lunedì 24 novembre 2014

L'effetto secondario della democrazia secondo Renzi

Per Renzi la bassa affluenza alle urne registrata per le regionali di Emilia-Romagna ( 37%) e Calabria (44%) è un effetto secondario, perchè non tutti hanno perso. Non credo che il presidente del Consiglio ignori come la partecipazione sia invece un elemento fondamentale della democrazia e che quando essa venga a mancare ci si trovi davanti a un sintomo patologico che andrebbe preso con molta serietà e preoccupazione. Temo piuttosto che ciò che gli interessi sia esclusivamente vincere, anche a costo di vedere sminuito il valore della sovranità popolare.

domenica 23 novembre 2014

Italicum: i nodi del premio di maggioranza e della soglia di sbarramento

Perchè i cittadini dovrebbero occuparsi di sistemi elettorali, in un contesto di grave crisi economica in cui la maggior parte deve sforzarsi in ogni modo di trovare i soldi per arrivare a fine mese? Perchè si è appunto cittadini, e dalla bontà del sistema elettorale deriva la possibilità per il governo di essere sostenuto da una maggioranza solida e stabile, che consenta all'esecutivo di assumersi le responsabilità di dare adeguate risposte alle istanze del popolo sovrano.
E da cittadino mi sento di valutare due punti del sistema elettorale in cantiere, il cosiddetto Italicum, da cui dipende a mio parere la possibilità di instaurare un sano rapporto di collaborazione tra governo e maggioranza, nonché una dialettica costruttiva con le forze di opposizione.
Il primo elemento è dato dall'assegnazione del premio di maggioranza che nel Porcellum veniva assegnato alla coalizione con la conseguenza di favorire alleanze elettorali tra forze politiche eterogenee che inesorabilmente si sfaldavano quando si doveva governare. Molto meglio che il premio di maggioranza sia assegnato alla singola lista più votata che potrà agire vedendosi ridurre di molto il potere ricattatorio delle forze politiche più piccoli, e con molti meno alibi nel caso in cui non riesca a realizzare il programma presentato agli elettori.
Sul potere dei partiti minori incide anche la soglia di sbarramento. Se fissata a una percentuale alta avremo un quadro politico notevolmente semplificato tanto più se associata al premio di maggioranza dato alla lista. Qualora invece la soglia si attestasse attorno al 3-4% in presenza di un premio alla coalizione si ripresenterebbero molte delle complicazioni già avute con il Porcellum. Con il premio di lista per lo più saremmo invece di fronte a un diritto di rappresentanza garantito alle minoranze che potrebbe coesistere con il diritto-dovere della maggioranza di attuare il proprio programma di governo.

domenica 9 novembre 2014

Stati Uniti: il lavoro all'origine del tracollo democratico nelle elezioni di midterm

Le elezioni di midterm che hanno consegnato ai repubblicani la maggioranza in entrambi i rami del Congresso, rappresentano un atto di sfiducia del popolo americano nei confronti della politica di Obama che probabilmente va al di là degli stessi demeriti del presidente ma che lo costringerà a soluzioni di compromesso nell'ultima fase del suo mandato. Ad esempio è verosimile che verrà accantonata la riforma fiscale con cui Obama cercava di produrre un effetto redistributivo delle ricchezze a favore delle classi sociali svantaggiate. I repubblicani dal canto loro dovranno agire mostrando il loro volto responsabile e rassicurante in vista delle elezioni presidenziali del 2016: un segnale in questo senso viene già dal profilo complessivo degli eletti del Grand old party in cui risulta fortemente ridimensionata la componente più estremista del Tea Party.
I democratici sono stati penalizzati per le incertezze mostrate dal presidente nella gestione delle crisi globali ( dalla Libia, alla Siria e l'Iraq, ). Ma è sopratutto l'economia al centro dei pensieri degli americani e nonostante il PIL Usa registri un tasso di crescita elevato ( + 3.5% nel terzo trimestre), tale aumento di ricchezza non riesce a tradursi in un miglioramento del benessere dell'americano medio: il tasso disoccupazione sceso al 5,8% non deve ingannare perchè la maggior parte dei posti di lavoro creati sono precari, dequalificati e malpagati e meno della metà degli adulti ha un lavoro a tempo pieno. Molto significativo è il dato del tasso di partecipazione della forza lavoro sotto al 63%, al minimo degli ultimi trent'anni a indicare che oltre un terzo dei potenziali lavoratori è oramai scoraggiato e non cerca nemmeno più un'occupazione.
La politica espansiva monetaria attuata dalla Federal Rserve con il quantitative easing ha messo in circolo più denaro che però è andato a ingrossare le file del grande capitalismo, con effetti marginali sulla produttività reale e sul lavoro. Una controindicazione di cui dovrebbe tenere conto anche l'Europa nel suo tentativo di uscire dalla crisi

martedì 4 novembre 2014

Quali prospettive per il Burkina Faso dopo la fuga di Compaorè?

Il popolo del Burkina Faso attendeva di poter finalmente scegliere nel novembre del 2015 il nuovo presidente che avrebbe dovuto succedere a Blaise Compaore in carica da 27 anni. Ma quest'ultimo ha cercato di attuare una modifica alla costituzione che gli avrebbe consentito di prolungare la sua permanenza al vertice del potere dello Stato dell'Africa centrale. Una mossa che ha scatenato la protesa popolare appoggiata dall'esercito con un colpo di Stato che ha costretto Compaore alle dimissioni e a una precipitosa fuga in Costa d'Avorio.
Ma ora non è chiaro se la situazione si evolverà in senso democratico o se i militari tenteranno di consolidare la propria posizione. E' quanto temono all'Unione Africana che hanno chiesto ai militari di cedere in breve tempo la guida del Burkina Faso a un governo civile. Nel frattempo nella capitale Ouagadougou proseguono le proteste che chiedono le dimissioni del colonnello Zida, nominato dai militari nuovo capo dello Stato ad interim.

lunedì 27 ottobre 2014

Ucraina: il fronte filoccidentale resta diviso anche dopo la vittoria elettorale

Il successo dei partiti filoccidentali nelle elezioni per il rinnovo della Rada, il Parlamento ucraino, solo apparentemente da un chiaro segnale sulle prospettive politiche che verranno seguite dal governo di Kiev. Anzitutto va registrata le massiccia defezione dal voto delle regioni orientali dove la presenza dei filorussi è più massiccia: qui anche per timore di attentati terroristici, solo un elettore su quattro si è recato alle urne.
Il quadro delle forze politiche si presenta inoltre assai frammentato: il blocco dei partiti che sostengono il presidente Poroshenko e il Fronte popolare del primo ministro Yatseniuk sono entrambi attestati al 21% dei voti. Terza forza con circa il 10 % dei consensi è il Partito Samopomich ( Auto-aiuto), guidato dal sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyi. Si tratta di partiti accumunati dal desiderio di far entrare l'Ucraina nell'Unione Europea , ma profondamente divisi su altre tematiche non meno rilevanti: se Poroschenko è incline a una mediazione che coinvolga anche la Russia, Yatseniuk appare decisamente più orientato a una netta rottura delle relazioni con Mosca. Si potrebbero registrare anche divergenze sulle riforme economiche da realizzare per far uscire il Paese da una spaventosa recessione ( si stima una perdita del Pil tra il 7 e il 10%). Dietro l'angolo c'è l'incubo che queste divisioni portino a ripetere il fallimento di Yulia Tymoshenko e della rivoluzione arancione.

Brasile: Dilma Rousseff si conferma presidente e punta a riunire il Paese

Dopo una campagna elettorale estremamente dura in cui non sono mancati gli attacchi personali, Dilma Rousseff ottiene un secondo mandato presidenziale vincendo di stretta misura le elezioni (51,5%) in Brasile contro lo sfidante di centro destra Aecio Neves e promette di riunire con una politica di riforme un Paese spaccato. Alla fine la parte più povera della popolazione non l'ha abbandonata temendo che una sua sconfitta significasse perdere il sistema di welfare introdotto da Lula, mentre Neves è stato sostenuto principalmente dalle regioni meridionali più ricche e sviluppate del Paese. Dilma dovrà rilanciare un economia che dopo il boom dei primi anni di governo Lula è andata incontro a una profonda frenata accompagnata da alta inflazione. In più c'è da affrontare lo scoglio della corruzione, da sempre cancro del Brasile, che aveva portato alle forti manifestazioni di protesta degli ultimi mesi. D'altro canto una opposizione forte che vede in Neves un leader autorevole potrò dare il proprio contributo per rendere più solida e moderna la democrazia in Brasile.

martedì 14 ottobre 2014

Catalogna verso una consultazione per l'indipendenza alternativa al referendum

Il presidente della Catalogna, Artur Mas, ha annunciato la rinuncia al referendum per l'indipendenza già sospeso dalla Corte Costituzionale. Al suo posto verrà indetta una consultazione in cui tutti i catalani potranno esprimersi su quale futuro vogliono per la regione. La strategia di Mas prevede poi il ricorso a elezioni anticipate in cui i partiti indipendentisti si dovrebbero presentare con liste e programmi congiunti in modo da far assumere al voto il significato politico di un plebiscito sulla secessione dalla Spagna.
Un tentativo di aggirare gli ostacoli legali posti al referendum. Ma anche la consultazione alternativa appare poggiarsi su presupposti giuridici quantomeno incerti.

Bolivia: Evo Morales al terzo mandato presidenziale

La vittoria di Evo Morales, che si garantisce con il 61% dei voti il terzo mandato presidenziale, giunge in controtendenza rispetto alle attuali difficoltà della sinistra latinoamericana in particolare in Venezuela con il chavismo e in Brasile con Dilma Rousseff costretta al ballottaggio per la presidenza.
Se nei primi due mandati Morales, primo presidente indio votato in un Paese con i due terzi della popolazione indigena, aveva potuto raccogliere il consenso in virtù del forte richiamo all'appartenenza etnica, ora ad emergere sono i buoni risultati economici della Bolivia per cui si stima un PIL in crescita del 6,8% nel 2013. Secondo la banca Mondiale il reddito pro capite è cresciuto dai 1000 dollari annui del 2005 ai 2500 del 2013. Parte dei ricchi proventi delle attività petrolifere e di produzione di gas nazionalizzate da Morales sono stati investiti in programmi di sviluppo e assistenza sociale per i boliviani più poveri. Morales ha anche introdotto per la prima volta una forma di assistenza pensionistica universale anche a favore delle fasce più svantaggiate: spesso e volentieri si tratta di erogazioni per poche decine di dollari al mese ma sufficienti a farne accrescere la popolarità in un paese tra i più poveri dell'America Latina dove un boliviano su quattro vive con meno di due dollari al giorno.

lunedì 13 ottobre 2014

Il governo turco ha armato l'Isis?

Sugli ambigui rapporti tra governo turco e jihadisti dell'Isis è intervenuto Dengir Mir Mehmet Fırat, uno dei fondatori del partito per la Giustizia e lo Sviluppo ( AKP), ora al potere. Secondo Firat il governo di Ankara ha armato e finanziato gruppi estremisti in Siria, tra cui proprio l'Isis con lo scopo di impedire ilo rafforzarsi delle posizioni curde nella regione di Rojava, nel nord della Siria e di contrastare il potere del presidente siriano Bashar al-Assad. Firat è estremamente critico con questa strategia , i cui errori di calcolo, hanno condotto la Turchia a dover vedere ora nell'Isis una minaccia alla propria sicurezza.

giovedì 9 ottobre 2014

I diritti ( negati) delle coppie gay tra lo zelo di Alfano e l'inerzia del Parlamento

Il ministro dell'interno Alfano quando invia una circolare ai prefetti in cui invita a intervenite presso i sindaci per dichiarare invalide la trascrizioni dei matrimoni di coppie omosessuali celebrati all'estero non fa altro che applicare la legge dato che nel nostro ordinamento l'unico matrimonio avente valore giuridico rimane quello tra uomo e donna. Il problema dunque non sta tanto nello zelo del Viminale quanto nell'ingiustizia di una normativa che ancora oggi non riconosce alcun diritto alle coppie gay. Lo sdegno va quindi indirizzato al Parlamento cui spetta il compito di regolamentare finalmente le unioni di fatto tra coppie etero ed omossesuali colmando quel divario di civiltà che divide l'Italia dai paesi europei più avanzati.

martedì 7 ottobre 2014

Sud Sudan: guerra civile e carestia fanno strage di civili e bambini

Si tratta dello stato più giovane dell'Africa, divenuto indipendente nel luglio del 2011 a seguito di un referendum che ne ha sancito la secessione dal Sudan. Eppure il Sud Sudan è già falcidiato da un guerra civile che sta mietendo numerose vittime tra i civili, sopratutto bambini. La situazione sta diventando ogni giorno sempre più drammatica perchè al conflitto bellico si aggiunge la carestia: secondo l'Unicef, 50.000 bambini sudanesi del Sud possono morire se non riceveranno urgentemente cibo, mentre nel corso dei prossimi mesi un milione di bambini avranno bisogno di cure per gli effetti della malnutrizione.
Nel Sud Sudan ci sono 1, 7 milioni di sfollati dall'inzio della guerra civile e secondo l'IPC ,un forum di sicurezza alimentare globale, 2, 5 milioni di persone entro marzo 2015 dovranno affrontare gli effetti della carenza di cibo. Un numero destinato a crescere perchè nel Sud Sudan il picco di carestia si dovrebbe raggiungere a maggio. Carestia che però, a differenza di altre nazioni come la Somalia,non è causata dalla siccità ma esclusivamente dalla guerra. Nel Sud Sudan la pioggia è arrivata e ci sarebbeero tutte le condizioni climatiche per poter coltivare. Ciò che lo impedisce è la guerra e quando la stagione delle pioggie finirà , probabilmente entro la fine del mese, le fazioni rivali si raggrupperanno pronte a riprendere le violenze.

sabato 4 ottobre 2014

A Hong Kong i giovani chiedono democrazia e autonomia da Pechino

I migliaia di giovani di Occupy Central manifestano perchè il capo dell'esecutivo di Kong Kong sia eletto a suffragio universale e senza alcuna interferenza da parte di Pechino. Ma la Cina è di diverso avviso e ha stabilito che il capo dell'esecutivo venga scelto dagli elettori tra una rosa di tre nomi preselezionati da un comitato elettorale in larga parte composto da uomini vicini al regime cinese.
Hong Kong è un ex colonia britannica che è ritornata sotto il controllo cinese nel 1997 a seguito di un accordo siglato nel 1984 tra Cina e Gran Bretagna. La Cina ha accettato di governare Hong Kong per 50 anni secondo il principio "un Paese, due sistemi" grazie al quale la città gode di un notevole grado di autonomia con un proprio sistema giuridico e una serie di libertà per i residenti sconosciute al resto della Cina, tra cui il diritto a riunirsi e esprimere liberamente il proprio pensiero. Nella Basic-Law , la mini costituzione in vigore a Kong Kong, il sistema elettorale non è regolato esplicitamente ma è previsto l'impegno a introdurre il suffragio universale. I manifestanti ritengono che il nuovo sistema elettorale sia un tentativo delle autorità cinesi di frenare l'evoluzione in senso democratico del sistema politico di Hong Hong e di ridurne gli spazi di autonomia da Pechino.

venerdì 3 ottobre 2014

Le misure contro Ebola per il pellegrinaggio a La Mecca

Quest'anno saranno due milioni i musulmani attesi a La mecca per l'Hajj, il pellegrinaggio nella città santa che costituisce uno dei pilastri della fede islamica. Le preoccupazioni si concentrano sui rischi di contagio dal virus Ebola, ma le autorità saudite minimizzano il pericolo e annunciano di aver vietato l'ingresso a scopo precauzionale a 7.400 pellegrini prevenienti da Sierra Leone, Guinea e Liberia paesi tra cui si annidano i maggiori focolai dell'epidemia. Per aumentare ulteriormente la sicurezza tutti i pellegrini dovranno compilare delle schede per consentire uno screening medico e esporre in dettaglio i viaggi da loro compiuti nel corso delle ultimi tre settimane.
A complicare le cose la diffusione di un'altra malattia, la Mers ( sindrome respiratoria del medio oriente), di cui in Arabia Saudita sono stati registrati 740 casi con oltre 300 decessi.

giovedì 2 ottobre 2014

Il deficit della Francia di Hollande è vera sfida al rigore dell'Ue?

In occasione della presentazione della legge di bilancio la Francia ha reso noto che riporterà il suo deficit entro il parametro del 3% stabilito dall'Ue, solo nel 2017 e non nel 2015 come si era inizialmente impegnata a fare.
Va subito detto che se l'Italia seguisse la stessa strada i suoi interessi sul debito probabilmente salirebbero a livelli insostenibili, con grossi rischi di tenuta per tutto il nostro sistema di conti pubblici. Infatti la Francia rispetto all'Italia ha il vantaggio di pagare interessi molto bassi, praticamente ancorati a quelli tedeschi. Da qui quella che appare una contraddizione della politica finanziaria dell'Eliseo che lancia una sfida alla Germania, campione del rigore, nella consapevolezza che è proprio la vicinanza alla linea finora seguita da Berlino che ha consentito a Parigi di limitare gli effetti negativi dell'elevato deficit di questi anni. Solo il tempo ci saprà chiarire se i cugini d'oltralpe perseguiranno in maniera coerente la sfida dichiarata all'austerity o se imboccheranno la via del ritorno all'ovile della Merkel. Resta l'immagine di uno strappo unilaterale rispetto agli impegni europei che nell'immediato può anche risollevare l'orgoglio transalpino, ma che in una prospettiva di lungo periodo non appare in grado di intaccare la supremazia tedesca né contribuisce a dare solidità all'idea di una casa comune europea che faccia da argine al proliferare degli egoismi nazionali.

martedì 30 settembre 2014

Il referendum per l'indipendenza della Catalogna sospeso dalla Corte Costituzionale spagnola

La Corte costituzionale spagnola ha sospeso per cinque mesi il previsto referendum per l'indipendenza della Catalogna. Il giudice nel frattempo dovrà esaminare se la consultazione referendaria viola la Costituzione spagnola. Il referemdum indetto con un decreto del presidente della regione Autonoma della Catalogna, Artur Mas, doveva svolgersi il 9 novembre. Ma il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha presentato ricorso sostenendo il voto, che non ha avuto la benedizione di Madrid, non era "compatibile con la Costituzione spagnola". Molti catalani appoggiano il referendum dopo il rifiuto di Madrid di concedere loro più poteri e autonomia. Un'iniziativa stimolata anche dal recente referendum per l'indipendenza della Scozia. I catalani sono 7 milioni e mezzo, costituiscono circa il 16% della popolazione della Spagna. Ma la Catalogna è una delle regioni più ricche e più altamente industrializzate della Spagna, e in essa le spinte indipendentiste già consistenti, si sono fatte ancora più forti dopo la crisi economica che ha violentemente colpito in questi anni la Spagna.