione che stando a quando sinora emerso sarà difficile dimostrare il compimento di reati.
Difatti il problema più che giudiziario è politico e riguarda la natura delle autorità di garanzia e del servizio pubblico radiotelevisivo che per come sono configurate attualmente non svolgono il ruolo che gli dovrebbe competere ma servono solo a tutelare i politici di cui sono l'emanazione. Una situazione a cui ha contribuito anche il centrosinistra che piange lacrime di coccodrillo ma che non concreto non si è mai schierata contro la lottizzazione dei posti chiave ma anzi l'ha completamente sposata quando era al governo.
Rresta la situazione di intollerabile malcostume che andrebbe risolta con la riorganizzazione sia della Rai che autorità di controllo in modo da renderle effettivamente indipendenti. Ma davvero la politica ha interesse a fare questo passo?

sabato 13 marzo 2010

Decreto salvaliste: scende in piazza il masochismo mediatico della sinistra

Il centrosinistra scende in piazza per protestare contro il decreto salva liste. Un perfetto assist per le armate mediatiche del Cavaliere che potrà impostare il resto della propaganda elettorale sulle regionali dicendo che la sinistra si rivolge alla piazza per chiedere che le liste degli avversari non possano presentarsi alle elezioni.
Ma quanto sono astuti i dirigenti politici dell'opposizione!!! Ogni giorno se ne inventano una nuova pur di lasciare al potere Silviuccio :(
Almeno avessero aspettato a fare la manifestazione dopo quelli del PDL....

La democrazia in Iraq: le ragioni di Bush e l'eterogenesi dei fini


Indipendentemente dal loro esito le elezioni presidenziali tenutesi in Iraq saranno un successo democratico. Sopratutto grazie alla massiccia partecipazione delle donne che si sono recate alle urne nonostante la costante minaccia di attentati. Tanto da far dire al celebre periodico americano Newsweek che posteriori Bush ha avuto ragione ad invadere il paese mediorientale per esportarvi la democrazia.
che la democrazia si possa esportare è un dato di fatto: Si tratta di un concetto emerso in Europa ma che si è andato diffondendo anche al di fuori del vecchio continente. Che essa possa essere introdotto anche con mezzi militari è un altro fatto storico: il caso più clamoroso è quello del Giappone che reduce da un esperienza di tipo autoritario dopo la seconda guerra mondiale passò a un regime democratico con una costituzione di fatto redatta dall'occupante americano. Ma anche l'italia è in parte un caso di democrazie esportata poiché prima dell'avvento del fascismo c'erano state nel nostro paese solo esperienze in cui la partecipazione politiche era appannaggio di una ristretta cerchia di notabili e proprio l'allargamento del suffragio aveva creato i presupposti per la confusione istituzionale da cui sarebbe emersa la successiva dittatura mussoliniana. Solo con l'azzeramento delle vecchie strutture, provocato dal conflitto, si poterono creare i presupposti per un'esperienza istituzionale di tipo nuovo. Quindi da questo punto vista si può capire il perché non misono mai allineato a quei pacifisti che si sono stracciati le viste di fronte alla prospettiva di una democrazia esportata a suon di bombe, salvo poi celebrare ogni 25 aprile l'epopea del partigiano che ha scacciato l'invasore con certo mettendo i fiori nei cannoni.
Il nocciolo della questione sulla politica irachena di Bush non è però inerente alla democrazia esportata o meno. Occorre ricordarsi che l'Iraq venne invaso sull'onda lunga dell'emozione per gli attentati dell'11 settembre e mettendo sul tavolo prove false di legami tenuti da Saddam Hussein con Al Qaeda. Dunque gli americani mandarono i loro figli a combattere su quel fronte non per esportare la democrazia ma convinti che ciò fosse necessario a combattere la minaccia mortale del terrorismo islamico. E Bush e i suoi sodali raccontarono loro un sacco di balle. Con il risultato mandare a morire centinaia di migliaia di giovani e di consentire ad Al Qaeda quell'accesso al territorio iracheno che ai tempi di Saddam le era stato precluso.
In conclusione è augurabile che in Iraq si arrivi davvero a una democrazia compiuto ma se ciò avverrà dovrà essere attribuito all'eterogenesi dei fini di cui sono piene le pagine dei libri di storia e non certo alla volontà dell'ex presidente americano. E i suoi connazionali memori delle sue promesse dovrebbero chiedersi: con l'occupazione dell'Iraq il mondo gli americani sono più sicuri nei confronti degli attentati terroristici?

venerdì 12 marzo 2010

Berlusconi grida al complotto per nascondere il pasticcio delle liste PDL

Dopo le pronunce del Tar del Lazio e dell'ufficio elettorale della regione che hanno escluso la lista del PDL, la linea portata avanti da Berlusconi è quella volta a sostenere l'esistenza di un disegno della sinistra e dei giudici per impedire al PDl di partecipare alle elezioni. L'idea di una sinistra che per gareggiare da sola cerca di eliminare l'avversario politico è una costante di Berlusconi e per questo Bersani parla di un disco rotto riferendosi alle parole del premier. Sta di fatto che questo disco rotto ha invece ottime possibilità di produrre un suono gradevole alle orecchie dell'opinione pubblica. Perchè è prevedibile che la campagna del Cavaliere sia pressante fino alla data del voto e perché il Pd non sembra essere in grado di opporre una strategia comunicativa altrettanto efficace. Tanto più in se si considera il rischio di appiattirsi sulle posizioni forcaiole di Di Pietro che piacciono tanto ai suoi fans ma che a poco servono nel tentativo di conquistare l'elettorato moderato.

sabato 6 marzo 2010

Violenze del G8 a Bolzaneto: Imputati responsabili civilmente ma reato prescritto

La Corte di appello di Genova ha stabilito che le violenze a Bolzaneto durante il g8 ci furono. Giustizia è fatta? Nemmeno per sogno visto che pur riconoscendo la colpevolezza degli imputati che dovranno anche pagare i relativi risarcimenti alle parti civili, i reati sono stati prescritto e se si fa eccezione per i sette che avevano rinunciato ad avvalersi della prescrizione, tutti gli altri non si faranno un giorno di carcere. Ma quel che è peggio rischiamo di trovarceli di nuovo a svolgere le funzioni di (pseudo)servitori dello Stato come guardie carcerarie, poliziotti, carabinieri o medici. Se l'Italia avesse una legge che condanna la tortura, reato per il quale non è prevista la prescrizione, non ci sarebbe più spazio per l'ambiguità.

Dalle leggi ad personam al decreto ad listas: l'evoluzione del concetto di legalità nel PDL

Il nuovo slogan coniato dai Berluscones in seguito al pasticcio delle liste elettorali irregolari è che la sostanza deve prevalere sulla forma. Ma in una democrazia la forma è sostanza: serve per evitare che la forza dei potenti prevarichi i diritti dei più deboli. E tutto si può dire fuorché quelli del PDL siano deboli: hanno un potere con pochi uguali nella storia repubblicana. In questo caso hanno semplicemente fatto un pasticcio e ben lungi dall'ammettere i propri errori, con l'arroganza tipica dei potenti che vogliono passare per vittime, ecco sfornato l'escamotage del decreto interpretativo
Di solito condivido le prese di posizione del nostro presidente della Repubblica. Ma stavolta pur rispettandone la scelta di formare il decreto faccio fatica a comprenderla. Napolitano aveva dato il via libero all'opzione del decreto purchè non si stravolgessero le regole . Peccato che la legge vieti l'uso di decreti in materia elettorale. (art. 15 della legge n. 400 del 1988). Tanto più che quando nel testo del decreto si legge che la mera presenza nei locali in cui cui si devono consegnare i documenti per la liste elettorali equivale alla loro effettiva presentazione nei tempi previsti è difficile non pensare di essere di fronte a una vera e propria innovazione delle disposizioni di legge tagliata su misura della situazione venutasi a creare per la lista del PDL nella Provincia di Roma che tra l'altro non era stata neppure materialmente presentata. Il precedente che si è venuto a creare è di una gravità inaudita: ora ogni governo si potrà sentire in diritto di cambiare per decreto all'ultimo minuto le regole su quello che rimane il momento culminante di una democrazia: il voto. Ma d'altronde la soluzione trovata dal Cavaliere è nella scia del vecchio adagio tanto in voga in Italia secondo cui la legge per i nemici si applica e per gli amici si interpreta.

giovedì 4 marzo 2010

Vi ricordate Erika e Omar? Lui è libero nove anni dopo l'omicidio

Ricordate Omar Favaro? Questo nome da solo dice poco, ma associato a quello di Erika fa tornare in mente la vicenda della madre e del fratellino di lei, barbaramente e assurdamente uccisi da coloro che allora erano due fidanzatini. Oggi Omar Favaro torna a essere un uomo libero. Sono passati appena nove anni da quell'efferato episodio di cronaca che turbò profondamente l'opinione pubblica italiana. Omar ha pagato il suo debito, grazie al fatto che al momento del crimine i due omicidi erano minorenni e all'indulto che ha abbonato tre anni di carcere. E' giusto che per un assassinio di questo tipo si venga a scontare una pena così ridotta? da mio punto di vista la risposta è ovviamente negativa. L'ennesimo sintomo di come la giustizia nel nostro Paese sia tutto fuorchè giusta.

mercoledì 3 marzo 2010

Amflora, la patata transgenica. Qualche interrogativo sull'uso degli OGM

La Basf ha ricevuto dall'Unione Europea l'autorizzazione alla coltivazione della patata transgenica Amflora. Chiarito che essa non avrà usi alimentari ma verrà dirottata per la produzione di carta e alcool restano degli interrogativi. Come si potrà essere sicuri che questi prodotti non verranno distribuiti clandestinamente sul mercato alimentare? E qualora la loro introduzione avvenga anche per via legale, non c'è il rischio che i grandi interessi economici spingano a mettere in un angolo i prodotti non OGM? Infine occorre ricordare che questa patata è stata progettata in laboratorio per resistere all'attacco dei battieri: anche ammettendo che ciò non abbia alcun effetto negativo per la salute di chi se ne dovesse nutrire, siamo sicuri che la sua introduzione non porterà delle modificazioni all'humus dei terreni in cui vengono coltivate?

martedì 2 marzo 2010

La tragicommedia della lista PDL in Lazio. Il lato oscuro del partito ad personam


La vicenda della mancata presentazioni nei termini prescritti della lista del pDL per le regionali del Lazio è tragicomica. Non si sa se ridere per il dilettantismo dimostrato dai dirigenti del partito dell'amore o se piangere per le successive scuse da loro accampate per giustificare le loro mancanze. Il sospetto lanciato di un complotto della sinistra è tanto stucchevole quanto avventato il richiamo della Polverini al ruolo di garanzia del Capo dello Stato che difatti ha precisato di non poter interferire in un potere di controllo di esclusiva competenza dei giudici.
D'altronde è l'altra faccia della medaglia di un partito personalistico, l'effetto collaterale di uno schieramento in cui i quadri intermedi non vengono selezionati in base alla loro competenza ma alla costanza devozionale con cui adulano il padrone.
Detto ciò è augurabile che la lista possa comunque venire regolarmente iscritta per salvaguardare le aspettative di quei cittadini che la vogliono votare. Ma non si può nemmeno sottacere che se esistono delle regole a tutela dell'ordinato svolgimento della competizione elettorale, esse devono essere rispettate rigorosamente da tutti senza eccezioni. E anche per questo il rammarico del Cavaliere per l'eccesso di burocrazia appare stonato: rifletta piuttosto il Papi ( se ci riesce o se ne ha voglia) sul valore delle persone di cui si circonda come collaboratori.

lunedì 1 marzo 2010

A Vancouver Razzoli splende nel buio dell'Italia a cinque cerchi


La medaglia d'oro nello slalom di Giuliano Razzoli salva solo in parte la spedizione italiana a cinque cerchi a Vancouver. Senza l'exploit del "Razzo" il bottino azzurro in terra canadese sarebbe stato ben misero, con in carniere altre quattro medaglie, un argento e tre bronzi e si sarebbe dovuti tornare indietro a Lake Placid 1980 ( allora ci furono solo due argenti) per scovare un medagliere azzurro altrettanto mediocre.
La vittoria di questo emiliano di 25 anni dalla faccia pulita e dallo sguardo sereno è un lampo di un singolo, frutto di volontà e di sacrifici fatti da lui e dalla sua famiglia. Per il resto il comune denominatore degli italiani sono state le controprestazioni di troppi atleti di punta ( si salvano solo l'argento di Piller Cottrer nel fondoe il bronzo dell'eterno Zoeggeler alla sua quinta medaglia olimpica consecutiva nello slittino in altrettante edizioni dei giochi) e gli inquietanti buchi che incominciano ad emergere in molte discipline della neve e del ghiaccio. Interi settori come quello del bob,del biathlon e dello snowboard sono naufragati nell'anonimato. Lo sci alpino oltre al già citato Razzoli ha saputo esprimere come nota lieta solo il quarto posto della giovane Johanna Schnarf nel supergigante femminile, mentre si èregistrato il crollo dei gigantisti su cui era lecito riporre speranze di medaglie, ma incapaci di adattarsi a una neve farinosa sui cui bisognava sciar con dolcezza , in maniera molto diversa dall'aggressività con cui sono soliti affrontare le piste ghiacciate delle Alpi. Ancora più preoccupanti le prospettive dello sci nordico: la squadra è anziana con molti atleti all'ultima Olimpiade ( compreso il nostro portabandiera Giorgio Di Centa, autore di dignitose prestazioni ma anche lui fuori dal podio) e non si intravede il necessario ricambio generazionale. Nel pattinaggio velocità, l'eroe di Torino 2006 Enrico Fabris è crollato, forse per cattiva forma, forse per la troppa pressione, e il resto della squadra lo ha seguito dappresso. Nell'artistico si sono salvati il doppio della danza Faiella-Scali ( buoni quinti) mentre imbarazzante è stata l'esibizione costellata di cadute in serie da parte di Carolina Kostner, stellina sempre meno splendente che conferma di aver grossi limiti mentali nell'approccio al grande appuntamento. Nello short track c'è stato il bronzo della giovane Arianna Fontana: anche in questo caso si tratta però di una isolata prestazione individuale tanto più che la stessa atleta non ha nascosto lo scarso feeling esistente con il resto della squadra. Qualche nota lieta nel grigiore gnerale lo ha riservato il settore della combinata nordica con il bronzo del ventenne Alessandro Pittin ( vera e unica sorpresa in positivo per gli azzurri nonchè prima storica medaglia olimpica di quel settore ) corredata dal buon comportamento dei suoi compagni Giuseppe Michielli, Lukas Rungalldier, e Armin Bauer: almeno questa disciplina nei prossimi anni potrà regalarci buone soddisfazioni.
Per il resto sarà compito delle federazioni e del Coni riflettere sulle brutte figure fatte per poi approntare gli opportuni rimedi. Non facciamoci soverchie illusioni però: ci vorranno anni per trovare le soluzioni. Ovverosia il tempo necessario per fare una buona programmazione e far crescere i giovani. Una strada che si preannuncia in salita, sempre che si abbia davvero la volontà di intraprenderla.

venerdì 26 febbraio 2010

Mills: per la Cassazione reato prescritto ma consumato. Una sentenza agrodolce per un Cavaliere al bivio

La sentenza con cui la Cassazione dichiara prescritto il reato dell'avvocato Mills è una stangata morale per Berlusconi. La suprema Corte ha confermato le conclusioni cui erano giunti i giudici d'appello: Mills ha reso deposizioni false a favore di Silvio Berlusconi sulle sue responsabilità nella costituzioni dei fondi neri All Iberian e per questo suo "servigio" ha ricevuto in premio una tangente di 600000 $ dal manager Fininvest Bernasconi. E per questo dovrà risarcire 2500000 euro di danni di immagine alla presidenza del Consiglio costituitasi parte civile. L'avvocato inglese però se la cava dal punto di vista penale perché il reato è prescritto grazie alle disposizioni della c.d. legge Ex Cirielli che riduceva i tempi massimi per celebrare il processo da 15 a 10 anni. Berlusconi afferma di non conoscere Mills e di volere per se l'assoluzione piena. Ma è' presumibile che anche il Cavaliere la cui posizione era stata stralciata grazie alla provvisoria applicazione del Lodo Alfano e al legittimo impedimento, sia destinato a breve ad andare incontro a prescrizione. A meno che lui non vi rinunci. Sarebbe non solo un suo diritto (ex articolo 157 del codice penale) ma in questo caso sopratutto un suo dovere di trasparenza nei confronti dei cittadini. Infatti , nonostante il tentativo affannoso di Fede, Feltri & C di presentare il pronunciamento della Cassazione come un punto a favore del Cavaliere, in questa vicenda più di altre volte Berlusconi viene a configurarsi come il corruttore che riesce a garantire l'impunità a se stesso e al corrotto. Il timore che questo scenario nella sua evidenza possa, in un rigurgito di indignazione, risultare non tollerabile anche all'opinione pubblica sinora abbastanza indifferente alle sue vicende giudiziarie, potrebbe indurre il Papi a una minore sfrontatezza nell'uso di dispositivi ad personam. Resta una prospettiva remota ma, a differenza di altri contesti, non così irrealistica. Sopratutto qualora non sortisca gli effetti sperati l'usuale e prevedibile tentativo di cloroformizzare con la propaganda dei suoi media il residuo di coscienza civile degli italiani.

giovedì 25 febbraio 2010

La condanna di Google per violazione della privacy: i limiti della libertà sul web ( e non solo)


Si grida al rischio censura sulla Rete dopo la sentenza del tribunale di Milano che ha condannato per violazione della privacy tre dirigenti del colosso americano Google per non aver impedito la diffusione su Youtube di un video che riprendeva le violenze subite da un minore autistico da parte di compagni di scuola.
Ritengo assolutamente fuori luogo lo stracciarsi le vesti senza aver prima letto le motivazioni della sentenza ( che non sono state ancora depositate). E' opportuno ricordare che il video è stato pubblicato su Youtube nel settembre 2006 e rimosso dopo un mese ( non subito come afferma erroneamente Alessandro Plateroti sul Sole 24 ore) . Se risulterà che il giudice sarà riuscito a dimostrare che Google poteva era a conoscenza dell'esistenza di quel video e non lha eliminato dal suo servizio di hosting per superficiale trascuratezza allora la sentenza sarà ineccepibile. Perchè i condannati hanno violato una norma penale e nessuna libertà, nemmeno quella di opinione è assoluta; essa trova un suo limite nella tutela dei diritti degli altri, sopratutto in casi come questi in cui le vittime sono soggetti deboli e indifesi.

mercoledì 24 febbraio 2010

Da Fastweb e Telecom con Il sistema a carosello la gigantesca truffa ai danni dello Stato

Se le accuse venissero confermate in sede giudiziaria il riciclaggio compiuto da Fastweb e Telecom Sparkle sarebbe una delle maggiori truffe ai danni dello Stato compiute in tutta la storia nazionale. Si tratta di fondi neri, crediti illegittimamente vantati per 90 milioni di euro, danno all'erario per oltre 370 milioni di euro, false fatturazioni per due miliardi di euro, ma il sistema del raggiro denominato dagli inquirenti "a carosello" è semplice e ingegnoso allo stesso tempo: a monte ci sono società con sedi in Stati esteri dell'Unione europea che vendono fittiziamente servizi ( telefonici ma non solo) a società italiane senza pagare l'IVa ( il c.d sistema intra applicabile all'interno dell'UE) che poi rivendono sempre fittiziamente a Fastweb o a Telecom Sparkle con l'IVa perchè la compravendita avviene tra società italiane. Infine il cerchio si chiude con fastweb e Telecom che rivederanno il servzio alla società di partenza sempre senza IVA . L'operazione si concludeva in mnaiera apparentemente neutra ( la società estera riacquistava i servizi allo stesso prezzo con cui gli aveva venduti); in realtà Fastweb e Telecom Sparkle andavano a detrarre il credito dell'Iva presso l'erario per somme che in realtà non venivano versate. Da qui la truffa di centinaia di milioni nei confronti dello Stato che andavano a costituire fondi neri, elemento primario dell'attività di riciclaggio e di investimento fittizio realizzato dall'associazione per delinquere.
Sergio Rizzo bel suo editoriale per il Corriere della Sera analizza questa vicenda in un ottica di ampio respiro e osserva come in conseguenza della Scudo fiscale su centomila operazioni di rimpatrio di capitali ci sono state solo 50 segnalazioni di sospetto riciclaggio e nel complesso le segnalazioni antiriciclaggio arrivate nel 2008 alla Banca d’Italia sono state 14.602 su oltre 100 milioni di operazioni bancarie. A sottolineare gli scarsi risultati sinora ottenuti dall'aittività di vigilanza. L'Italia che ha intere fette di territorio sotto controllo della criminalità organizzata e un terzo del suo reddito di matrice illegale, non può proprio fare nulla di più per contrastare questa opaca commistione tra economia legale ed economia criminale?

lunedì 22 febbraio 2010

Dalla parte della rivoluzione dello scandaloso Tagliavento. Contro le manette di Mourinho


L'arbitraggio di Tagliavento in Inter-Sampdoria è stato coraggiosamente rivoluzionario. Il direttore di gara ha applicato con severità e rigore il regolamento e le moviole e i commentatori imparziali hanno poi dato ragione alla gran parte dei provvedimenti da lui presi: le espulsioni a Cordoba e Samuel contestate dagli interisti erano ineccepibili. Tuttavia questo stile di conduzione della gara totalmente estraneo alla nostra cultura calcistica e sportiva è risultato destabilizzante per chi era allo stadio, abituato a arbitri che con la scusa del buon senso sono soliti usare il bilancino quasi sempre però pendente a favore della squadra più importante. Lo stupore per un atteggiamento così irrituale è la miccia che ha poi portato il pubblico a inscenare una protesta fragorosa nei confronti di Tagliavento. Una contestazione che ha avuto i suoi manifesti sobillatori
Il gesto delle manette compiuto da Mourinho è estremamente grave nella sua platealità, volto ad aizzare il pubblico allo scopo di condizionare l'arbitro. E in minima parte c'è riuscito giacché un entrata a gamba tesa di Milito sulla gamba di Palombo passibile di rosso diretto non è stata sanzionata neanche con il giallo. Una non decisione inevitabile: se Tagliavento infatti avesse applicato alla lettera il regolamento, visto il clima che si era venuto a creare, rischiava l'incolumità fisica. Paradossalmente in questo calcio italiano esasperato, per un arbitro dirigere una gara senza sudditanza verso la squadra più blasonata è una colpa gravissima. Mi auguro tuttavia che lo scandaloso Tagliavento diventi un caso di scuola e venga imitato dalla maggior parte dei suoi colleghi