domenica 6 settembre 2009

Da Berlusconi a Marcello Lippi: quando il potere italiano rifiuta le critiche


Si sta diffondendo una moda sgradevolmente illiberale: la repressione di chi osa fare domande scomode da parte del potente di turno. Il capofila è stato nientemeno che il presidente del Consiglio che ha querelato la Repubblica per i suoi interrogativi impertinenti sui suoi rapporti con minorenni ed escort di lusso.
Ora lo imita il Commissario tecnico della nazionale di Calcio. A chi osa chiedere conto delle mancate convocazioni di un Cassano in gran spolvero, oltre che molto maturato e sulla via della maturazione come uomo, Marcello Lippi risponde con un catenaccio verbale ed esige che vengano rispettate le sue opinioni. Che sull'argomento però nessuno conosce. Perché lui si è sempre rifiutato di dare spiegazioni. In settimana poi si lamenta perché si parla di tutto fuorché delle imminenti partite di qualificazione mondiale. Sembra di sentire l'eco del Cavaliere quando dice "Povera Italia. Con questo sistema informativo" Quando lo si accontenta e gli si fa notare che contro la Georgia si è vinto con una buona dose di fortuna rappresentata dalla doppia autorete di Kaladze, il CT si arrabbia e sostiene che la fortuna la squadra l'ha meritata e i gol sono stati segnati perché gli azzurri hanno messo in difficoltà gli avversari. Guai ad opporre ulteriori obiezioni. Lippi potrebbe ulteriormente spazientirsi!!
Sta emergendo dunque un comune denominatore: quando il padrone del vapore affronta la tempesta la soluzione è dare la colpa è di chi fa notare le difficoltà a reggere il timone.

2 commenti:

Fabio Pari ha detto...

il parallelismo tra Berlusconi e Lippi mi sembra francamente eccessivo.

Non banalizziamo tutto riducendoci a ragionare per "categorie"

storico ha detto...

magari fosse banalizzante l'evidenziare come la tendenza a rifiutare il diritto di critica stia permeando tutti gli ambiti della società , dalla politica allo sport!
un parallelismo tanto più allarmante se si considera come in entrambi i settori sia stia affermando la tendenza di chi fa comunicazione a porsi al servizio dei potenti.