sabato 16 gennaio 2016

La strategia di Renzi nello scontro con Juncker

Renzi alza i toni dello scontro con la Commissione europea nella consapevolezza che il 2016 sarà un anno chiave con molte incognite per il suo futuro politico: la procedura di infrazione aperta per i presunti aiuti di Stato a favore dell'Ilva di Taranto, la fragile ripresa economica da consolidare nella speranza che si mantenga la congiuntura internazionale favorevole, la necessità di dare solidità ai conti pubblici per evitare che nel 2017 scattino le clausole di salvaguardia con il rischio di introdurre decine di miliardi di nuove tasse. Il botta e risposta con Juncker serve anche a trasferire la polemica all'esterno, distogliendo almeno temporaneamente l'attenzione sulle incerte prospettive per l'Italia. E sullo sfondo la tentazione di monetizzare il possibile successo nel referendum istituzionale andando a elezioni anticipate per assicurarsi altri cinque anni a Palazzo Chigi con il sostegno di una nuova maggioranza parlamentare, solida e fedele, garantitagli dall'Italicum.

domenica 15 novembre 2015

Dal Bataclan al califfato: scenari per evitare lo scontro di civiltà

Dallo stadio di calcio, al teatro, ai bar e ristoranti : gli attentatori di Parigi per colpire contemporaneamente in molti punti diversi dovevano disporre di una rete logistica, di uomini e mezzi ben superiori agli otto uomini e al paio di vetture che sinora sono stati individuati. La preparazione degli attacchi terroristici deve aver richiesto un tempo di molti mesi ed è sorprendente che nel frattempo le forze di sicurezza francesi si siano lasciate cogliere così alla sprovvista senza riuscire a reperire informazioni di intelligence sufficienti a sventare, quantomeno parzialmente, l'offensiva. Tanto più che a gennaio le azioni jihadiste contro la sede di Charlie Hebdo e il supermercato kosher avrebbero potuto fornire informazioni e strumenti per rimediare alle lacune già allora emerse.
Accanto ai rilievi sulla prevenzione sul fronte interno occorre evidenziare l'incapacità della comunità internazionale nel trovare strategie condivise per contrastare la rete del terrore che sparge i suoi terribili semi di morte a Parigi, ad Ankara, come a Beirut e all'aereo russo esploso sul Sinai.
L'ISIS prolifera in Siria, Iraq, Libia dove lo Stato è un entità debolissima se non addirittura inesistente. Per combattere in modo serio il sedicente califfato non è sufficente identificare il nemico. Occorre la volontà di annientarlo trovando anche un accordo su un futuro alternativo da progettare per questi territori, e coinvolgendo le popolazioni che vi vivono. Altrimenti qualsiasi soluzione di pacificazione si rivelerà fragile ed illusoria.

domenica 5 luglio 2015

Grecia. Tsipras e l'illusione salvifica del referendum

L'economia della Grecia è molto debole: può contare solamente su un po' di turismo e agricoltura. Nonostante si trovasse in questa situazione, Atene ha deciso per decenni di finanziare a debito un reddito di gran lunga superiore alle sue possibilità produttive. Le conseguenze sono ben note: un Paese sull'orlo della bancarotta, incapace di sostenere le richieste dei suoi creditori. Oltre 10 milioni di greci sono stati chiamati in fretta e furia a raccolta dal primo ministro Tsipras per pronunciarsi con un referendum sulle condizioni poste dai creditori per ottenere un nuovo prestito. Non è detto che anche in caso di esito a lui favorevole, Tsipras ottenga ciò che spera: la possibilità di sedersi al tavolo delle trattative con la Trojka con una maggiore forza contrattuale. Perchè i creditori sanno che qualunque sia l'esito del referendum la Grecia rimane un Paese debole con un disperato bisogno di ottenere denaro in prestito per andare avanti. Anche ammettendo che il referendum veda prevalere il No al piano della Trojka la Grecia dovrà lavorare duro per recuperare autentica sovranità rendendo la sua economia sostenibile e non più dipendente dagli aiuti esteri. Una sfida che Tsipras non ha ancora saputo indicare come vincere.

sabato 2 maggio 2015

Inno al marketing

Durante l'inaugurazione dell'Expo ai bambini del coro è stata fatta recitare una versione rivista dell'Inno italiano dove la strofa "siam pronti alla morte" è stata cambiata in "siam pronti alla vita". L'idea dell'inno trasformabile come un pongo ben si adatta alla nostra storia. Ad esempio gli ultras allo stadio potrebbero ben cantare "siam pronti alle botte" e i politici corrotti al posto di "stringiamoci a coorte" intonare un "spartiamoci le torte". Sicuramente oltre al premier Renzi ci saranno molti connazionali che avranno gradito questa versione easy marketing del Canto degli Italiani. Ma è difficile immaginare francesi,inglesi o americani compiacersi per la storpiatura in un evento ufficiale del testo della Marsigliese, di "God Save the Queen" , o di "The Star Spangled Banner". A mio parere è anche da questi piccoli particolari che si giudica un popolo e la sua classe dirigente.

venerdì 6 febbraio 2015

Mitologia del Patto del Nazareno

Secondo Forza Italia il metodo che ha portato all’elezione del presidente della Repubblica ha segnato la fine del Patto del Nazareno.
Mai nome fu più adeguato: sorto per garantire una miracolosa pacificazione tra opposti schieramenti il Nazareno è ora crocifisso in omaggio al realismo politico delle mutevoli alleanze orchestrate da Matteo Renzi.
Del patto del Nazareno si favoleggiavano meraviglie: grazie a lui ci sarebbero state una Costituzione e una legge elettorale nuove di zecca, si sarebbe dovuto eleggere un capo dello Stato condiviso da tutti, avrebbe avuto inizio una nuova età dell’oro in cui benessere e felicità sarebbero state dispensate a coloro che si accostavano alla Buona Novella del Renzusconesimo.
In realtà dei contenuti di questo fantomatico Patto si è sempre saputo ben poco e per capirci qualcosa ci si doveva affidare agli oracoli cangianti di Berlusconi, Renzi e dei loro più stretti collaboratori. Siamo lontani anni luce da un accordo trasparente sul modello di quanto accade in Germania, dove il programma della Grande coalizione è scritto e firmato dai leader delle forze politiche ed è disponibile in documento pubblicato anche su Internet e consultabile da chiunque, a garanzia del diritto dei cittadini di conoscere che cosa i loro rappresentanti si impegnano effettivamente a fare .
Il patto del Nazareno non era stato progettato per tutelare le aspirazioni del popolo a un cambiamento di rotta, ma per preservare il potere della classe politica che ne variava il contenuto a seconda delle convenienze del momento. Ora il Nazareno è morto, ma risorgerà, dopo tre giorni o comunque quando farà comodo ai politici.

lunedì 2 febbraio 2015

Mattarella al Quirinale nel segno di Renzi.

L'elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della repubblica è un'indubbia vittoria politica di Renzi che ha tenuto unito il suo partito, evitando che venisse replicata la figuraccia del 2013 quando la candidatura di Prodi venne impallinata dai 101 franchi tiratori.
Renzi ha imposto la sua scelta alle forze politiche alleate, facendo emergere malumori sia nell'Ncd che che alla fine però ha comunque votato per Mattarella, sia in Forza Italia dove invece la disciplina di partito che aveva fatto optare per la scheda bianca è stata incrinata da decine di voti a favore del nuovo presidente eletto.
Resta il dubbio se Renzi volendo stravincere non abbia danneggiato i suoi piani per il lungo periodo. Il premier ha bisogno del Nuovo centro destra per il governo , e di Forza Italia per portare avanti il progetto di riforme istituzionale, tanto più che la minoranza del Pd appare ringalluzzita dall'importante ruolo giocato nella partita del Quirinale. Ma ora si trova invece Forza italia sempre più spaccata e debole , e un Ncd con Alfano oggetto di molte critiche al suo interno.

martedì 27 gennaio 2015

Tsipras sfida la Troika sul debito della Grecia: svolta per l'Europa o bluff?

Con la vittoria nelle elezioni greche, Syriza e il suo leader Alexis Tsipras sono la prima forza politica che contesta apertamente le politiche economiche dell'Ue ad assumere la responsabilità di governo di uno Stato membro. La sua piattaforma programmatica è semplice: rialzare il livello di qualità della vita della popolazione greca, partendo da investimenti pubblici per 4 miliardi, sussidi alimentari, elettricità, trasporti e cure mediche gratis per i più poveri, sviluppo dell'edilizia popolare, redistribuzione del peso fiscale sui più ricchi a vantaggio della classe media, introduzione di un salario minimo a 751 euro.
Il costo annunciato per questo programma è di oltre 11 miliardi, spese che non è bene chiaro come Tsipras intenderebbe coprire. Si parla di oltre 20 miliardi da prendere sul mercato e dalla lotta all'evasione fiscale. Impegni vaghi che andranno tradotti in fatti nei prossimi mesi.
Ma ciò per cui Tsipras si sta guadagnando le prime pagine della stampa mondiale è l'intenzione dichiarata di non rispettare gli accordi con Ue, BCE e Fondo monetario internazionale per riordinare gli scassati conti pubblici greci, e di chiedere la cancellazione di una gran parte del debito accumulato. E qui il neo premier ellenico si appresta a giocare una partita a poker sapendo di aver in mano la carta di un debito pubblico detenuto in gran parte dai Paesi Ue che in caso di insolvenza verrebbe scaricato sui conti pubblici dei singoli stati membri e quindi sui contribuenti. Un'ulteriore zavorra che i politici farebbero molta fatica a spiegare ai cittadini, e che potrebbe indurli a più miti consigli venendo incontro a una parte delle richieste greche sulla riconversione del debito. Tsipras però è conscio di non aver molto margine di trattativa: senza i soldi dei prestiti della Troika da qui a pochi mesi le casse greche sarebbero vuote, e ciò renderebbe effimera la sua momentanea gloria politica.

mercoledì 7 gennaio 2015

Charlie è vivo

Chi ha voluto uccidere la libertà di pensiero con le raffiche di Kalashnikov ha fallito. Da oggi c'è un ottimo motivo per guardare, condividere , ripubblicare le vignette di Charlie Hebdo: perchè la satira viaggia più veloce della paura

lunedì 24 novembre 2014

L'effetto secondario della democrazia secondo Renzi

Per Renzi la bassa affluenza alle urne registrata per le regionali di Emilia-Romagna ( 37%) e Calabria (44%) è un effetto secondario, perchè non tutti hanno perso. Non credo che il presidente del Consiglio ignori come la partecipazione sia invece un elemento fondamentale della democrazia e che quando essa venga a mancare ci si trovi davanti a un sintomo patologico che andrebbe preso con molta serietà e preoccupazione. Temo piuttosto che ciò che gli interessi sia esclusivamente vincere, anche a costo di vedere sminuito il valore della sovranità popolare.

domenica 23 novembre 2014

Italicum: i nodi del premio di maggioranza e della soglia di sbarramento

Perchè i cittadini dovrebbero occuparsi di sistemi elettorali, in un contesto di grave crisi economica in cui la maggior parte deve sforzarsi in ogni modo di trovare i soldi per arrivare a fine mese? Perchè si è appunto cittadini, e dalla bontà del sistema elettorale deriva la possibilità per il governo di essere sostenuto da una maggioranza solida e stabile, che consenta all'esecutivo di assumersi le responsabilità di dare adeguate risposte alle istanze del popolo sovrano.
E da cittadino mi sento di valutare due punti del sistema elettorale in cantiere, il cosiddetto Italicum, da cui dipende a mio parere la possibilità di instaurare un sano rapporto di collaborazione tra governo e maggioranza, nonché una dialettica costruttiva con le forze di opposizione.
Il primo elemento è dato dall'assegnazione del premio di maggioranza che nel Porcellum veniva assegnato alla coalizione con la conseguenza di favorire alleanze elettorali tra forze politiche eterogenee che inesorabilmente si sfaldavano quando si doveva governare. Molto meglio che il premio di maggioranza sia assegnato alla singola lista più votata che potrà agire vedendosi ridurre di molto il potere ricattatorio delle forze politiche più piccoli, e con molti meno alibi nel caso in cui non riesca a realizzare il programma presentato agli elettori.
Sul potere dei partiti minori incide anche la soglia di sbarramento. Se fissata a una percentuale alta avremo un quadro politico notevolmente semplificato tanto più se associata al premio di maggioranza dato alla lista. Qualora invece la soglia si attestasse attorno al 3-4% in presenza di un premio alla coalizione si ripresenterebbero molte delle complicazioni già avute con il Porcellum. Con il premio di lista per lo più saremmo invece di fronte a un diritto di rappresentanza garantito alle minoranze che potrebbe coesistere con il diritto-dovere della maggioranza di attuare il proprio programma di governo.

domenica 9 novembre 2014

Stati Uniti: il lavoro all'origine del tracollo democratico nelle elezioni di midterm

Le elezioni di midterm che hanno consegnato ai repubblicani la maggioranza in entrambi i rami del Congresso, rappresentano un atto di sfiducia del popolo americano nei confronti della politica di Obama che probabilmente va al di là degli stessi demeriti del presidente ma che lo costringerà a soluzioni di compromesso nell'ultima fase del suo mandato. Ad esempio è verosimile che verrà accantonata la riforma fiscale con cui Obama cercava di produrre un effetto redistributivo delle ricchezze a favore delle classi sociali svantaggiate. I repubblicani dal canto loro dovranno agire mostrando il loro volto responsabile e rassicurante in vista delle elezioni presidenziali del 2016: un segnale in questo senso viene già dal profilo complessivo degli eletti del Grand old party in cui risulta fortemente ridimensionata la componente più estremista del Tea Party.
I democratici sono stati penalizzati per le incertezze mostrate dal presidente nella gestione delle crisi globali ( dalla Libia, alla Siria e l'Iraq, ). Ma è sopratutto l'economia al centro dei pensieri degli americani e nonostante il PIL Usa registri un tasso di crescita elevato ( + 3.5% nel terzo trimestre), tale aumento di ricchezza non riesce a tradursi in un miglioramento del benessere dell'americano medio: il tasso disoccupazione sceso al 5,8% non deve ingannare perchè la maggior parte dei posti di lavoro creati sono precari, dequalificati e malpagati e meno della metà degli adulti ha un lavoro a tempo pieno. Molto significativo è il dato del tasso di partecipazione della forza lavoro sotto al 63%, al minimo degli ultimi trent'anni a indicare che oltre un terzo dei potenziali lavoratori è oramai scoraggiato e non cerca nemmeno più un'occupazione.
La politica espansiva monetaria attuata dalla Federal Rserve con il quantitative easing ha messo in circolo più denaro che però è andato a ingrossare le file del grande capitalismo, con effetti marginali sulla produttività reale e sul lavoro. Una controindicazione di cui dovrebbe tenere conto anche l'Europa nel suo tentativo di uscire dalla crisi

martedì 4 novembre 2014

Quali prospettive per il Burkina Faso dopo la fuga di Compaorè?

Il popolo del Burkina Faso attendeva di poter finalmente scegliere nel novembre del 2015 il nuovo presidente che avrebbe dovuto succedere a Blaise Compaore in carica da 27 anni. Ma quest'ultimo ha cercato di attuare una modifica alla costituzione che gli avrebbe consentito di prolungare la sua permanenza al vertice del potere dello Stato dell'Africa centrale. Una mossa che ha scatenato la protesa popolare appoggiata dall'esercito con un colpo di Stato che ha costretto Compaore alle dimissioni e a una precipitosa fuga in Costa d'Avorio.
Ma ora non è chiaro se la situazione si evolverà in senso democratico o se i militari tenteranno di consolidare la propria posizione. E' quanto temono all'Unione Africana che hanno chiesto ai militari di cedere in breve tempo la guida del Burkina Faso a un governo civile. Nel frattempo nella capitale Ouagadougou proseguono le proteste che chiedono le dimissioni del colonnello Zida, nominato dai militari nuovo capo dello Stato ad interim.

lunedì 27 ottobre 2014

Ucraina: il fronte filoccidentale resta diviso anche dopo la vittoria elettorale

Il successo dei partiti filoccidentali nelle elezioni per il rinnovo della Rada, il Parlamento ucraino, solo apparentemente da un chiaro segnale sulle prospettive politiche che verranno seguite dal governo di Kiev. Anzitutto va registrata le massiccia defezione dal voto delle regioni orientali dove la presenza dei filorussi è più massiccia: qui anche per timore di attentati terroristici, solo un elettore su quattro si è recato alle urne.
Il quadro delle forze politiche si presenta inoltre assai frammentato: il blocco dei partiti che sostengono il presidente Poroshenko e il Fronte popolare del primo ministro Yatseniuk sono entrambi attestati al 21% dei voti. Terza forza con circa il 10 % dei consensi è il Partito Samopomich ( Auto-aiuto), guidato dal sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyi. Si tratta di partiti accumunati dal desiderio di far entrare l'Ucraina nell'Unione Europea , ma profondamente divisi su altre tematiche non meno rilevanti: se Poroschenko è incline a una mediazione che coinvolga anche la Russia, Yatseniuk appare decisamente più orientato a una netta rottura delle relazioni con Mosca. Si potrebbero registrare anche divergenze sulle riforme economiche da realizzare per far uscire il Paese da una spaventosa recessione ( si stima una perdita del Pil tra il 7 e il 10%). Dietro l'angolo c'è l'incubo che queste divisioni portino a ripetere il fallimento di Yulia Tymoshenko e della rivoluzione arancione.

Brasile: Dilma Rousseff si conferma presidente e punta a riunire il Paese

Dopo una campagna elettorale estremamente dura in cui non sono mancati gli attacchi personali, Dilma Rousseff ottiene un secondo mandato presidenziale vincendo di stretta misura le elezioni (51,5%) in Brasile contro lo sfidante di centro destra Aecio Neves e promette di riunire con una politica di riforme un Paese spaccato. Alla fine la parte più povera della popolazione non l'ha abbandonata temendo che una sua sconfitta significasse perdere il sistema di welfare introdotto da Lula, mentre Neves è stato sostenuto principalmente dalle regioni meridionali più ricche e sviluppate del Paese. Dilma dovrà rilanciare un economia che dopo il boom dei primi anni di governo Lula è andata incontro a una profonda frenata accompagnata da alta inflazione. In più c'è da affrontare lo scoglio della corruzione, da sempre cancro del Brasile, che aveva portato alle forti manifestazioni di protesta degli ultimi mesi. D'altro canto una opposizione forte che vede in Neves un leader autorevole potrò dare il proprio contributo per rendere più solida e moderna la democrazia in Brasile.

martedì 14 ottobre 2014

Catalogna verso una consultazione per l'indipendenza alternativa al referendum

Il presidente della Catalogna, Artur Mas, ha annunciato la rinuncia al referendum per l'indipendenza già sospeso dalla Corte Costituzionale. Al suo posto verrà indetta una consultazione in cui tutti i catalani potranno esprimersi su quale futuro vogliono per la regione. La strategia di Mas prevede poi il ricorso a elezioni anticipate in cui i partiti indipendentisti si dovrebbero presentare con liste e programmi congiunti in modo da far assumere al voto il significato politico di un plebiscito sulla secessione dalla Spagna.
Un tentativo di aggirare gli ostacoli legali posti al referendum. Ma anche la consultazione alternativa appare poggiarsi su presupposti giuridici quantomeno incerti.