mercoledì 8 luglio 2009

Per il Guardian l'Italia forse espulsa dal g8 . Origine e motivazioni di una cantonata


Il giornale britannico Guardian ha riportato un indiscrezione secondo cui numerosi esponenti di delegazioni presenti al G8 esprimendo forte disappunto su come è stato organizzato il summit avrebbero manifestato l'intenzione di espellere l'Italia facendo subentrare al suo posto la Spagna.
La notizia che si basa su fonti anonime e indirette va presa con le pinze e deve essere interpretata tenendo conto di due situazioni: una, contingente, e riguardante l'indubbio scarso credito di cui gode l'immagine di Berlusconi presso l'opinione pubblica internazionale; l'altra inerente allo snobismo di fondo con cui da tempo immemore viene vista la nostra politica da una parte della stampa e delle lobby politiche anglo-americane, tanto che identiche accuse riguardanti una scadente organizzazione erano già state rivolte, senza però alcun fondamento reale, al tempo in cui era ministro degli esteri De Michelis.
Ciò che in definitiva fa ritenere che quello del Guardian sia una notizia destituita di fondamento è proprio il fatto che le delegazioni si sarebbero lamentate per la superficialità con cui è stata allestita l'agenda politico del vertice. In realtà , la nostra diplomazia ha una tradizione fatta di funzionari dotati di lunga e collaudata competenza, che non posso non essere di certo andate perdute a causa del colore politico del governo né tantomeno dalla presenza di Berlusconi. In definitiva è assolutamente improbabile, per non dire impossibile, che la nostra diplomazia si sia fatta trovare impreparata dall'evento del g8.

La canzoncina di Salvini e le mantalità razzista del Carroccio



L'esibizione canora in cui Matteo salvini inneggiava ai napoletani colerosi e puzzolenti ha scatenato una ridda polemiche che hanno costretto il deputato leghista a dimettersi. Una rinuncia che costerà poco o nulla a Salvini, che potrà consolarsi con il mandato a Strasburgo. E noi italiani potremmo esibire con orgoglio in Europa questo meraviglioso esemplare di purissisma razza padana.
Tutto ciò dovrebbe però essere da monito a tutti quegli immigrati meridionali che votano Lega e sbraitano contro gli immigrati esibendo il loro impeccabile accento nordico. Per la mentalità del Carroccio essi restano sempre dei terroni, degli esseri subumani che non devono essere confusi con gli autentici discendenti di Alberto da Giussano

martedì 7 luglio 2009

A l'Aquila comincia il G8. Ma gli aquilani rimangono in tenda

Domani si apre il G8 a l'Aquila mentre Berlusconi cerca di usare il summit per farsi propaganda davanti al mondo sulla sua supposta efficenza nell'affrontare l'emergenza terremoto, il capoluogo abruzzesse sprofonda nella disperazione testimoniata dalla provocazione del sindaco massimo Cialente secondo cui bisognerebbe accogliere le delegazioni estere con un "benvenuti nella città morta". A oltre tre mesi dal disastroso sisma l'Aquila è una città fantasma e gli abitanti hanno la sensazione che all'esterno non si capisca fino in fondo la portata del dramma e ciò che necessitò per uscirne fuori. Un sintomo di tale incomprensione dato dalla questione tasse: tra 5 mersi gli aquilani torneranno a dover pagare le imposte e in ventiquattro mesi dovrà essere restituito l'importo di quanto non versato in occasione dell'emergenza. "Ciò vuol dire mettere in ginocchio la città, invitare gli imprenditori e i commericanti a sbaraccare.---dice Cialente--- Non ci non si rende conto la città è ferma a causa del terremoto, completamente distrutta".
A ciò si aggiunge la precarietà della situazione abitativa: Berlusconi ha promesso che a partire da settembre non ci sarebbe stato più nessuno ad abitare. Ma i ritardi nella costruzione delle nuove case sono forti ed è difficile pensare che i tempi previsti vengano rispettati. Il grosso problema è che a L'aquila fa già freddo nella seconda metà di settembre e non è possibile tener in tenda le persone in autunno. Stando così la situazione secondo il sindaco c'è il rischio che 20-30000 persone abbandonino definitamente la città. Con buona pace dell'ottimismo del Cavaliere.

venerdì 3 luglio 2009

Il passo falso di Debora Serracchiani: nel PD è vietato criticare D'Alema


Debora Serracchiani ha una dote rara nella politica italiana: quella di parlare chiaro. In un'intervista a Repubblica ha avuto il coraggio di dire quello che in molti pensano: che D'Alema non sia simpatico e che chi come lui e Bersani rappresenta l'apparato di partito abbia fatto il suo tempo. Ebbene invece di fare un monumento a una ragazza che scopre gli altarini , individuando le ragioni della costante perdita di consenso del partito, che cosa succede nel PD? La base comincia a processarla perchè ha osato intaccare l'aurea sacra del prode Massimino da Gallipoli.
D'Alema è antipatico. Per quale motivo? Non certo per via del baffetto sbarazzino o delle aspirazioni poco proletarie a velista di Coppa America. Baffino sta sulle scatole a molti perchè è intrigante e ha fatto carte false per fare le scarpe a Prodi quando il professore cadde nel 98 per mano di Bertinotti. E inoltre da quindici anni fa parte di quella classe dirigente della sinistra che ha fatto la fortuna del Cavaliere.
Dall'altra parte abbiamo una giovane che nella sua regione ha preso più voti di Berlusconi. Una che con i fatti ha dimostrato di sapersi guadagnare del consenso: non esattamente un piccolo particolare in una democrazia. A quanto pare invece questi elementi vanno messi in secondo ordine nel Partito Democratico rispetto ai privilegi della momenklatura.
Il partito democratico a parole dichiara di operare per il rinnovamento, ma in realtà continua a preferire D'Alema alla Serracchiani.

giovedì 2 luglio 2009

Iraq: comincia il ritiro delle truppe americane. Un bilancio di sei anni di guerra


Gli Usa hanno cominciato da pochi giorni il ritiro delle forze militari dall'Iraq. Si conclude un processo di passaggio di poteri militari iniziato nel novembre scorso che aveva portato le truppe americane a smobilitare nell'area più tranquilla del centro sud mentre nella zona calda dove è ancora forte la presenza di Al Qaeda e degli insorti ( l'area di Mosul, a nord di Baghdad) continuerà il presidio delle truppe americane che affiancherà le forze irachene. Questo processo non comporta ancora una diminuzione dei soldati che attualmente sono 130000. Il ritiro vero ed proprio comincerà salvo complicazioni a settembre con l'apparato logistico se ne andrà mentre le truppe da combattimento rimarrà secondo i piani fino all'anno prossimo. Segno che gli Usa vogliono mantenere una presenza militare sul posto.
L'errore di smobilitare le truppe di Saddam Hussein è stato in parte rimediato: in Iraq si è tornato ad arruolare i militari in servizio con il rais iracheno: ciò ha permesso di migliorare l'apparato di sicurezza iracheno che attualmente conta mezzo milione di persone, ( alcuni poco affidabili, altri meglio addestrati grazie alla collaborazione con la Nato) agevolando il passaggio di controllo del territorio in mano agli iracheni.
Si può fare adesso un primo serio bilancio della guerra in Iraq: sono 4319 i soldati Usa caduti , molti per una guerra che doveva durare pochi mesi, ma una cifra non particolarmente alta per un conflitto che dura sei anni. Rimane il rischio concreto di attentati terroristici contro i civili, ma questa minaccia non è più in grado di creare instabilità politica nel paese. La presenza di truppe americane che probabilmente non terminerà realmente l'anno prossimo costituisce un fattore di stabilizzazione delle tensioni esistenti tra sciiti e sunniti e curdi ( questi ultimi temono che le risorse petrolifere che si trovano nella loro zona vengano acquisite dalle altre etnie con occupazioni forzate): l'interesse comune è quello di trovare un accordo che soddisfi tutti e che allontani il rischio di guerre civili anche se ci sono potenze straniere come l'Iran che cercano di creare divisioni per acquisire un proprio ruolo politico. Questo tentativo di destabilizzazione potrebbe portare paradossalmente al mantenimento delle truppe americane: l'accordo prevede il completamento entro il 2011 del ritiro delle truppe che potrà essere procrastinato fino al 2020 qualora le autorità irachene lo richiedano.

mercoledì 1 luglio 2009

Il caso Rita Clementi. La fuga dei cervelli causata dalla mafia accademica italiana


Rita Clementi , la ricercatrice dell'università di Pavia che ha polemicamente scritto al presidente Napolitano per annunciare che avrebbe lasciato l'Italia per gli Stati Uniti per essersi dovuta scontrare con il baronato accademico che non riconosce il merito, ha mantenuto la sua promessa e ha lasciato l'Italia.
In realtà la sua denuncia non dovrebbe sorprendere: basterebbe aver letto la circostanziata analisi che il professor Roberto Perotti fa nel suoi libro "l'università truccata" sui sistemi familistici e clientelari di gestione dell'università per capire che quanto riportato dalla dottoressa Clementi non è che una goccia nel mare del malaffare accademico. Tuttavia c'è ancora chi fa finta di cascare dalle nuvole: A Pavia , ateneo in cui la Clementi ha operato e in cui è stata bocciata due volte, non hanno gradito le esternazioni della ricercatrice reputandole lesive della reputazione dell'istituto.
C'è poco da indignarsi però, perché Rita Clementi ha ragione da vendere. Esistono dei criteri internazionali di valutazione della produttività della ricerca basati sul numero di pubblicazione e di citazioni ottenute in riveste scientifiche internazionali. Essi sono espressi in indici. I più famosi sono l'indice h e l'indice g. Utilizzando il software "Publish or perish" si possono calcolare automaticamente tali indici basandosi sul database di Google scholar. Ebbene Rita Clementi (indice h=11; indice g=24) registra valori bibliometrici migliori sia di Roberto Ciccone (h=7;g=11) che di Valeria Calcaterra (h=9;g=16), i candidati che le commissioni d'esame gli hanno per due volte preferito ai concorsi.
E qui torniamo al problema generale più volte esposto: i concorsi hanno palesemente fallito. In essi regna la discrezionalità generatrice di abusi e l'irresponsabilità a discapito di criteri che premino il merito, il grande assente dal panorama accademico italiano.

martedì 30 giugno 2009

Berlusconi si fa propaganda con la tragedia di Viareggio. E le TV gli reggono il gioco

Ogni occasione è utile per Berlusconi per cercare di farsi propaganda. Anche la tragedia di Viareggio non ha fermato il Cavaliere. Appena venuto a conoscenza della notizia coglieva la palla al balzo per dichiarare pomposamente alle telecamere: "prenderò in mano la situazione". Peccato che ad attenderlo al suo arrivo in Versilia ci fosse un gruppo di viareggini indignati che lo invitavano ad andarsene al grido di "Buffone!!"
Inutile dire che la notizia è stata data dalle tv asservite al Cavaliere con toni censori nei confronti dei manifestanti. "piccolo gruppo di facinorosi che ha rovinato la visita" li ha definiti il TG5 "pochi cordsi do contestatori e (molti) applausi nell versione del TG1 zerbino di Minzolini.

Negli Stati Uniti Madoff condannato a 150 anni di prigione. In Italia Tanzi verso la prescrizione

Negli Stati Uniti il finanziere Bernie Madoff, responsabile di una maxi truffa ai danni di risparmiatori per 65 miliardi di dollari è stato condannato a 150 miliardi di dollari. In Italia una simile punizione esemplare, utile come deterrente oltre che per fare giustizia è impensabile. Noi siamo il paese che di fronte ai crac Cirio e Parmalat ha pensato bene di depenalizzare il flaso in bilancio e ridurre i termini di prescrizione dei reati. Infatti l'ex patron di Parmalat Callisto Tanzi ha buone possibilità di venire assolto proprio per scadenza dei termini di prescrizione. Con buona pace di tutte le persone che in buona fede erano stati indotti a sottoscrivere i bond Parmalat da partre di banche senza scrupoli che erano a conoscenze dell'imminente fallimento della società di Collecchio

lunedì 29 giugno 2009

Colpo di stato in Honduras. La destituzione del presidente Zelaya conferma la fragilità delle democrazie latinoamericane


Il colpo di Stato nell'Honduras che ha deposto il presidente democraticamente eletto è l'ultimo di una serie di provvedimenti che ha messo in secondo piano quel poco che restava dello Stato di diritto nel piccolo paese centroamericano. A dire il vero a questa situazione ha contribuito non poco proprio Zelaya il quale aveva deciso di indire un referendum costituzionale nonostante la Corte Suprema, appoggiata dal Congresso, lo avesse dichiarato illegale come di sua competenza . Il referendum una volta approvato avrebbe consentito la convocazione di una Assemblea incarica di riscrivere la Costituzione. Secondo l'opposizione e secondo molti osservatori con questa azione di forza Zelaya mirava a modificare il limite di un mandato non rinnovabile previsto attualmente per avere la possibilità di ripresentarsi alle elezioni previste a novembre. Zelaya sosteneva con una buona dose di populismo che l'attuale Costituzione non consentiva la popolo di aver il potere necessario per uscire alla povertà. In realtà la costituzione non gli consentiva di concentrare il potere. D'altronde il tentativo di identificare in un singolo politico gli interessi supremi di una nazione è sempre stato uno dei principali ostacoli allo sviluppo democratico dei paesi latinoamericani.
Pur con tutte queste riserve la decisione di procedere all'arresto e all'espulsione di Zelaya da parte dei militari su mandato della stessa Corte suprema, appare un atto di forza ancora più grave in quanto si tratta della destituzione del presidente scelto dal popolo. Censurato per di più dall'intera comunità internazionale.
Il nuovo presidente pro-tempore è il capo del Parlamento Roberto Michelletti, referente delle opposizioni ma sopratutto delle forze conservatrici.Zelaya, vicino alla politica di Chavez, si è rifugiato in Nicaragua dove oggi c'è una riunone ALBA , L'alternativa bolivariana per l'America latina, alleanza continentale dei governi di sinistra capeggiata dallo stesso leader venezuelano che però in questi tempi appare ridimensionato nella sua azione per gli ostacoli frapposti da Kirchner e Lula, i capi di Stato di Brasile e Argentina le due principali potenze latino-americane.

sabato 27 giugno 2009

La liberalità del Cavaliere e l'impudenza dei disfattisti. Draghi avvisato: "far tacere i pessimisti"


Ennesimo esempio di tolleranza democratica del Cavaliere. Che si sa ha come principale ricetta al rilancio economico della nazionale un sano e provvidenziale ( per lui) ottimismo. Poco importa se i dati macroeconmici indicano un aumento del debito pubblico, della disoccupazione e un crollo del PIL a -5%. La ricetta di Berlusconi rimane sempre la stessa: un ottimismo che non deve conoscere ostacoli, e chi non si adegua a suo parere andrebbe messo a tacere. Tutti quegli enti internazionali e giornali che "un giorno sì e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà per fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011... Un disastro: dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano, magari perchè di cose che i loro uffici studi gli dicono possono verificarsi, ma che così facendo distruggono la fiducia dei cittadini dell'Europa e del mondo". Un attacco senza precedenti con particolare riferimento alle previsioni fatte dalla Banca d'Italia la cui indipendenza di giudizio dovrebbe essere tutelata dal capo del governo e non messa in discussione. Gli accenti ricordano quelli della crociata contro i disfattisti di Mussoliniana memoria. Nulla a che vedere con uno stile improntato al liberalismo, di cui il Cavaliere mena vanto. Essere liberali non è uno slogan di cui servirsi per fare propaganda, è uno status mentale che andrebbe interiorizzato per poi essere tradotto in adeguati comportamenti. Dubito però che al nostro presidente del Consiglio ciò interessi: chi non è d'accordo con lui gode di una sola libertà: quella di tacere.

venerdì 26 giugno 2009

La ricandidatura di Franceschini alla guida del PD . Ragioni e ombre di un politico al bivio



Franceschini si ricandida a segretario in vista del congresso di ottobre. Subentrato a Veltroni , l'indomani del clamoroso rovescio in Sardegna, ha avuto il merito di riuscire a tenere a galla un partito che i sondaggi davano sull'orlo del crollo finale al trono al 22% dei consensi. Tuttavia alcune ombre aleggiano sul resto del suo operato. Aveva promesso che avrebbe tolto il disturbo proprio in occasione del congresso dopo aver proceduto a ringiovanire le strutture dirigenziali. La decisione di chiedere alla base di rinnovargli il mandato suona come l'ammissione di non essere riuscito a perseguire il suo obiettivo di rinnovamento. Sensazione amplificata dal messaggio video in cui dichiarava " non posso lasciare il partito a chi c'èra prima di me". Di fronte ai mugugni dei colonnelli il buon Dario si è affrettato a precisare che la sua accusa non era rivolta ad alcuna persona in particolare ma è chiaro che il riferimento a chi per 15 anni ha gestito il centro sinistra. I vari D'Alema, Fassino, Rutelli hanno sentito le loro orecchie fischiare e non hanno certo gradito. Anche a livello locale, la pesante sconfitta delle amministrative ha mostrato la resistenza dei cacicchi a difesa delle loro piccole posizione di potere, un conservatorismo sanzionato dall'elettorato in maniera esplicita.
Franceschini ha mostrato di sapersi opporre sul piano dialettico a Berlusconi con grinta ma anche esibendo contenuti. Tuttavia la sua funzione sarà quella di lavorare per far emergere la nuova classe dirigente. Per ora appare difficile rinvenire in lui la statura di leader politico capace di sfidare alle prossime politiche il Cavaliere. E la distanza tra le ambizioni da leader che sembra cullare e le più immediate necessità del Partito Democratico potrebbero essere un ostacolo al buon esito della sua missisone.

giovedì 25 giugno 2009

La prudenza di Obama sulle violenze di Teheran nell'ottica degli equilibri in Medio Oriente


Obama ha condannato le violenze in Iran e ha espresso forti dubbi sulla reegolarità delle elezioni in Iran. Ma pur assumendo questi toni duri ha tenuto a precisare che spetterà sempre all'Iran decidere del suo futuro e che gli Stati Uniti non interferiranno negli affari interni di Teheran. Questa prudenza è dovuta a una valutazione realistica della situazione: il regime di Ahmadinejad spalleggiato dagli ayatollah è ancora forte e l'Iran continua a ricoprire un ruolo chiave negli equilibri mediorientali. L'Iran conta propria su questo: sottobanco proporrà una collaborazione in Afghanistan e in Pakistan ma solo se in cambio verrà lasciata in pace di risolvere i suoi problemi sul piano interno.
Resta in sospeso anche il futuro del nucleare iraniano; su questo punto l'Iran sta alla finestra, osserverà come gli Usa reagiranno alla sfida portata dalla Corea del Nord . In base base alla credibilità con cui Obama saprà affrontare tale problematica , l'Iran si regolerà di conseguenza.

mercoledì 24 giugno 2009

In difesa del bistrattato quorum per il referendum

Ogni qualvolta un referendum fallisce le frustrazioni degli sconfitti si riversano contro il quorum e se ne propone regolarmente l'abolizione. I costituenti che la sapevano lunga, invece lo inserirono considerando requisito imprescindibile che una legge approvata dalla maggioranza dei rappresentanti del popolo potesse venite abrogata dagli elettori sovrani sempre a maggioranza.
Il quorum non è altro che la trasposizione in sede referendaria di ciò che il numero legale rappresenta per i lavori parlamentari. Così come sarebbe ingiusto vedere approvata una legge da pochissimi parlamentari riuniti in assemblea ugualmente è logico rifiutarsi di accettare l'ipotesi di una abrogazione fatta con il consenso del 20-25% dell'elettorato. Eliminare il quorum non sarebbe altro che una scorciatoia che consegnerebbe alle minoranze il diritto di decidere per conto delle maggioranze. In teoria senza il quorum chi promuove un referendum una volta ottenuto il placet della Corte costituzionale non avrebbe alcun interesse a pubblicizzarlo alla generalità degli elettori ma solo alla ristretta cerchia di coloro che già si conosco ne condividono la posizione. Spetta ai proponenti l'onere della prova di dimostrare che la maggior parte dei cittadini è dalla loro parte e qualora in una consultazione referendaria non si raggiunge il quorum ciò assume il significato di una bocciatura della loro azione di cui si dovrebbe tenere democraticamente conto. E' profondamente fuorviante pensare che in un paese come l'Italia, che ha tra i tassi di affluenza alle urne più alti delle democrazie liberali, se la maggior parte dei cittadini non prendono parte alle consultazioni referendaria ciò debba essere interpretato come un segno di superficiale disinteresse per i temi trattati. Spesso le motivazioni sono altre: quesiti troppo tecnici ( come nel caso di questi ultimi referendum elettorali), sfiducia per l'efficacia di un istituto in cui il pronunciamento popolare è stato sovente disatteso dal Parlamento, valutazione negativa sull'opportunità di ricorrere al referendum per affrontare specifiche questioni.
E' indubbio che occorre ridare smalto all'istituto referendario magari aumentando il numero delle firme richieste per la loro ammissibilità. Si può anche modificare il modo con cui è attualmente concepito il quorum, ancorandolo per esempio all'affluenza delle politiche ( quindi fissando il quorum al 50%+1 di coloro che hanno partecipato alle politiche). Ma la sua abolizione in toto metterebbe a rischio il principio democratico secondo cui sono le maggioranze a decidere.

martedì 23 giugno 2009

Amministrative: Sonora bocciatura per il Partito democratico anche ai ballottaggi

Se nelle europee pur cedendo due roccaforti come l'Umbria e le Marche il centro sinistra aveva tenuto, nelle amministrative si è registrato un vero e proprio tracollo. Evidente al primo turno con decine di amministrazioni consegnate alla destra, meno clamoroso ancorché significativo nei ballottaggi con la perdita delle provincie di Milano e Venezia. Ancora più preoccupante la sconfitta di Prato, storico feudo rosso ma che a seguito di una drammatica crisi del tessile è stato conquistato dal centro destra. Un sintomo dell'incapacità del PD di andare incontro alle esigenze della popolazione anche a livello di governo locale. Le crepe si fanno evidenti. Urgono interventi decisi prima di assistere al definitivo crollo dell'edificio del riformismo progressista.

Minzolini , il gossip D'Addario - Berlusconi e le lezioni non richieste sulla vera informazione.



Il direttore del Tg1 Minzolini si è giustificato in un editoriale dell'edizione delle 20 sulla mancata trattazione del giro di ragazze a pagamento transitante per le abitazioni di Berlusconi dicendo che un telegiornale non si occupa di gossip.
Come ho già scritto se il presidente del Consiglko va a letto con delle persone che poi vengono candidate nelle liste del suo partito questo non è gossip ma ha evidenti risvolti politici. Se il Presidente del Consiglio si fa ricattare dalle persone con cui ha avuto rapporti sessuali questo ne indebolisce il ruolo e ciò ha anch'esso rilevanza pubblica. Invece di rispondere ai legittimi interrogativi scaturenti da queste e altre vicende il presidente del Consiglio intende risolvere il problema imbavagliando la stampa libera e se il direttore del TG ammiraglia del servizio pubblico soggiace alla volontà di Berlusconi non parlandone sul suo telegiornale anche questo ha evidente rilevanza. Minzolini dovrebbe chiedere scusa ai cittadini per aver mancato ai suoi doveri di completezza nell'informazione invece di accampare giustificazioni riguardo la sua remissività nei confronti dei poteri forti

lunedì 22 giugno 2009

Perchè il referendum elettorale è fallito? Ragioni contingenti e tendenze di fondo di un istituto in crisi

L'affluenza alle urne inferiore al 25% degli aventi diritto non lascia adito a dubbi: il referendum elettorale è fallito. La formulazione dei quesiti troppo tecnica già in partenza faceva dubitare sull'esito positivo. Il sopravvenuto boicottaggio della consultazione da parte di molte forze politiche, motivato da nobili ragioni di difesa della democrazia ma dietro cui in realtà si nascondevano interessi particolaristici, ha dato il colpo di grazia alle residue speranze. Se queste ragioni spiegano il rovescio contingente tuttavia non fa comprendere la tendenza di fondo che ha portato l'istituto referendario a continui insuccessi dal 1997 in poi. Per un verso si registra una consolidata sfiducia dell'elettorato dovuto al fatto che in molte occasioni la volontà popolare inequivoca è stata stravolta dalle decisione prese in sede parlamentare dalla casta politica. La responsabilità civile dei magistrati, l'abolizione del ministero dell'Agricoltura, il finanziamento pubblico ai partiti, la stessa modificazione in senso maggioritario delle legge elettorale sono tutti argomenti trattati più volte da referendum con verdetti chiarissimi emessi dal popolo di cui non si è tenuto conto al momento di redigere i conseguenti provvedimenti legislativi. Infine occorrerebbe anche riformare le procedure di svolgimento di referendum: da un lato aumentano il numero di firme richieste in modo da porre all'attenzione dei cittadini solo questioni di cui già preventivamente si è accertata l'esistenza di un diffuso interesse presso l'opinione pubblica. E abbassare ( non eliminare) il quorum che nella formulazione attuale del 50%+1 degli aventi diritto favorisce l'appello alla diserzione delle urne come arma tattica dai sostenitori del NO per far fallire il referendum, sommando il proprio dissenso a chi per varie ragioni decide di astenersi.

domenica 21 giugno 2009

La Gran Bretagna su spesopoli scopre la " trasparenza all'italiana "

Sullo scandalo dei rimorsi delle spese personali dei deputati la Gran Bretagna scopre la trasparenza all'italiana: la Camera dei Comuni ha deciso di pubblicare tutti i documenti sulle spese dei parlamentari salvo poi censurarne buona parte dei contenuti con gli omissis accampando la giustificazione del segreto di Stato ben nota dalle nostre parti
Si tratta dell'ennesimo autogol del premier Gordon Brown che mostra di non capire non capire gli umori della nazione che vuole su questa faccenda totale chiarezza
Quasi tutti coinvolti. Anche Tony Blair si è fatto rifare il tetto della casa due giorni prima di dimettersi da deputato. E sul conto del leader conservatore Cameron risulta un rimborso spese improprio per 1000 sterline. Ma con ogni probabilità sarà il primo ministro colui che dovrà pagare più di tutti abbandonando il 10 di Downing Street a causa del crollo verticale della sua

L'Iran al bivio tra i giovani di Teheran che chiedono libertà e la repressione degli ayatollah



La sanguinosa repressione del dissenso che sta avvenendo in questi giorni in Iran segna un punto di non ritorno per la repubblica islamica. Il ruolo della Guida suprema ne esce fortemente scosso: l'ayatollah Khamenei prendendo nettamente posizione a favore di Ahmadinejad e negando i brogli elettorali compiuti dal governo è venuto meno alla sua funzione super partes; e con ciò presso una parte consistente della popolazione ha perso quel residuo di autorevolezza che avrebbe ancora potuto rivendicare. Il Paese è spaccato in due e si trova a un bivio che indipendentemente dall'esito delle manifestazioni di protesta non riporterà l'Iran alla situazione precedente alle elezioni. Mousavi annunciando che avrebbe continuato a scendere in piazza sino al proprio martirio ha apertamente sfidato Khamenei e in caso le proteste abbiano successo non si può non prevedere un ridimensionamento del ruolo degli ayatollah. Qualora invece il braccio di ferro si risolvesse a favore dei conservatori islamisti il regime già ora autocratico si evolverebbe verso uno Stato di polizia permanente che eliminerebbe i residui spazi di libera espressione esistenti. Il fragile e contraddittorio equilibrio che ha retto l'Iran dopo il 1979 è venuto meno per sempre. Resta da capire se il popolo seguirà la strada dei giovani delle piazze o quella del fanatismo liberticida degli ayatollah.

venerdì 19 giugno 2009

Istat e OCSE certificano la cattiva politica economica del governo Berlusconi

L'Ocse parla per l'Italia di "recessione sorprendentemente" forte e certifica che nel 2010 il debito pubblico italiano potrebbe crescere fino a raggiungere il 120% mentre il deficit della finanza pubblica rispetto al PIL raggiungerà il 6%. D'altro canto l'Istat ha annunciato dati sconfortanti per l'occupazione: nel primo trimestre si sono persi 204000 posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è previsto che possa raggiungere il 7,9% a fine anno. in poche parole lo Stato sta spendendo molte risorse pubbliche ma con risultati sconfortanti. La domanda dunque è quella che da tempo sto rivolgendo al nostro premier da buon cittadino preoccupato e inascoltato: al di là della solita litania sull'ottimismo quali misure il nostro governo intende prendere concretamente per porre freno alla crisi utilizzando meglio le risorse dei cittadini

Patrizia D'Addario e Berlusconi: il modello politico femminile del PDL


Cherchez la femme. E il Cavaliere torna a inciampare politicamente sul gentil sesso. La pietra dello scandalo stavolta è l'avvenente bionda Patrizia D'Addario, reclutata da imprenditori pugliesi della sanità, i fratelli Tarantini a partecipare insieme ad altre escort di lusso a cene e festini a Villa certosa e Palazzo Grazioli. Sui risvolti di questura vicenda relativi ad eventuali episodi di corruzione è giusto che si occupino i magistrati. Tanto più che la D'Addario è un personaggio esuberante anche per il suo passato fatto di millantate amicizie con Valeria Marini e il mago David Copperfield e una relazione ne più reale con un noto pregiudicato di Bari, noto come "Spaghetto", e denunciato dalla stessa D'Addario per sfruttamento della prostituzione. Il vero problema dal punto di vista politico è che un personaggio così improbabile è stato candidato dal PDL alle elezioni comunali di Bari. Si ritorna dunque alla questione dei criteri per la selezione della classe politica da parte dal Cavaliere già emerse con le ambizioni parlamentari di Noemi, con il tentativo di candidare ex letteronze e gieffine, il ben noto ciarpame di Veronica.
A queste problematiche il Cavaliere rifiuta di rispondere se non con la solita litania del complotto ordito ai suo danni dalla sinistra e dalla magistratura politicizzata. Ma se nella sua concezione della donna il centro destra sembra considerare la competenza un optional, e elevare a elemento sostanziale l'essere una bella figa ( come ama dire il cavaliere) e magari anche un po' mignotta questo non ha nulla a che vedere con un complotto. E semplicemente una degradazione della rappresentanza politica e del talento femminile.