giovedì 28 ottobre 2010

Sarah Scazzi, il circo mediatico e l'Italietta che guarda la cronaca come un reality

Il modo con cui i media stanno trattando la vicenda di Sarah Scazzi è vomitevole: per settimane hanno dipinto una ragazzina di 15 anni come una lolita pronta ad accalappiare uomini più grandi di lei e fuggita dalla noiosa routine della provincia meridionale per chissà quale avventura esotica. Invece la realtà era ben altra, quella del classico crimine intrafamiliare. Facilmente intuibile peraltro, visto che, come ben sanno i sociologi, la maggior parte dei delitti vengono commessi proprio in famiglia. Non soddisfatti di aver raccontato fandonie, tv, giornali e siti web continuano a vivisezionare questa storia da ogni angolatura possibile, riproponendola cucinata e brasata in tutte le salse. Ed è immaginabile che proseguiranno imperterriti ancora per molto tempo , almeno fino a quando la morbosa curiosità delle gente non si volgerà noiosamente verso altre pruderie.
Da Cogne, a Garlasco, Da Olindo e Rosa Bazzi a Erica e Omar , questi fatti di cronaca sono vere e proprie armi di rimbelicillimento di massa. L'Italietta nè carne nè pesce si stordisce seguendoli come se si trattasse di un reality. Manca solo il televoto per decidere chi tra lo zio orco e la cugina brutta e invidiosa sia più criminale e detestabile. E nel frattempo del Lodo Alfano, di Spatuzza che avrebbe riconosciuto un funzionario dei servizi presunto complice della strage di Via D'Amelio, della spazzatura che sommerge Napoli e di altre "piccolezze" non si parla quasi più.

2 commenti:

cincinnato ha detto...

Secondo me nel caso Scazzi non c’è speculazione mediatica, c’è proprio la naturale curiosità del pubblico. Se anche ci fosse una rivoluzione anti-berlusconiana, l’attenzione della Tv sarebbe sempre fissa su Avetrana.

storico ha detto...

L'omicidio di Sarah Scazzi non è altro che un delitto commesso in famiglia, un fatto piuttosto comune dal punto di vista criminologico. Molto meno comune avere un presidente del Consiglio che telefona alle Questure per chiedere la liberazione delle sue amichette. Poi però vedi i titoli del TG1 e del TG5 e le disavventure di Silvio vengono messe in second'ordine rispetto alla vicenda di Avetrana.
I media hanno un ruolo fondamentale nel costruire una storia per renderla appetibile al pubblico.
E in questo modo si distoglie l'attenzione dell'opinione pubblica da fatti ben più gravi.