sabato 18 febbraio 2012

La tele-predica di Celentano a Sanremo e l'ipocrisia della Rai

Nella serata inaugurale del festival di Sanremo gli spettatori italiani hanno dovuto assistere tramite gli schermi del servizio pubblico a un lunghissimo quanto penoso monologo di Adriano Celentano fatto tra l'altro di appelli a chiudere giornali, offese gratuite ( il critico Aldo Grasso da lui definito un "deficiente"), farneticazioni su chi sia più o meno vicino alla volontà di Dio .
La tendenza di Celentano a sproloquiare non è certo una novità e a monte ci sono anzitutto le responsabilità di chi dirigendo la baracca ne avrebbe dovuto prevenire le intemperanze: i dirigenti della Rai che dopo aver dato carta bianca al telepredicatore della via Gluck, se ne sono lavati le mani preannunciando eventuali sanzioni da parte del Codice etico dell'azienda, salvo poi con incredibile esibizione di ipocrisia dare il benestare in nome degli ascolti alla presenza del Molleggiato per l'atto finale della kermesse sanremese.
Sarebbe bastato ingaggiare Celentano per l'unica cosa per cui ha titolo di esibirsi sul palco dell'Ariston: cantare. Ma questo presupporrebbe un'azienda gestita in maniera efficente e autorevole, una Rai diversa da ciò che è.

mercoledì 15 febbraio 2012

Le Olimpiadi di Mario Monti: il coraggio di un rifiuto

Le Olimpiadi quando sono ben organizzate sono un'occasione straordinaria per dare lustro, immagine a un Paese e riammodernarlo dal punto di vista infrastrutturale. Le esperienze positive di Seul 1988, Barcellona 1992 e Sydney 2000 ne sono la conferma. Ma il sogno a cinque cerchi spesso serve a nascondere sprechi e corruzione: è stato il caso di Atene 2004 che ha trascinato con se sull'orlo del baratro finanziario la Grecia intera. Purtroppo nell'organizzazione dei grandi eventi, dai mondiali di calcio a quelli di nuoto fino a giungere all'Expo di Milano, l'Italia si è più volte ispirata al modello ellenico delle mani bucate. Quando Monti, nel motivare il rifiuto del governo di appoggiare il progetto olimpico di Roma 2020, parlava di impegno finanziario imprevedibile evidentemente pensava anche a quei poco incoraggianti precedenti fatti di spese lievitate a dismisura. Cedere alle lusinghe del progetto olimpico sarebbe stato ben poco coerente con i pesanti sacrifici richiesti ai cittadini.
Le Olimpiadi oggi non sono una priorità: si potrà tornare a parlarne quando il sistema Paese avrà rimesso in ordine i suoi conti, e si sarà incamminato verso una gestione virtuosa del sistema degli appalti e della spesa pubblica.

domenica 12 febbraio 2012

Russia: forza e debolezza del movimento di piazza anti Putin

Dopo le elezioni parlamentari di dicembre su cui aleggiano fortissimi sospetti di brogli e che avevano visto un notevole calo di consensi per il partito di Putin e Medvedev "Russia unita" un quarto dei russi dichiarava di avere meno fiducia rispetto a prima nell'onestà delle urne.
Grandi manifestazioni di protesta da allora si sono tenute nelle principali città russe, l'ultima delle quali il 4 febbraio ha radunato oltre 100 mila persone a Mosca. La grande novità rispetto al passato è vedere una parte di società civile russa che non si rassegna a subire passivamente l'oltraggio della democrazia e scende in piazza per rivendicare i suoi diritti superando le comprensibili paure di rappresaglie.
Tuttavia il potere di Putin si mantiene saldo anche in virtù delle debolezze interne all'opposizione. Per di più il movimento di piazza denominato per "elezioni oneste", manca di una leadership autorevole, è troppo diviso al suo interno, il suo consenso è per lo più limitato alla classe media e non riesce a fare presa presso i ceti popolari. Né la presenza di nazionalisti e comunisti all'interno dei cortei favorisce una maggiore partecipazione.
Non c'è dubbio chi risulterà vincitore nelle elezioni presidenziali a marzo. L'unica incertezza è se zar Valdimir possa riconquistare il Cremlino già al primo turno.

venerdì 3 febbraio 2012

Il Posto fisso: la monotonia di Monti e dei giovani precari

Secondo il professor Monti il posto fisso è monotono: i giovani dovrebbero abituarsi ad accettare nuove sfide. Il presidente del Consiglio non è informato: i giovani il posto fisso non sanno cosa sia. Solo il 16% dei neolaureati viene assunto con contratti a tempo indeterminato. Per il restante 84% il mercato del lavoro è una giungla fatta di stage, contratti di apprendistato a progetto, di somministrazione ecc ecc. In queste condizioni la vera sfida è progettare un futuro.
Non c'è dubbio che sia stimolante cambiare lavoro quando si può scegliere tra docente alla Bocconi commissario europeo o presidente del Comsiglio. Le gratificazioni sono ben minori quando guadagni meno di 1000 euro al mese e non hai nemmeno il diritto ad ammalarti.
E' auspicabile che chi è al governo invece di dilettarsi( sulle orme del predecessore) in infelici battute , affronti il problema della mancanze di tutele per chi lavora con la spada di Damocle della perenne minaccia di licenziamento e di finire in mezzo a una strada.

mercoledì 1 febbraio 2012

Disoccupazione giovanile in Italia al 31%. In Germania al 7%

C'è lo spread finanziario di cui tanto si parla (giustamente) e lo spread di opportunità per le giovani generazioni che invece sembra fare molto meno scandalo di quanto dovrebbe.
Un giovane su tre nella fascia d'età tra i 15 e i 24 anni non ha lavoro. Secondo gli ultimi dati Istat la disoccupazione giovanile in Italia è cresciuta fino al 31% con punte del 60 % al Sud( il tasso di disoccupazione complessivo è salito all'8, 9%). Secondo l'Eurostat in Germania solo il 7,8% dei giovani è disoccupato. Il livello di civiltà di un Paese si misura anche dalla speranza che riesce a dare ai suoi figli.

domenica 29 gennaio 2012

Ungheria: Viktor Orban, il baco dell'Europa democratica

Facendosi forza della maggioranza dei due terzi che ha nel Parlamento ungherese ( con il suo partito Fidesz in coalizione in coalizione con il partito popolare democratico-cristiano), Victor Orban, primo ministro d'Ungheria dal 2010, poteva modificare la Costituzione a proprio piacimento , e non si è fatta sfuggire questa opportunità. Entrata in vigore 2 gennaio, la nuova Costituzione sostiene il dominio della destra nazionalista, indebolendo gli strumenti di controllo democratico - l'alternanza di governo, la giustizia,la Corte costituzionale e la Banca centrale. La riforma della Banca centrale, che perderebbe la sua indipendenza nei confronti del governo, mette il paese in una situazione economica imbarazzante. Parte dei titoli di Stato restano invenduti e e discussioni con il FMI e l'UE su un eventuale credito da 15 a 20 miliardi di euro sono in fase di stallo a causa di questa riforma.
Inoltre il fiorino diventa costituzionalmente la valuta ungherese, in pratica bloccando il passaggio all'euro. Viene sancito costituzionalmente che l'unico matrimonio legale è quello che unisce un uomo e una donna. I senza fissa dimora potranno essere arrestati. Il Parlamento ha anche adottato un emendamento al suo regolamento, che dà alla maggioranza il diritto di modificare l'agenda dei lavori e approvare le leggi senza dibattito.
Particolarmente allarmante anche la legge sui media che prevede una stretta alla libertà dei giornalisti esteri che rischiano il carcere per ciò che scrivono, l'assegnazione delle frequenze radio e tv che ne ha aumentato il prezzo e ha stabilito dei limiti al numero di ore di informazione da programmare nelle radio: misure volte a penalizzare in particolare Klubradio, la principale voce non asservita al governo. Mentre il servizio pubblico e l'agenzia stampa MTI vengono gestite da un consiglio controllato dal governo. L'Unione europea ha minacciato sanzioni: sperando che si passi dalle minacce ai fatti nel caso in cui Orban non si dia per inteso, c'è da rilevare il dei trattati europei che non prevedono l'espulsione degli Stati membri nel caso di flagranti e ripetute violazioni.

giovedì 26 gennaio 2012

L'abolizione del valore legale della laurea e le priorità dell'università

Insistenti voci di corridoio parlano di un imminente decreto del governo Monti che eliminerebbe il valore legale della laurea. Nell'intenzione del proponente si tratterebbe di una misura volta a eliminare una rigidità che attualmente mette sullo stesso piano gli atenei in cui si fa ricerca e didattica seriamente, e i diplomifici sorti negli ultimi decenni per dare il pezzo di carta anche agli asini, purché avessero i soldi per pagarselo.
Ma chi ha creato i presupposti per questa giungla accademica è stato proprio lo Stato che non si è mai impegnato nel dettare e ne far rispettare standard minimi di qualità per la creazione di corsi universitari. Da qui il proliferare delle università telematiche con inesistente attività di ricerca, dei corsi di laurea con piani di studio improbabili frequentati da uno-due studenti, dei nepotismi e dei trucchi nell'assegnazione delle cattedre. Quanto la laurea sia svalutata lo sanno bene i giovani che si affacciano al mondo del lavoro.
Ma siamo proprio sicuri che nelle condizioni pietose in cui versa il sistema universitario italiano abolire il valore legale della laurea rappresenti una soluzione? O forse aumentando ulteriormente la discrezionalità non si mortificherebbe ancora di più il merito favorendo ulteriori abusi e clientele nei concorsi pubblici? Se un candidato effettua le prove meglio di tutti ma ha la sventura di non essersi potuto permettere un università di eccellenza, perché dovrebbe perdere il concorso a favore di chi si è dimostrato meno preparato ma ha acquisito punteggio in virtù dell'ateneo di provenienza?
Ad ogni modo si può anche arrivare ad abolire il valore legale della laurea, ma avrà senso farlo solo dopo aver seriamente affrontato i problemi interni al mondo universitario a partire dall'assegnazione meritocratica delle risorse pubbliche. A un governo dei professori è doveroso chiedere molto di più proprio su questi temi: eliminare con un tratto di penna il valore legale dei titoli equivale a lavarsene le mani.

martedì 24 gennaio 2012

La Costa Concordia, il potere, il mercato e le regole del buon senso

Con il tragico nubifragio della Costa Concordia chi come me non è lupo di mare ha appreso che le navi da crociera fanno inchini, slalom tra le isole e altre manovre azzardate e ovviamente fuori dalla regole.
Talvolta si tratta di licenze ( assai poco poetiche) che si prendono i comandanti delle navi. Quello di Schettino rappresenta un caso emblematico delle libertà che si concedono in Italia i detentori del potere, pronti a raccontare balle per giustificare la propria incapacità e a darsela a gambe quando l'imprevisto volge al peggio.
Altre volte però sono proprio i clienti alla ricerca di forti emozioni a chiedere di avvicinarsi troppo alla costa. Bisognerebbe avere il coraggio di rifiutarsi, di privilegiare alle esigenze del mercato quelle della sicurezza. Ma quando prevale la mentalità del considerare le regole un fastidio o addirittura un intralcio, ecco che far prevalere il buon senso diventa utopia. Chi trasgredisce le regole diventa un furbo da ammirare. E' stato così per gli evasori del fisco che hanno avuto per complici le persone che non chiedevano la fattura. Ora di fronte alle manovre "lacrime e sangue" ci si comincia ad accorgere di quanto sia salato il prezzo da pagare per aver tollerato tanto a lungo questi comportamenti.
un mio vecchio professore diceva che la società è come un incrocio stradale: bisogna stabilire come si deve circolare per prevenire gli incidenti. Ma se le regole diventano ostacoli da aggirare, è più facile andare contro gli sciogli che affiorano all'improvviso e inabissarsi come la Costa Concordia.

mercoledì 18 gennaio 2012

Bot in calo e spread sempre alto: la credibilità di Monti, dell'Italia e le domande dei mercati

Bot e spread per ora non parlano la stessa lingua: Per i Bot a un anno l'asta di novembre aveva portato i rendimenti dei titoli a breve termine al 6,087% ma a gennaio gli interessi sono crollati al 2,735%. Lo spread che misura la differenza di rendimento tra titoli decennali italiani e tedeschi ha registrato un calo ben più limitato: dai 575 punti base di novembre si oscilla attualmenre attorno ai 500 punti base ( in queste ore siamo sui 470)
Come mai questa differenza? I rendimenti di Bot a un anno e Btp a dieci anni posso essere visti rispettivamente come una misura della fiducia a breve e a lungo termine di cui gode il nostro sistema politico- economico-finanziario. A novembre con le dimissioni del governo Berlusconi si era in pieno marasma istituzionale; oggi si è constatato che l'Italia può nell'immediato onorare i suoi impegni e si è riconosciuto che con alcuni provvedimenti presi il governo Monti si è mosso nella direzione giusta . Intendiamoci, la strada è ancora in ripida salita: rimane da affrontare il nodo della crescita, ma i segnali di serietà dati hanno invogliato gli investitori a puntare sui Bot che quindi sono calati di rendimento.
Invece restano profondi dubbi riguardo alla nostra solidità tra dieci anni visto l'enorme carico di debito pubblico da sopportare. Le diffidenze riguardano anche la nostra classe dirigente: terminata la parentesi del governo tecnico, l'Italia timonata dai politici proseguirà la stessa rotta virtuoso oppure tornerà a impantanarsi nelle secche della litigiosità e dell'incapacità di decidere?
In definitiva per ora i mercati finanziari si sono dati una risposta ben precisa: Monti è affidabile, l'Italia ancora no.

venerdì 13 gennaio 2012

La Corte costituzionale, il Porcellum, il capopolo Di Pietro e il boicottaggio del referendum Passigli

La Consulta ha bocciato i due referendum anti-Porcellum. L'amarezza dei cittadini che speravano di liberarsi di una legge oscena è ampiamente comprensibile ma non è sostenuta sul piano del diritto. La Corte Costituzionale ha infatti agito coerentemente con la sua sua giurisprudenza: una legge elettorale non può essere cancellata per intero come chiedeva il primo quesito referendario, nè in parte se ciò comporta la reviviscenza di una legge già abrogata( in questo caso il Mattarellum) a cui invece puntava il secondo quesito con la cancellazione delle 72 modifiche apportate dal Porcellum alla normativa precedente.
La certezza del diritto è il principio fondamentale entro cui si è mossa la Corte. E da giurista ne è pienamente consapevole Antonio Di Pietro che pure dopo aver sostenuto demagogicamente dei quesiti pasticciati, cerca di sfruttare il comprensibile malumore popolare per scagliarsi contro la stessa Corte e il Capo dello Stato che invece nel loro ruolo di istituzioni di garanzia hanno avuto il merito di tenere l'Italia, in questo periodo di tempesta, sulla giusta rotta dello Stato di diritto. Un atteggiamento irresponsabile e populista, quello del leader dell'IDV, che dovrebbe fare riflettere i cittadini amanti della vera democrazia. Tanto più che i due referendum farsa hanno finito per oscurare la proposta referendaria Passigli-Ferrara che proponendo l'abolizione di singoli e ben determinati aspetti del Porcellum ( le liste bloccate, il premio di maggioranza e la designazione del premier) aveva notevoli speranze di superare il vaglio della Corte. Anche sul mistero del boicottaggio dell'unica seria proposta referendaria varrebbe la pena di interrogarsi.
Democrazia e rappresentanza che però restano largamente offese dall'attuale legge elettorale che costringe i cittadini a dover scegliere ( si fa per dire) tra coalizioni abborracciate e composte da nominati delle segreterie di partito. E qui sussiste l'unico appunto che si può fare ai giudici costituzionali: non aver avuto il coraggio di opporre l'incostituzionalità dell'attuale normativa per costringere il Parlamento a farne una più decente. C'è da sperare che gli onorevoli agiscano in tale direzione non spinti tanto da un autonomo sussulto di dignità, ma dalla consapevolezza che il malessere dei cittadini si sta per trasformare in disubbidienza e rivolta civile.

sabato 24 dicembre 2011

Gli attentati di Damasco e l'isolamento diplomatico di Bashar Assad

A chi attribuire la paternità degli attentati che a Damasco hanno provocato oltre 40 morti e centinaia di feriti? Sono stati organizzati da Al qaeda come sostiene il governo siriano, oppure commissionati dallo stesso presidente Assad come sostengono gli oppositori? Un'ipotesi quest'ultima tutt'altro che priva di senso vista la spregiudicatezza del regime siriano che da mesi reprime con metodica ferocia le manifestazioni di dissenso ( secondo l'ONU a novembre si era registrati già 3500 morti tra gli oppositori).
Resta la condizione di sempre maggiore isolamento in cui versa Bashar Assad con numerosi Stati della regione mediorientale ( tra tutti Turchia e Giordania) che lo hanno invitato a dimettersi e la Lega Araba che ha votato delle sanzioni e ha inviato degli osservatori proprio questa settimana per verificare la situazione. Le arroganti sicurezze del dittatore siriano stanno venendo meno e non è escluso che possa aver giocato la carta del sanguinoso depistaggio come estremo tentativo di mantenersi ancorato al potere.

lunedì 19 dicembre 2011

La morte di Kim Jong-il: i possibili scenari per la Corea del Nord e per i vicini asiatici



Scene di disperazione nella Corea del Nord per la morte del caro leader Kim Jong-il, uno dei dittatori più retrogradi del pianeta. Eppure probabilmente lo schock dei nordcoreani per la perdita della loro guida politica è sincera: si tratta di un popolo indottrinato che non ha conosciuto dalla seconda guerra mondiale altro che la dinastia dei Kim e per di più  indebolito da condizioni di vita e sanitarie terribili , aggravatesi dopo la carestia del 1995, e pertanto incapace di qualsiasi indipendente reazione organizzata.
L'erede designato è il figlio terzogenito di Kim Jong-il, Kim Jong-un di cui si sa pochissimo e che si ritiene non abbia nemmeno 30 anni. Data la giovene età sarà probabilmentre eterodiretto dallo zio Jang Song-taek, vice presidente dellla comissione nazionale di difesa, vero centro nodale del sistema nordcoreano, carica considerata per importanza seconda sola a quella del Leader supremo. Proprio all'interno delle forze armate si gioca il destino del Paese con il rischio di rese dei conti e lotte intestine e con la possibilità di rivolte tra i soldati che stanno appena un po meno peggio del resto della popolazione di cui condividono comunque la precarietà nelle condzioni di vita. Visti i bellicosi precedenti, c'è anche la preoccupazione che la instabilità interna porti a azioni di forza verso l'esterno con lancio di missili o altre azioni militari rivolte in particolare ai danni dei vicini sudcoreani e giapponesi con i primi che hanno messo le loro forze armare in stato d'allerta mentre a Tokyo il governo ha tenuto una riunione di emergenza
Infine le possibilità di una svolta riformista che attenui l'isolamento del Paese anche se non possono essere escluse restano assai improbabili, almeno nell'immediato, in virtù delle dinamiche interne a un'elite familiare che mira esclusivamentre al mantenimento del potere.

domenica 18 dicembre 2011

Asta frequenze tv: il trappolone della Lega al governo Monti e la vendetta contro il Cavaliere

Il governo Monti ha accolto un ordine del giorno dell'Idv e della Lega in cui si impegna "ad annullare l'assegnazione gratuita delle frequenze tv e a sostituirla con asta a titolo oneroso". Si tratta di un'impegno doveroso con cui forse si potrà alleggerire la pressione sul contribuente tartassato. Ma è un'impegno per nulla scontato perché contrasta con gli interessi di Berlusconi che non ha esitato a definire "un'imboscata" l'iniziativa leghista. Il Carroccio con un abile mossa politica cerca di prendere due piccioni con una fava: fare lo sgambetto a Monti e proporsi come interprete del malcontento popolare per la manovra economica "lacrime e sanuge". Il governo Monti per parte sua ha dei vincoli dettati dagli interessi delle maggioranze parlamentari che lo sostengono: se l'asta si facesse davvero, il Cavaliere potrebbe cogliere l'occasione per staccare la spina all'esecutivo ma dovrebbe poi spiegare agli Italiani perchè, in tempi di crisi, l'erario dovrebbe rinunciare a un introito ( una tantum) oscillante tra i 2 e i 16 miliardi per favorire i soliti noti.

giovedì 15 dicembre 2011

Tobin tax: pro e contro della tassa sulle transazioni finanziarie

Si vocifera della possibilità di introdurre nella manovra economica la Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie e lo stesso Mario Monti ha esplicitamente aperto a tale prospettiva. La Tobin tax venne ipotizzata negli anni 70 dall'economista James Tobin ( che è stato professore a Yale proprio di Monti) allo scopo di stabilizzare i mercati, tutelandoli dagli eccessi speculativi. Con tale imposta inoltre l'erario potrebbe raccogliere parecchi miliardi di euro che consentirebbero al governo di alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio e meno abbiente. Ma ci sono anche delle controindicazioni sull'uso della Tobin tax per fare cassa, giacchè essa potrebbe risolversi in un incitamento alla fuga dei capitali rendendo di fatto più povero il Paese che la applica; un rischio che molti economisti ritengono sopravvalutato anche se è probabile che la Tobin Tax produrrebbe i suoi migliori risultati se concordata a livello sovranazionale ( si ipotizzava ad esempio che la sua gestione venisse affidata alle Nazioni Unite) o quantomeno promossa dall'Unione Europea.
Tuttavia ci sono anche studiosi come Francesco Giavazzi che sono totalmente contrari all'applicazione della Tobin tax in quanto frenerebbe la circolazione della liquidità incrementando la variabilità dei mercati, innescando effetti economici depressivi. C'è un precedente storico che sostiene questo tipo di argomentazioni: la Svezia introdusse negli anni 80 una tassa sulle transazioni finanziarie che portò pochi soldi al fisco e provocò un drammatico crollo del volume delle negoziazioni che tornarono a livelli normali quando l'imposta venne abolita nel 1991.

martedì 13 dicembre 2011

La tragedia di Francesco Pinna e il respiro di Jovanotti e della Fornero

Il destino di Francesco Pinna: morire da precario a 20 anni per 5 euro l'ora, schiacciato dal crollo di impalcature allestite per un concerto di Jovanotti. Morire per un tozzo di pane per far divertire gli altri.
Lorenzo Jovanotti dal suo account twitter: "questa tragedia mi toglie il fiato". Faccia un bel respiro e rifletta sulla sicurezza di chi lavora nei cantieri dei suoi concerti.
Al ministro Elsa Fornero: le morti bianche sul lavoro sono un emergenza nazionale tanto quanto le pensioni e i conti pubblici. A lei l'ingrato ma doveroso compito di operare per prevenirle, cercando di riuscire dove la politica per indifferenza e incompetenza ha fallito