mercoledì 5 ottobre 2011

Meredith Kercher e le lacune della giustizia italiana


"L'unica cosa certa di questo processo è la morte di Meredith Kercher". E' l'impietoso commento di un giudice relatore prima che il collegio giudicante emettesse il verdetto con cui Amanda Knox e Raffaele Sollecito venivano assolti dall'accusa di omicidio della studentessa inglese. E' nello stesso tempo l'ammissione, forse inconsapevole, di un fallimento. C'è da domandarsi infatti come sia stata possibile la contaminazione delle prove ( il coltello e il reggiseno di Meredith sporchi di sangue) operata dagli investigatori e per quale motivo si sia dovuto aspettare tanto tempo per rendersene conto. E' lecito interrogarsi anche sulla correttezza della sentenza che condanna Rudy Guede, tenendo conto che con l'assoluzione di Amanda e Raffaele è crollato uno dei presupposti del teorema sulla sua colpevolezza, ovverosia la compartecipazione al delitto di tre persone.
Il fallimento di un processo indiziario impedisce ai familiari di Meredith di avere la giustizia a cui hanno diritto. Poteva andare peggio giacché si è corretta la condanna pronunciata in primo grado; ma forse si poteva evitare di tenere per quattro anni in carcere due ventenni che, stando alla sentenza d'appello ex 530 c.p.p. 1° comma, con quell'omicidio non hanno proprio nulla a che vedere. Purtropo questi processi indiziari avvengono e continueranno ad avvenire fino a quando la legge lo consentirà e per questo, per quanto le mancanze dei magistrati siano evidenti, le accuse lanciate da politici come Alfano sono uno scaricabarile che occulta le responsabilità del legislatore che si è occupato della giustizia di pochi tralasciando quella dei comuni cittadini che continuano a reclamare una giustizia davvera giusta.

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