lunedì 26 ottobre 2009

La vittoria di Bersani alle primarie: per il PD la speranza del futuro affidata a un ritorno al passato


Concluso l'evento si possono fare alcune riflessioni sulle primarie del PD
1)Dal punto di vista della loro credibilità, esse hanno rappresenato un passo avanti rispetto alle precedenti esperienze in cui il vincitore era scontato per mancanza di vere alternative. C'è stata maggiore concorrenza e confronto di idee e programmi che poi non sono altro che il sale della democrazia. Merito di tutti e tre i candidati, ma in particolare di Marino che è quello che è apparso interpretare meglio lo spirito di una competizione che dovrebbe avere lo scopo di scegliere colui che sia in meglio in grado di rappresentare un partito per renderlo competitivo nell'agone elettorale. Ma resta ancora assai lontana l'aspirazione a riprodurre il modello americano di una lotta verace e senza esclusione di colpi .
2)Se colui che ha offerto l'impressione migliore ha preso meno voti non può sorprendere che a prevalere sia stato chi ha giocato in difesa. Bersani era l'opzione più rassicurante e gradita a molti dirigenti della vecchia guardia; rappresenta probabilmente un arretramento rispetto ala vocazione maggioritaria di Veltroni e un apertura verso quelle altre forze politiche in vista di un alleanza nuovamente numerosa ma con il rischio di riproporre vecchi problemi del coro composto da troppe voci che finiscono per cantare ognuna per conto proprio. Ad ogni modo avendo ricevuto un mandato chiaro e preciso dai militanti Bersani ha il diritto di proporre la sua linea politica e gli altri , in primis gli sconfitti, il dovere di sostenerlo lealmente. Una considerazione banale quest'ultima ma non affatto scontata per il partito democratico dove spesso i molti galli nel pollaio hanno avuto la tendenze a farsi i dispetti alle spalle piuttosto che confrontarsi in maniera franca e trasparente.
3)Le primarie servivano al PD anche per verificare quanto fosse ampia la sua base. Nonostante il risultato fosse più incerto e quindi ipoteticamente ci fossero più motivazioni ad andare a votare rispetto a quando venne scelto come segretario Veltroni, non si sono raggiunti i 3 milioni e mezzo di votanti del 2007 ( senza contare i 4300000 votanti della designazione di Prodi a candidato premier). E' la conferma di un arretramento complessivo dell'appeal della proposta del partito. I tre milioni di votanti restano un importante segno di partrecipazione popolare ma quei pochi che speravano in un maggior coinvolgimento dell'elettorato, devono fare i conti con una realtà che si presenta molto in salita.

3 commenti:

Marco ha detto...

Direi che condivido i tuoi commenti anche se non penso che Bersani sia solo un ritorno al passato. La lega nord ha aperto una sezione in un quartiere di Torino dove ci sono moltissimi immigrati. Quella sede è quasi sempre aperta e fanno "consulenza" agli stranieri. La lega sta usando lo stesso radicamento che avevano i grandi partiti di massa degli anni sessanta. Questo è un ritorno al passato? Io penso che quella sia l'unica strategia possibile per una sinistra che vuole essere alternativa a Berlusconi e al suo dominio mediatico. Bersani deve realizzare questo partito.

storico ha detto...

certo bisogna fare un partito radicato nel territorio, ma con una struttura snella a differenza del passato. perché la gente non ha alcuna intenzione di pagare le strutture pletoriche dei partiti :)

Marco ha detto...

Gli unici che prendono uno stipendio sono i dirigenti centrali.. Gli altri sono tutti volontari!